lunedì 24 dicembre 2007

QUALITA' DI VITA di Rosa Oliani

A causa dei cambiamenti climatici
sembra che un terzo delle specie viventi
sia destinato a scomparire entro il 2050.

C’è solo da augurarsi
che la prima ad estinguersi
sia quella razza di amministratori
insensibile ai problemi dell’ambiente,
la cui unica preoccupazione
è accumulare sempre più denaro.

Ma quando avremo abbattuto l’ultimo albero
e inquinato l’ultimo fiume,
cosa mangeremo? Le banconote?

Il saggio dice: due cose sono infinite
l’universo e la stupidità degli uomini.
Sull’universo, però, ho ancora qualche dubbio.

( r. o. )

EX LIBRIS - Mario Trevi

La saggezza della vecchiaia
dovrebbe consistere nella felicità
che il mondo continui dopo di
noi, in una maniera che non
possiamo prevedere, e magari
più bella.
Mario Trevi

da "TERRA D'AMORE" di Alda Merini

La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l'amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.
da "Terra d'amore"

OMERTA’ di Stefano Bottoglia

Quando sentiamo questa parola la nostra mente associa situazioni un po’ distanti: la mafia, la camorra, il profondo sud. Lì probabilmente nasce questa parola come trasformazione della parola “umiltà”. Ad indicare il frequente atteggiamento di coloro che, in modo semplicistico, erano definiti umili.
Sì perché l’omertà è certamente figlia della debolezza. Ma non trascuriamo il clima in cui si sviluppa. Un clima di terrore, di prevaricazione, un clima di paura. Io non parlo, non denuncio, nemmeno esprimo il mio dissenso verso certi comportamenti o certe persone, perché temo che questi miei atteggiamenti possano danneggiarmi. Mi giustifico pensando che ho scelto il male minore. Mi consolo pensando che non ho la vocazione per fare il Don Chisciotte e che tutti, o almeno tanti, fanno come me.
Così, cresce l’illegalità, si sviluppano e consolidano comportamenti antisociali. Il tempo completa l’opera. Dopo anni di proliferazione queste entità sono di una tale consistenza e penetrazione da risultare quasi invincibili.
Fin qui nulla di nuovo. Sono cose a tutti noi familiari. Noi che viviamo nel nord. Familiari ma distanti.
Ma sono davvero distanti?
Non mi risulta che nella provincia mantovana, i commercianti paghino il pizzo o che la violenza e la criminalità organizzata siano presenti. E allora? Perché su un foglio locale ne sto parlando?
Premettendo che sensibilizzare su un tema così serio è sempre importante, non è del sud che vorrei parlare. Vorrei parlare della nostra omertà. Quella che produce effetti meno vistosi ma non meno intossicanti.
Per fare un esempio mi aiuterà un po’ di autocritica giovanile. Da ragazzino mi sono trovato anch’io nel periodo scolastico ad assistere e qualche volta a partecipare alle bravate. Alcune di queste mi parevano innocue altre un po’ meno. Ma mi sono ben guardato dal fare la spia. “Chi fa la spia non è figlio di Maria” dicevano. A quell’età è così importante essere accettati dai coetanei che ben pochi si azzardano a fare i delatori. Ma qualcuno dirà: “sono ragazzi!”. Sì ma non tutti quei ragazzi, crescendo, superano l’ansia da accettazione. Molti di noi lo chiamano opportunismo e riescono con il tempo a darne un’idea positiva. La considerano una forma di saper stare in mezzo alla gente. Ne apprezzano i ritorni economici. Giustificano con questi anche i rospi che devono deglutire.
Funziona così. Si inizia con un po’ di fatica ma poi l’abitudine a chiudere un occhio (a volte due) ci rende le cose più facili.
Questo accade anche nella politica di casa nostra. Quanti di noi non condividono certe scelte ma preferiscono tenerlo per sé. Addirittura non desiderano nemmeno approfondire. Meno so meglio è.
Questi sono esattamente i comportamenti preferiti di chi usa il potere per tutelare i propri interessi o quelli dei propri amici. Questi sono i comportamenti che distruggono la democrazia. Informarsi, valutare, giudicare non è facile. Chi critica può essere altrettanto interessato a tutelare altri interessi. Quindi perché complicarsi la vita?
Perché fra i meandri delle opposte visioni si cela la ricompensa. La nostra opinione. La nostra libera opinione. Ne vale la pena!
Ma la tentazione è molto seducente. Un amico mi faceva notare che offrendo la Sua collaborazione per eventi organizzati da uno schieramento politico vicino, guarda caso, agli imprenditori e alla chiesa, si ottenevano non una ma ben tre ricompense. Quella sociale, quella economica e quella trascendente.
Quella sociale consisteva nell’apprezzamento di tutti i partecipanti alla manifestazione (spesso numerosi). Quella economica è legata agli imprenditori. Questi sceglieranno più facilmente di operare in ambito economico con chi è più vicino a loro. Infine dulcis in fundo la ricompensa trascendente. Ovvero un gradino più in alto verso il regno dei cieli.
Confesso che per un attimo mi sono fatto prendere dallo sconforto. Come si può competere con una tale profusione di gratificazioni? Non si può.
Poi mi sono ricordato dei sognatori. In ognuno di noi c’è un piccolo sogno. C’è il desiderio di libertà, un desiderio di far prevalere le cause che sembrano perse, solo perché ci sembrano più giuste. Una sfida molto ardua ma non impossibile.
Allora mi sono rincuorato. E voglio rincuorare anche il lettore che potrebbe sentirsi sotto accusa. Ce la possiamo fare. Se non altro non dobbiamo smettere di crederci e di tentare.

( s. bo. )

PALAZZO CENI: L’INTRIGANTE UTOPIA di Giovanni Magnani

Chi ha detto che le utopie non si avverano? Tutti in generale sono propensi a credere che le utopie sono tali proprio perché non si concretizzano. Ma non è accertato che sia proprio così e quindi si può essere utopisti, credere in ideali difficilmente realizzabili e porre ipotesi di contrasto quali efficace critica alle istituzioni vigenti. Come già ho avuto modo di scrivere tempo fa su questo foglio, una delle mie utopie è proprio quella di vedere palazzo Ceni – il più prestigioso tra i più prestigiosi di Medole, certamente il più conosciuto e maggiormente carico di storia – tornare agli antichi splendori con una destinazione d’uso che gli sarebbe assai appropriata, quella cioè di “Centro medolese della Cultura” e non certo quella di municipio che ne sminuirebbe la valenza privando ai più la possibilità di godere delle sue salienti caratteristiche e bellezze. A proposito di utopie concretizzatesi cito ad esempio il caso “Teatro” del quale ora, nonostante i discutibili numeri e programmazioni, ci si riempie la bocca. È stata la spinta di un’utopia a far rinnovare il pregiato edificio e riportarlo alla sua originale funzione: un’utopia concretizzatasi che ha contrastato quelle infami proposizioni che volevano lo stabile trasformato in abitazioni. Difficile, tornando a Palazzo Ceni, se non a costi elevatissimi e interventi di grande facoltà progettuale ed esecutiva, il connubio tra le caratteristiche dell’edificio con le esigenze tecnologiche (sovente esteticamente discutibili) di cui abbisogna per la sua funzionalità un edificio di servizio quale è il municipio. Abbiamo sottomano nel circondario esempi lampanti dove quanto appena asserito è riscontrabile; edifici dove si sono stravolte, quando non cancellate o addirittura distrutte testimonianze storiche-artistiche-culturali preziose. Non nego certo che il palazzo municipale debba avere carattere di rispettabilità, di decoro, di buona immagine per il paese, ma ciò non toglie che il municipio possa restare nel palazzo dove è: che più bello ancora potrebbe essere con adeguati interventi coinvolgenti le immediate adiacenze (Firenze è conosciuta assai più per gli Uffizi che per il suo bel palazzo municipale, e così Ferrara per il Diamanti e lo Schifanoia e Mantova per il Te e il Ducale: esempi eclatanti sicuramente, ma significativi). Perché non pensare anche a un municipio nuovo di zecca, moderno, tecnologico, super razionale, sempre sito nel cuore del paese in ambiti non incidenti col centro storico ma nelle sue immediate adiacenze, facilmente accessibile a tutti i mezzi e con relativi parcheggi: a ben guardare soluzioni in tal senso ce ne sarebbero più d’una. A ben guardare la riqualificazione dell’attuale municipio o l’edificazione di uno nuovo non sarebbero proprio utopie visto che in virtù delle miniere d’oro, ovverosia delle cave poste a nord del paese, le casse comunali non dovrebbero assolutamente difettare. Ma ritorniamo a Palazzo Ceni che sta languendo miseramente nel suo stato di cronico, squallido degrado. Nella auspicabile, sollecita riqualificazione, il palazzo potrebbe – qui sta la mia utopia . nuovamente risplendere nella veste del già citato “Centro medolese della Cultura” e cioè quale sede della Civica Raccolta d’Arte, della Biblioteca, dell’Archivio storico. Tre espressioni culturali sinergicamente gestibili (con vantaggi economici e di frequentazione) e reciprocamente valorizzatisi, come a dire: più piccioni con una fava. La funzione di Palazzo Ceni, così concepita sarebbe, non bisogna dimenticarlo, in perfetta sintonia con le volontà testamentarie della donatrice e del suo avo che l’ha ispirata. Con una funzionale previsione progettuale il palazzo potrebbe assolvere pure alla necessità di “rappresentanza”, nonché a quella di “spazio didattico” sia nell’interno che all’esterno dell’edificio tenuto conto del bel giardino con ingresso da via Mazzini. Esempi in tal senso sono riscontrabili anche in centri a noi vicini ed in particolare a Carpendolo in Palazzo Deodato Laffranchi. Una sede multiculturale siffatta permetterebbe un incremento di iniziative collegate di più alto profilo, di maggior consistenza e di maggior caratterizzazione. Come noto gli insediamenti culturali “Fissi” sono assai più produttivi rispetto alle sedi occasionali o sparse ed aiutano notevolmente l’incentivazione e la caratterizzazione dell’azione culturale.
È altrettanto noto il grande bisogno di cultura così com’è assodato che questa produce grandi e a tutti gli effetti innegabili benefici. Palazzo Ceni, visto nell’ottica fin qui in sintesi estrema prospettata diverrebbe un anello primario della magnifica concatenazione di quello che è tutto l’impareggiabile centro storico medolese con le sue “copiose” emergenze. Una realtà questa nostra medolese difficilmente riscontrabile altrove in provincia di Mantova. Una realtà che potrebbe favorire la non mai sopita aspirazione turistica del paese non sempre espressa e valorizzata alla bisogna. Aspirazione ad un turismo culturale indubitabile fonte di vantaggio economico e di miglior qualità di vita. Un’utopia quella qui sommariamente espressa che, a mia convinzione, potrebbe diventare realtà. Ma perché ciò avvenga c’è necessità di comprendonio, di vedute in prospettiva e soprattutto di coraggiosa volontà politica. Il grande Cosimo de’ Medici detto il Vecchio, illuminato politico e pater patriae, già nella Firenze del Quattrocento, affermava che è la “cultura praticata” a proiettare e portare in avanti. Una affermazione che la dice lunga al proposito e che spero fortemente possa far riflettere.
( g. m. )

GIOVANI SENZA TERRA di Jessica Vanni

Sempre più di frequente veniamo a conoscenza di gravissimi atti di violenza da parte di giovani e giovanissimi italiani che pare investano le loro energie nel commettere tali atti contro se stessi e gli altri.
Numerose pagine di cronaca vengono dedicate a gruppi di giovani adolescenti che maltrattano compagni più deboli picchiandoli, derubandoli e soprattutto costringendoli al silenzio;
a insegnanti che non riescono a fronteggiare le numerose angherie alle quali vengono sottoposti;
a giovani che ricorrono a sostanze stupefacenti e alcoliche con l’illusione di ottenere un’alterazione psicologica che permetta loro di differenziarsi da chi sceglie di rispettare le regole della convivenza civile;
ed infine da sempre più casi di giovani affetti da disturbi alimentari (come anoressia e /o bulimia) che vedendo i loro corpi troppo diversi dalle varie “Veline” e “Costantino” di turno si sentono sempre più inadeguati alla vita.
A mio avviso anziché limitarsi a etichettare tali giovanissimi come “bulli”, “vandali”, “tossici”, “perdi-tempo”, “scansafatiche”…. e con tanti altri appellativi che non sto ad elencare…. sarebbe forse meglio considerare di ogni ragazzo il COGNOME che porta, l’INDIRIZZO CIVICO che occupa e l’ALBERO GENEALOGICO che lo riguarda.
Questo non per deresponsabilizzare i giovani dalle loro malefatte, rischiando così di affibbiargli l’etichetta di “vittime”, ma bensì con l’intento di riuscire a guardare oltre a ciò che questi ragazzi ci propongono!
Saranno pur figli di qualcuno!...Di bravi genitori che però indaffarati nel lavoro per sostenere il caro vita delegano l’educazione dei figli al gruppo dei pari? O forse di genitori che presi da incomprensioni sentimentali pensano che i loro figli “ quando cresceranno, capiranno”?
Io ritengo (e questo è il mio umile pensiero) che tutti questi gravissimi atti così eclatanti siano la manifestazione di un universo SOMMERSO di problemi che questi giovanissimi si portano dentro: solitudine, abbandono, violenza, insoddisfazione, disinteresse?
Sarà forse che questi giovanissimi scelgono di rubare, picchiare, imbrattare muri e drogarsi per attirare l’attenzione di qualche adulto? Forse proprio di quegli adulti che da tempo hanno smesso di vederli e considerarli importanti?
Se ci badiamo bene questi giovanissimi che cadono a delinquere lo fanno secondo modalità piuttosto “sgamabili”…. Allora o questi sono degli stupidi che si credono dei supereroi oppure, a modo loro, stanno esprimendo tutta la loro rabbia!
Credo nell’importanza dell’ EDUCAZIONE e RIEDUCAZIONE SOCIALE e per questo vorrei fare un appello a chi potrebbe almeno provare a prevenire tali disagi creando o potenziando “punti d’ascolto” gratuiti e gestiti da personale qualificato dove i giovani e i loro genitori potrebbero trovare l’aiuto necessario ad affrontare malesseri che se lasciati sedimentare potrebbero sfociare in disgrazie.

( j.v. )

LA LENTE SULLO SPORT KARATE di Giovanni Magnani

Sport, è il sostantivo che indica, detto in breve, l’attività che impegna sul piano dell’agonismo oppure dell’esercizio individuale o collettivo, le capacità fisiche e psichiche dell’individuo con intenti ricreativi o a fini di lucro. Oggi, purtroppo, le finalità nobili dello sport sono prevaricate da quelle venali o, comunque, da interessi subdoli, che nulla hanno a che vedere con gli appena citati nobili intenti. Ma, come ogni medaglia, anche quella dello sport ha un diritto e un rovescio, un negativo e un positivo; positivo che fiorisce soprattutto in certe discipline, in certi atleti, in certi ambiti. Medole finora in questo senso, salvo qualche sporadico, macroscopico episodio, è fuor d’ogni dubbio da considerare un’isola felice. Qui lo sport si pratica da sempre, espresso in disparate discipline tra le quali la più significativa è e resta il tamburello per le note ragioni e per l’antico radicamento in loco. Ma, nei nostri tempi moderni, esp’ressione della globalizzazione, molte discipline sportive nate altrove nel mondo hanno trvato albergo anche nella nostra penisola, nelle nostre città, nei nostri paesi. È il caso del Karate che dal profondo antico dell’Oriente ha incontrato ovunque nel tempo un incredibile consenso e nella metà del secolo scorso, le buone ragioni ci sono, è stato regolamentato sportivamente.
A Medole, nel suo piccolo, lo sport ha sempre avuto adepti che si sono estrinsecati al meglio nella promozione e nella pratica del medesimo. Molti medolesi, infatti, sono saliti, com’è luogo comune dire, sui gradini più alti di ambiti podi, hanno indossato prestigiose maglie, si sono cinti di allori di primaria importanza nazionale, esprimendosi in gruppo o individualmente: campioni eccellenti nella palla tamburello, nelle bocce, nel tiro al piattello e in tempi odierni anche nel Karate, a livello mondiale. Proprio in questi giorni abbiamo incontrato un campione fresco di nomina di quest’ultima disciplina. È appunto questa la ragione per la quale ne scriviamo ed anche perché il Karate, incredibile ma vero, è praticato in paese da più di quindici anni almeno grazie alla scuola promossa e guidata dal maestro Ciro Varone (C.n. 6° Dan) di chiara fama, membro della Commissione Tecnica Nazionale. Una scuola, quella medolese di Varone, che nel tempo è diventata, si può dire, un’istituzione grazie al rapporto che questo straordinario sportivo ha saputo instaurare con gli allievi e le loro famiglie; una scuola che ha sempre navigato a gonfie vele ma che ora incontra esecrabilmente qualche maretta a causa del condizionamento degli spazi operativi, ma che resiste nella sua missione grazie alla caparbietà dei promotori e alla comprensione dei sostenitori.
La scuola, un vero benefico servizio, sempre molto frequentata, vede raccolti ai giorni nostri una ventina di giovanissimi che vanno dai 5-6 ai 13-14 anni con prospettiva di continuazione in età più matura nelle palestre varoniane di Montichiari e di Castel Goffredo, tutte sotto l’egida della Ten-no Karate Do nazionale. A Medole, nell’ambito della Ten.No Karate Do, agisce un giovane istruttore locale di lusso, il ventinovenne Angelo Scutari dotato di una grande passione per le arti marziali e di un notevole spirito di iniziativa. Di lusso, si diceva, perché Angelo quest’anno, grazie al suo impegno e alla collaborazione del maestro Varone, ha conquistato in Spagna, a Valencia, nientemeno che il titolo di vice campione mondiale nella specialità Kumitè (Cat. Pesi massimi + 75 Kg.), Kumitè sta a “combattimento libero”. Un titolo straordinario per il “Nostro” istruttore (C.N. 3° Dan) anima della scuola locale. Abbiamo chiesto ad Angelo quali sono state le motivazioni che, dopo la passione giovanilissima per il calcio, lo hanno spinto alla scelta della severa disciplina del Karate, non violenta, anzi, severa e assai rigorosa. Il campione ci ha fornito molte motivazioni, in primis quella del desiderio di misurarsi con se stesso, di potersi misurare con altri in confronti a mani e piedi nudi, senza attrezzi, in un faccia a faccia ricco di regole precise e inderogabili che sono sì scuola di vita e di comportamento ma anche di nobili principi morali e di rispetto altrui. Uno sport “Pulito e Puro” sotto tutti gli aspetti, che non ammette equivoci, richiede fermezza, soprattutto passione e grande pazienza nella ricerca di quella irraggiungibile perfezione comunque da inseguire con perseveranza e modestia.
Angelo, al riguardo, confessa d’aver vinto la sua prima gara dopo un’esperienza coltivata per 9 anni. L’atleta medolese parla anche del fraterno rapporto che attraverso la pratica si consolida con colleghi di palestra e con gli avversari che, fuori dal tappeto di combattimento, sono sinceri amici, sinceri compagni di edificanti conversazioni sportive, sodali di spogliatoio: luogo dove si esprime l’essenza verace dell’amicizia. Uno sport tosto il Karate, che tempra, povero, quindi tutt’altro che mediatico. Ragion per cui – lamenta Scutari – la pratica di questa disciplina, come altre ingiustamente considerata minore, meriterebbe invece di più, una maggior attenzione verso i suoi valori.
Ma nonostante ciò, Angelo è un entusiasta: lo si capisce da come parla della realtà medolese della sua scuola, dei suoi allievi e delle sue responsabilità di educatore. Un entusiasmo quello del Nostro che è “benzina” preziosa per la continuità dell’attività di Medole. Attività che, come detto, è ormai un’istituzione e un servizio per la comunità. “Benzina Super” per il superamento delle molte difficoltà di percorso combusta nella speranza che a breve si concretizzi la necessità di disporre in loco di pubblici locali veramente consoni e accessibili alla pratica del Karate.
( g. m. )

PIROSSINA: RITORNA IL PROGETTO DISCARICA!!! di Giovanni B. Ruzzenenti

ANTEFATTO:
Negli anni ’90 la ditta “Ambiental Geo”acquisì l’enorme cava in località Pirossina, sfruttata come cava di prestito per la riqualificazione della Statale Goitese, sul territorio di Castiglione a ridosso del Comune di Medole, con l’intenzione di utilizzarla come discarica per rifiuti tossici; il pericolo fu scongiurato grazie ad una vera e propria sollevazione popolare e alla forte opposizione delle aziende di Castiglione, del Comitato antidiscarica, dei comuni di Medole, Castel Goffredo, Carpendolo e limitrofi; la sentenza definitiva del TAR bocciò poi il progetto perché insostenibile per la posizione e conformazione del terreno e perché il Comune di Castiglione presentò un progetto alternativo di pubblica utilità (centro polisportivo e parco) che si sarebbe potuto realizzare grazie al contributo delle aziende Castiglionesi.
Quest’ultimo progetto, però, non fu più portato avanti dalle successive amministrazioni di Castiglione.

VENIAMO AI GIORNI NOSTRI:
breve cronistoria e considerazioni.
Durante lo scorso mese di agosto un consigliere del Comune di Castiglione lancia l’allarme circa un progetto che ha cominciato a circolare negli uffici del Municipio, secondo il quale un’altra azienda avanza una nuova richiesta per aprire una discarica di “inerti” nella cava medesima; da rilevare l’atteggiamento del Sindaco di Castiglione che, inizialmente, nega l’esistenza di qualsiasi richiesta scontrandosi con il Consigliere della sua stessa maggioranza
Nel mese di settembre viene depositato il progetto contemporaneamente in Comune, Provincia e Regione; la ditta richiedente è la “Blu Service Srl”, una società senza alcuna esperienza nel settore discariche, che non risulta nemmeno inserito tra le proprie finalità sociali, con un capitale sociale minimo consentito di 10.000 Euro, assolutamente inadeguato per un progetto come quello presentato che richiede investimenti ingenti; ciò porta, naturalmente, ad indagare nella composizione societaria, ma dalle visure camerali emerge che la società fa capo ad altre società che a loro volta fanno capo ad altre società (le cosiddette scatole cinesi), tutte con capitale sociale minimo, quindi di nessuna garanzia, fino ad arrivare a due fiduciarie delle quali non è dato conoscere i proprietari. Sorge spontanea una considerazione: la gestione delle società costa, per cui, chi non ha niente da nascondere, non ne apre in quantità.
Dai codici depositati, si rileva che i rifiuti cosiddetti “inerti” sono in realtà inquinanti e pericolosi “inertizzati”, poiché si tratta di rifiuti prodotti da trattamenti chimici, residui delle lavorazioni di acciaierie e fonderie, miscele bituminose e catrame, rifiuti provenienti da operazioni di bonifica di terreni inquinati, fanghi degli impianti di depurazione, ecc.; queste tipologie di rifiuti reagiscono al contatto con l’acqua, rilasciando nelle falde sottostanti, che tra l’altro in diversi punti emergono in superficie, sostanze che causerebbero un inquinamento tale da rendere impossibile successivamente qualsiasi opera di bonifica. Le falde acquifere sottostanti servono il bacino dei nostri acquedotti per oltre 100.000 persone.
Sul territorio nelle immediate vicinanze, hanno sede alcune tra le più importanti aziende alimentari italiane che, per garantire i loro standard qualitativi e di immagine dovrebbero migrare verso territori non a rischio di contaminazione, con il licenziamento di centinaia di persone e la chiusura degli stabilimenti; come se il fenomeno della delocalizzazione delle imprese non fosse già abbastanza pesante dalle nostri parti.
L’area è zona di produzione agricola, vinicola e di allevamenti di animali con marchi di qualità
La realizzazione della discarica sarebbe un atto lesivo dei diritti del Comune di Castiglione che avrebbe dovuto già diventare proprietario del terreno della ex cava al termine dell’attività estrattiva, quale condizione posta dalla Regione nell’autorizzazione all’escavazione, purtroppo non ottemperata.

ULTIMI SVILUPPI.
Mercoledì 28 novembre è stato convocato, su richiesta delle opposizioni, il Consiglio comunale di Castiglione, in seduta aperta all’intervento dei cittadini, con all’ordine del giorno lo specifico argomento del progetto di discarica alla Pirossina.
Oltre a numerosi cittadini che hanno riempito la sala consiliare, era presente l’Assessore all’ambiente della Provincia di Mantova Giorgio Rebuschi che ha confermato la ferma opposizione alla discarica, sospendendo il procedimento autorizzativo sino all’espletamento del processo (prioritario) di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) da parte della Regione Lombardia.
Presente anche il consigliere regionale Carlo Maccari, il quale ha comunicato che anche la Regione ha sospeso il procedimento a causa di diverse carenze nel progetto; ha però sostenuto che, comunque, le scelte sono in gran parte affidate all’apparato tecnico che dovrebbe essere imparziale. Argomento pericoloso perché sottrae i politici alla loro prioritaria responsabilità, un modo comodo per svicolare.
Infatti l’altro consigliere regionale presente, Antonio Viotto, ha dichiarato la netta contrarietà alla discarica, sostenendo che, per ottenere il risultato, i politici non possono tirarsi in disparte, in quanto i tecnici degli enti pubblici dipendono, appunto, dai politici.
I dubbi sull’imparzialità dei tecnici è emersa chiara dal dibattito, nel quale si è rilevato che un funzionario dell’A.R.P.A. (Azienda Regionale per l’Ambiente), responsabile del servizio discariche, si è reso responsabile di accompagnare i titolari del progetto discarica alla presentazione del progetto stesso al Comune di Castiglione; il suo superiore, direttore provinciale dell’A.R.P.A., sempre dipendente regionale, ha giustificato il comportamento del suo sottoposto come “iniziativa personale fuori servizio”. Palese ammissione di reato commesso da entrambi, ma ancora più grave, evidenza di “controllori controllati da coloro che dovrebbero essere controllati”. Quindi smentito clamorosamente il consigliere regionale Maccari che, nella replica finale, ha glissato con battute su altri argomenti, completamente estranei all’oggetto della seduta.
Altro fatto gravissimo, l’assenza dell’Amministrazione comunale di Medole (primo comune che veramente subirà le conseguenze della discarica), in quanto era stato convocato contemporaneamente un consiglio comunale a Medole, fra l’altro per argomenti di ordinaria amministrazione. Questa coincidenza è facilmente sospettabile di malafede in quanto, con la scusa dell’impegno consiliare, l’Amministrazione di Medole ha evitato di doversi schierare. Purtroppo è prevalso il calcolo della convenienza di rapporti con i partiti di maggioranza regionale (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega Nord) coinvolti in modo differenziato a sostegno del progetto discarica. Allora i nostri amministratori, sponsorizzati sempre da questi loro superiori (checché ne dica il Sindaco), hanno pensato bene di mandare l’assessore Salvadori dimezzata inspiegabilmente (ma non troppo) nelle deleghe, a pronunciare pleonastiche parole di circostanza.
Ad ogni modo, gli interventi del folto pubblico sono stati molto pressanti, costringendo le autorità presenti ad assumersi impegni più incisivi per fermare la discarica.
Le aziende hanno assicurato la loro disponibilità a contribuire sino al 100% all’acquisizione dell’area destinandola ad uso pubblico; nonostante ciò, il sindaco di Castiglione nell’intervento conclusivo, ancora ha voluto ricattare la popolazione insinuando che i soldi spesi per recuperare quest’area saranno decurtati da altri progetti.
Non ci resta che continuare a pressare sino al risultato concreto, interessandoci tutti in prima persona.( g.b.r. )

EX LIBRIS di Vitaliano Brancati

La massa in tutte le parti del mondo, è per suo istinto reazionaria: adora l’autorità e il miracolo.
I problemi di libertà e progresso sono problemi individuali…

Vitaliano Brancati

QUANDO LA SALUTE PASSA IN SECONDO PIANO……di Carla Brigoni

Mercoledì 28 novembre ho partecipato all’affollato Consiglio Comunale aperto indetto dall’amministrazione comunale di Castiglione delle Stiviere riguardante la cava Pirossina. Non è mia intenzione in questa sede spiegare l’ormai tristemente nota questione, bensì mettere al corrente chi legge di alcuni dubbi e considerazioni che mi sono sorti dopo aver ascoltato il dibattito.
Il pronunciamento contro la discarica di inerti proposta dalla Blu Service è stato unanime; ogni consigliere, ogni rappresentante di settore o categoria, ha esposto le sue argomentazioni: il degrado dell’ambiente, il traffico pesante, i rumori, il deterioramento dell’immagine delle industrie, la conseguente ricaduta socio-economica……Tutti argomenti condivisibili, ma io intanto mi chiedevo: se inerte non significa innocuo, se i materiali che vi dovrebbero confluire possono rilasciare sostanze inquinanti, cosa può accadere alla falda acquifera che scorre sotto? È importante il paesaggio, la salvaguardia di luoghi storici, l’immagine delle industrie…..ma perché prima di tutto questo non si parla di salute, della salute di migliaia di cittadini che viene minacciata? A quale posto si colloca la salute in questa gerarchia di valori? In risposta è intervenuto l’assessore di Medole Sabrina Salvadori, che ha illustrato con dati reali la situazione idrica derivante dall’utilizzo dei pozzi collocati in zona Pirossina, ha focalizzato l’attenzione sul grave danno che il progetto discarica può arrecare alla salute di almeno 100mila persone, tanti sono gli utenti degli acquedotti alimentati dalla falda.
Il sindaco Paganella, il consigliere regionale Maccari, hanno ribadito che il giudizio di compatibilità ambientale spetta alla Regione, ma non hanno esplicitato i criteri in base ai quali l’ARPA valuta la compatibilità ambientale. Mi auguro che il primo criterio sia la salute pubblica e che tali criteri non godano di elasticità e adattabilità, come purtroppo capita in altri settori.
In conclusione ho sentito tanti no, ma non ho sentito un progetto concreto a sostegno del no: non basta avere un obiettivo comune per perseguirlo, bisogna condividere e portare avanti un progetto in cui attori, azioni, tempi, modi siano esplicitati e verificabili. Una relazione non è un progetto, e senza un progetto le buone intenzioni e le belle parole non bastano a raggiungere l’obiettivo.
Uscendo dal Consiglio ho ripensato a quando bastava superare i confini di un comune per sentire pronunciare la medesima parola in modo diverso, ora tutti la pronunciamo allo stesso modo, ma non per tutti Salute ha lo stesso valore.
( c.b. )

COME DON CHISCIOTTE

"Mi vuoi dire, caro Sancho,
che dovrei tirarmi indietro,
perchè il Male ed il Potere
hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare
ad un po' di dignità,
farmi umile accettare
che sia questa la realtà?"

SULLE ORME DI S. AGOSTINO di Stefano Bottoglia

A volte accade che non si comprenda una situazione, non si riesca a capire le motivazioni che hanno indotto i protagonisti ad agire in un determinato senso.
A me è capitato lo stesso quando sono venuto a conoscenza delle decisioni dell’Amministrazione comunale relativamente alla piazzola ecologica.
Già mi era stato difficile comprendere la scelta di spargere per il paese un certo numero di cassonetti per la raccolta dei vegetali, mi pareva che sia sul piano estetico che sul piano funzionale, non fossero l’ideale. Non è infatti infrequente verificare che questi cassonetti si trasformino in mini discariche.
Ma con un certo sforzo mi sono rassegnato all’esistenza di una diversa sensibilità estetica.
Ma la soppressione della piazzola, proprio non riuscivo a comprenderla. Ho subito avuto la percezione che Medole fosse stato retrocesso in serie B. In quanto all’accesso alle piazzole di altri paesi, mi sembrava una soluzione decisamente scomoda e limitante. Ho visto spesso giungere alla piazzola (ora soppressa) dei medolesi con un semplice carrettino, trainato da bici o motorini e mi sono immaginato che costoro non avrebbero mai fatto un viaggio con quei mezzi di fortuna fino a Guidizzolo o a Castel Goffredo. Pertanto questa distanza che per un soggetto automunito può essere relativa per altri meno fortunati diventa una grossa limitazione.
Occorre non dimenticare che è previsto anche il ritiro a domicilio di alcuni rifiuti ingombranti, ma è solo una volta al mese e solo in quantità limitate. Anche questa non è una limitazione da poco. Si sa, noi lombardi siamo gente sbrigativa, quando abbiamo per le mani dei rifiuti per giunta ingombranti, non vediamo l’ora di disfarcene.
Così è successo a me, durante il periodo estivo appena trascorso ho riordinato il garage ed ho deciso di liberarmi di alcuni oggetti: una vecchia pompa elettrica, alcune sedie metalliche sgangherate, ecc. Quindi ho caricato sulla mia auto il tutto e sono andato a Castel Goffredo. Ho constatato personalmente che la discarica non è nemmeno a Castel Goffredo ma in una frazione denominata “Villa” parecchio distante dal paese. Insomma un vero e proprio viaggio. Inoltre quando finalmente sono giunto a destinazione ho dovuto attendere il mio turno; sarò stato sfortunato ma ho atteso quasi un quarto d’ora prima che mi indicassero dove potevo scaricare (a Medole non mi è mai capitato!). Infine mi hanno indicato di salire su una rampa piuttosto ripida per procedere allo scarico. Ho immaginato che per una signora anziana e non tanto abile nella guida, la manovra di accesso alla rampa, sarebbe stata un bel problema.
Ma alla fine ce l’ho fatta e sotto il sole cocente del pomeriggio ho ripercorso i 9 chilometri per tornare a Medole. Mentre tornavo scuotevo la testa pensando a quanto tempo e carburante mi era costato quel viaggio e al fatto che altri soggetti meno coscienziosi di me potevano essere facilmente indotti a liberarsi dei rifiuti lasciandoli in un fosso, certamente agendo in modo meno rispettoso dell’ambiente ma assai più comodo.
Ancor più di prima mi interrogavo sulle ragioni della soppressione della piazzola medolese.
Poi sempre quest’estate ho avuto la folgorazione. Mentre leggevo le confessioni di S.Agostino ho trovato finalmente una possibile spiegazione. Nelle “Confessioni” si esprime il seguente concetto: “Dio deve preferire che l’uomo giunga al bene attraverso la sofferenza piuttosto che tale percorso sia indolore”. Non mi avventuro assolutamente in alcun tipo di valutazione di tipo teologico ma mi è parsa una singolare concordanza. Evidentemente l’amministrazione si deve essere ispirata ad un principio simile. Tanto maggiore è lo sforzo tanto maggiore è l’appagamento.
Devo concludere con il timore che la popolazione medolese non sia composta da soli volenterosi ma l’importante è indicare un cammino virtuoso e avere fede nel desiderio di miglioramento continuo. Se questo poi dovesse comportare qualche sgradevole effetto collaterale porteremo pazienza.

( s.bo. )

IL MIO BAMBINO A CHI LO DO? di Giulia Redini

“Stella stellina,
la notte si avvicina,
la fiamma traballa,
la mucca è nella stalla,
la mucca e il vitello,
la pecora e l’agnello,
la chioccia e il pulcino,
ognuno ha il suo bambino,
ognuno ha la sua mamma
e tutti fan la nanna”.
È una ninna-nanna dolce e orecchiabile, che piace molto ai bambini, a tutti i bambini… anche a quei bambini che non hanno la loro mamma o che, pur non essendo orfani, non vivono insieme alla loro mamma.
Credo sia capitato ad ognuno di noi di pensare almeno una volta, almeno per un momento, che queste situazioni sono reali ma spesso, purtroppo, il nostro è solo un pensiero e, come tale, svanisce l’attimo dopo in cui è stato concepito.
Eppure queste realtà esistono, questi bambini esistono e non solo nei nostri pensieri… esistono, con le loro storie, i loro problemi, il loro passato.. un passato spesso tormentato, segnato da violenze, traumi, abusi, maltrattamenti… e abbandoni.
ABBANDONO: è questa la condizione che caratterizza e accomuna tali bambini, sia esso un abbandono fisico, nel senso di un reale allontanamento dalla propria realtà familiare, ritenuta “patologica” o addirittura pericolosa per il minore, sia esso un abbandono più profondo ma meno evidente.. è tale l’abbandono psicologico, per cui ogni bambino “vive” la situazione di disagio che lo travolge e, prima che possa razionalizzare il cambiamento che inevitabilmente dovrà affrontare, si ritrova su una macchina nera delle forze dell’ordine che lo accompagnerà in un luogo lontano, in cui le violenze e gli abusi lasceranno spazio all’accoglienza, all’accudimento, all’educazione e alla protezione in una “Comunità protetta per minori”.
È questa la definizione dei cosiddetti luoghi di salvezza in cui vengono portati i bambini in situazioni di emergenza che devono essere letteralmente “tolti” alla famiglia di origine, dimostratasi inadatta e, soprattutto, pregiudizievole, a svolgere il compito per cui è stata pensata. E così, bambini e adolescenti, ma spesso si riscontrano casi di diversi fratelli provenienti dallo stesso nucleo familiare, delle più diverse età e delle più diverse condizioni psico-fisiche arrivano in questi luoghi a loro completamente sconosciuti ed estranei.
L’immediata reazione, che spesso segue l’iniziale disorientamento, è di netto rifiuto di questa nuova “famiglia allargata ed eterogenea”, rifiuto che si manifesta in veri e propri atti di violenza verso gli educatori e i responsabili della struttura, ai quali si attribuisce la “colpa” per la perdita (in senso fisico) dei genitori e, più in generale, di quella famiglia che, pur nella miseria di un accampamento improvvisato in strada o nella violenza di un appartamento, rappresentava l’unico punto di riferimento per queste creature e l’unica realtà conosciuta, inconsapevoli che la vera “famiglia” dovrebbe invece essere il primario nucleo il cui compito principale consiste nella tutela, nell’educazione, nel mantenimento e nella protezione della propria prole, in accordo con il modello familiare socialmente e generalmente definito.
Tuttavia, gradualmente, il rifiuto lascia spazio alla rassegnazione e in alcuni casi, ma ciò è legato principalmente al grado di maturità psichica del minore, alla comprensione che in effetti la “Comunità” non deve essere intesa come un nemico senza il quale il bambino potrebbe ancora essere (in)felice con la propria mamma e il proprio papà (ma non sempre, effettivamente, il bambino vive con entrambi i genitori poiché non sono rare le situazioni in cui uno dei due abbia problemi di tossico o alcol dipendenza, si trovi in carcere o non se ne conosca l’identità)… ma si comincia a vedere la Comunità come un’ancora di salvezza, alla quale è necessario tenersi saldi per non affogare. O meno utopicamente, si realizza che la Comunità è l’unica alternativa possibile, in quanto il Tribunale dei Minori ha deciso che così doveva essere… almeno fino al raggiungimento della maggiore età. È a quest’età, infatti, che al minore divenuto maggiorenne è consentita una scelta: affrontare il mondo da solo o accettare il sostegno della Comunità per un graduale e più sicuro inserimento nella realtà sociale. Non è così scontata la seconda scelta, anche se più razionale, ma non è ininfluente il fatto che questi ragazzi hanno vissuto parte della loro vita in condizioni inimmaginabili e incivili e, malgrado il tempo trascorso in Comunità (a volte mesi, a volte anni, a volte l’intera infanzia e l’adolescenza), può essere che il legame con il loro “passato” e con le loro origini risulti più solido a dispetto dell’umanità che ha cercato di offrire loro la Comunità. Legame sicuramente rafforzato dai regolari incontri con la famiglia (o con alcuni componenti di essa), seppur in un ambiente protetto e sotto la costante sorveglianza di assistenti sociali ed educatori, a meno che tali incontri siano esplicitamente vietati dal Tribunale dei Minori, e dai colloqui telefonici che devono essere preventivamente accordati e autorizzati.
Fortunatamente non è sempre questo l’epilogo di tali situazioni; può capitare, infatti, che il minore venga dichiarato in stato di adottabilità in quanto impensabile è un suo re-inserimento nella famiglia biologica, e quindi venga effettivamente affidato a una famiglia disposta ad accoglierlo nel proprio nucleo per offrirgli un futuro migliore o che, vivendo ancora in Comunità al raggiungimento della maggiore età, decida di accettare il sostegno della struttura ed affidarsi ad essa per realizzare i propri obiettivi futuri.
Comunque si evolvano queste situazioni, è importante capire l’importanza e il fondamentale ruolo che svolgono le Comunità protette per minori o le strutture simili, e il necessario sostegno di cui esse stesse hanno bisogno per sopravvivere: a tale proposito un ruolo fondamentale giocano, oltre al personale educativo e socio-assistenziale che lavora al suo interno, i volontari e le diverse personalità che ruotano intorno alla Comunità stessa, perno essenziale e indispensabile per il migliore funzionamento della struttura.
Senza tutti questi elementi, che si integrano e si sostengono a vicenda, non esisterebbero le Comunità e, di conseguenza, non sarebbe possibile parlare di futuro per questi bambini, senza nessuna colpa se non quella di essere nati nella famiglia sbagliata.
( g. r. )

C’E’ IL FANS-CLUB RITA LEVI MONTALCINI

Numeroso e interessato il gruppo di medolesi che si sono ritrovati sere fa per rinnovare in amichevole assemblea le “speranze”, riflesso auspicabile del successo delle elezioni primarie che si sono tenute il 14 ottobre scorso per la costituzione del Partito Democratico. Lo scopo dell’incontro, è stato particolarmente quello della formazione di un “Fans-club” dedicato a Rita Levi Montalcini.
Senatrice, Premio Nobel, donna di indiscutibile caratura scientifica morale e culturale, esempio di coraggio, civismo, senso del dovere e coerenza. Esempio, nonostante l’età avanzata, per colleghi e per tutti i cittadini, donne in primis.
Logicamente, all’assemblea si è fatta notare, infatti, la superiorità numerica femminile. Unanime, lo spirito di solidarietà con l’azione della Senatrice a vita e il proposito di stringere con la stessa, in forma e modo adeguati, contatti e rapporti futuri finalizzati alla crescita culturale e di conoscenza di chi ha aderito all’iniziativa e di chi vorrà aderirvi. Alla riunione ha fatto seguito l’invio alla Senatrice di una lettera di complimenti e di costituzione del “Fans-club” che porta il suo nome, lettera che qui di seguito pubblichiamo.
Gentilissima Onorevole Senatrice,
ammirati dalla Sua determinata coerenza nell’esercizio del mandato parlamentare affidatoLe dal Presidente della Repubblica per i Suoi alti meriti civili, ci siamo autoconvocati in pubblica assemblea stasera, martedì 20 Novembre, per evocare e condividere i principi e le qualità che muovono il Suo operato: di donna in parità, senza timori e nello stesso tempo esente da ostentazione; di saggezza ed ironia nel respingere le aggressioni perpetrate da personaggi incivili, per cui esprimiamo anche tutta la solidarietà possibile.
Voglia gradire, anche se animati da apparente goliardia, ma in realtà espressione di gioviale amicizia, la nostra costituzione in “Fans-club RITA LEVI MONTALCINI”.
Ci sembra un modo meno burocratico di esserLe vicini e sentirci un po’ partecipi di questa bella esperienza di vita civica e civile che sta dimostrando esemplarmente a buona parte dei Suoi colleghi e che, nello stesso tempo, diventa esempio di vita anche per noi comuni cittadini di cui pensiamo avere sempre bisogno. Ciò diventa per noi anche motivo di speranza per il proseguimento della Democrazia, troppo spesso deviata da politici indegni.
Forse avanziamo una richiesta eccessiva, considerati i Suoi impegni, ma ci piacerebbe farLe visita, magari direttamente al Senato della Repubblica.
Ringraziamo con tutto l’orgoglio possibile porgendo i migliori saluti

Fans-club R.L.M. di Medole (MN) (sottoscritto dal primo gruppo di aderenti)

Medole, 20 Novembre 2007.

IL CERVELLO: SE LO COLTIVI FUNZIONA - Rita Levi Montalcini

Proponiamo qualche passaggio significativo tratto da alcune interviste alla Senatrice Rita Levi Montalcini pubblicate sul quotidiano “La Repubblica”.

- La voce è limpida, la conversazione è lucidissima. "Credo che il mio cervello, sostanzialmente, sia lo stesso di quand'ero ventenne. Il mio modo di esercitare il pensiero non è cambiato negli anni. E non dipende certo da una mia particolarità, ma da quell'organo magnifico che è il cervello. Se lo coltivi funziona. Se lo lasci andare e lo metti in pensione si indebolisce. La sua plasticità è formidabile. Per questo bisogna continuare a pensare".
"I miei anni? Pesano un po’, ma non sono poi così ’limitativi’ come lo sarebbero con un cervello poco funzionante. Sto bene, sono capace di intendere, e i deficit uditivi e visivi sono ampiamente compensati dai miei collaboratori". "Col video ingranditore riesco ancora a leggere, anche se con più lentezza di prima. In passato mi alzavo alle quattro del mattino (ho sempre dormito poco) e alle nove avevo già letto cento pagine. Ora, nello stesso arco di tempo, riesco a leggerne una decina.
Il che non m'impedisce di scrivere libri".
- Ha superato mille ostacoli, da quando, bambina, ha combattuto contro un padre autoritario e una cultura dominata dal maschilismo che la volevano relegata alle attività ’consone’ alla donna. Non si è data per vinta. Ha studiato, nonostante la sfiducia paterna, specializzandosi in neurobiologia e diventando l'assistente di Giuseppe Levi; poi le leggi razziali la costrinsero a rinunciare al posto di assistente universitaria: non aveva neppure accesso alle biblioteche. Ma Rita continuò a lavorare, allestendo un piccolo laboratorio nella casa in cui viveva, nell'astigiano. E dopo la guerra accettò l'invito ad andare a proseguire le sue ricerche negli Stati Uniti, dove, nel 1951, la ricercatrice osservò per la prima volta l'effetto esercitato dal trapianto di un tumore di topo sul sistema nervoso dell'embrione di un pulcino. Quel fenomeno, la cui scoperta le avrebbe fatto meritare il massimo riconoscimento per una scienziata, fu chiamato il "Nerve Growth Factor". "Ci arrivai con la fortuna e l'istinto. Conoscevo in tutti i dettagli il sistema nervoso dell'embrione e ho capito che quello che stavo osservando al microscopio non rientrava nelle norme. Una vera rivoluzione: andava, infatti, contro l'ipotesi che il sistema nervoso fosse statico e rigidamente programmato dai geni. Per questo decisi di non mollare".
- Oggi afferma che l'essere ebrea non è mai stato per lei motivo né di orgoglio né di umiliazione: "Non sono ortodossa, non vado mai in sinagoga. Sono totalmente laica, non ho ricevuto alcuna educazione religiosa. Per me quello che conta, in una persona, non è che sia ebrea o cattolica, ma che sia degna di rispetto. E sono convinta che non esistano le razze, ma i razzisti".

"Nel mio futuro - dice - vedo tanto impegno, soprattutto su due fronti. Innanzitutto, intendo potenziare l’attività dell’Istituto europeo di ricerca sul cervello Ebri, per dare a tanti ricercatori italiani all’estero una possibilità concreta per poter tornare in Italia".
- Il Nobel incalza sull’argomento che più le sta a cuore: le nuove generazioni. "Sono preoccupata per i giovani di oggi - dice - perché il paese non offre loro le opportunità che meritano; vedo solo promesse, promesse che non si tramutano, però, in realtà". Per questo, bisogna reagire ed impegnarsi, aggiunge, a partire dalla Ricerca: "Va potenziata e finanziata, perché è il futuro, del Paese e dei giovani". "Oggi i giovani", dice, "devono affrontare realtà drammatiche come la povertà, il razzismo, l'analfabetismo, la negazione dei diritti civili in molti paesi. Lo sviluppo tecnico e scientifico ha aperto spazi sterminati all'esplorazione, e le nuove generazioni potranno utilizzarli al meglio. Non bisogna aver paura dell'informatica, perché da sempre il progresso è portatore di cultura e di democrazia. Occorre sfruttare le potenzialità di Internet per metterle al servizio dei popoli più svantaggiati". È anche grazie a discorsi come questi che Rita Levi Montalcini è diventata una sorta di icona giovanile. Ogni sua apparizione nelle università è accolta da festosi applausi.
Poi, la seconda grande ’missione’: la lotta in favore dell’ alfabetizzazione delle donne africane. Un obiettivo che la vede in campo da tempo con la Fondazione onlus che porta il suo nome: "In Africa la popolazione analfabeta raggiunge gli 800 milioni. Ma proprio l’educazione è la base di tutto e noi - racconta - stiamo cercando di avvicinare le donne, le più penalizzate. Lo facciamo con laboratori e varie attività. Fino ad oggi, la Fondazione ha promosso oltre 800 borse di studio". Azioni concrete in favore delle donne meno fortunate, ma anche un messaggio alle donne dell’Occidente: "Oggi le donne, almeno da noi, hanno molte più possibilità e potenzialità. Se si vuole si può riuscire, anche se si è donna e si vuole fare ricerca". Insomma, mai darsi per vinti, è l’invito della scienziata.
- Facendo riferimento agli insulti ricevuti dal centrodestra e ricorrenti ad ogni votazione in Senato, il Nobel liquida la faccenda con una battuta: “Sono come l’acqua sulla pelle di un’anatra, non mi toccano. Scivolano via”.
- Alla votazione dell’ultima finanziaria, durata tante ore, non si è mai assentata, neppure una piccola defaillance, una distrazione, un errore: è una maratoneta. “Ho fatto il mio dovere – dice – non avrei potuto fare diversamente, si gioca il futuro dell’Italia e contribuire ad approvare la Finanziaria non è una scelta, è un obbligo civile. Questa è una buona Finanziaria e io sono sempre stata fiduciosa sull’esito”.- Mai esasperata per tutto questo tempo qui inchiodata al Senato? “Certo, un po’ mi dispiace non essere nel mio laboratorio per continuare il lavoro scientifico a cui tengo molto”.
Gli auguri di Napolitano: l’Italia e’ fiera di te
ROMA - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato Rita Levi Montalcini, in occasione del suo 98 compleanno, un messaggio di "fervidi auguri e di sincera ammirazione per l’impegno sempre intenso, rigoroso ed esemplare". "Conservo il più vivo ricordo della mia visita all’European Brain Institute, da te fortemente voluto e guidato con la sobria eccellenza che contraddistingue il tuo operato. L’entusiasmo di quei giovani ci consente di sperare in una Italia in cui istituzioni e imprese sappiano investire, attraverso la ricerca, nel futuro del proprio paese".
"Per moltissimi cittadini - sottolinea Napolitano - rappresenti un modello di scienziato, di donna, di italiana su cui la Repubblica è fiera di poter contare. Le tante iniziative che continui a promuovere e seguire con passione e dedizione infaticabili sono fonte sicura di prestigio internazionale e motivo di orgoglio nazionale". "Nel rinnovarti gli auguri più affettuosi ti giunga a nome di tutti gli italiani il mio sincero ringraziamento
Ansa » 2007-04-22 10:46

mercoledì 11 luglio 2007

EX LIBRIS - Albert Einstein

La saggezza non è un prodotto
dell’istruzione ma del tentativo di
acquisirla, che dura tutta la vita.

Albert Einstein

L’AMACA di Michele Serra

Dicevano gli Hippies e altri liberi pensatori, non tanto tempo fa, che l’eros (“make love, nit war”) era la strada maestra della rivoluzione mondiale. La tesi era leggermente monomaniaca. Sta di fatto che, negli ultimi anni, tutte le pulsioni reazionarie, così bene riorganizzate attorno ai fanatismi religiosi e alle varie ortodossie confessionali, convergono nella repressione sessuale. Il caso dell’adolescente americano condannato a dieci anni di galera, in Georgia, per aver fatto sesso orale con una coetanea consenziente è semplicemente mostruoso, e l’America liberal ne sta facendo giustamente uno scandalo nazionale. Insopportabile anche l’aggressione che due Veri Maschi Islamici hanno attuato, a Milano, contro la coraggiosa, civile ragazza marocchina che si batte per i diritti delle donne immigrate, spesso pestate da padri e fratelli perché osano sentirsi padrone di se stesse e del proprio corpo. I codici patriarcali, i richiami all’appartenenza tribale, la Famiglia brandita come una clava, la violenza impaurita e infurentita nel nome del Padre rischiano di diventare (o sono già diventati) la forma corrente del Fascismo Mondiale, siano i giudici cristiani della Georgia o gli Imam fanatici a sferrare il colpo. Alziamo la guardia, e facciamo in fretta, o i nostri figli cresceranno in un mondo molto meno libero del nostro.

200 ANNI FA NASCEVA GARIBALDI EROE – ANTIEROE

Quel Garibaldi aveva due asini

Lui sì un riformista. Lui chi? Ma sì, Garibaldi Peppino! Impetuoso ma realista, perbene e coerente. Arretrava quando i rapporti di forza erano sfavorevoli. Ma non rinunciava a spostarli in avanti, quando le circostanze lo avrebbero consentito. E al “fine” ci lavorava sodo, preparandolo, preparandosi e non mollando mai. Aveva due asini a Caprera, lo sapevate? Uno lo chiamò Napoleone III e l’altro Pio IX. Quasi un “memento” scherzoso di ciò che restava da fare. Ebbe tanti avversari: i clericali, gli ultramoderati, i quietisti di sempre. E purtroppo anche Marx ed Engels, che detestavano lui e Mazzini: “i disgustosi italiani” li chiamavano. Ma si sbagliavano alla grande. Specie su Garibaldi, che come comandante valeva ben di più di Che Guevara. E infatti sostenne anche la Comune di Parigi, combatté contro la Prussica, e fu vero libertario che guardava alle leghe operaie e alle mutue di soccorso. Sì, Garibaldi era già un socialista per Italia. Uno dei nostri. Era persino pacifista, e rifiutava le guerre imperialiste e nazionaliste. Perciò tanto di cappello a quel vecchio mito, nel giorno del suo duecentenario. E altro che sciocchezze alla Galli Della Loggia, sul legame tra Risorgimento democratico, sovversivismo e Br. No, il sovversivo (timorato) resta lui: Galli. Proprio lui, che tempo fa si doleva della nazione italica assente, perché incapace di “essere per la morte” di fronte alla guerra! Eccola invece la lezione di Garibaldi: amare la patria fino al sacrificio di sé. Ma senza turgori irrazionali e retorica reazionaria. Perciò teniamole a mente queste cose, per misurare idee di uomini di ieri e di oggi. E per scegliere bene qual è la nostra Italia.
(Bruno Gravagnuolo – da l’Unità)

TIRA UNA BRUTTA ARIA di Carlo Damiani

Qualche mese fa i carabinieri mi avevano consigliato di rivolgermi al vigile, così avevo scoperto che la puzza terribile che periodicamente sentivo, quasi sempre di sera, era quella di certi “fanghi di depurazione” (la cui natura non sembrava essere nota – cosa di per sé un po’ inquietante…) che certe aziende erano autorizzate a disperdere sui propri campi (dietro compenso?).
La settimana scorsa ho trovato in campagna ma quasi a ridosso del paese… una montagna di prodotti del compostaggio provenienti da qualche impianto di raccolta differenziata: la puzza era quella. Si trovava sui campi di un’azienda orticola, pronta per essere mescolata al terreno come normalmente si fa con il letame.
Vi assicuro, amici lettori, che l’odore è il problema minore. Una stima approssimata mi ha permesso di valutare che almeno il 20% di quella “roba” è costituito da vetro, plastica, metalli ed altro che ad occhio nudo non è facile identificare.
1) Come c’è finita quella frazione di strani materiali in mezzo al compost di natura organica? La risposta è semplice: ci sono in giro un sacco di incivili che non hanno ancora capito come è necessario (solo con un po’ di buona volontà) effettuare la raccolta differenziata.
È illuminante al riguardo una visita e un’occhiata nei cassonetti o nei punti di raccolta dei rifiuti vegetali: ci ho trovato un water tempo fa… Potrebbe essere utile pensare a qualche buona soluzione per incoraggiare comportamenti corretti anche in ambito ambientale.
2) E’ necessario che gli organi competenti preposti al controllo e alla tutela della salute pubblica (Arpa, Asl) siano attivissimi con unità operative maggiormente dirette a sopralluoghi e controlli più che alla prassi burocratica.
3) Fino a che punto un agricoltore, un orticoltore può dimenticare che il rispetto per la terra che lavora non è solo una questione filosofica? I dati riguardanti le malattie tumorali indicano fra le categorie a maggior rischio anche chi lavora la terra (poi c’è pure la salute dei consumatori, che non è certo un argomento secondario ma, per ora, lasciamo perdere).
Serve l’attenzione dei cittadini e dell’Amministrazione comunale (che peraltro ha affermato interessamento al problema) per affrontare nel modo giusto la questione ambientale avendo come priorità e prospettiva la qualità della vita di tutti noi e di chi verrà dopo di noi.
(c.d.)

L’ISOLA ECOLOGICA di Samuele Begni

Illustre esclusa dalla vita pubblica dei Medolesi, l’isola ecologica intraprende la sua azione di protesta aprendo filiali e succursali in rioni, frazioni ed aree verdi del territorio comunale riaffermando, sia pure per mano del cittadino incivile, la propria utilità al servizio della Comunità medolese, invocando il suo diritto di esistere in luogo degno, dove riaccorpare le nuove ed emergenti minidiscariche. Nell’attesa di riscontro positivo dai suoi concittadini, l’isola ecologica sentitamente ringrazia.
SAM

DENTRO LA NOTIZIA di Franca Caiola

La libertà d’informazione è uno dei principali indicatori del grado di democrazia di un Paese.
L’informazione oggi è abbondante e molto rapida: non conta tanto la profondità, ma piuttosto la velocità, arrivare prima degli altri e soprattutto catturare l’attenzione del lettore, magari con titoli “ad effetto”. Sono pochi i giornali (per non parlare di radio e tv) che cercano di approfondire l'argomento e dare spazio alla riflessione, per cui le persone ricevono sì molte informazioni, ma in modo superficiale che, spesso, travisa il vero significato e il senso di ciò che accade. Inoltre, gli organi di informazione vengono spesso usati a sostegno degli interessi di alcuni gruppi di persone che hanno il potere in quel momento o che hanno più risorse economiche a tutto discapito dell’obiettività e della fondatezza dell’informazione stessa. Diventa perciò determinante l’approccio che si ha nei confronti delle informazioni che ci vengono proposte. Credo che la cosa più importante sia leggere, ascoltare e poi cercare di approfondire in proprio per capire.
Parliamo di Medole e facciamo un esempio.
Se io leggo o sento dall’informazione locale che l’Amministrazione comunale sta pensando di costruire un nuovo Asilo nido motivando la cosa con dichiarazioni del tipo: “mancanza di notizie relativamente a questo progetto da parte di un altro Ente (nel nostro caso, la Fondazione Isabella Arrighi)”, allora penso – beh, hanno ragione, l’asilo nido è una necessità, se non sono sicuri che qualcun altro lo sta costruendo, è giusto che ci pensino loro! – Però poi, interessandomi un po’ di più, scopro che il Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione è anche Consigliere comunale; allora c’è qualcosa che non torna: come può una persona non avere informazioni da se stesso? Indagando ancora un po’ scopro che il Consiglio della Fondazione è costituito, oltre al Vicepresidente, da tre donne assolutamente decise a portare avanti il progetto “Asilo nido” (ed in effetti i lavori di ristrutturazione dello stabile destinato a questo scopo sono sotto gli occhi di tutti). Non si vogliono qui trarre conclusioni affrettate, ma un dubbio sorge spontaneo: non sarà, per caso, la “mancanza di notizie” un pretesto utilizzato per non sostenere la Fondazione nella realizzazione dell’asilo per qualche strano e “incomprensibile” motivo o pregiudizio?
Quello che è certo è che l’Amministrazione comunale non dovrebbe perdere di vista l’interesse della collettività scaricando totalmente l’onere di un servizio importantissimo come è l’Asilo nido ad un Ente che, al contrario, nella persona della sua agguerrita Presidente e di altre due donne eccezionalmente determinate, non si fa fuorviare da ragioni e interessi politici, e si sta battendo coraggiosamente per fornire alle famiglie un aiuto vero e concreto. Una maggior collaborazione in questo senso da parte dell’Amministrazione comunale potrebbe evitare incomprensioni e sperpero di denaro pubblico.
Non succede solo nell’informazione, purtroppo la superficialità e la visibilità hanno spesso il sopravvento anche nelle nostre valutazioni sull’operato di chi ci governa, a discapito della bontà e della necessità delle opere realizzate. Sarebbe utile, invece, non fermarsi all’apparenza, ma sviluppare una mente critica, capace di cogliere la sostanza delle cose. Dovremmo cominciare a chiederci – bello questo, ma ci serve davvero? O non sarebbe invece stato meglio utilizzare le risorse per qualcosa di più utile alla comunità?
(f.c.)

domenica 3 giugno 2007

VIVERE UNA SOLA VITA di Ndjock Ngana

Vivere una sola vita
in una sola città,
in un solo paese,
in un solo universo,
vivere in un solo mondo è prigione.
Conoscere una sola lingua
un solo lavoro
un solo costume
una sola civiltà
conoscere una sola logica è prigione.

Ndjock Ngana
Poeta camerunense che vive a Roma, autore della raccolta di poesie Nhindo nero.

DONNE D’AFRICA di Giulia Redini

Sono leader, sono studiose e ricercatrici, sono mamme, sono africane… sono donne. Donne che lottano, che sperano, che sognano, donne che credono nel futuro del loro Paese, l’Africa, e si impegnano perché di un futuro, per il loro Paese, si possa ancora parlare.
Tra gli altri, tre i nomi più importanti: Luisa Dias Diogo, primo ministro del Mozambico, Wangari Maathai, Premio Nobel per la Pace 2004 e Ellen Johnson Sirleaf, prima presidentessa africana in Liberia.
Mozambico, Kenya e Liberia. Tre nomi, tre realtà, un destino comune: vivere, con dignità, senza sofferenza, senza miseria e senza guerra. È questo uno degli obiettivi della premier Luisa Diogo, considerata una delle personalità politiche più potenti e influenti del mondo. Alla guida del Mozambico dal 2004, è economista e Ministro delle Finanze in un Paese in cui, prima del suo intervento, “sottosviluppo” era la parola che più si adattava alle condizioni ambientali e umanitarie del Paese. La strategia della “premier” mira ad incrementare i tre aspetti essenziali della vita di una comunità: l’istruzione, l’assistenza sanitaria e il lavoro, per tutti, in un contesto in cui le strutture pubbliche e il potenziale privato possano collaborare perché ciò sa realmente possibile…
ma “Senhora Mozambico”, oltre a restituire dignità al suo Paese, risollevarne l’economia e trovare la forza di guardare al futuro trovando nelle risorse del territorio il più grande obiettivo per lo sviluppo, crede fortemente nel valore e nell’importanza delle donne, che considera “la soluzione”, a patto che si crei “lo spazio perché possano dimostrare le capacità” di cui dispongono.
E donna è anche Wangari Maathai, biologa, sottosegretario al Ministro dell’Ambiente e delle Risorse Naturali del Kenya e prima donna africana a essere insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2004, attiva nella lotta per la preservazione dell’ambiente e nella difesa dei diritti umani, in particolare delle donne.
Fondatrice del “Movimento cinture verdi” Green Belt, formato da donne che dal 1977 hanno piantato, in Kenya e in altri paesi africani, più di 30 milioni di alberi, “i semi della pace”, ha saputo combinare scienza, impegno sociale e politica attiva, coniugando il problema ecologico a quello occupazionale, incrementando la centralità della figura femminile nel mondo rurale e assicurando le basi per lo sviluppo ecologicamente sostenibile. L’ecologista keniana è, infatti, fermamente convinta che “la protezione dell’ambiente sociale sia direttamente collegata al mantenimento della pace” e sottolinea che, per il mondo, è arrivata l’occasione di “cambiare il modo di pensare”.
Fiduciosa che il suo Nobel sia indicatore del fatto che la questione ambientale debba essere messa al centro delle politiche nazionali, che le risorse debbano essere gestite in maniera più costruttiva, per il bene della gente, e che le ricchezze debbano essere distribuite più equamente, adottando processi democratici perché i popoli possano essere in grado di svilupparsi e uscire dalla povertà, Wangari Maathai è ottimista riguardo al futuro del proprio Paese, un paese ricco di potenzialità e risorse, seppur nella miseria dell’ignoranza e della mancanza di volontà delle personalità politiche di creare benessere per la popolazione.
Nonostante le tante difficoltà che ha dovuto affrontare per affermare la sua idea di democrazia, pace e sviluppo sostenibile, ha saputo dimostrare che cambiare governo democraticamente, senza guerre o spargimento di sangue, è ancora possibile. Consapevole che i problemi non sono finiti e che ci sono ancora tante questioni da affrontare, continua, sempre più fiduciosa, ad amare il suo Paese e a promuoverne lo sviluppo, eliminando la povertà e lottando per “seminare la pace”.

In Liberia, dopo aver affrontato il carcere e l’esilio per aver avuto il coraggio di contestare il regime dittatoriale e aver reagito alla guerra civile che da anni stava devastando il Paese, Ellen Johnson Sirleaf, la “Iron Lady”, è diventata, alla fine del 2005, la prima presidentessa africana, sconfiggendo in campagna elettorale l’ex calciatore George Weah, mito delle giovani generazioni.
Ellen Johnson Sirleaf, già madre di quattro figli, ha dichiarato di voler diventare “la mamma di tutti i Liberiani” per offrire un futuro al proprio Paese. Nella suo programma politico hanno particolare rilevanza la lotta alla corruzione e la “libertà” della popolazione liberiana.
Una personalità importante, in Africa, alla quale sono stati conferiti diversi premi. Tra i molti, il Premio Franklin Delano Roosevelt per la Libertà di Parola nel 1988 e il premio della leadership per l’Africa per la Fine Sostenibile della Fame nel 2006.
L’Africa ce la può fare, anche grazie a queste donne.
L’Africa è solo un esempio… donne così esistono in tutto il mondo: per questo anche il mondo ce la può fare.
(g.r.)

2007 ….. IL MEDIO EVO E’ ALLE PORTE di Samuele Begni

Fra gli argomenti illustrati dalla cronaca degli ultimi mesi, uno dei più discussi e controversi è sicuramente stato il disegno di legge che avrebbe dovuto regolamentare diritti e doveri di coppie di cittadini che hanno scelto l’unica alternativa attualmente possibile al contratto matrimoniale: la convivenza.
Questa condizione, inizialmente definita PACS (abbreviativo di Patto Civile di Solidarietà), successivamente convertita in DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente Conviventi), coinvolge una ormai ampia parte della popolazione, Italiana ma non solo.
In prima analisi, ai vertici delle nostre istituzioni, emergono le diverse posizioni dei gruppi e dei partiti:
- vi è chi dichiara la necessità di generare un regolamento per coloro che lo richiedono;
- c’è chi sostiene il contrario;
- qualcuno si mantiene sul vago, quasi ad ambire al consenso degli uni, dribblando il dissenso degli altri;
- poi, in forma extra costituzionale, ma non per questo meno influente, vi è l’esortazione della Chiesa, la cui posizione è sicuramente la più chiara ed intransigente.
Osservando un po’ più approfonditamente le opinioni espresse dai vari gruppi e le relative posizioni assunte, emergono le motivazioni più disparate.
Tra i favorevoli al riconoscimento delle “Coppie di fatto”, si rivendica il loro diritto ad avere un regolamento, perché anche una “coppia di fatto” può dare luogo ad una “famiglia di fatto”, perché i figli che ne derivano non sono meno amati degli altri e perché contribuiscono, come tutti, alla vita sociale del Paese.
Tra i contrari, si ritiene che questo nuovo regolamento darebbe luogo a famiglie di serie B, alcuni lo ritengono una minaccia per la famiglia tradizionale, altri pericoloso per i minori inseriti in questa condizione, altri ancora, invece, vi intravedono un omaggio al disimpegno.
A fronte di tanto e tale fermento sorge naturalmente qualche considerazione.
Il fatto che il numero delle coppie che contraggono il matrimonio sia in costante diminuzione a favore, per ora, di coloro che scelgono di convivere, mette alla luce che, per una serie di motivi più o meno edificanti, l’istituzione matrimonio pare non rispondere più così efficacemente alle necessità espresse dalle persone che intendono condividere la loro vita.
Probabilmente è forse il caso di tenere conto che il contratto matrimoniale che ha regolato per secoli la vita familiare è stato concepito in società molto diversa da quella odierna.
È pur vero che si è più volte modificato nel tentativo di meglio adattarsi alle lente evoluzioni delle società dei periodi scorsi.
Detto ciò, stuzzichiamo un po’ la nostra razionalità tentando di stimare i reali effetti di un’alternativa a questa Istituzione …
Innanzi tutto, non viene ipotizzata alcuna modifica all’Istituzione Matrimonio, chi intende contrarlo ne ha comunque sempre la possibilità, pertanto penso che la famiglia non ne esca precarizzata, o meglio, non sicuramente per questo motivo.
Prendendo a cuore poi la gestione dei minori, va ricordato che un rigido regolamento dedicato alla loro tutela è già in vigore e verrebbe esteso poi a qualunque alternativa al matrimonio; sotto questo aspetto, quindi, per i minori non sembrano emergere minacce ulteriori a quelle legate alla quotidianità.
Di conseguenza, tutto fa supporre che tanto baccano sia dettato da altre reali motivazioni.
Un aspetto di questa vicenda è che l’eventuale approvazione di questa legge non sancirebbe l’esistenza o meno di queste unioni alternative, peraltro mai state in discussione, ma le riconoscerebbe prendendone coscienza anche in forma giuridica, più semplicemente regolerebbe quanto già in essere!
Anche sotto questo aspetto, dunque, non deriverebbero sostanziali modifiche alla nostra cara società.
Valutato il tutto, invece, sotto un altro punto di vista, diciamo anche in modo più intransigente, potremmo ipotizzare di creare sbarramenti ed ostruzionismi a questi movimenti, ma, in questo caso, a che cosa dovremmo prepararci? Senza alcun dubbio, irrigidimento e varie forme di esasperazione delle forze in campo sono, quanto meno, probabili. E poi…?
…e poi, se con un po’ di obiettività fossimo in grado di ricordare e leggere il passato, esso ci rammenterebbe che le varie forme di proibizione e di messa al bando hanno, per lo più, dato luogo a clandestinità o a condizioni accomunabili ad essa.
Penso, in buona sostanza, che in queste condizioni la richiesta di un’alternativa, in qualche modo, debba essere accolta, se non altro perché l’onere di questa scelta graverebbe comunque su chi la contrae.
Potrebbe poi non essere la soluzione ottimale, ma ogni miglioramento ha sempre avuto per madre l’esperienza, anche la più spiacevole e difficoltosa.
Tutto ciò nell’intento di dare modo a queste realtà di destinare le proprie risorse non più alla lotta per essere riconosciute dalla società, ma all’impegno per esserne meglio partecipi.
Pur essendo perfettamente legale, ritengo moralmente discutibile da parte di chiunque non direttamente coinvolto da tale proposta, l’utilizzo del proprio potere mediatico e dell’influenza della propria opinione sulle coscienze, volto ad indirizzare l’azione di forze libere e politiche nel tentativo di ostacolare l’affermarsi di …….LIBERTA’.
(s. b.)

LODE AL DUBBIO di Stefano Bottoglia

Prima di cominciare sgombriamo il campo dagli equivoci: non ho intenzione di avventurarmi in una dissertazione sul dubbio né di commentare la poesia di Bertolt Brecht della quale ho preso il titolo di questo articolo; desidero soltanto aggiungere qualche dubbio al lettore.
Già perché credo così di far cosa utile e nel contempo di tranquillizzare quei lettori che hanno percepito i miei sogni di un mondo migliore (si veda lo scorso numero di Medoleggendo) come fossero la convinzione assoluta d'essere nel giusto???
So bene che questo mio intento è un po' fuori moda. Questi sono i tempi in cui i decisionisti vanno per la maggiore, quasi che il dubbio fosse un'espressione di debolezza; sarà, ma io continuo a vedere nel dubbio un ottimo carburante del buon senso.
Ma passiamo ai fatti se no rischio di disobbedire alla premessa.
Il primo dubbio che desidero seminare è: delegare o non delegare? Più precisamente: è preferibile un amministratore pubblico che delega molto o uno che delega poco?
Iniziamo parlando dell'esercizio del potere. Tutti concorderanno se affermo che l’apparato amministrativo risulta tanto più efficace quanto minore è il numero dei soggetti coinvolti nel processo decisionale. Un po' come sui velieri dei passato, il capitano decideva per tutti e l'ammutinamento era punito con la morte. Però il sistema funzionava.
Anziché cercare un punto debole in questo ragionamento mi sembra più interessante chiedermi se è davvero l'efficienza l'obiettivo di un'amministrazione?
Torneremo su questa domanda più tardi, ora facciamo un esempio.
Parliamo delle commissioni. Anche nei piccoli comuni esistono le cosiddette commissioni consultive; ovvero gruppi di persone che, avendo una particolare esperienza o sensibilità, forniscono, su determinati temi, delle indicazioni di comportamento agli amministratori.
Ricordo che tali indicazioni non sono vincolanti per gli amministratori che possono ignorarle senza alcuna conseguenza.
Le commissioni si occupano principalmente di aree importanti della società: l’edilizia, i servizi sociali, la biblioteca, ecc.
Un aspetto importante delle commissioni è la loro composizione. I membri sono sia soggetti segnalati dalla maggioranza che dalla minoranza.
Ora veniamo alla nostra domanda iniziale: le commissioni aiutano l'efficienza? Forse no. Se l'amministratore vuole prenderle sul serio deve sottoporre ad esse le questioni più significative, deve attendere che si riuniscano e che prendano una decisione, ed infine deve valutare tale decisione. Se poi lo stesso amministratore non concorda con la commissione, deve persino giustificare il suo dissenso, magari con delle motivazioni valide.
Per non parlare poi dell’autonomia di queste commissioni; se prendono iniziative non gradite all’amministratore, è come avere una serpe in seno.
Che seccatura! Molto meglio abolirle. O se proprio non si ritiene elegante farlo si può sempre farle diventare un fatto più formale che sostanziale.
Sì direi che questa seconda strategia è meno impopolare: tanto chi se ne soffre? La democrazia? Sì, forse così facendo ci sarà un po’ meno democrazia, ma quanti cittadini se ne accorgeranno? Sono sempre così indaffarati.
Se vogliamo davvero ottenere l'attenzione (e non solo quella) di questi cittadini un po' disattenti meglio puntare sulle opere pubbliche. Non importa se sono anche necessarie. L'importante è che siano visibili, molto visibili, meglio se posizionate in un punto dove passano tutti.
Ma torniamo ai nostri dubbi. E chiediamoci se almeno nella gestione dei servizi la delega risulta vincente. Anche in questo caso la risposta appare limpida. Un ente privato farà meglio di quello pubblico, quindi via! A ruota libera. Deleghiamo più che si può.
Sarebbe troppo facile dire che ente privato non è una garanzia, che è la sua efficacia dipende da come l'ente è gestito, da quali persone e con quali regole; ma non è questa la mia obiezione.
Sono più preoccupato per la perdita di controllo.
E' così comodo e rilassante affidare integralmente un servizio ad un terzo che poi scappa la voglia di verificare che agisca sempre nell'interesse del cittadino. E ancora: quando lo scenario muta ed il servizio è in mano al privato, sarà lui a riorganizzare, con la sua logica economica, che può non essere socialmente ideale.
E' un po' come comprare a scatola chiusa. Se faccio un accordo pluriennale, ad esempio per la gestione dei rifiuti, e poi mi accorgo di aver sbagliato qualcosa, non è semplice fare retromarcia.
Se invece lo gestisco con contratti annuali, avrò più seccature e forse qualche condizione meno favorevole, ma potrò cambiare rotta più facilmente.
A volte le cose scappano di mano. Se non si pone molta attenzione può capitare che un ente esterno che si occupa della nostra acqua, applichi all'inizio tariffe più abbordabili e poi appena può alza i prezzi in modo robusto.
Un altro caso potrebbe essere il teatro e approfittiamo per fare un bel complimento a chi ha fatto rivivere il nostro bel teatrino medolese.
Ma anche qui emerge un rischio. Se ci si affida ad un solo soggetto esterno per l'organizzazione degli spettacoli teatrali, questo proporrà il suo modo di vedere il teatro. Per quanto costui sia preparato ed animato da buone intenzioni è naturale che venda ciò che ha da vendere. Concordo che affrontare il mare aperto può fare paura, ma è l'unico modo per imparare a navigare.
Ma ora finiamo in bellezza con un augurio. Che il dubbio possa visitare spesso gli uomini di buona volontà e che permetta loro di non farsi intrappolare dalla tirannia dei risultati immediati. Che possano avere cieli limpidi per guardare ad un futuro più lontano senza dimenticare il passato che a volte può essere rappresentato anche da ex combattenti e reduci di poche pretese.
(s.bo.)

ASILO NIDO DIMENTICATO di Giovanni B. Ruzzenenti

Percorrendo Via Cavour, si nota con evidenza il rapido proseguimento dei lavori di ristrutturazione della corte denominata “Porta Rossa” di proprietà della Fondazione “Isabella Arrighi” (ONLUS senza scopo di lucro).
Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione con coerenza e determinazione sta realizzando i locali necessari ad ospitare l’Asilo Nido pubblico ampliato in forma adeguata alle esigenze della Comunità medolese.
L’Amministrazione Comunale, che detiene la maggioranza, dopo aver avanzato lo scorso anno qualche generica enunciazione di interesse verso il progetto, non ha assunto alcun impegno concreto, scaricando alla Fondazione il pesante onere economico di costruzione ed il rischio che i nuovi locali rimangano inutilizzati.
Quest’ultima non è un’ipotesi molto remota dato che, recentemente, l’Amministrazione Comunale ha fatto circolare la notizia (anche sulla stampa) della istituzione di un altro Asilo nido attraverso l’utilizzo di altri locali appositamente acquisiti.
Ma sì, a Medole possono permettersi il capriccio di sperperare i nostri soldi per costruire doppioni di strutture e, contemporaneamente, chiudere servizi molto utili (esempio, piazzola per la raccolta differenziata dei rifiuti, oppure il rifiuto di asfaltare via XX Settembre offendendo i cittadini residenti) adducendo come motivazione la mancanza di denaro.
Ora non è più tempo di giochetti di prestigio; l’Amministrazione Comunale recuperi rapporti che, colpevolmente, ha dilapidato. Le famiglie sono trepidanti nelle liste d’attesa per inserire i propri bimbi nell’Asilo nido che deve avere titolarità istituzionale pubblica, in convenzione con la Fondazione Isabella Arrighi.

(g.b.r.)

MEDOLE: GLI ERETICI E LA GHIAIA di Giovanni B. Ruzzenenti

Il 25 Aprile, durante la manifestazione che avrebbe dovuto essere la rievocazione e celebrazione della riconquistata libertà, il Sindaco ha pronunciato un retorica omelia stracolma di appelli ripetuti, ripetuti, ripetuti ed ancora ripetuti, volti all’unità fraterna di tutti, superando la distinzione tra partiti politici. Dobbiamo avere tutti il Suo “pensiero unico”.
Subito dopo, per dare più apparenza alla propria immagine, nei comunicati stampa ignora completamente l’”Associazione Reduci ed Orfani di guerra”, la quale, nonostante qualche difficoltà connessa all’età anagrafica, continua ad essere protagonista organizzativa di queste ricorrenze.
Tre giorni dopo, il 28 Aprile, in coda alla riunione del Consiglio Comunale, dimentico del discorso di tre giorni prima, provvede con virulenza a dividere le Associazioni di volontariato e sportive in buone (quelle composte da persone che presume suoi seguaci) e cattive (le altre, composte da persone non genuflettenti al Suo “pensiero”).
Altri tre giorni, è il 1° Maggio: organizza con molta esteriorità un’altra cerimonia nel lusso della retorica, in piazza, con la presenza del Presidente della Provincia di Mantova.
Dato che il Presidente della Provincia appartiene ad una coalizione politica avversaria a quella del nostro Sindaco, molto probabilmente non è casuale l’averlo invitato proprio in questi giorni. L’antefatto: nei mesi scorsi la Giunta comunale di Medole ha autorizzato l’escavazione di quasi un milione di metri cubi di ghiaia (oltre al Piano Cave che già prevede nove milioni di metri cubi da scavare in dieci anni) senza acquisire il doveroso parere dell’Amministrazione della Provincia che è titolare della gestione del Piano provinciale cave. Ora il Sindaco si trova inguaiato ed è stato costretto a sospendere l’escavazione; allora potrebbe tornare utile “leccare” il Presidente della Provincia, anche se di coalizione avversa, nella speranza (vana, conoscendo il Presidente) di combinare qualche intrallazzo riparatore; alla faccia dei principi sulla salvaguardia del territorio, tanto sbandierati nel programma elettorale.
Infine rimane il dilemma di sempre: saranno “eretici” coloro che dicono “pane al pane e vino al vino” e per questo arsi sul “rogo”, oppure lo sono coloro che nelle occasioni sacre predicano bene, ma poi, usciti dal luogo santo e richiusa la porta alle spalle si comportano nei fatti secondo “valori” opposti: arroganza, prepotenza ed opportunismo?
(g.b.r.)

EX LIBRIS - Cartesio _

Poi, viaggiando,
potei constatare
che non tutti quelli
che sentono in modo
contrario da noi
sono per questo
barbari o selvaggi

Cartesio «Discorso sul metodo»

TERMOVALORIZZATORI ??? di Franca Caiola

La puntata di “Annozero” di Michele Santoro dello scorso 5 Aprile ha trattato temi di notevole interesse per l’opinione pubblica poiché, anche da questo, dipende la qualità della nostra vita e l’avvenire delle generazioni future: smaltimento dei rifiuti, inceneritori, raccolta differenziata. Tra le persone intervistate, abbiamo potuto ascoltare l’esplosivo Beppe Grillo con le sue invettive contro gli inceneritori, o come si preferisce chiamarli “TERMOVALORIZZATORI”, ma anche le considerazioni basate su studi approfonditi del Prof. Marino Ruzzenenti, autore del libro "L'Italia sotto i rifiuti", nel quale affronta il problema partendo da Brescia, dove funziona da anni il più grande e moderno inceneritore d’Europa, proposto da molti come soluzione ideale perché, si dice, elimina le discariche e, bruciando l’immondizia, la trasforma in energia “pulita e rinnovabile”. Il libro smentisce questa tesi con ampie e documentate argomentazioni volte a dimostrare i livelli di tossicità degli agenti inquinanti, fra cui diossine e metalli pesanti, prodotti dall'incenerimento. Le intenzioni all’inizio erano lodevoli: l’inceneritore era nato, in teoria, per adempiere a una direttiva comunitaria che richiede la riduzione della quantità di rifiuti da smaltire in discarica; l’obiettivo era il “sistema integrato” costituito dalla raccolta differenziata di tutto il riciclabile e dall’incenerimento (privo di emissioni inquinanti) del residuo, utilizzando i rifiuti come combustibile per alimentare una centrale termoelettrica capace di produrre energia e riscaldare le abitazioni.
E in effetti quest’ultimo obiettivo è stato raggiunto, ed è sicuramente vantaggioso per l’ASM (società costruttrice e gestore) e per il Comune che ci guadagnano vendendo energia e acqua calda e potendo contare su incentivi statali e sul contributo dei cittadini che, oltre a pagare per la raccolta pagano anche per l’incenerimento dei rifiuti; il costo, però, si è scoperto e si sta finalmente ammettendo che è in realtà spaventoso dal punto di vista ambientale e della salute delle persone.
“In sostanza – sostiene un ricercatore sulle nanopatologie – con gli inceneritori ci ‘liberiamo’ sì di una tonnellata di rifiuti estremamente grossolani, ma non facciamo altro che trasformarli in una tonnellata di fumi, contenenti una notevolissima quantità di sostanze tossiche, che ritroviamo nell’aria che dobbiamo respirare. Senza considerare gli altri scarti che devono essere smaltiti in discariche speciali”.
L'inceneritore inoltre, contrariamente alle intenzioni iniziali, per risultare economicamente conveniente, deve essere alimentato da una quantità ingente di rifiuti, per cui bisogna aumentarne la produzione (in netta contraddizione con la direttiva comunitaria), importarne da altre zone (compresi i rifiuti speciali) e anche scoraggiare di fatto la raccolta differenziata: carta, cartone, plastica e altri materiali invece di essere riutilizzati vengono bruciati per non sottrarre potere calorico all’inceneritore.
Un’altra importante considerazione riguarda il discorso energetico: il teleriscaldamento ottenuto con l’acqua calda recuperata dalla centrale termoelettrica connessa all’inceneritore sta facendo sostituire l’uso del gas con quello dell’energia elettrica con conseguente continuo aumento del consumo della stessa quando, invece, è ormai universalmente riconosciuta l’assoluta urgenza del suo contenimento visto l’alto costo di produzione.
L'Unione europea ha attivato una procedura di infrazione contro l’inceneritore di Brescia, che sta funzionando senza che sia mai stata fatta una valutazione di impatto ambientale. Ora, sembra che la Finanziaria 2007 abbia escluso i rifiuti non biodegradabili (plastiche ecc.) e il Cdr (combustibile da rifiuto) dal beneficiare degli incentivi destinati alle fonti energetiche rinnovabili, riportando la normativa italiana entro le corrette indicazioni UE.
I sostenitori degli inceneritori, naturalmente, sono in allarme per questo e sostengono, a loro beneficio, che se si bloccano gli inceneritori si vogliono le discariche, mentre non dicono che sono necessarie moltissime discariche per collocarvi i rifiuti prodotti dalla combustione divenuti, tra l’altro, anche pericolosi.
“Se la quantità dei rifiuti prodotti è l’indice del grado di “sviluppo” o, meglio, del livello “consumistico” raggiunto da certa società, il modo come questi vengono trattati ne è invece l’indicatore del grado di civiltà e cultura”.
Il libro mette a confronto due esperienze opposte nella gestione dei rifiuti:
- il caso virtuoso del consorzio veneto Priula (del quale abbiamo già parlato precedentemente), che considera la gestione dal punto di vista ambientale ponendosi come obiettivo una forte riduzione dei rifiuti e un cospicuo riciclaggio, nella prospettiva del "rifiuto zero";
- il caso dell'inceneritore ASM di Brescia il cui fine è chiaramente e unicamente il risultato economico alla faccia del “patto ambientalista” propagandato all’inizio, quando occorreva conquistare l’opinione pubblica.

Molti amministratori hanno imparato bene la lezione e sono abilissimi nel costruire giustificazioni e aspetti positivi quando vogliono far digerire all’opinione pubblica qualche azione non propriamente vantaggiosa per i cittadini ma molto per loro stessi. Restringendo il campo e facendo un collegamento con il nostro Comune, per esempio, alcune decisioni prese recentemente vengono presentate in un modo, mentre la sostanza è tutt’altra. Un esempio? La chiusura della piazzola ecologica è stata preceduta e accompagnata da una campagna rivolta ad esaltare i provvedimenti assunti a favore della raccolta differenziata, che peraltro nel nostro comune funzionava già da anni; è stata incrementata con la raccolta dell’umido e questa è senz’altro una buona cosa, mentre molto discutibile è la sostituzione della piazzola con antigienici ed antiestetici cassonetti per il verde disseminati per il paese, dove in realtà confluisce di tutto, con conseguente malumore dei cittadini che se li trovano vicini a casa, e con la raccolta porta a porta degli ingombranti previa prenotazione, trasformando in richiesta quello che è un sacrosanto diritto ad un servizio.
(f. c.)

SALVIAMO LA COSTITUZIONE lettera del Presidente Scalfaro

Come già reso noto a suo tempo, Medoleggendo aderisce al Comitato per la salvaguardia della Costituzione che ha promosso il Referendum svoltosi lo scorso anno con il positivo risultato che ha permesso di salvare l’originalità della nostra Carta Costituzionale. Nell’approssimarsi del 2 Giugno (Festa della Repubblica) rendiamo pubblica la lettera pervenuta dal Presidente del Comitato Nazionale e Presidente emerito della Repubblica On. Oscar Luigi Scalfaro.
Aprile 2007.
Lettera del Presidente Scalfaro
ai Comitati Salviamo la Costituzione.

Mercoledì 18 aprile scorso si è riunito a Roma l'esecutivo dei Comitati - Salviamo la Costituzione - nella veste e nella responsabilità di componenti del "Comitato promotore per il referendum" che circa un anno fa (25 e 26 giugno) premiò le nostre fatiche e quelle di migliaia di amici di ogni parte d'Italia, con un travolgente risultato: votarono almeno 16 milioni di cittadini e con oltre il 60 per cento di voti fu bocciata la riforma presentata dalla -Destra- che voleva demolire l'impostazione data dai Costituenti alla nostra Carta con la posizione centrale del Parlamento, cioè della voce e della volontà del popolo italiano, segno fondamentale di una democrazia.
Ci siamo riuniti per iniziare la procedura per trasformare il nostro -Comitato nazionale-, nato per proporre il referendum, in "Associazione" con lo stesso nome e lo stesso scopo. Entro maggio la trasformazione in Associazione sarà definita con atto notarile.
Si, perché c'è ancora da temere che si vogliano cambiare "i connotati" alla nostra legge fondamentale approfittando della modifica della legge elettorale.
Sentiamo il dovere di tenere gli occhi aperti per non pentirci inutilmente domani, se la Costituzione dovesse subire danni gravi. Sappiamo che in varie parti d'Italia i nostri amici dei Comitati per la difesa della Costituzione, e non solo loro, vivono le stesse nostre preoccupazioni. Ci si chiede cosa poter fare di efficace per una vera e valida difesa della nostra Carta Costituzionale. Il parere unanime si è concentrato anzitutto sulla indispensabilità di rivolgerci al Parlamento, perché non lasci ulteriormente dormire le proposte di legge da tempo presentate riguardanti l'art. 138 e tendenti a impedire che ogni riforma costituzionale venga approvata con la maggioranza semplice. E' stato l'impegno solenne di grandi partiti, e soprattutto del programma dell'Unione che ha vinto le elezioni.
Non possiamo tradire questa promessa che è garanzia essenziale per la nostra Costituzione per impedire "il delitto" di apportare modifiche con la sola maggioranza governativa. Dunque ogni iniziativa che vuole che le modifiche costituzionali siano affrontate e approvate con maggioranza qualificata, non più con maggioranza semplice, ci trova d'accordo. Ma non dimentichiamo che la nostra forza nella battaglia dell'anno scorso per il referendum, è stata la eccezionale unità di intenti e di azione. Stiamo attenti a non dividerci con proposte concrete multiple che darebbe forza alla tesi di lasciare il 138 come è: danno grave e vero tradimento degli impegni presi e proclamati.
Sono convinto che nostro compito è solo quello di lanciare il chiaro allarme politico: con la modifica del 138, la Costituzione deve essere messa in sicurezza per impedire altre prepotenze come quella che il popolo italiano bocciò solennemente il giugno scorso. Questo è il nostro primo impegno che vogliamo discutere con i Parlamentari proponenti di analoghe proposte di legge, per poi chiedere udienza al Presidente della Repubblica e ai Presidenti di Camera e Senato al fine di comunicare ufficialmente questa nostra proposta politica. Potrebbero essere assai valide iniziative di non difficile attuazione come manifestazioni con qualche striscione che richiami la rinnovata difesa della Costituzione, il dovere morale di rispettare il voto del giugno 2006 e richiami il doveroso rispetto dell'impegno assunto solennemente di mettere in sicurezza l'art. 138.
Auguri di buon lavoro con la fede e l'entusiasmo di chi ci crede.
Vi terremo a conoscenza di ogni seguito.
Con affetto, f.to Oscar Luigi Scàlfaro
2 Giugno FESTA DELLA REPUBBLICA

L’AMACA di Michele Serra

Nella hit-parade dei problemi che mi assillano, direi che la minaccia incombente della poligamia arriva intorno al duecentesimo posto, subito dopo l’aumento del prezzo dei semi di sesamo. Ma devo essere distratto: perché, secondo Magdi Allam, la poligamia dei mussulmani in Italia rappresenta invece “un fenomeno sociale e giuridico che oggi rischia di scardinare l’istituto della famiglia monogamica che è alla base della civiltà occidentale”. Allarme lanciato sulla prima pagina del “Corriere della sera”, mica al bar sotto casa. Non che l’impatto con l’Islam sia un problema da poco: ma affrontarlo così, con questi toni da ultimi giorni di Pompei, con questo sguardo da supercivilizzati che osservano con orrore l’arrivo dei barbari, serve a qualcosa? Siamo sicuri che la “civiltà occidentale” (quale tra le varie) si fondi sulla “famiglia monogamica”? È un criterio socialmente condiviso, questo, oppure tipico di una concezione cattolico-confessionale della società? E gli scapoli? E gli sterili? E gli omosessuali? E i bigami e i puttanieri nostrani? Che ne facciamo di tutta questa gente, li spediamo oltremare insieme ai saraceni?

EX LIBRIS - Seneca

Il vento non soffia mai
dalla parte giusta
per chi non sa dove andare

Seneca

IRONICHE MEDITAZIONI di Giovanni Magnani

PAPPAGALLI, IMITATORI, PLAGIATORI
E LORO ALLIGNAMENTO

PAPPAGALLI – nome comune degli uccelli psittaciformi che vivono sugli alberi delle foreste tropicali di tutto il mondo eccetto l’Europa. Facilmente addomesticabili. Sono caratterizzati dai bei colori delle penne e dalla capacità di imparare a ripetere con particolare voce, parole, frasi, melodie e altro. Con riferimento a quest’ultima caratteristica le imitazioni avvengono meccanicamente e, ovviamente, senza capacità di capire ciò che si va dicendo. Il termine viene usato anche per denominare molti altri oggetti, qualità, specie ittiche, floreali, ecc…
IMITATORI – chi imita; chi nell’azione o in particolari opere cerca di imitare un modello. Chi, privo di originalità, fa imitazioni, cioè opere, azioni, iniziative ecc…contraffacendone le caratteristiche, plagiandole, ecc…
PLAGIATORI – chi commette atti di plagio. È possibile plagiare imitando, ripetendo pedissequamente idee, opere o iniziative dell’ingegno altrui spacciandole per proprie oppure sottoponendo un individuo al proprio volere esercitando su di lui un particolare ascendente intellettuale e morale in modo da ridurlo in uno stato di soggezione ecc…
I redattori dei testi di consultazione, a differenza della voce “Pappagalli”, non indicano per le voci “Imitatori” e “Plagiatori” le zone di provenienza o di allignamento. Infatti, sia per i primi, ormai di antica importazione, che per i secondi ovunque stanziali, non v’è necessità di prendere il treno, la nave o l’aereo per poterne verificare sembianze e comportamenti. Oggi come oggi basta uscire dalla porta di casa, muoversi un poco, guardarsi attorno, vedere, soprattutto vedere ma anche sentire e ci si accorgerà, senza troppe elucubrazioni, che tali specie non sono rare e per giunta contigue. Forse non allignano sugli alberi ma certo, si scusi il bisticcio di parole, in stanze a certe quote.
Prendiamola con filosofia e a proposito di imitazioni, plagi e pappagallegiamenti facciamo il verso (di proposito) ad Arbore: “meditate gente, meditate”. (g.m.)

EX LIBRIS - Erri De Luca

L’umanità sarà poca,
meticcia, zingara
e andrà a piedi.
Avrà per bottino la vita,
la più grande ricchezza
da trasmettere ai figli.

Erri De Luca
«Solo andata »

ANGOLO DELLA POESIA di Rosa Oliani

Futuro

Ci stiamo avviando
verso un futuro
nel quale solo gli sciocchi
saranno presi sul serio.
Gli altri
presi dal terrore
di essere ignorati,
si adegueranno
facendo di tutto
per mostrarsi
sciocchi anche loro.
Il saggio dice:
“se un uomo
ha una grande idea
di se stesso
si può essere certi
che è l’unica
grande idea
che ha avuto
in vita sua”.

(r.o.)

L’ALCOL: un fenomeno sociale allarmante…per anni sottovalutato! di Jessica Vanni

Col passare dei secoli e con il succedersi delle diverse civiltà il consumo di bevande alcoliche ha assunto diversi significati sociali.
Come la maggior parte di noi sapranno, il padre di tutte le bevande alcoliche è il vino, apprezzato dalla cultura contadina sulla base di solide e antiche tradizioni che attribuivano a tale sostanza un potere salutare e nutritivo.
Pensando ad oggi possiamo ancora dire con ferma convinzione che consumare alcol faccia buon sangue sempre e comunque? La cronaca odierna a livello nazionale e i dati raccolti dal Ser.D (servizio dipendenze) di Mantova sembrano cozzare con la stragrande maggioranza dei luoghi comuni che dipingono le bevande alcoliche come “sostanze ricreative” in grado di facilitare le relazioni e le proprie prestazioni di ruolo.
Purtroppo la realtà dei giorni nostri è caratterizzata da sempre più giovanissimi che consumano e abusano di alcol con l’illusione di divertirsi “di più”; figli e figlie, padri e madri, mariti e mogli che hanno aumentato i consumi alcolici, alcuni sostenendo di aumentare i sapori della tavola e altri ( i più) per addolcire talvolta il sapore amaro della vita.
Questi dati conosciuti, purtroppo, per lo più esclusivamente dagli addetti ai lavori hanno quasi dell’inverosimile in un Paese che ha approvato e legalizzato fino a ieri la produzione e la vendita “no-limits” di bevande alcoliche; un Paese che ci consiglia di bere una birra prima di compiere una scelta importante e ci ricorda che senza consumare alcolici è fortemente compromessa la buona riuscita di una festa.
Siamo tutti d’accordo che non sarà il proibizionismo a salvare i giovani sulle strade, ad annullare gli inserimenti (sempre in aumento) di persone in strutture specializzate nel trattamento delle alcoldipendenze e a proclamare la chiusura degli storici ed importanti gruppi di auto-aiuto come “Alcolisti Anonimi” e “Club degli Alcolisti in Trattamento”, ma forse è arrivato il momento di allarmarsi di fronte al continuo aumento del consumo di bevande alcoliche e di informare le persone che è possibile ottenere effetti piacevoli dall’alcol solo se lo si consuma con moderazione poiché l’alcol se consumato in massicce quantità più che procurare piacere alla persona è destinato a creare dipendenza.
Saranno state le circa 30.000 persone che ogni anno muoiono a causa di patologie alcolcorrelate o il fatto che in 3 incidenti su 4 al guidatore che ha causato l’incidente, per lo più mortale, è stato riscontrato un tasso alcolico molto elevato a far sì che i nostri ministri, deputati e senatori, abbiano definito il consumo attuale di bevande alcoliche un “FENOMENO SOCIALE ALLARMANTE”?
Positivi sicuramente gli interventi applicati per ridurre il rischio sulla strada, come controlli del traffico più intensi e provvedimenti penali più severi ma chi lavora nel settore delle alcoldipendenze è ben consapevole che tali provvedimenti non saranno sufficienti ad evitare tutte quelle situazioni problematiche che portano, nella maggior parte dei casi, alla morte della persona se non verranno accompagnati da attività di prevenzione rivolte soprattutto a chi ancora deve sviluppare un consumo problematico di sostanze alcoliche.
Prevenire significa informare le persone che si può diventare dipendenti d’alcol e che il “tanto smetto quando voglio” non è affatto possibile.
Prevenire significa sensibilizzare le persone rispetto alle conseguenze personali e sociali provocate da un consumo problematico di sostanze alcoliche consistenti nella forte compromissione della vita di relazione, della capacità lavorativa e dello stato di salute, nella maggior parte dei casi danneggiato irreparabilmente.
Prevenire significa inoltre aiutare le persone a capire che “affogare i dispiaceri nell’alcol” è solamente un tristissimo luogo comune coniato, molto probabilmente, da chi non avendo avuto il coraggio e/o la forza di chiedere aiuto in un momento difficile della propria vita, si è aggrappato all’illusione di poter vivere meglio bevendo.
Infine, per questo, a chi già ha sviluppato un consumo problematico di sostanze alcoliche per prevenire danni per lo più catastrofici è consigliato di rivolgersi al proprio medico curante, al Ser. T (servizio tossicodipendenti) del proprio distretto ASL oppure ai gruppi di auto-aiuto degli “Alcolisti Anonimi” o ai “Club degli Alcolisti in trattamento”.

INCREMENTO NELL’USO DI ALCOLICI IN RAPPOR-
TO A SESSO E ETA’ NEGLI ULTIMI 5 ANNI IN ITALIA.

FEMMINE
12-17 anni + 110%
18-24 anni + 51%
25-44 anni + 21%
45-64 anni + 15%
+ 65 anni + 14%

MASCHI
12-17 anni + 31%
18-24 anni + 21%
25-44 anni stabile
45-64 anni stabile
+ 65 anni stabile

30000
sono i morti all’anno per alcol
L’ALLARME SOCIALE E’ NULLO
450
sono i morti all’anno per eroina
L’ALLARME SOCIALE E’ ALTO
3
sono i morti all’anno per la mucca pazza
L’ALLARME SOCIALE E’ ELEVATISSIMO