Come promesso nel precedente numero di Medoleggendo, parliamo dei perché di Palazzo Ceni. La precedente Amministrazione aveva intenzione di farvi la sede del Comune di Medole e trasferirvi anche gli uffici, perché?
Antonio Carra e Fausto Brigoni hanno spiegato e ripetuto più volte che i Medolesi avrebbero imparato e apprezzato l’arte del palazzo ogni volta che avrebbero avuto bisogno di fare la carta d’identità, o un certificato qualsiasi, magari di dichiarare la nascita di un figlio o firmare l’atto di morte di un proprio caro. A detta di Carra, in queste occasioni, i cittadini medolesi avrebbero gradito osservare i muri del palazzo andando all’ufficio tributi per parlare di tasse, o all’ufficio tecnico a lamentarsi delle strade rotte o all’ufficio dei vigili per parlare di multe o di patenti ritirate. Nell'attesa di entrare nell’ufficio dell’assistente sociale per significare la propria situazione precaria di senza lavoro e difficoltà economiche, pensando come arrivare alla fine del mese e come chiedere un aiuto per povertà, nei tempi di attesa, si poteva osservare come il palazzo fosse stato ben ristrutturato e darne a qualcuno il merito.
Solo chi ha una scarsissima considerazione verso la cultura e la sensibilità dei Medolesi può volerli obbligare ad imparare e apprezzare l’arte, facendo la carta d’identità!
E’ uno schiaffo alla nostra intelligenza!
I Medolesi così poco considerati e maltrattati, da chi si crede tanto superiore, perderebbero ogni interesse vero sia alla cultura che alla politica locale e, delusi e impotenti verso questa ingiusta pratica, si disinteresserebbero di tutto.
Ma forse era quello che volevano?? Il disinteresse della gente per essere più liberi di fare? Medolesi svegliamoci! Stiamo più attenti a quello che i nostri politici fanno e abbiamo il coraggio di critica!
Pretendiamo la trasparenza amministrativa! I politici onesti ne saranno lieti.
A parte il fatto che i precedenti Amministratori continuano a parlare di un progetto che non esiste, e per fortuna, perché un progetto di ristrutturazione del palazzo pensato in questo modo avrebbe presentato degli ostacoli insormontabili per l’operatività degli uffici comunali. I rapporti aeroilluminanti insufficienti avrebbero portato alla bocciatura definitiva da parte dell’A.S.L. che avrebbe espresso parere di competenza negativo! Ma l’ostacolo più significativo era quello che, data la struttura del palazzo, per raggiungere un ufficio bisognava andare da una stanza all’altra, essendo stanze tutte collegate. Ma vi immaginate che se si doveva andare in un ufficio bisognava passare prima da un altro e disturbare chi, per esempio, stava parlando di ICI o di Tassa Rifiuti, poi passare in un’altra stanza e disturbare chi stava chiedendo una residenza o uno Stato di Famiglia, o peggio, una separazione o un divorzio. Alla faccia della Privacy..
Palazzo Ceni merita ben altro, e anche noi meritiamo più rispetto!
domenica 16 maggio 2010
Il "buongoverno" della Lega è un falso mito; Lecco – Medole: analogie di Franca Caiola
Scusi, sindaco, com’è riuscito a battere un nome forte della Lega, il ministro Castelli, con un fronte tutto di sinistra?
"Primo: non aver paura, la Lega non fa paura, bisogna liberarsi di una montagna di luoghi comuni che ne proiettano un’immagine ben oltre le sue possibilità e le sue capacità. Basta scendere in strada e parlare, stare in mezzo alla gente, forti della nostra cultura solidaristica. I cittadini devono sapere con certezza che noi non useremo mai i bambini, privandoli della mensa, per stanare i genitori che non pagano le rette. La Lega “va di moda” ma il buon governo “verde” qui è una balla. Molte opere pubbliche sono ferme perché i soldi sono stati male usati, si pagano mutui per opere che non si sono mai realizzate".
È una parte dell'intervista al neo Sindaco di Lecco Virginio Brivio, che presenta straordinarie analogie con la realtà di Medole che, lo scorso anno, ha visto il nostro attuale Sindaco Giovanni B.Ruzzenenti vittorioso su candidati leghisti e forzisti sponsorizzati da "Padrini e padroni".
Anche a Medole il loro buon governo è una balla: gli anni della loro amministrazione sono stati caratterizzati da devastazione del territorio e sperpero di denaro pubblico. Per fare solo qualche esempio:
escavazioni oltre quelle previste dal piano provinciale cave;
spostamento di un cippo commemorativo finanziato con la folle cifra di 150.000 Euro:
spesi 185.000 euro per la "riqualifica" (!) del Passeggio;
mutui inutilizzati (per qualche centinaio di migliaia di euro) che stiamo rimborsando da anni ma che, per loro contrasti interni, non sono stati usati per finanziare alcuna opera; ora stiamo provvedendo alla loro devoluzione per poterli finalmente impiegare;
persi 150.000 euro per non aver autorizzato le richieste di rimborso ICI ;
buttati soldi perchè si sono avventurati in cause legali senza possibilità di vittoria.
spesi 100.000 euro per il capriccio di cambiare 3 volte i progettisti di Palazzo Ceni senza neppure giungere ad un risultato concreto;
Mi soffermo su Palazzo Ceni e sulla loro raccolta firme per "salvare Palazzo Ceni" che è una truffa, perchè:
1) rivendicano la realizzazione di un progetto che non esiste;
2) proprio perchè non hanno prodotto progetti, infatti, avevano perso il contributo della Fondazione Cariplo, scaduto a novembre 2008; l'attuale Amministrazione è riuscita a recuperarlo presentando a tempo di record il progetto. Ora che una parte del contributo ci è stata erogata, si sono indispettiti al punto di arrivare a scrivere una lettera ai Presidenti della Fondazione e della Provincia dove, in sostanza, chiedono la revoca del contributo perchè l'attuale Amministrazione non fa ciò che avevano pensato loro. Non so se è chiaro il messaggio: arrivano al punto di tentare di far perdere 800.000 euro alla comunità per rabbia, alla faccia del bene comune!
Altra bella sorpresa per noi è stata quella di apprendere che, per il Teatro, oltre ai festeggiamenti per l'inaugurazione (ricordiamo che era stato realizzato dalla precedente Amministrazione Ruzzenenti) non hanno fatto altro, nessuna pratica per ottenerne l'agibilità, nemmeno il certificato per la prevenzione incendi nonostante gli fosse stato sollecitato espressamente nel 2008 dalle autorità competenti. Abbiamo dovuto correre ai ripari per evitare che i vigili del fuoco ce lo facessero chiudere. Stessa incuria per la sicurezza dimostrata anche nell'ampliamento della scuola media, tra l'altro appena effettuato e già insufficiente.
Altro passaggio dell'intervista al sindaco di Lecco: Non è allora vero che la Lega fa ciò che promette?
"No che non è vero. La Lega si è imborghesita. Molti dirigenti sono diventati romani, stanno nel governo che massacra gli enti locali e le loro finanze e poi vengono qui, gridando “Roma ladrona”, tiran su qualche gazebo e buona notte. Mai vista la Lega opporsi alla fiducia chiesta dal premier su un provvedimento che taglia i finanziamenti ai comuni. Hanno votato loro, hanno firmato loro."
"Per colpa loro a Lecco la legislatura si era chiusa in anticipo per le dimissioni di massa dei consiglieri".
Stessa situazione verificatasi a Medole, dove il Comune è stato commissariato a causa dei loro contrasti e del loro fallimento. Il governo della Lega e dei loro alleati del Pdl può passare per "buon governo" a Roma, dove non sono direttamente controllabili, ma nelle realtà locali dove il loro operato è sotto gli occhi di tutti è evidente che questo "buon governo" è un falso mito, è solo propaganda che parla alla pancia della gente, toccando punti tanto sensibili quanto superficiali, che può essere smentito da un'informazione più approfondita e da un ragionamento obiettivo, che stimolino lo spirito critico delle persone.
"Primo: non aver paura, la Lega non fa paura, bisogna liberarsi di una montagna di luoghi comuni che ne proiettano un’immagine ben oltre le sue possibilità e le sue capacità. Basta scendere in strada e parlare, stare in mezzo alla gente, forti della nostra cultura solidaristica. I cittadini devono sapere con certezza che noi non useremo mai i bambini, privandoli della mensa, per stanare i genitori che non pagano le rette. La Lega “va di moda” ma il buon governo “verde” qui è una balla. Molte opere pubbliche sono ferme perché i soldi sono stati male usati, si pagano mutui per opere che non si sono mai realizzate".
È una parte dell'intervista al neo Sindaco di Lecco Virginio Brivio, che presenta straordinarie analogie con la realtà di Medole che, lo scorso anno, ha visto il nostro attuale Sindaco Giovanni B.Ruzzenenti vittorioso su candidati leghisti e forzisti sponsorizzati da "Padrini e padroni".
Anche a Medole il loro buon governo è una balla: gli anni della loro amministrazione sono stati caratterizzati da devastazione del territorio e sperpero di denaro pubblico. Per fare solo qualche esempio:
escavazioni oltre quelle previste dal piano provinciale cave;
spostamento di un cippo commemorativo finanziato con la folle cifra di 150.000 Euro:
spesi 185.000 euro per la "riqualifica" (!) del Passeggio;
mutui inutilizzati (per qualche centinaio di migliaia di euro) che stiamo rimborsando da anni ma che, per loro contrasti interni, non sono stati usati per finanziare alcuna opera; ora stiamo provvedendo alla loro devoluzione per poterli finalmente impiegare;
persi 150.000 euro per non aver autorizzato le richieste di rimborso ICI ;
buttati soldi perchè si sono avventurati in cause legali senza possibilità di vittoria.
spesi 100.000 euro per il capriccio di cambiare 3 volte i progettisti di Palazzo Ceni senza neppure giungere ad un risultato concreto;
Mi soffermo su Palazzo Ceni e sulla loro raccolta firme per "salvare Palazzo Ceni" che è una truffa, perchè:
1) rivendicano la realizzazione di un progetto che non esiste;
2) proprio perchè non hanno prodotto progetti, infatti, avevano perso il contributo della Fondazione Cariplo, scaduto a novembre 2008; l'attuale Amministrazione è riuscita a recuperarlo presentando a tempo di record il progetto. Ora che una parte del contributo ci è stata erogata, si sono indispettiti al punto di arrivare a scrivere una lettera ai Presidenti della Fondazione e della Provincia dove, in sostanza, chiedono la revoca del contributo perchè l'attuale Amministrazione non fa ciò che avevano pensato loro. Non so se è chiaro il messaggio: arrivano al punto di tentare di far perdere 800.000 euro alla comunità per rabbia, alla faccia del bene comune!
Altra bella sorpresa per noi è stata quella di apprendere che, per il Teatro, oltre ai festeggiamenti per l'inaugurazione (ricordiamo che era stato realizzato dalla precedente Amministrazione Ruzzenenti) non hanno fatto altro, nessuna pratica per ottenerne l'agibilità, nemmeno il certificato per la prevenzione incendi nonostante gli fosse stato sollecitato espressamente nel 2008 dalle autorità competenti. Abbiamo dovuto correre ai ripari per evitare che i vigili del fuoco ce lo facessero chiudere. Stessa incuria per la sicurezza dimostrata anche nell'ampliamento della scuola media, tra l'altro appena effettuato e già insufficiente.
Altro passaggio dell'intervista al sindaco di Lecco: Non è allora vero che la Lega fa ciò che promette?
"No che non è vero. La Lega si è imborghesita. Molti dirigenti sono diventati romani, stanno nel governo che massacra gli enti locali e le loro finanze e poi vengono qui, gridando “Roma ladrona”, tiran su qualche gazebo e buona notte. Mai vista la Lega opporsi alla fiducia chiesta dal premier su un provvedimento che taglia i finanziamenti ai comuni. Hanno votato loro, hanno firmato loro."
"Per colpa loro a Lecco la legislatura si era chiusa in anticipo per le dimissioni di massa dei consiglieri".
Stessa situazione verificatasi a Medole, dove il Comune è stato commissariato a causa dei loro contrasti e del loro fallimento. Il governo della Lega e dei loro alleati del Pdl può passare per "buon governo" a Roma, dove non sono direttamente controllabili, ma nelle realtà locali dove il loro operato è sotto gli occhi di tutti è evidente che questo "buon governo" è un falso mito, è solo propaganda che parla alla pancia della gente, toccando punti tanto sensibili quanto superficiali, che può essere smentito da un'informazione più approfondita e da un ragionamento obiettivo, che stimolino lo spirito critico delle persone.
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Siti inquinati o disastro ambientale? di Carmelo Papotto
La vicenda dei veleni industriali nei siti inquinati e nelle falde nell’Alto mantovano inizia negli anni '70 e '80 con lo sversamento della Flucosit nelle cave (Pirata e La Busa) e con l’inquinamento delle zone a ridosso dell’ex Marchon (ora Huntsman), ex Rapetti, ex Wella di Castiglione e non solo.
All’inizio del 2000 sotto la pressione costante degli ambientalisti e del Comitato per la salvaguardia del territorio e grazie all’interessamento della Provincia nel 2005 sono partite le indagini che hanno dato luogo a 10 siti contaminati: 8 nel comune di Castiglione e 2 in quello di Cavriana e altri se ne potrebbero aggiungere, nel 2007 appaiono i primi risultati , purtroppo sconfortanti.
L’ARPA (Azienda Regionale Per l’Ambiente), per conto della Provincia, comincia a fare il carotaggio nel territorio di Castiglione delle Stiviere e il risultato evidenzia che i limiti degli inquinanti rilevati e cioè benzene, metalli pesanti, solventi aromatici e altri, sono in misura di gran lunga superiore alla norma.
La vicenda dell’inquinamento delle falde, il possibile disastro ambientale e la pubblicazione delle cifre dei malati di tumori (vedi relazione ARPA e ASL del 25/11/09), approdano in Parlamento con una interrogazione al Ministro della salute e dell’ambiente per un approfondimento. Siamo in attesa delle conclusioni del Governo centrale.
Ora, per alcuni siti inquinati si sta procedendo alla bonifica che non si sa, quando finirà, per gli altri deve ancora iniziare. Il territorio del Comune di Medole, trovandosi a sud dei siti inquinati, con le acque di falda che defluiscono verso il basso è fortemente minacciato e questo ci fa pensare a quali e quanti problemi abbiamo avuto e potremo avere.
Allora credo, come cittadino e ancor di più come Consigliere comunale, che sia un nostro diritto sapere se l’acqua delle falde di superficie e dei pozzi che utilizziamo (a scopo alimentare, e/o irriguo o altro) sia buona e sana. Questo ce lo devono dire con le analisi gli enti preposti: Arpa, Asl e Provincia (tutori della salute pubblica) con interventi immediati e necessari per la tutela dell’ambiente (suolo, acqua di falda e aria) e della salute dei cittadini.
Credo che SOTTOVALUTARE il problema possa indurre a comportamenti irresponsabili con grave danno definitivo per la salute di tutti che, sottolineo, è un diritto sancito dalla costituzione (art. 32).
Mi meraviglia che, in tutta questa vicenda, parte dell’opinione pubblica e della politica locale di centro destra non ci abbia messo lo stesso vigore che ci ha messo per contrastare Don Ciotti e l’associazione ”Libera” che si batte per l’assegnazione alle associazioni i beni confiscati alla mafia (….) anziché la vendita.
Dai dati presentati emerge tuttavia che il problema non riguarda le acque di falda profonda (in pratica quella dell’acquedotto che “pesca” oltre i 100 metri di profondità) che risulta sicura, ma interessa le acque della falda sospesa a 20/30 metri sotto il suolo, falda dalla quale attingono i numerosissimi pozzi privati in zona sia per uso familiare che per uso agricolo, artigianale o industriale. Massima attenzione per tutti, dunque.
All’inizio del 2000 sotto la pressione costante degli ambientalisti e del Comitato per la salvaguardia del territorio e grazie all’interessamento della Provincia nel 2005 sono partite le indagini che hanno dato luogo a 10 siti contaminati: 8 nel comune di Castiglione e 2 in quello di Cavriana e altri se ne potrebbero aggiungere, nel 2007 appaiono i primi risultati , purtroppo sconfortanti.
L’ARPA (Azienda Regionale Per l’Ambiente), per conto della Provincia, comincia a fare il carotaggio nel territorio di Castiglione delle Stiviere e il risultato evidenzia che i limiti degli inquinanti rilevati e cioè benzene, metalli pesanti, solventi aromatici e altri, sono in misura di gran lunga superiore alla norma.
La vicenda dell’inquinamento delle falde, il possibile disastro ambientale e la pubblicazione delle cifre dei malati di tumori (vedi relazione ARPA e ASL del 25/11/09), approdano in Parlamento con una interrogazione al Ministro della salute e dell’ambiente per un approfondimento. Siamo in attesa delle conclusioni del Governo centrale.
Ora, per alcuni siti inquinati si sta procedendo alla bonifica che non si sa, quando finirà, per gli altri deve ancora iniziare. Il territorio del Comune di Medole, trovandosi a sud dei siti inquinati, con le acque di falda che defluiscono verso il basso è fortemente minacciato e questo ci fa pensare a quali e quanti problemi abbiamo avuto e potremo avere.
Allora credo, come cittadino e ancor di più come Consigliere comunale, che sia un nostro diritto sapere se l’acqua delle falde di superficie e dei pozzi che utilizziamo (a scopo alimentare, e/o irriguo o altro) sia buona e sana. Questo ce lo devono dire con le analisi gli enti preposti: Arpa, Asl e Provincia (tutori della salute pubblica) con interventi immediati e necessari per la tutela dell’ambiente (suolo, acqua di falda e aria) e della salute dei cittadini.
Credo che SOTTOVALUTARE il problema possa indurre a comportamenti irresponsabili con grave danno definitivo per la salute di tutti che, sottolineo, è un diritto sancito dalla costituzione (art. 32).
Mi meraviglia che, in tutta questa vicenda, parte dell’opinione pubblica e della politica locale di centro destra non ci abbia messo lo stesso vigore che ci ha messo per contrastare Don Ciotti e l’associazione ”Libera” che si batte per l’assegnazione alle associazioni i beni confiscati alla mafia (….) anziché la vendita.
Dai dati presentati emerge tuttavia che il problema non riguarda le acque di falda profonda (in pratica quella dell’acquedotto che “pesca” oltre i 100 metri di profondità) che risulta sicura, ma interessa le acque della falda sospesa a 20/30 metri sotto il suolo, falda dalla quale attingono i numerosissimi pozzi privati in zona sia per uso familiare che per uso agricolo, artigianale o industriale. Massima attenzione per tutti, dunque.
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BENVENUTO PEDiBUS ! di Carmelo Papotto
(IL BUS DEI BAMBINI)
Dopo il gradimento dei Gruppi del Cammino vogliamo portare all’attenzione delle famiglie che stiamo organizzando il PEDiBUS, un servizio per rendere più autonomi gli alunni della scuola dell’obbligo nel raggiungere a piedi le nostre scuole.
COS’E’ IL PEDiBUS: è la realizzazione di alcuni percorsi sicuri da casa a scuola, a piedi, per bambini e ragazzi, con accompagnatori volontari. Si individueranno dei punti di partenza/ritrovo e dei percorsi da definire con la polizia locale. Saranno coinvolte le associazioni di volontariato, le famiglie, la scuola; ogni gruppo di alunni dovrà avere almeno due adulti accompagnatori. Chi ha tempo di fare due passi e vuole accompagnare con noi i bambini a scuola potrà comunicarlo all’ufficio scuola del Comune. Il PEDIBUS partirà a marzo 2010.
Questa nuova proposta avrà moltissimi vantaggi:
Benefici per la salute - camminare fa bene alla circolazione; insieme è meglio, lo dicono: medici, pedagogisti e psicoterapeuti.
Viabilità - decongestionamento del traffico vicino alle scuole.
Sicurezza stradale - gli adulti accompagnano i ragazzi e li aiutano nei punti critici come l’attraversamento strade, incroci ecc.
Riduce l’inquinamento - meno auto in circolo meno CO2 (gas responsabile dell’effetto serra) nell’aria.
Socializzazione - durante il percorso, i ragazzi stanno insieme con amici e amiche e gli altri (grandi e piccoli).
Servizio alle famiglie - sapere che qualcuno accompagni i propri figli a scuola in sicurezza, li solleva dall’impegno giornaliero e dalle preoccupazioni.
Ambiente – migliora la vivibilità del territorio.
Non dimentichiamo che ai ragazzi piace camminare, anche se piove o nevica. Purtroppo siamo noi adulti che abbiamo tanti timori.
Dopo il gradimento dei Gruppi del Cammino vogliamo portare all’attenzione delle famiglie che stiamo organizzando il PEDiBUS, un servizio per rendere più autonomi gli alunni della scuola dell’obbligo nel raggiungere a piedi le nostre scuole.
COS’E’ IL PEDiBUS: è la realizzazione di alcuni percorsi sicuri da casa a scuola, a piedi, per bambini e ragazzi, con accompagnatori volontari. Si individueranno dei punti di partenza/ritrovo e dei percorsi da definire con la polizia locale. Saranno coinvolte le associazioni di volontariato, le famiglie, la scuola; ogni gruppo di alunni dovrà avere almeno due adulti accompagnatori. Chi ha tempo di fare due passi e vuole accompagnare con noi i bambini a scuola potrà comunicarlo all’ufficio scuola del Comune. Il PEDIBUS partirà a marzo 2010.
Questa nuova proposta avrà moltissimi vantaggi:
Benefici per la salute - camminare fa bene alla circolazione; insieme è meglio, lo dicono: medici, pedagogisti e psicoterapeuti.
Viabilità - decongestionamento del traffico vicino alle scuole.
Sicurezza stradale - gli adulti accompagnano i ragazzi e li aiutano nei punti critici come l’attraversamento strade, incroci ecc.
Riduce l’inquinamento - meno auto in circolo meno CO2 (gas responsabile dell’effetto serra) nell’aria.
Socializzazione - durante il percorso, i ragazzi stanno insieme con amici e amiche e gli altri (grandi e piccoli).
Servizio alle famiglie - sapere che qualcuno accompagni i propri figli a scuola in sicurezza, li solleva dall’impegno giornaliero e dalle preoccupazioni.
Ambiente – migliora la vivibilità del territorio.
Non dimentichiamo che ai ragazzi piace camminare, anche se piove o nevica. Purtroppo siamo noi adulti che abbiamo tanti timori.
BUON AVVIO di Giovanni B.Ruzzenenti
Durante il periodo elettorale precedente le elezioni amministrative del giugno 2009, nelle assemblee pubbliche collettive abbiamo chiesto di essere votati per le proposte concrete che andavamo presentando, evitando volutamente di elemosinare voti ricorrendo ad intrattenimenti golosi e/o mangerecci. Ci siamo ricordati, ed abbiamo ricordato senza indugio, che è più verosimile il bisogno di alimentare la mente piuttosto che la pancia.
I cittadini, ricorrendo al principale diritto della Costituzione democratica nella forma rappresentativa, ci hanno assegnato il consenso necessario (grazie anche alla divisione degli avversari) per essere eletti ad assumere l'onore ed il grande onere di rappresentare la comunità medolese. Siccome "Medoleggendo" non esce da quasi un anno, ritengo questo pro-memoria utile.
Tornando a bomba, ci siamo immersi a capofitto per riprendere le redini di una situazione amministrativa piuttosto sfilacciata:
istituzione della quinta sezione della scuola d'infanzia per permettere di frequentare a tutti i bimbi iscritti;
riordino dei servizi sociali per un nuovo impulso di collaborazione fra l'Istituzione e le diverse preziose associazioni del volontariato;
nuovo piano per il diritto allo studio, con un forte investimento, attento ad accogliere le esigenze delle scuole, introducendo progetti qualificanti l'eguaglianza qualitativa dell'apprendimento;
attivata la redazione del progetto definitivo per il restauro generale di Palazzo Ceni che, ora, è pronto per procedere all'appalto dei lavori;
riattivate le procedure per la formazione del nuovo P.G.T. (Piano di Governo del Territorio) promuovendo, insieme ad altri Comuni ed aziende municipalizzate, la formazione di una nuova cartografia aerofotogrammatica in formato digitale (Database Topografico) quale strumento conoscitivo del territorio, determinante per il P.G.T.;
attivazione presso il Municipio dello sportello informativo settimanale a servizio di tutte le aziende produttive (commercianti, artigiani e industriali) per le pratiche necessarie finalizzate all'accesso agli aiuti pubblici a sostegno delle attività economiche;
attivate concretamente le due aule informatiche (una alla scuola primaria ed una alla scuola secondaria) dotate di programmi liberi;
rivitalizzata con adeguato investimento la stagione teatrale;
promosse iniziative informative e di aggregazione del tipo: illustrazione, nelle scuole ed in teatro, sull'uso corretto dei moderni strumenti di comunicazione informatica, con la collaborazione della Polizia Postale (Non perdere la bussola). L'iniziativa di aggregazione si è concretizzata nei "Gruppi di cammino" attivati con la collaborazione dell'A.S.L., nell'intento di migliorare anche gli "stili di vita";
riattivazione delle commissioni consultive e promozione della "Consulta giovani";
sono stati spostati in sicurezza i pericolosi cordoli del "Passeggio";
ora è in fase di ultimazione anche la sistemazione di vicolo Mulino che tornerà alla completa disponibilità pubblica;
apertura della biblioteca comunale anche il sabato mattina per consentire il più ampio accesso;
riprese le qualificate attività espositive d'arte e cultura, presso la Torre Civica, promosse dalla Pro Loco;
lo scorso dicembre è stato adottato dal Consiglio comunale il piano acustico comunale;
fra marzo ed aprile si stanno presentando almeno sei progetti per concorrere a bandi di finanziamento regionali;
si stanno anche emettendo alcuni bandi comunali per l'assunzione di persone necessarie per completare l'organico dell'apparato del Comune.
L'altro aspetto importante che ci eravamo ripromessi in campagna elettorale e che abbiamo provato con determinazione ad attuare dopo le elezioni del giugno scorso è stata la volontà di affrontare e risolvere praticamente le necessità della comunità guardando avanti, evitando le pratiche di dietrologia spesso utilizzate dai politici del politichese.
Purtroppo gli avversari, che per i loro litigi sono rapidamente passati da maggioranza a minoranza, somatizzando questa sgradita posizione (nonostante la potenziale maggioranza politica) hanno scatenato una serie di aggressioni con contenuti volutamente falsati, alle quali abbiamo replicato ed ancora replicheremo con decisione.
Come si dice in gergo, e comunque chiarito anche in Consiglio comunale, "aprendo il libro".
I cittadini, ricorrendo al principale diritto della Costituzione democratica nella forma rappresentativa, ci hanno assegnato il consenso necessario (grazie anche alla divisione degli avversari) per essere eletti ad assumere l'onore ed il grande onere di rappresentare la comunità medolese. Siccome "Medoleggendo" non esce da quasi un anno, ritengo questo pro-memoria utile.
Tornando a bomba, ci siamo immersi a capofitto per riprendere le redini di una situazione amministrativa piuttosto sfilacciata:
istituzione della quinta sezione della scuola d'infanzia per permettere di frequentare a tutti i bimbi iscritti;
riordino dei servizi sociali per un nuovo impulso di collaborazione fra l'Istituzione e le diverse preziose associazioni del volontariato;
nuovo piano per il diritto allo studio, con un forte investimento, attento ad accogliere le esigenze delle scuole, introducendo progetti qualificanti l'eguaglianza qualitativa dell'apprendimento;
attivata la redazione del progetto definitivo per il restauro generale di Palazzo Ceni che, ora, è pronto per procedere all'appalto dei lavori;
riattivate le procedure per la formazione del nuovo P.G.T. (Piano di Governo del Territorio) promuovendo, insieme ad altri Comuni ed aziende municipalizzate, la formazione di una nuova cartografia aerofotogrammatica in formato digitale (Database Topografico) quale strumento conoscitivo del territorio, determinante per il P.G.T.;
attivazione presso il Municipio dello sportello informativo settimanale a servizio di tutte le aziende produttive (commercianti, artigiani e industriali) per le pratiche necessarie finalizzate all'accesso agli aiuti pubblici a sostegno delle attività economiche;
attivate concretamente le due aule informatiche (una alla scuola primaria ed una alla scuola secondaria) dotate di programmi liberi;
rivitalizzata con adeguato investimento la stagione teatrale;
promosse iniziative informative e di aggregazione del tipo: illustrazione, nelle scuole ed in teatro, sull'uso corretto dei moderni strumenti di comunicazione informatica, con la collaborazione della Polizia Postale (Non perdere la bussola). L'iniziativa di aggregazione si è concretizzata nei "Gruppi di cammino" attivati con la collaborazione dell'A.S.L., nell'intento di migliorare anche gli "stili di vita";
riattivazione delle commissioni consultive e promozione della "Consulta giovani";
sono stati spostati in sicurezza i pericolosi cordoli del "Passeggio";
ora è in fase di ultimazione anche la sistemazione di vicolo Mulino che tornerà alla completa disponibilità pubblica;
apertura della biblioteca comunale anche il sabato mattina per consentire il più ampio accesso;
riprese le qualificate attività espositive d'arte e cultura, presso la Torre Civica, promosse dalla Pro Loco;
lo scorso dicembre è stato adottato dal Consiglio comunale il piano acustico comunale;
fra marzo ed aprile si stanno presentando almeno sei progetti per concorrere a bandi di finanziamento regionali;
si stanno anche emettendo alcuni bandi comunali per l'assunzione di persone necessarie per completare l'organico dell'apparato del Comune.
L'altro aspetto importante che ci eravamo ripromessi in campagna elettorale e che abbiamo provato con determinazione ad attuare dopo le elezioni del giugno scorso è stata la volontà di affrontare e risolvere praticamente le necessità della comunità guardando avanti, evitando le pratiche di dietrologia spesso utilizzate dai politici del politichese.
Purtroppo gli avversari, che per i loro litigi sono rapidamente passati da maggioranza a minoranza, somatizzando questa sgradita posizione (nonostante la potenziale maggioranza politica) hanno scatenato una serie di aggressioni con contenuti volutamente falsati, alle quali abbiamo replicato ed ancora replicheremo con decisione.
Come si dice in gergo, e comunque chiarito anche in Consiglio comunale, "aprendo il libro".
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A SUD DEL POLO di Carlo Damiani
Poco prima di partire per l’Etiopia io e Anto ci siamo fatti sorprendere da mille paure, così abbiamo cominciato a pensare a parassiti, pulci e pidocchi, malattie terribili…
Arrivati a Shashamane, 270 km a sud di Addis Abeba (Nuovo Fiore?!…), è bastato poco per capire che non sarebbe stato possibile vivere un mese senza poter abbracciare le persone che incontravamo, i ragazzi, i bambini… perché questa è stata la prima cosa che abbiamo sperimentato: l’Etiopia ci aveva accolto… ed è stato un grande, lunghissimo abbraccio!
Eravamo ospiti della missione cattolica. Anto avrebbe fatto l’insegnante di inglese nella scuola ed io (non so bene con quali titoli) il “factotum”…
Bisognava restaurare la “casa-famiglia” dove vivono alcune decine di ragazzi e bambini in un ambiente a metà tra il collegio e la comune: i grandi aiutano i piccoli con grazia e semplicità, come se fosse una cosa ovvia e normale, ed esprimono tutto l’amore di chi non ha nient’altro da offrire.
Di lavoro ce n’era parecchio ma avevo a disposizione tutta la manodopera che volevo… e vi assicuro, non è per niente facile organizzare la giornata per una squadra di ragazzi con una gran voglia di lavorare ma che, come tutti i ragazzi del mondo, pensano che tutto sia un gioco. Quante arrabbiature, quanti lavori fatti e rifatti: alla fine della giornata eravamo tutti conciati da buttar via (loro per la verità non sembravano particolarmente provati)… e la mattina dopo erano già lì, davanti alla missione, ad aspettare di ricominciare a pitturare, sistemare porte e finestre… cantare, scherzare e ridere con quei loro sorrisi e quegli occhi… Alla fine ce l’abbiamo fatta !
Si, quello era lo scopo del viaggio, ma, devo confessare, era altro che mi aveva spinto a partire: troppe cose ancora non capisco di questo mondo, troppe certezze si sono sgretolate negli anni e, soprattutto, la speranza in un mondo migliore sempre più spesso aveva lasciato posto alla rassegnazione! Speravo che una nuova prospettiva mi offrisse elementi utili a ritrovare la strada… che pretesa, e naturalmente sono tornato con tutti i miei dubbi, con qualche domanda in più, una certa frustrazione ed una sola vera scoperta: non c’è nulla di semplice e bisogna diffidare di coloro che hanno in tasca una spiegazione e la soluzione per qualsiasi problema. È necessario provare a osservare il mondo con gli occhi degli altri per non scivolare nella illusione di una realtà parziale e limitata.
Vi racconto un po’ di Etiopia. È un paese meraviglioso: la Natura è proprio bella e se ne percepisce ovunque la forza. Ci sono piante enormi che si affacciano su laghi incredibilmente vasti, uccelli di tutti i colori e le dimensioni, una terra dalle mille tonalità (potenzialmente) fertilissima. Quasi il 90% della popolazione vive di agricoltura, un’agricoltura arretrata, molto arretrata sicché la fatica è enorme. Ciò nonostante mi è sembrato che la gente fosse felice. Ci sono bambini dappertutto e ovunque si sentono le grida, le risate e l’energia. In realtà spesso i bambini lavorano quando e come possono: a noi può sembrare scandaloso, là non lo è! Per le strade si incrociano, di giorno e di notte, un sacco di persone che si spostano a piedi (pochi hanno la bicicletta, quasi nessuno la macchina) e viene quasi spontaneo chiedersi “dove vanno e alla fine della giornata, saranno riusciti a concludere qualcosa?”. Le strade sono tragicamente insicure, piene di buche, animali e/o persone che attraversano in assoluta tranquillità (con le conseguenze che potete immaginare). Se si escludono le Toyota delle Ong, degli operatori turistici e pochi altri, i mezzi di trasporto sono fantastici (nel senso che serve davvero molta fantasia per pensare di utilizzarli): se non altro non c’è spreco, nulla va perso, tutto si riutilizza e questo, devo dire, mi piace.
I villaggi, nonostante la precarietà e la semplicità, sono generalmente accoglienti e relativamente dignitosi. Entrando in una qualsiasi città, invece, è inevitabile provare un certo disagio per la polvere, il disordine e una sorta di anarchia che, per la verità, non è poi tanto diversa da quella di tante città del sud e che finisce poi per intrigare… e a tutto ciò ci si abitua piuttosto velocemente. Molto più difficile è convivere con la miseria e la povertà! Non è possibile raccontarle, non è possibile fingere di non vedere senza essere sopraffatti dal senso di colpa… e tuttavia si sopravvive e si scopre che in quel mondo la bellezza e l’orrore, la gioia e il dolore, la vita e la morte sono vicini come non mai e, forse per questo, più autentici!
… la complessità del mondo, le cose belle e le cose brutte… non basta una vita, e non bastano gli occhi… L’estate prossima si torna!
Ps io e Anto abbiamo pensato di adottare Sintaiu, un bambino dolcissimo di “casa-famiglia”. Bastano 300€ all’anno per poterlo immaginare felice e sentire che una goccia nel mare, in fondo, è meglio di nulla!
Arrivati a Shashamane, 270 km a sud di Addis Abeba (Nuovo Fiore?!…), è bastato poco per capire che non sarebbe stato possibile vivere un mese senza poter abbracciare le persone che incontravamo, i ragazzi, i bambini… perché questa è stata la prima cosa che abbiamo sperimentato: l’Etiopia ci aveva accolto… ed è stato un grande, lunghissimo abbraccio!
Eravamo ospiti della missione cattolica. Anto avrebbe fatto l’insegnante di inglese nella scuola ed io (non so bene con quali titoli) il “factotum”…
Bisognava restaurare la “casa-famiglia” dove vivono alcune decine di ragazzi e bambini in un ambiente a metà tra il collegio e la comune: i grandi aiutano i piccoli con grazia e semplicità, come se fosse una cosa ovvia e normale, ed esprimono tutto l’amore di chi non ha nient’altro da offrire.
Di lavoro ce n’era parecchio ma avevo a disposizione tutta la manodopera che volevo… e vi assicuro, non è per niente facile organizzare la giornata per una squadra di ragazzi con una gran voglia di lavorare ma che, come tutti i ragazzi del mondo, pensano che tutto sia un gioco. Quante arrabbiature, quanti lavori fatti e rifatti: alla fine della giornata eravamo tutti conciati da buttar via (loro per la verità non sembravano particolarmente provati)… e la mattina dopo erano già lì, davanti alla missione, ad aspettare di ricominciare a pitturare, sistemare porte e finestre… cantare, scherzare e ridere con quei loro sorrisi e quegli occhi… Alla fine ce l’abbiamo fatta !
Si, quello era lo scopo del viaggio, ma, devo confessare, era altro che mi aveva spinto a partire: troppe cose ancora non capisco di questo mondo, troppe certezze si sono sgretolate negli anni e, soprattutto, la speranza in un mondo migliore sempre più spesso aveva lasciato posto alla rassegnazione! Speravo che una nuova prospettiva mi offrisse elementi utili a ritrovare la strada… che pretesa, e naturalmente sono tornato con tutti i miei dubbi, con qualche domanda in più, una certa frustrazione ed una sola vera scoperta: non c’è nulla di semplice e bisogna diffidare di coloro che hanno in tasca una spiegazione e la soluzione per qualsiasi problema. È necessario provare a osservare il mondo con gli occhi degli altri per non scivolare nella illusione di una realtà parziale e limitata.
Vi racconto un po’ di Etiopia. È un paese meraviglioso: la Natura è proprio bella e se ne percepisce ovunque la forza. Ci sono piante enormi che si affacciano su laghi incredibilmente vasti, uccelli di tutti i colori e le dimensioni, una terra dalle mille tonalità (potenzialmente) fertilissima. Quasi il 90% della popolazione vive di agricoltura, un’agricoltura arretrata, molto arretrata sicché la fatica è enorme. Ciò nonostante mi è sembrato che la gente fosse felice. Ci sono bambini dappertutto e ovunque si sentono le grida, le risate e l’energia. In realtà spesso i bambini lavorano quando e come possono: a noi può sembrare scandaloso, là non lo è! Per le strade si incrociano, di giorno e di notte, un sacco di persone che si spostano a piedi (pochi hanno la bicicletta, quasi nessuno la macchina) e viene quasi spontaneo chiedersi “dove vanno e alla fine della giornata, saranno riusciti a concludere qualcosa?”. Le strade sono tragicamente insicure, piene di buche, animali e/o persone che attraversano in assoluta tranquillità (con le conseguenze che potete immaginare). Se si escludono le Toyota delle Ong, degli operatori turistici e pochi altri, i mezzi di trasporto sono fantastici (nel senso che serve davvero molta fantasia per pensare di utilizzarli): se non altro non c’è spreco, nulla va perso, tutto si riutilizza e questo, devo dire, mi piace.
I villaggi, nonostante la precarietà e la semplicità, sono generalmente accoglienti e relativamente dignitosi. Entrando in una qualsiasi città, invece, è inevitabile provare un certo disagio per la polvere, il disordine e una sorta di anarchia che, per la verità, non è poi tanto diversa da quella di tante città del sud e che finisce poi per intrigare… e a tutto ciò ci si abitua piuttosto velocemente. Molto più difficile è convivere con la miseria e la povertà! Non è possibile raccontarle, non è possibile fingere di non vedere senza essere sopraffatti dal senso di colpa… e tuttavia si sopravvive e si scopre che in quel mondo la bellezza e l’orrore, la gioia e il dolore, la vita e la morte sono vicini come non mai e, forse per questo, più autentici!
… la complessità del mondo, le cose belle e le cose brutte… non basta una vita, e non bastano gli occhi… L’estate prossima si torna!
Ps io e Anto abbiamo pensato di adottare Sintaiu, un bambino dolcissimo di “casa-famiglia”. Bastano 300€ all’anno per poterlo immaginare felice e sentire che una goccia nel mare, in fondo, è meglio di nulla!
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Il 25 Aprile di mia mamma di Franca Caiola
Mia mamma ha 84 anni; di solito non parla molto, ma quando le chiedo di raccontarmi della sua vita durante la guerra, i ricordi di episodi di ogni tipo riaffiorano vivi e si trasformano in parole.
Abitavo nella località Pagliette di Solferino. Quando scoppiò la guerra avevo 14 anni.
A Solferino, tra il parco dell'Ossario e la Rocca c'erano tantissimi tedeschi molto attrezzati per la guerra con mezzi e armi, che reagivano con violenza e crudeltà contro i partigiani che li combattevano; i partigiani avevano a malapena i fucili, ma nonostante l'esiguità dei mezzi combattevano e davano la vita per la difesa della libertà delle popolazioni; i partigiani che venivano scovati venivano caricati sui treni diretti ai campi di concentramento e, se tentavano di scappare, venivano fucilati. Non so se dopo la liberazione venisse riservato lo stesso trattamento ai tedeschi, ma se così fosse, è comprensibile lo spirito e la volontà di cacciare gli invasori.
Non potevamo neppure andare con un carro trainato da un mulo, perchè venivamo mitragliati, pensando che nascondessimo armi o partigiani nel fieno. Ricordo che una volta alcuni contadini hanno commesso l'imprudenza di viaggiare in 3 carri in fila: i tedeschi hanno mitragliato uccidendo i muli, incendiato il fieno e le persone si sono salvate per miracolo.
La sera non potevamo tenere luci accese perchè quando passava l'aereo ricognitore chiamato da tutti "Pippo" i luoghi dove si vedevano le luci venivano mitragliati. Dovevamo sigillare tutte le finestre. Ricordo che una sera c'era la luna piena che rifletteva contro le lame dell'aratro, sembrava una luce e ci fu una scarica di mitraglia.
Un giorno ero dal fornaio quando un aereo, che essendo stato colpito doveva alleggerirsi, scaricò una bomba; presi la mia bicicletta e andai verso casa, per strada sentii alcune persone dire che la bomba era caduta alle Pagliette; corsi a casa col cuore in gola e quando arrivai vidi che le case non avevano più le finestre, i vetri si erano rotti tutti col fragore della bomba; mia sorella stava facendo la polenta e ha dovuto buttare via tutto perchè l'urto aveva fatto cadere dentro la fuliggine.
A Goito avevano bombardato perfino il cimitero, quei poveri corpi sepolti morirono due volte.
Noi lavoravamo in un'azienda agricola di proprietà di un farmacista, al quale come ricompensa portavamo uova, polli e altri prodotti dei campi. Una volta che stavo portando le uova al padrone mi trovai con una mia amica che andava a trovare suo fratello che era militare a Desenzano; passò Pippo e noi lasciammo le biciclette e saltammo in un fosso per nasconderci; avevo paura di aver rotto le uova che avevo nella sporta, ma per fortuna erano incartate bene e si salvarono. Finalmente riuscimmo ad arrivare a destinazione e, dopo aver fatto le nostre commissioni, ci ritrovammo davanti alla Chiesa per tornare insieme; di nuovo passarono i bombardieri, ci rifugiammo in Chiesa in attesa che passassero, poi tornammo a casa. Questa era la nostra vita, cercare di sopravvivere. Successe che il fratello di questa mia amica fuggì e si nascose perchè non voleva più combattere; lo cercarono a casa sua convinti che si fosse nascosto lì e non trovandolo, presero in ostaggio la mia amica e la portarono via. La sua famiglia era disperata al pensiero della loro figlia in una caserma militare, ma fortunatamente oltre al sequestro non le fu usata altra violenza e fu rilasciata non appena il fratello si consegnò per salvarla.
I miei tre fratelli erano tutti soldati; più che dei tedeschi, avevamo paura dei fascisti italiani perchè conoscevano le persone e facevano imprigionare i nostri uomini se non combattevano nelle loro file; facevano la spia e denunciavano coloro che con naturalezza e generosità, a rischio della propria vita, nascondevano e nutrivano le persone che stavano ancora peggio di loro: gli sfollati, i soldati che cercavano di sottrarsi alla guerra o anche gli ebrei.
Furono 5 anni tremendi. Prima della guerra vivevamo in miseria, ma dopo tutto fu molto peggio; per mangiare si trovava solo il pane della tessera, ma le razioni erano misere e si moriva di fame. In campagna si riusciva ancora a vivere perchè allevavamo i polli, coltivavamo frumento e granoturco e lo nascondevamo; avevamo fatto un quadro con le botole di paglia in mezzo al quale nascondevamo le botti con dentro frumento e granoturco. In città invece si moriva di fame; un nostro parente veniva da Milano tutte le settimane per fare rifornimento, veniva in bicicletta di nascosto perchè in treno lo avrebbero imprigionato; spesso però doveva accontentarsi di far mangiare i figli mentre lui e la moglie stavano a guardare.
Vivevamo nel terrore dei bombardamenti e in grandi difficoltà per le privazioni che dovevamo sopportare a cominciare da quella del cibo. Gli uomini erano a combattere e le donne dovevano portare il peso di grossi sacrifici e responsabilltà non per vivere, ma per sopravvivere e sognavamo la pace e la libertà. Circolava un giornale clandestino, mi ricordo una vignetta che raffigurava Hitler e il duce seduti alle estremità di una panchina che rappresentava l'asse Roma-Berlino, e seduto in mezzo c'era Churchill che segava l'asse.
Mi ricordo bene il 25 aprile; mi ricordo una fila di soldati tedeschi armati che andava verso Desenzano. Avanzavano molto lentamente mentre spuntavano i partigiani nascosti tra le colline di Solferino e Cavriana. A Solferino bombardavano tanto soprattutto sulla Rocca perchè vi erano accampati molti tedeschi; questi avevano fatto diversi prigionieri che, quando seppero che stavano arrivando i partigiani a liberarli, misero fuori uso tutti i mezzi, perciò i tedeschi dovettero fuggire a piedi. Quando sono arrivati gli americani, si sono trovati la strada già spianata dai partigiani.
Il 25 aprile le campane suonarono a festa tutto il giorno.
Spero che questi ricordi possano almeno far riflettere sull'assurdità delle guerre e che servano da monito alle nuove generazioni affinchè portino avanti la volontà di pace con impegno e convinzione. Per me che l'ho vissuta è impossibile pensare che le persone pensino di risolvere i problemi con la guerra, ma purtroppo i potenti trovano sempre motivi di odio o di interesse che le giustificano e, convincendo o obbligando, coinvolgono le popolazioni e le guerre non finiscono mai.
Abitavo nella località Pagliette di Solferino. Quando scoppiò la guerra avevo 14 anni.
A Solferino, tra il parco dell'Ossario e la Rocca c'erano tantissimi tedeschi molto attrezzati per la guerra con mezzi e armi, che reagivano con violenza e crudeltà contro i partigiani che li combattevano; i partigiani avevano a malapena i fucili, ma nonostante l'esiguità dei mezzi combattevano e davano la vita per la difesa della libertà delle popolazioni; i partigiani che venivano scovati venivano caricati sui treni diretti ai campi di concentramento e, se tentavano di scappare, venivano fucilati. Non so se dopo la liberazione venisse riservato lo stesso trattamento ai tedeschi, ma se così fosse, è comprensibile lo spirito e la volontà di cacciare gli invasori.
Non potevamo neppure andare con un carro trainato da un mulo, perchè venivamo mitragliati, pensando che nascondessimo armi o partigiani nel fieno. Ricordo che una volta alcuni contadini hanno commesso l'imprudenza di viaggiare in 3 carri in fila: i tedeschi hanno mitragliato uccidendo i muli, incendiato il fieno e le persone si sono salvate per miracolo.
La sera non potevamo tenere luci accese perchè quando passava l'aereo ricognitore chiamato da tutti "Pippo" i luoghi dove si vedevano le luci venivano mitragliati. Dovevamo sigillare tutte le finestre. Ricordo che una sera c'era la luna piena che rifletteva contro le lame dell'aratro, sembrava una luce e ci fu una scarica di mitraglia.
Un giorno ero dal fornaio quando un aereo, che essendo stato colpito doveva alleggerirsi, scaricò una bomba; presi la mia bicicletta e andai verso casa, per strada sentii alcune persone dire che la bomba era caduta alle Pagliette; corsi a casa col cuore in gola e quando arrivai vidi che le case non avevano più le finestre, i vetri si erano rotti tutti col fragore della bomba; mia sorella stava facendo la polenta e ha dovuto buttare via tutto perchè l'urto aveva fatto cadere dentro la fuliggine.
A Goito avevano bombardato perfino il cimitero, quei poveri corpi sepolti morirono due volte.
Noi lavoravamo in un'azienda agricola di proprietà di un farmacista, al quale come ricompensa portavamo uova, polli e altri prodotti dei campi. Una volta che stavo portando le uova al padrone mi trovai con una mia amica che andava a trovare suo fratello che era militare a Desenzano; passò Pippo e noi lasciammo le biciclette e saltammo in un fosso per nasconderci; avevo paura di aver rotto le uova che avevo nella sporta, ma per fortuna erano incartate bene e si salvarono. Finalmente riuscimmo ad arrivare a destinazione e, dopo aver fatto le nostre commissioni, ci ritrovammo davanti alla Chiesa per tornare insieme; di nuovo passarono i bombardieri, ci rifugiammo in Chiesa in attesa che passassero, poi tornammo a casa. Questa era la nostra vita, cercare di sopravvivere. Successe che il fratello di questa mia amica fuggì e si nascose perchè non voleva più combattere; lo cercarono a casa sua convinti che si fosse nascosto lì e non trovandolo, presero in ostaggio la mia amica e la portarono via. La sua famiglia era disperata al pensiero della loro figlia in una caserma militare, ma fortunatamente oltre al sequestro non le fu usata altra violenza e fu rilasciata non appena il fratello si consegnò per salvarla.
I miei tre fratelli erano tutti soldati; più che dei tedeschi, avevamo paura dei fascisti italiani perchè conoscevano le persone e facevano imprigionare i nostri uomini se non combattevano nelle loro file; facevano la spia e denunciavano coloro che con naturalezza e generosità, a rischio della propria vita, nascondevano e nutrivano le persone che stavano ancora peggio di loro: gli sfollati, i soldati che cercavano di sottrarsi alla guerra o anche gli ebrei.
Furono 5 anni tremendi. Prima della guerra vivevamo in miseria, ma dopo tutto fu molto peggio; per mangiare si trovava solo il pane della tessera, ma le razioni erano misere e si moriva di fame. In campagna si riusciva ancora a vivere perchè allevavamo i polli, coltivavamo frumento e granoturco e lo nascondevamo; avevamo fatto un quadro con le botole di paglia in mezzo al quale nascondevamo le botti con dentro frumento e granoturco. In città invece si moriva di fame; un nostro parente veniva da Milano tutte le settimane per fare rifornimento, veniva in bicicletta di nascosto perchè in treno lo avrebbero imprigionato; spesso però doveva accontentarsi di far mangiare i figli mentre lui e la moglie stavano a guardare.
Vivevamo nel terrore dei bombardamenti e in grandi difficoltà per le privazioni che dovevamo sopportare a cominciare da quella del cibo. Gli uomini erano a combattere e le donne dovevano portare il peso di grossi sacrifici e responsabilltà non per vivere, ma per sopravvivere e sognavamo la pace e la libertà. Circolava un giornale clandestino, mi ricordo una vignetta che raffigurava Hitler e il duce seduti alle estremità di una panchina che rappresentava l'asse Roma-Berlino, e seduto in mezzo c'era Churchill che segava l'asse.
Mi ricordo bene il 25 aprile; mi ricordo una fila di soldati tedeschi armati che andava verso Desenzano. Avanzavano molto lentamente mentre spuntavano i partigiani nascosti tra le colline di Solferino e Cavriana. A Solferino bombardavano tanto soprattutto sulla Rocca perchè vi erano accampati molti tedeschi; questi avevano fatto diversi prigionieri che, quando seppero che stavano arrivando i partigiani a liberarli, misero fuori uso tutti i mezzi, perciò i tedeschi dovettero fuggire a piedi. Quando sono arrivati gli americani, si sono trovati la strada già spianata dai partigiani.
Il 25 aprile le campane suonarono a festa tutto il giorno.
Spero che questi ricordi possano almeno far riflettere sull'assurdità delle guerre e che servano da monito alle nuove generazioni affinchè portino avanti la volontà di pace con impegno e convinzione. Per me che l'ho vissuta è impossibile pensare che le persone pensino di risolvere i problemi con la guerra, ma purtroppo i potenti trovano sempre motivi di odio o di interesse che le giustificano e, convincendo o obbligando, coinvolgono le popolazioni e le guerre non finiscono mai.
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Medole,
Medoleggendo n. 11
25 Aprile 1945 – 2010
FESTA DI LIBERAZIONE DALLA DITTATURA ITALIANA
______________
COSA RICORDARE DOPO 65 ANNI ?
LA PROPOSTA MINISTERIALE ATTUALE
E’ DI TOGLIERE DAI TESTI DI STORIA
GLI AVVENIMENTI DELLA RESISTENZA PARTIGIANA,
DELLA LIBERAZIONE DALLA DITTATURA FASCISTA PER
GIUNGERE ALLA COSTITUZIONE DEMOCRATICA CHE VIVIAMO.
DAVANTI A QUESTI SOPRUSI
COME NON RICORDARE:
ORA E SEMPRE RESISTENZA !!!
Medole 25 Aprile 2010
IL SINDACO Giovanni B. Ruzzenenti
______________
COSA RICORDARE DOPO 65 ANNI ?
LA PROPOSTA MINISTERIALE ATTUALE
E’ DI TOGLIERE DAI TESTI DI STORIA
GLI AVVENIMENTI DELLA RESISTENZA PARTIGIANA,
DELLA LIBERAZIONE DALLA DITTATURA FASCISTA PER
GIUNGERE ALLA COSTITUZIONE DEMOCRATICA CHE VIVIAMO.
DAVANTI A QUESTI SOPRUSI
COME NON RICORDARE:
ORA E SEMPRE RESISTENZA !!!
Medole 25 Aprile 2010
IL SINDACO Giovanni B. Ruzzenenti
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VI PORTO A BELZEC di Andrzej Stasiuk
Un giorno prima dell'inizio delle feste ho fatto un viaggio lungo la frontiera orientale della Polonia. Amo molto quella zona. Di tanto in tanto si vede scorrere il bug lungo la frontiera. Non c'è molto traffico. A volte appare una vecchia automobile. Per decine di chilometri non c'è neanche un distributore di benzina. Dalla strada si vedono pascolare i cerbiatti. Non hanno paura. Sollevano la testa, ti guardano un attimo e tornano al loro mondo. Nei villaggi ci sono delle chiese ortodosse. È l'antica frontiera polacco-ucraina. Qui finiva l'Occidente e aveva inizio l'Oriente. Qui il cattolicesimo cedeva il passo all'ortodossia. Oltre alle chiese cattoliche e ortodosse non vi è nulla di antico. È una zona di campagna con gli edifici di legno e del passato non sono rimaste molte tracce. Dominano primitivi palazzotti comunisti a forma di cubo. Questa zona è definita la “Polonia B”: arretrata dal punto di vista culturale, povera, preindustriale.
Proprio accanto alla frontiera ucraina si trova la località di Belzec. Una via di mezzo tra una cittadina e un paesotto. Una strada statale, una stazione, alcune case a non più di un piano. Qualche negozio. Boschi tutto intorno. Nient'altro. Qui nel novembre del 1941 i tedeschi costruirono un lager. I trasporti umani arrivavano anzitutto dalla Galizia orientale e occidentale, da cittadine piccole e medie in cui a volte la maggior parte degli abitanti erano ebrei. Venivano trasportati qui dai dintorni dell'ucraina Kolomya, là dove nacque il chassidismo che con la sua santità gioiosa e plebea aveva irradiato tutto il mondo, ebraico e non ebraico. Venivano trasportati qui dalle mie zone, dalla Polonia attuale, da Dukla, Zmigrod, Gorlice.. non si sono conservati documenti. È possibile anzi che non ci fossero affatto. Nei punti cdi carico scrivevano col gesso sui vagoni il numero delle persone che vi erano stipate. Una volta arrivati a Belzec controllavano se il numero coincideva. Poi uno stretto passaggio delimitato da filo spinato, un vagone dopo l'altro, lungo cui si veniva sospinti verso un edificio in legno. Sull'ingresso era appesa una stella di Davide e la scritta: bagni, inalazioni. Humour tedesco. Sul retro dell'edificio in un capanno a parte il motore di un carro armato sovietico T34 pompava gas di scarico. Era provvisto di filtri che rendevano il fumo assolutamente inodore. Nei locali della camera a gas erano appese delle finte docce. Dopo 20 minuti si aprivano le porte e il Sonderkommando ebraico trascinava fuori i cadaveri nudi, a cui venivano strappati i denti d'oro e d'argento e a cui si esaminava l'ano per controllare che non vi fossero nascosti oggetti di valore. Poi i cadaveri venivano sepolti in grandi fosse proprio accanto alle camere a gas. In seguito però gli analisti dello sterminio decisero di rimuovere ogni traccia. I cadaveri vennero esumati e bruciati all'aria aperta. Su graticole di binari ferroviari: uno strato di corpi, uno strato di legna, uno strato di corpi, uno strato di legna e infine un liquido facilmente infiammabile, olio o benzina. Le ossa che non si erano bruciate venivano macinate in un apposito mulino e sparse al vento. Tutto ciò a tre, quattrocento metri di distanza dalle case dove abitava la gente. Nelle relazioni si ripete spesso che per settimane intere gli abitanti di Belzec raschiavano via dai vetri delle finestre il grasso umano che vi si era depositato. Il grasso di 500 mila ebrei. Di questi 500 mila se ne salvarono tre. Uno di loro – Chaim Hirszman – dopo la guerra diventò un funzionario dei servizi di sicurezza segreti comunisti. Nel 1946 la guerriglia anticomunista gli sparò mentre si trovava a casa sua. Oggi è difficile stabilire se sia stato ucciso perché ebreo o perché comunista. Pioveva e si scioglieva la neve. Tutta la zona del campo era ricoperta di rifiuti, pietre, sassi, scorie degli altiforni, scorie di carbone. Nel luogo in cui si trovava la strada che conduceva alle camere a gas è stata scavata una fenditura nel terreno. Si scende in basso, in basso, in basso, finché il cielo sulla tua testa quasi scompare. Sulle pareti di granito hanno inciso centinaia di nomi. I cognomi non si sono salvati, sono dunque rimasti solo i nomi: Genia, Gendla, Haskiel, Hedda, Hudesa, Icchak, Icek, Ichel Juda, Jude, Judel, Judes... . Qualche decina di ettari di cenere e nomi nudi. Nel giugno del 1943 i tedeschi liquidarono il campo e cancellarono ogni traccia. Solo la gente del luogo sapeva cosa fosse veramente successo. Dopo la guerra, quando i tedeschi non c'erano più, scavarono alla ricerca di oro e brillanti.
Pioveva e oltre a me nel campo c'era solo una coppia messicana con una guida polacca. Cercavano di capire qualcosa, ma non potevano far altro che tenersi per mano e guardarsi intorno impotenti. Subito oltre la recinzione iniziava il bosco senza interruzioni fino alla frontiera. Fino alla frontiera dell'Unione europea. Oltre a Belzec, in quella zona di confine i tedeschi costruirono altri due campi, a Treblinka e a Sobibòr. Destinati unicamente allo sterminio degli ebrei. Entrambi nei boschi, e di entrambi non è rimasta alcuna traccia materiale. Tutti e tre al limitare della “civiltà europea” ovvero là dove, secondo i tedeschi, avevano inizio la barbarie e il nulla.
Proprio accanto alla frontiera ucraina si trova la località di Belzec. Una via di mezzo tra una cittadina e un paesotto. Una strada statale, una stazione, alcune case a non più di un piano. Qualche negozio. Boschi tutto intorno. Nient'altro. Qui nel novembre del 1941 i tedeschi costruirono un lager. I trasporti umani arrivavano anzitutto dalla Galizia orientale e occidentale, da cittadine piccole e medie in cui a volte la maggior parte degli abitanti erano ebrei. Venivano trasportati qui dai dintorni dell'ucraina Kolomya, là dove nacque il chassidismo che con la sua santità gioiosa e plebea aveva irradiato tutto il mondo, ebraico e non ebraico. Venivano trasportati qui dalle mie zone, dalla Polonia attuale, da Dukla, Zmigrod, Gorlice.. non si sono conservati documenti. È possibile anzi che non ci fossero affatto. Nei punti cdi carico scrivevano col gesso sui vagoni il numero delle persone che vi erano stipate. Una volta arrivati a Belzec controllavano se il numero coincideva. Poi uno stretto passaggio delimitato da filo spinato, un vagone dopo l'altro, lungo cui si veniva sospinti verso un edificio in legno. Sull'ingresso era appesa una stella di Davide e la scritta: bagni, inalazioni. Humour tedesco. Sul retro dell'edificio in un capanno a parte il motore di un carro armato sovietico T34 pompava gas di scarico. Era provvisto di filtri che rendevano il fumo assolutamente inodore. Nei locali della camera a gas erano appese delle finte docce. Dopo 20 minuti si aprivano le porte e il Sonderkommando ebraico trascinava fuori i cadaveri nudi, a cui venivano strappati i denti d'oro e d'argento e a cui si esaminava l'ano per controllare che non vi fossero nascosti oggetti di valore. Poi i cadaveri venivano sepolti in grandi fosse proprio accanto alle camere a gas. In seguito però gli analisti dello sterminio decisero di rimuovere ogni traccia. I cadaveri vennero esumati e bruciati all'aria aperta. Su graticole di binari ferroviari: uno strato di corpi, uno strato di legna, uno strato di corpi, uno strato di legna e infine un liquido facilmente infiammabile, olio o benzina. Le ossa che non si erano bruciate venivano macinate in un apposito mulino e sparse al vento. Tutto ciò a tre, quattrocento metri di distanza dalle case dove abitava la gente. Nelle relazioni si ripete spesso che per settimane intere gli abitanti di Belzec raschiavano via dai vetri delle finestre il grasso umano che vi si era depositato. Il grasso di 500 mila ebrei. Di questi 500 mila se ne salvarono tre. Uno di loro – Chaim Hirszman – dopo la guerra diventò un funzionario dei servizi di sicurezza segreti comunisti. Nel 1946 la guerriglia anticomunista gli sparò mentre si trovava a casa sua. Oggi è difficile stabilire se sia stato ucciso perché ebreo o perché comunista. Pioveva e si scioglieva la neve. Tutta la zona del campo era ricoperta di rifiuti, pietre, sassi, scorie degli altiforni, scorie di carbone. Nel luogo in cui si trovava la strada che conduceva alle camere a gas è stata scavata una fenditura nel terreno. Si scende in basso, in basso, in basso, finché il cielo sulla tua testa quasi scompare. Sulle pareti di granito hanno inciso centinaia di nomi. I cognomi non si sono salvati, sono dunque rimasti solo i nomi: Genia, Gendla, Haskiel, Hedda, Hudesa, Icchak, Icek, Ichel Juda, Jude, Judel, Judes... . Qualche decina di ettari di cenere e nomi nudi. Nel giugno del 1943 i tedeschi liquidarono il campo e cancellarono ogni traccia. Solo la gente del luogo sapeva cosa fosse veramente successo. Dopo la guerra, quando i tedeschi non c'erano più, scavarono alla ricerca di oro e brillanti.
Pioveva e oltre a me nel campo c'era solo una coppia messicana con una guida polacca. Cercavano di capire qualcosa, ma non potevano far altro che tenersi per mano e guardarsi intorno impotenti. Subito oltre la recinzione iniziava il bosco senza interruzioni fino alla frontiera. Fino alla frontiera dell'Unione europea. Oltre a Belzec, in quella zona di confine i tedeschi costruirono altri due campi, a Treblinka e a Sobibòr. Destinati unicamente allo sterminio degli ebrei. Entrambi nei boschi, e di entrambi non è rimasta alcuna traccia materiale. Tutti e tre al limitare della “civiltà europea” ovvero là dove, secondo i tedeschi, avevano inizio la barbarie e il nulla.
IL “DIRITTO” DI PARLARE, IL DOVERE DI ARGOMENTARE di Fausto Monici
Com’è ormai evidente da molto tempo gli “argomenti” sono usciti dal dibattito politico e culturale Italiano, e anche molti politici locali seguono i grandi maestri nazionali del “fuori tema”.
Lo schema è questo : “ Non rispondere agli argomenti, prima denigra l’avversario, attaccalo personalmente, lancia insinuazioni per screditarlo … e vedrai che non serve più rispondere. L’avversario non merita rispetto”. Alla Rambo !
Questi “Politici” non amano argomentare, discutere, confrontarsi, ma solo AFFERMARE.
Prendiamone atto, hanno idee chiare, perfettamente a loro agio fra il “Capitale” (di Wall Street, che li finanzia) e “Il Principe” (del Macchiavelli, il cui motto era “il fine giustifica i mezzi”).
L’aspetto più pittoresco è che si vantano di essere “concreti e reali”, mentre la loro specialità è quella di agitare “fantasmi e paure” (dal Comunista, all’Islam, al Diverso, e via di questo passo) che sviano solo l’attenzione della gente dai problemi “veri” : il lavoro, il costo della vita, i tempi della sanità, i servizi sociali, il futuro dei propri figli.
Hanno imparato perfettamente la lezione che viene dall’alto, e questa trasmettono. Ormai non distinguono più niente e nessuno. Tanto in TV che sui giornali e sui manifesti locali alcuni “Politici” non hanno nessuna remora a lanciare attacchi personali né ad un avversario politico né ad un semplice elettore : non rispondono a ciò che dici ma in base a chi sei o a che cosa rappresenti (spesso solo nelle loro fantasie).
Guardano da un’altra parte con un sorriso sarcastico e ti invitano allo scontro di chi le spara più grosse… hanno visto troppi film d’azione americani.
Se non hai altrettanta arroganza, ma di quella tosta, meglio lasciar perdere. Sarebbe una rissa assolutamente priva di argomenti. Ben lo sapeva Enzo Biagi, che li intervistava uno per volta e ripeteva le domande finché non riceveva una risposta coerente, foss’anche il nulla (chissà perché dava tanto fastidio …). Loro vogliono solo “finte” interviste, dove non devono rispondere a domande scomode.
Il tacere per paura di fronte alle loro “sparate” rende più debole la ricerca della verità. I giovani NON hanno bisogno di maestri terreni che indichino “la verità” : hanno bisogno di strumenti per cercarla, primi fra tutti l’ascolto, la verifica e il confronto. Hanno bisogno di mezzi critici per difendersi dai condizionamenti.
A scuola i miei vecchi prof di matematica e di italiano mi hanno insegnato :
l’analisi dei dati e delle fonti, prima di parlare ;
l’importanza degli argomenti, a sostegno di ogni tesi si voglia dimostrare ;
e quanto male fa alla comunicazione l’“andare fuori tema”,
ma questi “Politici”, che mirano solo a ZITTIRE LA FORZA DEGLI ARGOMENTI, non conoscano la frase di Voltaire che recita : "Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo" (”Trattato sulla tolleranza”, 1763).
Di questi tempi le voci fuori dal coro sono indispensabili per risvegliare qualche coscienza e sperare in un futuro di confronto e di dialogo, basato sulla “VOLONTÀ DI DISCUTERE DELLE IDEE E DEGLI ARGOMENTI”, e non sul discredito dell’avversario come persona e per le sue convinzioni (politiche, religiose, sessuali o altro).
Come ricordava Mauro Pagani (grande musicista, ex PFM) ad “Anno Zero” del 25 febbraio (vi invito ad ascoltarlo su Google), un tempo la parola “Politico” era una parola nobile, oggi è un insulto. Tutta la nostra società, a partire da una classe politica non rispettabile, sta dando un pessimo esempio. Se vogliamo che i giovani non affondino in questa società in crisi dobbiamo essere credibili, affidabili, onesti e sinceri. E queste qualità non si basano sul pettegolezzo, le dicerie e le insinuazioni. Quelle lasciamole al GRANDE FRATELLO e all’ISOLA DEI FAMOSI. Io ne ho abbastanza di questi esempi. Per fortuna esistono sempre, nella scuola e altrove, degli appassionati, veri “missionari”, che insegnano, “gratis” e ai figli di tutti, sia a pensare che a rispettare gli altri e le loro idee.
Lo schema è questo : “ Non rispondere agli argomenti, prima denigra l’avversario, attaccalo personalmente, lancia insinuazioni per screditarlo … e vedrai che non serve più rispondere. L’avversario non merita rispetto”. Alla Rambo !
Questi “Politici” non amano argomentare, discutere, confrontarsi, ma solo AFFERMARE.
Prendiamone atto, hanno idee chiare, perfettamente a loro agio fra il “Capitale” (di Wall Street, che li finanzia) e “Il Principe” (del Macchiavelli, il cui motto era “il fine giustifica i mezzi”).
L’aspetto più pittoresco è che si vantano di essere “concreti e reali”, mentre la loro specialità è quella di agitare “fantasmi e paure” (dal Comunista, all’Islam, al Diverso, e via di questo passo) che sviano solo l’attenzione della gente dai problemi “veri” : il lavoro, il costo della vita, i tempi della sanità, i servizi sociali, il futuro dei propri figli.
Hanno imparato perfettamente la lezione che viene dall’alto, e questa trasmettono. Ormai non distinguono più niente e nessuno. Tanto in TV che sui giornali e sui manifesti locali alcuni “Politici” non hanno nessuna remora a lanciare attacchi personali né ad un avversario politico né ad un semplice elettore : non rispondono a ciò che dici ma in base a chi sei o a che cosa rappresenti (spesso solo nelle loro fantasie).
Guardano da un’altra parte con un sorriso sarcastico e ti invitano allo scontro di chi le spara più grosse… hanno visto troppi film d’azione americani.
Se non hai altrettanta arroganza, ma di quella tosta, meglio lasciar perdere. Sarebbe una rissa assolutamente priva di argomenti. Ben lo sapeva Enzo Biagi, che li intervistava uno per volta e ripeteva le domande finché non riceveva una risposta coerente, foss’anche il nulla (chissà perché dava tanto fastidio …). Loro vogliono solo “finte” interviste, dove non devono rispondere a domande scomode.
Il tacere per paura di fronte alle loro “sparate” rende più debole la ricerca della verità. I giovani NON hanno bisogno di maestri terreni che indichino “la verità” : hanno bisogno di strumenti per cercarla, primi fra tutti l’ascolto, la verifica e il confronto. Hanno bisogno di mezzi critici per difendersi dai condizionamenti.
A scuola i miei vecchi prof di matematica e di italiano mi hanno insegnato :
l’analisi dei dati e delle fonti, prima di parlare ;
l’importanza degli argomenti, a sostegno di ogni tesi si voglia dimostrare ;
e quanto male fa alla comunicazione l’“andare fuori tema”,
ma questi “Politici”, che mirano solo a ZITTIRE LA FORZA DEGLI ARGOMENTI, non conoscano la frase di Voltaire che recita : "Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo" (”Trattato sulla tolleranza”, 1763).
Di questi tempi le voci fuori dal coro sono indispensabili per risvegliare qualche coscienza e sperare in un futuro di confronto e di dialogo, basato sulla “VOLONTÀ DI DISCUTERE DELLE IDEE E DEGLI ARGOMENTI”, e non sul discredito dell’avversario come persona e per le sue convinzioni (politiche, religiose, sessuali o altro).
Come ricordava Mauro Pagani (grande musicista, ex PFM) ad “Anno Zero” del 25 febbraio (vi invito ad ascoltarlo su Google), un tempo la parola “Politico” era una parola nobile, oggi è un insulto. Tutta la nostra società, a partire da una classe politica non rispettabile, sta dando un pessimo esempio. Se vogliamo che i giovani non affondino in questa società in crisi dobbiamo essere credibili, affidabili, onesti e sinceri. E queste qualità non si basano sul pettegolezzo, le dicerie e le insinuazioni. Quelle lasciamole al GRANDE FRATELLO e all’ISOLA DEI FAMOSI. Io ne ho abbastanza di questi esempi. Per fortuna esistono sempre, nella scuola e altrove, degli appassionati, veri “missionari”, che insegnano, “gratis” e ai figli di tutti, sia a pensare che a rispettare gli altri e le loro idee.
IO NON CI STO
Probabilmente siamo tutti a conoscenza del gesto del cittadino di Adro (BS) che ha pagato la mensa ai bambini che ne erano stati esclusi. Gesto accompagnato da una lunga lettera. Ne proponiamo alcuni passaggi che crediamo sia importante leggere perché se quello che c'è scritto passasse nella testa di tutti noi, forse farebbe molto bene.
Io non ci sto
Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.
So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. Agli extracomunitari chiedo il rispetto delle nostre leggi, ma lo chiedo con educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.
Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro.
I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo?
Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente.
Ma dov’è il segretario del partito che si vuole chiamare “partito dell’amore”. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia. Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie degli ultimi 10 anni. Non vorrei che il loro tenore di vita venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese.
Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi, non hanno il dubbio di essere usati?
Il sonno della ragione genera mostri.
Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando non pagano le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro.
Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.
Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione.
Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico.
Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande fratello”.
Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopportarlo.
Un cittadino di Adro (BS)
Almeno alcune osservazioni all'Amministrazione di Adro (BS), a quella di Verona che lascia a piedi dallo scuolabus gli scolari e alle altre che ormai si copiano come i pappagalli, non si possono negare.
1) Si discolpano, giustificandosi con i “furbi” che potrebbero pagare e non lo fanno. Una scusa debolissima in quanto i Comuni hanno gli strumenti per accertare chi può o meno pagare. Una volta individuati i “furbi”, basta fargli mettere i debiti a ruolo nella cartella delle tasse, che sono obbligati a pagare.
2) Troppo facile farsi prepotenti con i più deboli. Apparenza di furbizia maggiore di quelli che non pagano. Grida pericolose che innescano devianze emotive solamente negative. Hanno l'unico scopo propagandistico di bottega politica solo egoistica, nel totale spregio di qualsiasi conseguenza, anche violentando il pur minimo senso dello Stato che per gli amministratori pubblici dovrebbe essere la stella polare.
Io non ci sto
Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.
So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. Agli extracomunitari chiedo il rispetto delle nostre leggi, ma lo chiedo con educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.
Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro.
I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo?
Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente.
Ma dov’è il segretario del partito che si vuole chiamare “partito dell’amore”. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia. Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie degli ultimi 10 anni. Non vorrei che il loro tenore di vita venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese.
Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi, non hanno il dubbio di essere usati?
Il sonno della ragione genera mostri.
Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando non pagano le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro.
Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.
Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione.
Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico.
Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande fratello”.
Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopportarlo.
Un cittadino di Adro (BS)
Almeno alcune osservazioni all'Amministrazione di Adro (BS), a quella di Verona che lascia a piedi dallo scuolabus gli scolari e alle altre che ormai si copiano come i pappagalli, non si possono negare.
1) Si discolpano, giustificandosi con i “furbi” che potrebbero pagare e non lo fanno. Una scusa debolissima in quanto i Comuni hanno gli strumenti per accertare chi può o meno pagare. Una volta individuati i “furbi”, basta fargli mettere i debiti a ruolo nella cartella delle tasse, che sono obbligati a pagare.
2) Troppo facile farsi prepotenti con i più deboli. Apparenza di furbizia maggiore di quelli che non pagano. Grida pericolose che innescano devianze emotive solamente negative. Hanno l'unico scopo propagandistico di bottega politica solo egoistica, nel totale spregio di qualsiasi conseguenza, anche violentando il pur minimo senso dello Stato che per gli amministratori pubblici dovrebbe essere la stella polare.
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FESTA DEL RINGRAZIAMENTO O “MAIALATA” ? di Fausto Monici
Un amico contadino, qualche tempo prima della “Festa del Ringraziamento”, saputo che mi ero reso disponibile anche quest' anno per dare una mano, mi ferma per strada e mi ringrazia, sinceramente contento e felice. Ero stupito, e non capivo il perché.
Ora che la festa si è tenuta, dopo che per svariate situazioni era stata messa pesantemente in forse, l’ho capito : quella non è la festa di un partito, né di un sindacato, e non è soprattutto la “Maialata” – nomignolo con il quale è stata chiamata da molti. È la “Festa del Ringraziamento” e basta.
“Maialata” … l’ho usata anch’io questa parola e ora mi accorgo di aver detto quasi una bestemmia. Avevo smarrito il senso di questa festa e del perché qualcuno (in particolare una delle nostre madri Canossiane) aveva fatto tanto per ripristinarla.
Cambiarne il nome vuol dire stravolgere il significato, anzi, tentare di “impossessarsene”.
Da festa religiosa, o di semplice amore e rispetto per i frutti della terra e per il sacrificio di chi la lavora, a brutale mangiata, anzi, a solenne “abbuffata”.
In questo giorno i contadini fanno festa, e noi con loro. Le tradizioni possono essere tenute in piedi come semplice “forma esteriore” oppure mantenendone vivo il significato originario.
Oggi, che il lavoro nei campi non è più duro come un tempo (almeno per i “nati bianchi”) e con tanti modi per difendersi dalle bizze della natura, è ancora importante ricordarsi che da quelle scure zolle di terra traiamo per tutti il pane quotidiano. Non si è mai certi del risultato, gli imprevisti sono sempre tanti, ma quando i frutti ci sono, allora Alleluia, si è contenti e si fa festa.
E le Feste comportano quasi sempre un eccesso, uno spreco. Ma questo è un bisogno dell’uomo, anche per i più poveri. È, forse, il piacere di godere, almeno ogni tanto, dell’ABBONDANZA.
E cos’hanno scelto i nostri avi per celebrare questa festa ? Il maiale, un animale di cui, da un punto di vista materiale, NON SI BUTTA VIA NIENTE, neanche il sangue.
Ma da un punto di vista più spirituale il maiale è ben altro : questo animale CI DONA TUTTO DI SÉ, come un vero amico … e come la Terra, che ci dona insieme frutti ed insegnamenti : la pazienza, il fluire del tempo e delle stagioni, l’accettazione delle avversità e dei disastri, l’incertezza del risultato, il sudore e, talvolta, l’abbondanza !
Dare Tutto di sé e accettare tutto quello che arriva : non solo il bene o quel che ci fa comodo. È questo il “sapere contadino”, il “sapere della terra”. È così anche nelle relazioni fra le persone : lottare, ma anche accettare, è il segreto per apprezzare la vita.
Chi ha partecipato (o non è venuto) alla Festa per opportunismo, obbligo o coerenza … ha perso un’occasione di piacere e condivisione.
Chi invece ha partecipato per il bene del paese, per un obiettivo comune, per i nostri figli, ha un “credo” profondo dentro di sé. Sa che l’essenza di ogni festa è una sola : stare bene insieme. In fondo, di cos’altro abbiamo bisogno nella vita ?
Se quest’esperienza continuerà, vorrei proprio che tornasse a essere vissuta per quello che è. Per dare il giusto valore alle cose bisogna sempre ricordarsi perché si fanno : la “Festa del Ringraziamento” è un’occasione per tutti di ricordare il rispetto che dobbiamo alla Terra, al Lavoro dell’uomo e, per chi crede, a Dio.
Ora che la festa si è tenuta, dopo che per svariate situazioni era stata messa pesantemente in forse, l’ho capito : quella non è la festa di un partito, né di un sindacato, e non è soprattutto la “Maialata” – nomignolo con il quale è stata chiamata da molti. È la “Festa del Ringraziamento” e basta.
“Maialata” … l’ho usata anch’io questa parola e ora mi accorgo di aver detto quasi una bestemmia. Avevo smarrito il senso di questa festa e del perché qualcuno (in particolare una delle nostre madri Canossiane) aveva fatto tanto per ripristinarla.
Cambiarne il nome vuol dire stravolgere il significato, anzi, tentare di “impossessarsene”.
Da festa religiosa, o di semplice amore e rispetto per i frutti della terra e per il sacrificio di chi la lavora, a brutale mangiata, anzi, a solenne “abbuffata”.
In questo giorno i contadini fanno festa, e noi con loro. Le tradizioni possono essere tenute in piedi come semplice “forma esteriore” oppure mantenendone vivo il significato originario.
Oggi, che il lavoro nei campi non è più duro come un tempo (almeno per i “nati bianchi”) e con tanti modi per difendersi dalle bizze della natura, è ancora importante ricordarsi che da quelle scure zolle di terra traiamo per tutti il pane quotidiano. Non si è mai certi del risultato, gli imprevisti sono sempre tanti, ma quando i frutti ci sono, allora Alleluia, si è contenti e si fa festa.
E le Feste comportano quasi sempre un eccesso, uno spreco. Ma questo è un bisogno dell’uomo, anche per i più poveri. È, forse, il piacere di godere, almeno ogni tanto, dell’ABBONDANZA.
E cos’hanno scelto i nostri avi per celebrare questa festa ? Il maiale, un animale di cui, da un punto di vista materiale, NON SI BUTTA VIA NIENTE, neanche il sangue.
Ma da un punto di vista più spirituale il maiale è ben altro : questo animale CI DONA TUTTO DI SÉ, come un vero amico … e come la Terra, che ci dona insieme frutti ed insegnamenti : la pazienza, il fluire del tempo e delle stagioni, l’accettazione delle avversità e dei disastri, l’incertezza del risultato, il sudore e, talvolta, l’abbondanza !
Dare Tutto di sé e accettare tutto quello che arriva : non solo il bene o quel che ci fa comodo. È questo il “sapere contadino”, il “sapere della terra”. È così anche nelle relazioni fra le persone : lottare, ma anche accettare, è il segreto per apprezzare la vita.
Chi ha partecipato (o non è venuto) alla Festa per opportunismo, obbligo o coerenza … ha perso un’occasione di piacere e condivisione.
Chi invece ha partecipato per il bene del paese, per un obiettivo comune, per i nostri figli, ha un “credo” profondo dentro di sé. Sa che l’essenza di ogni festa è una sola : stare bene insieme. In fondo, di cos’altro abbiamo bisogno nella vita ?
Se quest’esperienza continuerà, vorrei proprio che tornasse a essere vissuta per quello che è. Per dare il giusto valore alle cose bisogna sempre ricordarsi perché si fanno : la “Festa del Ringraziamento” è un’occasione per tutti di ricordare il rispetto che dobbiamo alla Terra, al Lavoro dell’uomo e, per chi crede, a Dio.
È NATA UNA MAMMA… di Giulia Redini
Il 23 Luglio scorso sono diventata mamma di uno splendido bambino, Gioele. Indescrivibile l’emozione che ho provato quando, in sala parto, ho potuto toccarlo, vederlo, stringerlo tra le braccia… È stato come realizzare un sogno, il sogno più bello e più importante: finalmente, dopo nove mesi di attesa, preoccupazioni e speranze, il mio fagottino di tre chili e mezzo è nato, bellissimo come può apparire solo ad una mamma innamorata.
Stanca per le fatiche del travaglio e del parto, tra lacrime di gioia incontrollabile, coccolavo il mio bambino e pensavo a ciò che era appena avvenuto: una nuova vita stava cominciando, una vita che io ed il mio compagno avevamo generato e della quale saremmo stati completamente responsabili. Mi ci è voluto del tempo per realizzare ciò che era accaduto; nonostante per tutta la gravidanza non avessi fatto che pensare a lui, avessi sentito il suo cuoricino battere forte in occasione delle ecografie effettuate e lo sentissi muoversi continuamente nella mia pancia tra calci e pugnetti, il confronto con la realtà fu emotivamente travolgente: il bambino che tanto avevo desiderato e che per tanto tempo avevo immaginato era diventato reale, lo potevo guardare, toccare, potevo sentire il suo pianto liberatorio, potevo vedere quanto fosse perfetto, una piccola persona con delle bellissime manine, una testolina piena di capelli, dei piedini piccolissimi… ma ciò che non potevo immaginare era l’amore che istintivamente avrei provato per lui, un sentimento profondo, completo, sincero. Sapevo che avrei amato con tutto il cuore il mio bambino ma non avevo idea di quanto amore si potesse provare.
Dicono che un bambino ti cambia la vita… ti rendi conto di quanto è vero solo nel momento in cui nasce tuo figlio. Ho tre nipoti meravigliosi che amo tantissimo e diverse esperienze come educatrice con bambini più o meno grandi e fino ad ora non mi ero resa conto del costante impegno e del carico di responsabilità che l’avere un bambino comporta. Ad un tratto la tua vita cambia completamente, le tue priorità vengono messe in discussione, ciò che prima consideravi indispensabile assume un significato e un’importanza completamente diversi. Al centro di ogni pensiero ora c’è questa meravigliosa piccola creatura, talmente indifesa che istintivamente sei disposto a rivoluzionare la tua vita purché riceva tutte le attenzioni e le cure possibili e necessarie e, nel momento in cui capisci che il suo benessere fisico ed emotivo dipende esclusivamente da te, ecco che si è creato quell’indispensabile vincolo che ti legherà al tuo bambino per tutta la vita e che è alla base di ogni sua relazione futura.
Sono mamma da così poco che non ho niente da insegnare a nessuno; al contrario, ho ancora moltissimo da imparare. C’è una cosa però che chiunque dovrebbe sapere: i bambini non chiedono di venire al mondo, siamo noi che in quanto persone responsabili e sufficientemente mature (almeno così si presuppone), dovremmo decidere di far nascere una nuova vita. Purtroppo però la realtà dei fatti è troppo spesso molto diversa…
Stanca per le fatiche del travaglio e del parto, tra lacrime di gioia incontrollabile, coccolavo il mio bambino e pensavo a ciò che era appena avvenuto: una nuova vita stava cominciando, una vita che io ed il mio compagno avevamo generato e della quale saremmo stati completamente responsabili. Mi ci è voluto del tempo per realizzare ciò che era accaduto; nonostante per tutta la gravidanza non avessi fatto che pensare a lui, avessi sentito il suo cuoricino battere forte in occasione delle ecografie effettuate e lo sentissi muoversi continuamente nella mia pancia tra calci e pugnetti, il confronto con la realtà fu emotivamente travolgente: il bambino che tanto avevo desiderato e che per tanto tempo avevo immaginato era diventato reale, lo potevo guardare, toccare, potevo sentire il suo pianto liberatorio, potevo vedere quanto fosse perfetto, una piccola persona con delle bellissime manine, una testolina piena di capelli, dei piedini piccolissimi… ma ciò che non potevo immaginare era l’amore che istintivamente avrei provato per lui, un sentimento profondo, completo, sincero. Sapevo che avrei amato con tutto il cuore il mio bambino ma non avevo idea di quanto amore si potesse provare.
Dicono che un bambino ti cambia la vita… ti rendi conto di quanto è vero solo nel momento in cui nasce tuo figlio. Ho tre nipoti meravigliosi che amo tantissimo e diverse esperienze come educatrice con bambini più o meno grandi e fino ad ora non mi ero resa conto del costante impegno e del carico di responsabilità che l’avere un bambino comporta. Ad un tratto la tua vita cambia completamente, le tue priorità vengono messe in discussione, ciò che prima consideravi indispensabile assume un significato e un’importanza completamente diversi. Al centro di ogni pensiero ora c’è questa meravigliosa piccola creatura, talmente indifesa che istintivamente sei disposto a rivoluzionare la tua vita purché riceva tutte le attenzioni e le cure possibili e necessarie e, nel momento in cui capisci che il suo benessere fisico ed emotivo dipende esclusivamente da te, ecco che si è creato quell’indispensabile vincolo che ti legherà al tuo bambino per tutta la vita e che è alla base di ogni sua relazione futura.
Sono mamma da così poco che non ho niente da insegnare a nessuno; al contrario, ho ancora moltissimo da imparare. C’è una cosa però che chiunque dovrebbe sapere: i bambini non chiedono di venire al mondo, siamo noi che in quanto persone responsabili e sufficientemente mature (almeno così si presuppone), dovremmo decidere di far nascere una nuova vita. Purtroppo però la realtà dei fatti è troppo spesso molto diversa…
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Medoleggendo n. 11
Pablo Neruda
"Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia marcia,
chi non rischia e chi non cambia il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione ,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle " i ",
piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore ed ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno ,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia , chi non legge ,
chi non ascolta musica ,chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio ,chi non si lascia aiutare.
Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce ,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi , ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare."
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia marcia,
chi non rischia e chi non cambia il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione ,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle " i ",
piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore ed ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno ,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia , chi non legge ,
chi non ascolta musica ,chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio ,chi non si lascia aiutare.
Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce ,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi , ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare."
mercoledì 5 maggio 2010
"Rime di rabbia" di Bruno Tognolini
Scongiuro contro il nazismo futuro
Gli abbiamo detto che la rabbia non è bene
Bisogna vincerla, bisogna fare pace
Ma che essere cattivi poi conviene
Più si grida, più si offende e più si piace
Gli abbiamo detto che bisogna andare a scuola
E che la scuola com'è non serve a niente
Gli abbiamo detto che la legge è una sola
Ma che le scappatoie sono tante
Gli abbiamo detto che tutto è intorno a loro
La vita è adesso, basta allungar la mano
Gli abbiamo detto che non c'è più lavoro
E quella mano la allungheranno invano
Gli abbiamo detto che se hai un capo griffato
Puoi baciare maschi e femmine a piacere
Gli abbiamo detto che se non sei sposato
Ci son diritti di cui non puoi godere
Gli abbiamo detto che l'aria è avvelenata
Perché tutti vanno in macchina al lavoro
Ma che la società sarà salvata
Se compreranno macchine anche loro
Gli abbiamo detto tutto, hanno capito tutto
Che il nostro mondo è splendido
Che il loro mondo è brutto
Bene: non c'è bisogno di indovini
Per sapere che arriverà il futuro
Speriamo che la rabbia dei bambini
Non ci presenti un conto troppo duro
Gli abbiamo detto che la rabbia non è bene
Bisogna vincerla, bisogna fare pace
Ma che essere cattivi poi conviene
Più si grida, più si offende e più si piace
Gli abbiamo detto che bisogna andare a scuola
E che la scuola com'è non serve a niente
Gli abbiamo detto che la legge è una sola
Ma che le scappatoie sono tante
Gli abbiamo detto che tutto è intorno a loro
La vita è adesso, basta allungar la mano
Gli abbiamo detto che non c'è più lavoro
E quella mano la allungheranno invano
Gli abbiamo detto che se hai un capo griffato
Puoi baciare maschi e femmine a piacere
Gli abbiamo detto che se non sei sposato
Ci son diritti di cui non puoi godere
Gli abbiamo detto che l'aria è avvelenata
Perché tutti vanno in macchina al lavoro
Ma che la società sarà salvata
Se compreranno macchine anche loro
Gli abbiamo detto tutto, hanno capito tutto
Che il nostro mondo è splendido
Che il loro mondo è brutto
Bene: non c'è bisogno di indovini
Per sapere che arriverà il futuro
Speriamo che la rabbia dei bambini
Non ci presenti un conto troppo duro
L'angolo di Donna Rosa di Rosa Oliani
IL CAVALIER DEL CIELO
Il grande, il potente
non riesce ad accettare
l’età che avanza, col denaro vorrebbe
fermare il tempo per restare
giovane eternamente..
Per distrarsi crea atmosfera,
organizza festine
per avere sempre al fianco
belle giovani veline.
C’è chi lo chiama papi,
alcune si mettono in posa
e gli fan delle carezze
per spillargli qualche cosa.
Lui si esalta. Tacco rialzato,
gambe un po’ ad archetto
incomincia a far la ruota
salta qua e là come un galletto.
Poi corre, va allo specchio
si guarda di fronte e di profilo,
parla fra sé e sé e dice:
nonostante l’età che avanza
sono ancor piacente
e per questo lascio parlar la gente.
Fino a che il mio portafoglio regge
sono capace di sconfiggere tutti,
tutti, anche la legge.
( r.o. )
Il grande, il potente
non riesce ad accettare
l’età che avanza, col denaro vorrebbe
fermare il tempo per restare
giovane eternamente..
Per distrarsi crea atmosfera,
organizza festine
per avere sempre al fianco
belle giovani veline.
C’è chi lo chiama papi,
alcune si mettono in posa
e gli fan delle carezze
per spillargli qualche cosa.
Lui si esalta. Tacco rialzato,
gambe un po’ ad archetto
incomincia a far la ruota
salta qua e là come un galletto.
Poi corre, va allo specchio
si guarda di fronte e di profilo,
parla fra sé e sé e dice:
nonostante l’età che avanza
sono ancor piacente
e per questo lascio parlar la gente.
Fino a che il mio portafoglio regge
sono capace di sconfiggere tutti,
tutti, anche la legge.
( r.o. )
Salva l’ambiente in 10 mosse .. anche a Medole di Stefano Bottoglia
Possiamo salvare l’ambiente in 10 mosse? Probabilmente no. Ma certo possiamo aiutarlo e aiutandolo migliorare la nostra qualità della vita.
Spesso pensiamo che questi comportamenti siano distanti o poco praticabili. Nell’elenco che propongo ci sono alcuni suggerimenti applicabili anche da chi abita a Medole. L’elenco non ha la pretesa di esaurire l’argomento ma solo di iniziarlo. A questo proposito può essere utile ascoltare il parere dei giovani e dei giovanissimi che spesso hanno una maggiore sensibilità per l’ambiente di noi adulti. Forse perché, sotto sotto, sono preoccupati per il mondo dove abiteranno domani.
Non dimentichiamoci che non abbiamo un pianeta di riserva.
Usa l’acqua dell’acquedotto e ricorda di non lasciarla scorrere inutilmente.
Da recenti indagini è emerso che le acque superficiali di Medole sono poco affidabili per il consumo; mentre quelle più profonde, dove pesca l’acquedotto, sono ottime e molto controllate. Abbandoniamo i pozzi superficiali a favore dell’acquedotto.
Usa la bicicletta o vai a piedi tutte le volte che puoi.
Medole è un piccolo centro a dimensione uomo dove l’uso della bici è agevole. Andiamo più spesso a piedi nei piccoli spostamenti, ed usiamo la bici in tutte le occasioni possibili. Tra l’altro camminare consente di incontrare e di chiacchierare.
Fai la raccolta differenziata (anche dell’umido).
Il comune di Medole vanta una discreta percentuale di raccolta differenziata, ma in altri comuni, anche della provincia di Mantova, si raggiungono percentuali ben maggiori. Possiamo fare di più. A Medole è anche molto comodo. La carta, la plastica, il vetro, l’alluminio e persino l’umido vengono ritirati direttamente a casa.
Coltiva un orto o un giardino; possibilmente senza usare pesticidi o sostanze dannose.
Vivere in campagna offre il privilegio di avere spazi verdi a disposizione. Dedichiamo un po’ del nostro tempo a coltivare un orto. Potremo avere buona verdura a costi molto limitati. Anche i fiori e gli alberi ornamentali oltre a soddisfare i nostri occhi aiutano l’ambiente con l’ossigeno.
Privilegia l’acquisto di alimenti di origine locale (meglio di stagione e con poco imballaggio)
Se acquistiamo alimenti di produzione locale possiamo contribuire ad un’aria più pulita perché evitiamo lunghi trasporti.
Privilegia l’uso di legna rispetto al gasolio e al gas.
Usare la legna per il riscaldamento significa diminuire le emissioni inquinanti in atmosfera. Molti medolesi hanno spazi rustici dove depositare la legna quindi possono passare alla legna con un impegno modesto. Acquistiamo una stufa e godiamoci il benessere di un riscaldamento naturale.
Installa un impianto solare e migliora il potere isolante della tua casa
Esistono incentivi per chi installa pannelli solari sul tetto e gli interventi di coibentazione possono essere oggetto di detrazioni fiscali. Approfittiamone!
Sostituire le lampadine a incandescenza con lampadine a basso consumo energetico
Costano un po’ di più all’acquisto ma garantiscono illuminazione adeguata a consumi molto ridotti.
Dai sostegno a iniziative locali che promuovono la conservazione e la tutela dell’ambiente.
Aderire alle iniziative di sensibilizzazione ambientale dà maggior voce a chi le organizza e contribuisce a diffondere una cultura ecologica. L’ambiente, lo ricordiamo non è soltanto la natura è anche il centro abitato. Medole è un paese con testimonianze importanti del passato ed emergenze artistiche. Mostriamo attenzione a questi piccoli tesori.
Utilizziamo il condizionatore d’aria il meno possibile e spegniamo gli apparecchi elettrici (TV, computer, ecc.) e le luci quando non li usiamo.
( s.bo. )
Spesso pensiamo che questi comportamenti siano distanti o poco praticabili. Nell’elenco che propongo ci sono alcuni suggerimenti applicabili anche da chi abita a Medole. L’elenco non ha la pretesa di esaurire l’argomento ma solo di iniziarlo. A questo proposito può essere utile ascoltare il parere dei giovani e dei giovanissimi che spesso hanno una maggiore sensibilità per l’ambiente di noi adulti. Forse perché, sotto sotto, sono preoccupati per il mondo dove abiteranno domani.
Non dimentichiamoci che non abbiamo un pianeta di riserva.
Usa l’acqua dell’acquedotto e ricorda di non lasciarla scorrere inutilmente.
Da recenti indagini è emerso che le acque superficiali di Medole sono poco affidabili per il consumo; mentre quelle più profonde, dove pesca l’acquedotto, sono ottime e molto controllate. Abbandoniamo i pozzi superficiali a favore dell’acquedotto.
Usa la bicicletta o vai a piedi tutte le volte che puoi.
Medole è un piccolo centro a dimensione uomo dove l’uso della bici è agevole. Andiamo più spesso a piedi nei piccoli spostamenti, ed usiamo la bici in tutte le occasioni possibili. Tra l’altro camminare consente di incontrare e di chiacchierare.
Fai la raccolta differenziata (anche dell’umido).
Il comune di Medole vanta una discreta percentuale di raccolta differenziata, ma in altri comuni, anche della provincia di Mantova, si raggiungono percentuali ben maggiori. Possiamo fare di più. A Medole è anche molto comodo. La carta, la plastica, il vetro, l’alluminio e persino l’umido vengono ritirati direttamente a casa.
Coltiva un orto o un giardino; possibilmente senza usare pesticidi o sostanze dannose.
Vivere in campagna offre il privilegio di avere spazi verdi a disposizione. Dedichiamo un po’ del nostro tempo a coltivare un orto. Potremo avere buona verdura a costi molto limitati. Anche i fiori e gli alberi ornamentali oltre a soddisfare i nostri occhi aiutano l’ambiente con l’ossigeno.
Privilegia l’acquisto di alimenti di origine locale (meglio di stagione e con poco imballaggio)
Se acquistiamo alimenti di produzione locale possiamo contribuire ad un’aria più pulita perché evitiamo lunghi trasporti.
Privilegia l’uso di legna rispetto al gasolio e al gas.
Usare la legna per il riscaldamento significa diminuire le emissioni inquinanti in atmosfera. Molti medolesi hanno spazi rustici dove depositare la legna quindi possono passare alla legna con un impegno modesto. Acquistiamo una stufa e godiamoci il benessere di un riscaldamento naturale.
Installa un impianto solare e migliora il potere isolante della tua casa
Esistono incentivi per chi installa pannelli solari sul tetto e gli interventi di coibentazione possono essere oggetto di detrazioni fiscali. Approfittiamone!
Sostituire le lampadine a incandescenza con lampadine a basso consumo energetico
Costano un po’ di più all’acquisto ma garantiscono illuminazione adeguata a consumi molto ridotti.
Dai sostegno a iniziative locali che promuovono la conservazione e la tutela dell’ambiente.
Aderire alle iniziative di sensibilizzazione ambientale dà maggior voce a chi le organizza e contribuisce a diffondere una cultura ecologica. L’ambiente, lo ricordiamo non è soltanto la natura è anche il centro abitato. Medole è un paese con testimonianze importanti del passato ed emergenze artistiche. Mostriamo attenzione a questi piccoli tesori.
Utilizziamo il condizionatore d’aria il meno possibile e spegniamo gli apparecchi elettrici (TV, computer, ecc.) e le luci quando non li usiamo.
( s.bo. )
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Medoleggendo n. 11
L'AMACA di Michele Serra
Quarant'anni e rotti dopo Don Milani, fa una certa impressione leggere certi commenti sbigottiti su una ricerca scolastica che denuncia il forte divario culturale tra i bambini del Nord e quelli del Sud. Come se non fosse già stato detto, inutilmente detto, un paio di generazioni fa, che lo scandalo sociale penalizza fino dalla nascita i poveri e privilegia fino dalla nascita i ricchi. Il tanto odiato Sessantotto prese abbrivio anche dalla coscienza del discrimine di classe, che precedeva la scuola e che la scuola, poi, non faceva che registrare e confermare. Dopo un trentennio di restaurazione politica e culturale, che ha fatto tabula rasa di molte scempiaggini ma anche di molte generose verità pronunciate ai tempi di Don Lorenzo, ci si stupisce daccapo di cose che parevano già acclarate, già metabolizzate da chiunque vivesse con gli occhi aperti: per esempio che essere figlio di ricchi e nascere al Nord è meglio che essere figlio di poveri e nascere al Sud. Allo stesso modo si prende atto che licenziare operai è più consueto che ridurre i profitti. In fondo, è come ripartire da zero, sillabando piano piano le spiacevoli ma necessarie cose che per qualche decennio avevamo disimparato a dire.
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scuola
Auguri Rita!
Gentilissima Rita,
siamo ancora il gruppo di persone che da qualche anno sono costituite in fans club per solidarizzare e sostenere il Suo impegno di Senatrice della Repubblica e, nello stesso tempo, tutta la Sua attività scientifica, umana e civile che continua a svolgere quotidianamente con esemplare dedizione.
L'occasione del Suo 101° compleanno, oltre ad essere momento beneaugurale, è per noi stimolo vivace per praticare e diffondere con sintonia i Suoi messaggi. Ci proviamo, perlomeno.
Infatti, pubblichiamo un Foglio locale che si titola “Medoleggendo”, autofinanziato solo con i risparmi della nostra “Festa de l'Unità” che impieghiamo per diffondere gli stessi valori generali, oltre a notizie locali.
Siamo un gruppo di “matti temerari” che, nonostante il predominio del centrodestra nella nostra zona, alle elezioni amministrative del giugno 2009 sono riusciti a far eleggere un Sindaco del P.D....matto come noi...
Completiamo con i nostri migliori auguri anche per la salute fisica.
Auguri Rita!
Medole, 22 Aprile 2010
Fans-club Rita Levi Montalcini
di Medole (Mantova)
siamo ancora il gruppo di persone che da qualche anno sono costituite in fans club per solidarizzare e sostenere il Suo impegno di Senatrice della Repubblica e, nello stesso tempo, tutta la Sua attività scientifica, umana e civile che continua a svolgere quotidianamente con esemplare dedizione.
L'occasione del Suo 101° compleanno, oltre ad essere momento beneaugurale, è per noi stimolo vivace per praticare e diffondere con sintonia i Suoi messaggi. Ci proviamo, perlomeno.
Infatti, pubblichiamo un Foglio locale che si titola “Medoleggendo”, autofinanziato solo con i risparmi della nostra “Festa de l'Unità” che impieghiamo per diffondere gli stessi valori generali, oltre a notizie locali.
Siamo un gruppo di “matti temerari” che, nonostante il predominio del centrodestra nella nostra zona, alle elezioni amministrative del giugno 2009 sono riusciti a far eleggere un Sindaco del P.D....matto come noi...
Completiamo con i nostri migliori auguri anche per la salute fisica.
Auguri Rita!
Medole, 22 Aprile 2010
Fans-club Rita Levi Montalcini
di Medole (Mantova)
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