Che si levi giusta e misericorde, condividente e responsabile, sincera e franca,
la voce dell'umanità.
Che si dispieghi nonviolenta e forte la solidarietà internazionale
col popolo tibetano e con tutti i popoli oppressi, con tutte le persone oppresse.
Che si dispieghi nonviolenta e forte la lotta per il riconoscimento
di tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani.
Che questa lotta sia limpida e degna, benevolente e rigorosa nei fini e nei mezzi.
Che questa solidarietà sia concreta e coerente, dell'incolumità
e della dignità di tutti gli esseri umani sollecita e intransigente.
Per esser tale, nonviolenta deve essere questa lotta,
nonviolenta deve essere questa solidarietà,
nonviolenta questa voce, piena la consapevolezza
che vi è una sola umanità.
Nello specchio tibetano è il tuo volto che si riflette.
Solo la nonviolenza può salvare l'umanità.
Peppe Sini
giovedì 10 aprile 2008
PROFIT O NON PROFIT, QUESTO E’ IL DILEMMA di Stefano Bottoglia
Farà sorridere il mio idealismo, a volte fa sorridere anche me, ma scoprirsi ingenui da adulti può essere salutare. Nella lotta fra apparenza e sostanza mi sono rassegnato a vedere la seconda sempre perdente. Perdente e sempre oscurata dai bagliori della prima. Sempre? No, non sempre, qualche eccezione ogni tanto si verifica ed è un piacere inatteso.
L'apparenza di cui parliamo è quella del cosiddetto “terzo settore”, tema sul quale mi permetterò qualche osservazione per finire in bellezza con una breve cronaca locale controcorrente.
Il terzo settore, per chi non lo sa, è l'insieme delle organizzazioni non profit, una realtà molto significativa in Italia. Un pianeta sul quale convivono organizzazioni non governative la cui dimensione è vicina a quella di una multinazionale fino alle bocciofile e alle spesso improvvisate associazioni di volontari. Si tratta di un mondo affascinante popolato da persone “speciali” che dedicano gran parte della loro esistenza agli altri. Proprio questa atmosfera di positività crea un terreno fertile per qualche opportunista.
Lo so, non ho scoperto l'America. Né desidero mescolarmi ai molti cinici che usano questo argomento come alibi per non fare beneficenza, credo solo che anche in questo ambito sia giusto premiare chi fa sul serio.
Un interessante elemento di valutazione di queste organizzazioni è il valore effettivamente trasferito ai bisognosi rispetto al valore delle donazioni. In altre parole: versando cento Euro a favore di un ente benefico, quanto arriverà a chi ha bisogno? Venire a conoscenza di questi dati mi ha effettivamente sorpreso. Gli accertamenti hanno rivelato percentuali di trasferimento persino inferiori al 2%, ovvero su cento Euro ne arrivano soltanto due. E tutto il resto? Una numerosa schiera di finti volontari percepisce compensi molto generosi in un silenzio diffuso. Non ho intenzione di pubblicare una lista di “buoni” e “cattivi” ma di incoraggiare i lettori generosi verso il vero volontariato che comincia, perché no, da una maggiore trasparenza, dalla pubblicazione, ad esempio, del valore trasferito nell'ultimo anno. Quindi informiamoci prima di fare beneficenza, non lasciamoci sedurre dagli occhioni tristi di una fotografia o da un filmato straziante, andiamo più a fondo.
Ecco, più a fondo. Più vicino. Più vicino a noi per parlare di una Fondazione che tutti a Medole conoscono o dovrebbero conoscere: la Fondazione Isabella Arrighi. Questa Fondazione gestisce un patrimonio immobiliare dii notevole rilievo, frutto di un lascito di una donna d'altri tempi che decise di lasciare le sue proprietà a favore delle fasce deboli della popolazione. Due esempi di questo patrimonio: il palazzo che ospita la biblioteca, recentemente rinnovato e la Cascina Porta Rossa integralmente ristrutturata che da poche settimane ospita l'asilo nido.
I medolesi avranno salutato con soddisfazione queste realizzazioni e molti avranno assegnato il merito di questi lavori ad un soggetto non ben identificato o addirittura all'amministrazione comunale. Sicuramente l'attuale amministrazione avrà altri meriti, io certo non sono la persona più adatta per elencarli, ma di certo non c'entra nulla con queste opere, con quanto è stato fatto dalla Fondazione.
Il merito è dei membri del direttivo ed in particolare delle tre donne del direttivo. Parlo di Annalisa Franchi (Presidente), di Patrizia Bertoni e di Aurelia Maggi (entrambe consigliere). Parlo di loro all'interno del direttivo perchè hanno avuto un ruolo particolarmente attivo e tenace nel perseguire, insieme a tante altre cose, i due importanti interventi immobiliari prima citati, interventi che sono sotto gli occhi di tutti. Queste tre ragazze che forse mi perdoneranno il termine confidenziale “ragazza” che non è riferito all'età quanto allo slancio e all'energia che hanno dimostrato; hanno perseverato e vinto fra mille ostacoli burocratici, pur essendo un po' isolate, fra pressioni di vario genere e difficoltà tecniche, con tanta, tanta pazienza.
Chissà quante volte saranno state tentate di mollare ma hanno resistito. Senza nemmeno scegliere la via più comoda.
Ad esempio, nel lungo cammino che ha portato all'Asilo Nido, qualcuno ha tentato di dissuaderle proponendo come alternativa il Nido Famiglia. Molti lettori sapranno che il Nido Famiglia è molto più facile da realizzare (prescrizioni per i locali meno rigide, personale meno qualificato, ecc.) ma le tre ragazze non si sono fatte distrarre; avevano la possibilità di realizzare qualcosa che sotto il profilo educativo e della sicurezza era nettamente superiore e l'hanno perseguito fino in fondo.
E in tutto questo tragitto che ricompensa hanno avuto? Nessuna. Si tratta di “vere” volontarie che non hanno mai percepito alcun compenso e questo aggiunge splendore al loro lavoro. Se poi ci volessimo far distrarre dalle chiacchiere potremmo asserire che come ricompensa hanno certamente avuto molte critiche e pochissimi complimenti. Ma non credo che questo le disturbi ora che le tre ragazze hanno terminato il loro mandato. Ecco, era questa la mia piccola consolazione, la sostanza (i lavori della Fondazione Isabella Arrighi) che si contrappone all'apparenza (gran parte del mondo del non profit). Nel salutare le tre ragazze chiedo loro perdono per averle citate senza permesso ma una volta tanto è stato per dire la verità.
Concludo con l'augurio di un buon lavoro al nuovo direttivo della Fondazione sperando che ci offra delle gradite sorprese.
( s. bo. )
L'apparenza di cui parliamo è quella del cosiddetto “terzo settore”, tema sul quale mi permetterò qualche osservazione per finire in bellezza con una breve cronaca locale controcorrente.
Il terzo settore, per chi non lo sa, è l'insieme delle organizzazioni non profit, una realtà molto significativa in Italia. Un pianeta sul quale convivono organizzazioni non governative la cui dimensione è vicina a quella di una multinazionale fino alle bocciofile e alle spesso improvvisate associazioni di volontari. Si tratta di un mondo affascinante popolato da persone “speciali” che dedicano gran parte della loro esistenza agli altri. Proprio questa atmosfera di positività crea un terreno fertile per qualche opportunista.
Lo so, non ho scoperto l'America. Né desidero mescolarmi ai molti cinici che usano questo argomento come alibi per non fare beneficenza, credo solo che anche in questo ambito sia giusto premiare chi fa sul serio.
Un interessante elemento di valutazione di queste organizzazioni è il valore effettivamente trasferito ai bisognosi rispetto al valore delle donazioni. In altre parole: versando cento Euro a favore di un ente benefico, quanto arriverà a chi ha bisogno? Venire a conoscenza di questi dati mi ha effettivamente sorpreso. Gli accertamenti hanno rivelato percentuali di trasferimento persino inferiori al 2%, ovvero su cento Euro ne arrivano soltanto due. E tutto il resto? Una numerosa schiera di finti volontari percepisce compensi molto generosi in un silenzio diffuso. Non ho intenzione di pubblicare una lista di “buoni” e “cattivi” ma di incoraggiare i lettori generosi verso il vero volontariato che comincia, perché no, da una maggiore trasparenza, dalla pubblicazione, ad esempio, del valore trasferito nell'ultimo anno. Quindi informiamoci prima di fare beneficenza, non lasciamoci sedurre dagli occhioni tristi di una fotografia o da un filmato straziante, andiamo più a fondo.
Ecco, più a fondo. Più vicino. Più vicino a noi per parlare di una Fondazione che tutti a Medole conoscono o dovrebbero conoscere: la Fondazione Isabella Arrighi. Questa Fondazione gestisce un patrimonio immobiliare dii notevole rilievo, frutto di un lascito di una donna d'altri tempi che decise di lasciare le sue proprietà a favore delle fasce deboli della popolazione. Due esempi di questo patrimonio: il palazzo che ospita la biblioteca, recentemente rinnovato e la Cascina Porta Rossa integralmente ristrutturata che da poche settimane ospita l'asilo nido.
I medolesi avranno salutato con soddisfazione queste realizzazioni e molti avranno assegnato il merito di questi lavori ad un soggetto non ben identificato o addirittura all'amministrazione comunale. Sicuramente l'attuale amministrazione avrà altri meriti, io certo non sono la persona più adatta per elencarli, ma di certo non c'entra nulla con queste opere, con quanto è stato fatto dalla Fondazione.
Il merito è dei membri del direttivo ed in particolare delle tre donne del direttivo. Parlo di Annalisa Franchi (Presidente), di Patrizia Bertoni e di Aurelia Maggi (entrambe consigliere). Parlo di loro all'interno del direttivo perchè hanno avuto un ruolo particolarmente attivo e tenace nel perseguire, insieme a tante altre cose, i due importanti interventi immobiliari prima citati, interventi che sono sotto gli occhi di tutti. Queste tre ragazze che forse mi perdoneranno il termine confidenziale “ragazza” che non è riferito all'età quanto allo slancio e all'energia che hanno dimostrato; hanno perseverato e vinto fra mille ostacoli burocratici, pur essendo un po' isolate, fra pressioni di vario genere e difficoltà tecniche, con tanta, tanta pazienza.
Chissà quante volte saranno state tentate di mollare ma hanno resistito. Senza nemmeno scegliere la via più comoda.
Ad esempio, nel lungo cammino che ha portato all'Asilo Nido, qualcuno ha tentato di dissuaderle proponendo come alternativa il Nido Famiglia. Molti lettori sapranno che il Nido Famiglia è molto più facile da realizzare (prescrizioni per i locali meno rigide, personale meno qualificato, ecc.) ma le tre ragazze non si sono fatte distrarre; avevano la possibilità di realizzare qualcosa che sotto il profilo educativo e della sicurezza era nettamente superiore e l'hanno perseguito fino in fondo.
E in tutto questo tragitto che ricompensa hanno avuto? Nessuna. Si tratta di “vere” volontarie che non hanno mai percepito alcun compenso e questo aggiunge splendore al loro lavoro. Se poi ci volessimo far distrarre dalle chiacchiere potremmo asserire che come ricompensa hanno certamente avuto molte critiche e pochissimi complimenti. Ma non credo che questo le disturbi ora che le tre ragazze hanno terminato il loro mandato. Ecco, era questa la mia piccola consolazione, la sostanza (i lavori della Fondazione Isabella Arrighi) che si contrappone all'apparenza (gran parte del mondo del non profit). Nel salutare le tre ragazze chiedo loro perdono per averle citate senza permesso ma una volta tanto è stato per dire la verità.
Concludo con l'augurio di un buon lavoro al nuovo direttivo della Fondazione sperando che ci offra delle gradite sorprese.
( s. bo. )
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MUNICIPIO: SCRICCHIOLII NELLE CAMERE ALTE di Giovanni Magnani
Non si contano gli “osanna”, “osanna” spesi settimanalmente a profusione da qualche anno a questa parte dagli amministratori comunali medolesi a turno sule pagine della stampa a diffusione gratuita per magnificare la bontà dei progetti e delle realizzazioni prodotti dal Comune. Una litania che mette in pratica il concetto adottato anche dalla pubblicità televisiva: un prodotto altamente reclamizzato finisce per essere comprato anche se scadente. Anche per la “riqualificazione” di Viale Zanella – alias Passeggio – ad esempio, gli “osanna” non sono mancati nemmeno da parte di quell'assessora che fino a qualche tempo fa è stata competente sui Lavori Pubblici. Sempre attraverso la stampa a distribuzione gratuita si è appreso che l'assessora ha poi rinunciato a tale carica. Non pochi sono stati i cittadini che si sono chiesti del perché di tale rinuncia a fronte di una “scontata” giustificazione. Anche alle sedute dei consigli comunali (sempre disertate dai cittadini) nel contesto delle quali l'assessora recitava un tempo un ruolo importante, ultimamente fa pressoché scena muta. Tutto questo in non pochi cittadini (il paese è piccolo e la gente mormora) ha fatto pensare che ci sia qualche scricchiolio all'interno della maggioranza. Forse no. Nessuno scricchiolio: solo supposizioni delle solite malelingue. Solo chiacchiere da bar. Ma il rumore dello scricchiolio si è poi fatto sentire ancora all'inizio di marzo quando sulla solita stampa, nel contesto di un articolo-intervista a tutto incenso, all'ex assessora ai lavori pubblici veniva rivolto l'invito da parte di una incauta redattrice a «voler rispondere alle lamentele per i lavori in corso in viale Zanella». L'assessora ha puntualizzato: «l'anno scorso ho restituito la delega di assessore ai lavori pubblici al sindaco. È lui che segue direttamente i lavori e che risponderà in merito». Un modo a dir poco assai inadeguato quanto risentito per scaricare un pesante barile al riempimento del quale si è prima contribuito. Un modo per prendere il largo da una “riqualificazione” con molte ombre quale quella del Passeggio che certo non qualifica. Un modo di basso profilo politico che, comunque, accentua lo scricchiolio nella maggioranza consigliare e legittima appieno il dubbio di quei cittadini che non a caso si interrogano sul problema. Una dichiarazione al fulmicotone quella dell'ex assessora che non può lasciare indifferenti e fa luce su come e chi a Medole amministra.
( g.m. )
( g.m. )
ECOMAFIA di Anna Bignotti
Il termine “ecomafia” è stato coniato da Legambiente nel 1994, per indicare una serie di reati compiuti dalle organizzazioni mafiose a danno dell'ambiente e della salute umana. In particolare, quando si parla di ecomafia si fa riferimento alle seguenti attività illecite:
- abusivismo edilizio
- attività di escavazioni illecite
- traffico e smaltimento illecito dei rifiuti speciali (pericolosi e non)
- racket degli animali
- furti e traffici di beni artistici e archeologici.
Si tratta di reati cosiddetti senza vittima, che non suscitano allarme sociale, ma che denotano chiaramente le modalità e le strategie con le quali le organizzazioni mafiose si infiltrano nel tessuto economico-imprenditoriale e nel mercato, alterandone le regole di funzionamento. Le attività dell'ecomafia, per loro natura interregionali e transnazionali, sono particolarmente lucrose e sanzionate in modo meno severo rispetto ad altri tipi di traffici illeciti. Per questa ragione le mafie hanno deciso di investirvi una parte dei capitali illecitamente accumulati, dando vita ad un vero e proprio mercato illegale fatto di imprese, manodopera, mezzi e strutture.
Stando alle cifre fornite dall'ultimo Rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente, il fatturato criminale dei clan mafiosi coinvolti in questa attività illecita, ammonterebbe a quasi 23 miliardi di euro. Una somma enorme, completamente sottratta alle casse del Fisco. Lo stesso rapporto ricorda che nell'ultimo anno sono state denunciate 20.124 persone, 163 sono state arrestate, 23.668 sono state le infrazioni accertate, quasi tre reati ogni ora.
Tra le persone denunciate e arrestate si riscontra la presenza non soltanto di appartenenti ad organizzazioni malavitose, ma anche di professionisti, personale della pubblica amministrazione e imprenditori. Alcuni di questi ultimi, come è stato giudiziariamente accertato, non solo nel Mezzogiorno, per risparmiare sui costi di smaltimento dei rifiuti preferiscono affidarsi alle organizzazioni mafiose, anziché seguire le vie legali.
Le regioni maggiormente devastate dall'azione delle ecomafie sono la Campania, la Sicilia, la Calabria, la Puglia.
Quattro sono fondamentalmente le categorie nelle quali possono raggrupparsi le illiceità dell'ecomafia:
l il ciclo del cemento: la filiera dell'illegalità inizia con l'escavazione delle cave, la deturpazione di intere colline, prosegue con la predazione di fiumi, torrenti e spiagge per l'acquisizione dei materiali necessari alla produzione del calcestruzzo, per concludersi con la costruzione di immobili abusivi e l'infiltrazione negli appalti pubblici;
l - il ciclo dei rifiuti: si tratta di quell'insieme di attività che vanno dalla raccolta allo smaltimento dei rifiuti. Diverse sono le modalità di smaltimento di rifiuti. I fanghi industriali, ad esempio, sono sparsi nei campi di aziende agricole; i residui di fonderia sono impiegati come sottofondo di strade e autostrade. In alcuni casi, le cave in precedenza scavate per ottenere il materiale per la produzione del calcestruzzo sono riempite di rifiuti smaltiti illegalmente. I rifiuti sono scaricati anche in mare. Sovente i documenti che le società legate ai clan utilizzano per certificare il trasporto, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, sono falsi. In questo ambito esiste la complicità di una rete di fiancheggiatori composta da società di trasporto, di stoccaggio e di laboratori di analisi. I mafiosi, in alcuni casi, intervengono anche per gestire l'attività di bonifica dei siti che sono stati essi stessi a contaminare;
l il commercio illegale di specie animali protette: corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, macellazione clandestina, traffico di fauna esotica o protetta, racket degli animali e loro derivati (es. avorio, pellame), doping, bracconaggio e zoopornografia: sono queste le voci più significative dei profitti criminali a danno degli animali. Si tratta di un mercato la cui domanda è rappresentata soprattutto da persone di nazionalità occidentale, da collezionisti.
A rischio c'è l'estinzione di circa 100 specie di animali ogni anno, sia terrestri che marine;
l il commercio di reperti archeologici: l'archeomafia sottrae al nostro Paese una quantità di opere d'arte per un valore stimato di oltre 150 milioni di euro l'anno.
Le azioni si concretizzano con il compimento di saccheggi in aree archeologiche non ancora sondate, furti nei musei, nelle chiese di piccole e medie dimensioni.
Il Parlamento Italiano, anche nel corso della XV legislatura, ha istituito una specifica Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse. È attualmente in corso l'iter legislativo per introdurre nel codice penale italiano i delitti contro l'ambiente.
( a.b. )
- abusivismo edilizio
- attività di escavazioni illecite
- traffico e smaltimento illecito dei rifiuti speciali (pericolosi e non)
- racket degli animali
- furti e traffici di beni artistici e archeologici.
Si tratta di reati cosiddetti senza vittima, che non suscitano allarme sociale, ma che denotano chiaramente le modalità e le strategie con le quali le organizzazioni mafiose si infiltrano nel tessuto economico-imprenditoriale e nel mercato, alterandone le regole di funzionamento. Le attività dell'ecomafia, per loro natura interregionali e transnazionali, sono particolarmente lucrose e sanzionate in modo meno severo rispetto ad altri tipi di traffici illeciti. Per questa ragione le mafie hanno deciso di investirvi una parte dei capitali illecitamente accumulati, dando vita ad un vero e proprio mercato illegale fatto di imprese, manodopera, mezzi e strutture.
Stando alle cifre fornite dall'ultimo Rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente, il fatturato criminale dei clan mafiosi coinvolti in questa attività illecita, ammonterebbe a quasi 23 miliardi di euro. Una somma enorme, completamente sottratta alle casse del Fisco. Lo stesso rapporto ricorda che nell'ultimo anno sono state denunciate 20.124 persone, 163 sono state arrestate, 23.668 sono state le infrazioni accertate, quasi tre reati ogni ora.
Tra le persone denunciate e arrestate si riscontra la presenza non soltanto di appartenenti ad organizzazioni malavitose, ma anche di professionisti, personale della pubblica amministrazione e imprenditori. Alcuni di questi ultimi, come è stato giudiziariamente accertato, non solo nel Mezzogiorno, per risparmiare sui costi di smaltimento dei rifiuti preferiscono affidarsi alle organizzazioni mafiose, anziché seguire le vie legali.
Le regioni maggiormente devastate dall'azione delle ecomafie sono la Campania, la Sicilia, la Calabria, la Puglia.
Quattro sono fondamentalmente le categorie nelle quali possono raggrupparsi le illiceità dell'ecomafia:
l il ciclo del cemento: la filiera dell'illegalità inizia con l'escavazione delle cave, la deturpazione di intere colline, prosegue con la predazione di fiumi, torrenti e spiagge per l'acquisizione dei materiali necessari alla produzione del calcestruzzo, per concludersi con la costruzione di immobili abusivi e l'infiltrazione negli appalti pubblici;
l - il ciclo dei rifiuti: si tratta di quell'insieme di attività che vanno dalla raccolta allo smaltimento dei rifiuti. Diverse sono le modalità di smaltimento di rifiuti. I fanghi industriali, ad esempio, sono sparsi nei campi di aziende agricole; i residui di fonderia sono impiegati come sottofondo di strade e autostrade. In alcuni casi, le cave in precedenza scavate per ottenere il materiale per la produzione del calcestruzzo sono riempite di rifiuti smaltiti illegalmente. I rifiuti sono scaricati anche in mare. Sovente i documenti che le società legate ai clan utilizzano per certificare il trasporto, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, sono falsi. In questo ambito esiste la complicità di una rete di fiancheggiatori composta da società di trasporto, di stoccaggio e di laboratori di analisi. I mafiosi, in alcuni casi, intervengono anche per gestire l'attività di bonifica dei siti che sono stati essi stessi a contaminare;
l il commercio illegale di specie animali protette: corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, macellazione clandestina, traffico di fauna esotica o protetta, racket degli animali e loro derivati (es. avorio, pellame), doping, bracconaggio e zoopornografia: sono queste le voci più significative dei profitti criminali a danno degli animali. Si tratta di un mercato la cui domanda è rappresentata soprattutto da persone di nazionalità occidentale, da collezionisti.
A rischio c'è l'estinzione di circa 100 specie di animali ogni anno, sia terrestri che marine;
l il commercio di reperti archeologici: l'archeomafia sottrae al nostro Paese una quantità di opere d'arte per un valore stimato di oltre 150 milioni di euro l'anno.
Le azioni si concretizzano con il compimento di saccheggi in aree archeologiche non ancora sondate, furti nei musei, nelle chiese di piccole e medie dimensioni.
Il Parlamento Italiano, anche nel corso della XV legislatura, ha istituito una specifica Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse. È attualmente in corso l'iter legislativo per introdurre nel codice penale italiano i delitti contro l'ambiente.
( a.b. )
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Medoleggendo
L’ANGOLO DI DONNA ROSA - di Rosa Oliani
I CONVINTI
Molti sono giustamente convinti
che il lavoro addolcisca la vita.
Ma è altrettanto vero che non a tutti
piacciono i cioccolatini.
Si correrà sempre più veloci
per accumulare denaro.
Ma quando avremo abbattuto
l'ultimo albero
ed avremo inquinato l'ultimo fiume,
cosa mangeremo? Le banconote?
Chi si crederà felice,
fortunato o superiore
non dovrà gridarlo troppo forte.
Tristezza e malasorte
hanno il sonno leggero.
( r.o. )
Molti sono giustamente convinti
che il lavoro addolcisca la vita.
Ma è altrettanto vero che non a tutti
piacciono i cioccolatini.
Si correrà sempre più veloci
per accumulare denaro.
Ma quando avremo abbattuto
l'ultimo albero
ed avremo inquinato l'ultimo fiume,
cosa mangeremo? Le banconote?
Chi si crederà felice,
fortunato o superiore
non dovrà gridarlo troppo forte.
Tristezza e malasorte
hanno il sonno leggero.
( r.o. )
MA IN CAMPAGNA ELETTORALE SI PUO’ ESSERE BUONI ? di Giorgio Bocca
In politica il buonismo è di moda, ma c'è chi lo trova francamente insopportabile.
Per caso è proibito parlar male o parlare chiaro degli avversari? Ma che scontro politico sarà mai scambiare cortesie e ipocrisie con chi sta facendo a pezzi il Paese? Per i buonisti il nostro non è il Paese di cui narrano le cronache; di voltagabbana, di diffamatori a pagamento, oggi progressisti e domani reazionari, ma di gentiluomini. Dice il buonista: «io non parlo male di nessuno». Neanche del senatore che sputa in faccia a un amico? Neanche di quello che ingurgita mortadella e beve spumante in odio a Prodi? Neanche dei vecchi e nuovi fascisti, sdoganati dalla destra? Veniamo evidentemente da altre scuole, da altre esperienze.
Il buonismo straripa, tutti sono meglio di quanto appaiono, meglio delle loro azioni e delle loro omissioni. Secondo il buonismo l'Italia di oggi non è un paese socialmente sfasciato, dove la mafia è tornata al potere nelle regioni socialmente arretrate, e magari anche in qualche provincia progredita, non è il paese in cui ogni santo giorno i carabinieri associano alle carceri intere équipe sanitarie, intere clientele immobiliari o bancarie, dove attorno al nostro circo massimo ci sono, come diceva Giancarlo Fusco, più legnoni che leoni.
Siamo in cerca di voti? Ma di tutti a qualsiasi prezzo? Dobbiamo convivere con i violatori delle leggi senza protestare, senza inveire? E questa unità nel tollerare la corruzione, questa concordia nel rassegnarsi al malgoverno, questa mescolanza di mele buone e di mele marce, ci aiuta a venir fuori dallo sfascio? «Io non parlo male di nessuno», dice il buonista. Ma che significa? Non si parla male in teoria, si parla male sui fatti, sulle azioni, e non per un precetto moralistico. Non parlar male degli altri che fanno politica, significa non parlare di politica, star fuori dalla vita, sedersi in cima a una colonna nel deserto. Si può non parlar male degli altri in uno scontro politico come il nostro, in cui una parte ricorre sistematicamente alla diffamazione degli avversari, dove ogni giorno televisione e giornali gettano fango sugli avversari?
Bisogna tacere sui vizi e sulle malefatte degli avversari? Proprio ciò che desiderano: che non se ne parli.
Oltretutto c'è anche il rischio del ridicolo. Che facciamo? Ci mettiamo tutti, di sinistra e di destra, quieti e sereni gli uni di fronte agli altri, educati e cortesi?
Ma andiamo, siamo seri, seri e sinceri.
Per caso è proibito parlar male o parlare chiaro degli avversari? Ma che scontro politico sarà mai scambiare cortesie e ipocrisie con chi sta facendo a pezzi il Paese? Per i buonisti il nostro non è il Paese di cui narrano le cronache; di voltagabbana, di diffamatori a pagamento, oggi progressisti e domani reazionari, ma di gentiluomini. Dice il buonista: «io non parlo male di nessuno». Neanche del senatore che sputa in faccia a un amico? Neanche di quello che ingurgita mortadella e beve spumante in odio a Prodi? Neanche dei vecchi e nuovi fascisti, sdoganati dalla destra? Veniamo evidentemente da altre scuole, da altre esperienze.
Il buonismo straripa, tutti sono meglio di quanto appaiono, meglio delle loro azioni e delle loro omissioni. Secondo il buonismo l'Italia di oggi non è un paese socialmente sfasciato, dove la mafia è tornata al potere nelle regioni socialmente arretrate, e magari anche in qualche provincia progredita, non è il paese in cui ogni santo giorno i carabinieri associano alle carceri intere équipe sanitarie, intere clientele immobiliari o bancarie, dove attorno al nostro circo massimo ci sono, come diceva Giancarlo Fusco, più legnoni che leoni.
Siamo in cerca di voti? Ma di tutti a qualsiasi prezzo? Dobbiamo convivere con i violatori delle leggi senza protestare, senza inveire? E questa unità nel tollerare la corruzione, questa concordia nel rassegnarsi al malgoverno, questa mescolanza di mele buone e di mele marce, ci aiuta a venir fuori dallo sfascio? «Io non parlo male di nessuno», dice il buonista. Ma che significa? Non si parla male in teoria, si parla male sui fatti, sulle azioni, e non per un precetto moralistico. Non parlar male degli altri che fanno politica, significa non parlare di politica, star fuori dalla vita, sedersi in cima a una colonna nel deserto. Si può non parlar male degli altri in uno scontro politico come il nostro, in cui una parte ricorre sistematicamente alla diffamazione degli avversari, dove ogni giorno televisione e giornali gettano fango sugli avversari?
Bisogna tacere sui vizi e sulle malefatte degli avversari? Proprio ciò che desiderano: che non se ne parli.
Oltretutto c'è anche il rischio del ridicolo. Che facciamo? Ci mettiamo tutti, di sinistra e di destra, quieti e sereni gli uni di fronte agli altri, educati e cortesi?
Ma andiamo, siamo seri, seri e sinceri.
Pietro Calamandrei
Se voi volete andare in pellegrinaggio
nel luogo dove è nata
la nostra Costituzione,
andate nelle montagne
dove caddero i partigiani,
nelle carceri
dove furono imprigionati,
nei lager
dove furono sterminati.
Dovunque è morto un italiano
per riscattare la libertà e la dignità,
andate lì, o giovani, col pensiero,
perchè lì è nata la nostra Costituzione.
Pietro Calamandrei
nel luogo dove è nata
la nostra Costituzione,
andate nelle montagne
dove caddero i partigiani,
nelle carceri
dove furono imprigionati,
nei lager
dove furono sterminati.
Dovunque è morto un italiano
per riscattare la libertà e la dignità,
andate lì, o giovani, col pensiero,
perchè lì è nata la nostra Costituzione.
Pietro Calamandrei
FASCISMO SENZA ANTIFASCISMO di Moni Ovadia
Questa mattina a Dergano nell’hinterland milanese verrà piantato un albero in memoria di Giovanni Pesce il leggendario partigiano comandante dei GAP (gruppi di azione patriottica) e combattente delle Brigate Internazionali in Spagna. Io, insieme ad altri, ci sarò perché sono antifascista, perché sento il dovere irrinunciabile di onorare la memoria di un combattente per la libertà e perché a mio parere in Italia come in Europa non è possibile dichiararsi autenticamente democratici senza assumere l’eredità della Resistenza antifascista. Devo dare a questa mia adesione un tono perentorio e non equivoco perché la destra italiana con ogni strumento di comunicazione disponibile si ingegna per confinare ad un solo episodio le responsabilità del regime: “le leggi razziali”. Questa operazione non vede impegnati solo gli eredi del fascismo, ma, pur se in buona fede e senza gli intenti strumentali di costoro, rischiano di favorire un gioco perverso e sinistro anche importanti e meritevoli istituzioni che lavorano nel campo della memoria dello sterminio degli Ebrei. Lo segnalava ieri un articolo apparso su “La Stampa” di Torino dal titolo: “Il fascismo derubricato” a firma di Giovanni de Luna. L’articolo fa riferimento all’erogazione di novecentomila euro nel 2008 con la conversione in legge del “decreto mille proroghe” destinati al restauro del blocco 21 del campo di Auschwitz dove nel 1980 fu inaugurato il padiglione italiano del museo del Lager con il contributo di Primo Levi, Luigi Nono, Ludovico di Belgioioso e Mario Samonà e che allora fu voluto dall’Aned.
Nel progetto attuale di restauro l'Aned è stata totalmente esclusa dalla commissione creando una sorta di conflitto delle memorie. L'esclusione dell'Aned, l'associazione degli ex deportati politici, non può non assumere un significato grave al di là delle intenzioni. Le sofferenze patite dai deportati politici non possono essere sminuite, non possono essere svalutate come sofferenze di serie b, ma soprattutto il loro sacrificio ed il loro coraggio, il magistero della loro lotta non possono essere messi all'angolo, sarebbe un'infamia. Il crimine del fascismo non può essere ridotto solo alle leggi razziali. Le leggi razziali furono la conseguenza dell'efferatezza del fascismo, non furono solo un eccesso, una “svista”, una perdita di controllo. Il fascismo italiano fu una brutale dittatura liberticida e guerrafondaia, fu un regime colonialista violento che si macchiò di crimini di guerra contro popolazioni inermi.
Dimentichiamo troppo spesso che dietro la frusta e retorica cortina del topos “italiani brava gente”, i fascisti italiani si macchiarono di atrocità inenarrabili. Come possiamo dimenticare le stragi delle ex colonie d'Africa, il genocidio dei Libici – si calcola ne siano stati uccisi 1 su 8 – le pulizie etniche nei territori della ex Jugoslavia, i campi di concentramento – valga il campo di Arbe per tutti – dove venne deliberatamente causata la morte per stenti e torture di migliaia di prigionieri? Le documentazioni dei crimini commessi dal fascismo italiano sono innumerevoli, raccolte meticolosamente per dovere di giustizia e memoria, dagli Istituti per la Resistenza dei vari paesi che subirono le violenze, dagli storici, dalle Università, dai Tribunali. Nel novembre del 1989, l'emittente inglese BBC, mise in onda un film in due parti, “The Fascist Legacy”, L'Eredità fascista, nel quale vennero documentati i crimini di guerra commessi durante l'invasione italiana dell'etiopia e nel Regno di Jugoslavia con l'impiego dell'iprite, o gas mostarda, da parte del Generale Badoglio, i bombardamenti di ospedali della Croce Rossa e le rappresaglie scatenate dopo un attentato contro l'allora Governatore italiano dell'Etiopia. Il film racconta anche le vicende seguite alla capitolazione italiana nel 1943 e si sofferma sull'ipocrisia mostrata tanto dagli USA quanto soprattutto dai britannici in questa fase. Etiopia, Jugoslavia e Grecia richiesero l'estradizione di 1.200 criminali di guerra italiani – i più attivamente ricercati furono Pietro Badoglio, Mario Roatta e Rodolfo Graziani – che non furono mai consegnati alla Giustizia né pertanto processati. Se l'orrore delle leggi razziali, della Shoà vengono espunte dal contesto generale dei crimini fascisti, se l'universalità delle vittime e la solidarietà fra esse viene meno, l'immenso calvario ebraico si stempererà in una istituzionalizzazione senza fine che diverrà ricettacolo ideale delle false coscienze e di tutti i più ipocriti mea culpa. Il pericolo di una tale deriva è reale e si avvicina a grande velocità a misura che i testimoni diretti ci lasciano. Il compito delle seconde e terze generazioni è quello di tenere vivo lo spirito dell'antifascismo come strumento di lotta contro ogni discriminazione, violenza e sopraffazione di oggi e di domani.
Nel progetto attuale di restauro l'Aned è stata totalmente esclusa dalla commissione creando una sorta di conflitto delle memorie. L'esclusione dell'Aned, l'associazione degli ex deportati politici, non può non assumere un significato grave al di là delle intenzioni. Le sofferenze patite dai deportati politici non possono essere sminuite, non possono essere svalutate come sofferenze di serie b, ma soprattutto il loro sacrificio ed il loro coraggio, il magistero della loro lotta non possono essere messi all'angolo, sarebbe un'infamia. Il crimine del fascismo non può essere ridotto solo alle leggi razziali. Le leggi razziali furono la conseguenza dell'efferatezza del fascismo, non furono solo un eccesso, una “svista”, una perdita di controllo. Il fascismo italiano fu una brutale dittatura liberticida e guerrafondaia, fu un regime colonialista violento che si macchiò di crimini di guerra contro popolazioni inermi.
Dimentichiamo troppo spesso che dietro la frusta e retorica cortina del topos “italiani brava gente”, i fascisti italiani si macchiarono di atrocità inenarrabili. Come possiamo dimenticare le stragi delle ex colonie d'Africa, il genocidio dei Libici – si calcola ne siano stati uccisi 1 su 8 – le pulizie etniche nei territori della ex Jugoslavia, i campi di concentramento – valga il campo di Arbe per tutti – dove venne deliberatamente causata la morte per stenti e torture di migliaia di prigionieri? Le documentazioni dei crimini commessi dal fascismo italiano sono innumerevoli, raccolte meticolosamente per dovere di giustizia e memoria, dagli Istituti per la Resistenza dei vari paesi che subirono le violenze, dagli storici, dalle Università, dai Tribunali. Nel novembre del 1989, l'emittente inglese BBC, mise in onda un film in due parti, “The Fascist Legacy”, L'Eredità fascista, nel quale vennero documentati i crimini di guerra commessi durante l'invasione italiana dell'etiopia e nel Regno di Jugoslavia con l'impiego dell'iprite, o gas mostarda, da parte del Generale Badoglio, i bombardamenti di ospedali della Croce Rossa e le rappresaglie scatenate dopo un attentato contro l'allora Governatore italiano dell'Etiopia. Il film racconta anche le vicende seguite alla capitolazione italiana nel 1943 e si sofferma sull'ipocrisia mostrata tanto dagli USA quanto soprattutto dai britannici in questa fase. Etiopia, Jugoslavia e Grecia richiesero l'estradizione di 1.200 criminali di guerra italiani – i più attivamente ricercati furono Pietro Badoglio, Mario Roatta e Rodolfo Graziani – che non furono mai consegnati alla Giustizia né pertanto processati. Se l'orrore delle leggi razziali, della Shoà vengono espunte dal contesto generale dei crimini fascisti, se l'universalità delle vittime e la solidarietà fra esse viene meno, l'immenso calvario ebraico si stempererà in una istituzionalizzazione senza fine che diverrà ricettacolo ideale delle false coscienze e di tutti i più ipocriti mea culpa. Il pericolo di una tale deriva è reale e si avvicina a grande velocità a misura che i testimoni diretti ci lasciano. Il compito delle seconde e terze generazioni è quello di tenere vivo lo spirito dell'antifascismo come strumento di lotta contro ogni discriminazione, violenza e sopraffazione di oggi e di domani.
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Aprile 2008,
Medoleggendo
EX LIBRIS di Antonio Gramsci
L’indifferenza è
il peso morto della storia.
È la palla di piombo
per il novatore,
è la materia inerte
in cui affogano spesso
gli entusiasmi
più splendenti.
Antonio Gramsci
il peso morto della storia.
È la palla di piombo
per il novatore,
è la materia inerte
in cui affogano spesso
gli entusiasmi
più splendenti.
Antonio Gramsci
“L’AMACA”di Michele Serra
Il Berlusconi che elogia la donna “regina della casa”, e nelle stesse ore esorta gli imprenditori italiani a fare una specie di colletta perché Alitalia non cada “in mani francesi”, è il leader politico più reazionario che questo Paese abbia mai avuto dai tempi del Duce. È antimoderno e antieuropeo (i due termini, in politica, sono quasi sinonimi) e raccoglie l'applauso entusiasta di una claque ahimé vasta, ma non per questo meno provinciale e retriva. Da questo punto di vista il prossimo test elettorale, checché ne dica chi si trastulla con i giochetti polemici su “Veltrusconi” e sulla presunta somiglianza tra i programmi di Pd e Pdl, servirà a capire quanto europeo e quanto moderno ha voglia di essere questo Paese. E quanto sia invece irresistibilmente arretrato, nel suo spirito profondo, dalle sue vecchie radici paternalistiche, maschiliste e veterocattoliche.
Non sorprenda, comunque, l'accoglienza entusiasta che una platea femminile ha rivolto alle mortificanti battute del Maschio Alfa. La sconfitta secca del femminismo è, tra le ragioni della restaurazione italiana, forse la più importante. Vent'anni fa neanche Califano si sarebbe permesso di esortare le femmine ai fornelli. Oggi lo fa, tra gli applausi, il probabile futuro capo del governo.
Non sorprenda, comunque, l'accoglienza entusiasta che una platea femminile ha rivolto alle mortificanti battute del Maschio Alfa. La sconfitta secca del femminismo è, tra le ragioni della restaurazione italiana, forse la più importante. Vent'anni fa neanche Califano si sarebbe permesso di esortare le femmine ai fornelli. Oggi lo fa, tra gli applausi, il probabile futuro capo del governo.
ABBASSO L’ANONIMATO di Giovanni Magnani
Trovare spazio su un foglio di libera espressione è come respirare aria d’alta montagna in una giornata afosa nel contesto di un paesaggio saturo di fumi e vapori venefici.Questo breve preambolo paesaggistico-armosferico.metaforico è funzionale al fatto che la stampa imperante sul territorio (fatte naturalmente salve le eccezioni) è palesemente condizionata, anche se sovente si definisce autonoma, imparziale e indipendente, dai suoi finanziatori che, ovviamente, non vanno assolutamente indispettiti onde, ovviamente, non incorrere nel dover “pagare pegno”. Su questa stampa, conseguentemente, si legge di tutto e di più (come alla TV), anche lettere ai direttori che non portano la firma dello scrivente.
Detto questo, esprimo in questa sede il mio pensiero su queste lettere anonime in generale e in particolare su quelle apparse recentemente su uno dei predetti settimanalidove anonimi cittadini, presumo medolesi, trattano “lamentazioni” sul maltrattamento ambientale, sull'incuria culturale e degli edifici sacri e di rispetto, sulle cave in essere e sulle future discariche; tutte problematiche sacrosante e tipicamente locali.
Premesso che è senz'altro lecito concordare su alcune parti dei contenuti delle citate lettere, mi “ruga” moltissimo, quale cittadino medolese, il fatto che gli anonimi redattori delle medesime si nascondano dietro quell'omertoso “lettere firmata” che appare in calce allo scritto. Poco importa ai lettori che le missive indirizzate ai direttori siano state effettivamente firmate, ma è una vera vergogna che alla firma faccia seguito la raccomandazione al direttore d'omissione delle generalità. È questo un sordido giochetto che ripara il fondo schiena da eventuali spiacevoli sorprese ma che resta pur sempre un ignobile sotterfugio che puzza maledettamente di sottocultura e omertoso livore.
Un giochetto questo, dicevo, praticato purtroppo anche se sporadicamente dalle grandi testate giornalistiche, che seppur consolidato da un'antica nefanda usanza non fa certo onore ai giornali e manifesta pur sempre quel tanto di codardia e d'odor di mafia che non vorrei, per amor della mia terra e della sua gente, si appiccicasse malauguratamente ai medolesi.
Sono consapevole che da qualche tempo a questa parte, in certi ambiti in paese, sono riaffiorati (seppur apparentemente sepolti da tempo) non rari conati di medievale servaggio (peraltro a suo tempo pagato a caro prezzo) ma sono altresì convinto che l'indomito carattere dei locali che sempre hanno saputo, come la storia comprova, energicamente reagire alla bisogna, sappiano esprimersi liberamente apparendo in prima persona, senza timori. Dunque, non più lettere anonime di medolesi “tristi”, “rammaricati”, “indignati”. Si venga allo scoperto. Si firmi onorevolmente con nome e cognome. L'ambiguità della mancata sottoscrizione a sostegno o difesa di un proprio pensiero, d'una propria convinzione, squalifica l'autore, getta discredito sulla sua Comunità d'appartenenza e offende il lettore.
( g.m. )
Detto questo, esprimo in questa sede il mio pensiero su queste lettere anonime in generale e in particolare su quelle apparse recentemente su uno dei predetti settimanalidove anonimi cittadini, presumo medolesi, trattano “lamentazioni” sul maltrattamento ambientale, sull'incuria culturale e degli edifici sacri e di rispetto, sulle cave in essere e sulle future discariche; tutte problematiche sacrosante e tipicamente locali.
Premesso che è senz'altro lecito concordare su alcune parti dei contenuti delle citate lettere, mi “ruga” moltissimo, quale cittadino medolese, il fatto che gli anonimi redattori delle medesime si nascondano dietro quell'omertoso “lettere firmata” che appare in calce allo scritto. Poco importa ai lettori che le missive indirizzate ai direttori siano state effettivamente firmate, ma è una vera vergogna che alla firma faccia seguito la raccomandazione al direttore d'omissione delle generalità. È questo un sordido giochetto che ripara il fondo schiena da eventuali spiacevoli sorprese ma che resta pur sempre un ignobile sotterfugio che puzza maledettamente di sottocultura e omertoso livore.
Un giochetto questo, dicevo, praticato purtroppo anche se sporadicamente dalle grandi testate giornalistiche, che seppur consolidato da un'antica nefanda usanza non fa certo onore ai giornali e manifesta pur sempre quel tanto di codardia e d'odor di mafia che non vorrei, per amor della mia terra e della sua gente, si appiccicasse malauguratamente ai medolesi.
Sono consapevole che da qualche tempo a questa parte, in certi ambiti in paese, sono riaffiorati (seppur apparentemente sepolti da tempo) non rari conati di medievale servaggio (peraltro a suo tempo pagato a caro prezzo) ma sono altresì convinto che l'indomito carattere dei locali che sempre hanno saputo, come la storia comprova, energicamente reagire alla bisogna, sappiano esprimersi liberamente apparendo in prima persona, senza timori. Dunque, non più lettere anonime di medolesi “tristi”, “rammaricati”, “indignati”. Si venga allo scoperto. Si firmi onorevolmente con nome e cognome. L'ambiguità della mancata sottoscrizione a sostegno o difesa di un proprio pensiero, d'una propria convinzione, squalifica l'autore, getta discredito sulla sua Comunità d'appartenenza e offende il lettore.
( g.m. )
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Medoleggendo
AGGIORNAMENTO “PIROSSINA” di Giovanni B. Ruzzenenti
Dopo due mesi dall’incontro avvenuto a metà gennaio scorso a Milano fra le Amministrazioni comunali di Medole e Castiglione e il Comitato Antidiscarica, al confronto con la apposita Commissione del Consiglio Regione Lombardia, si è scoperto, grazie all’interessamento del Presidente del Comitato, che il Sindaco di Castiglione non aveva ancora inoltrato le proprie osservazioni allo Studio tecnico incaricato dagli stessi Comuni per redigere formalmente le controdeduzioni basilari per l’opposizione al progetto di discarica presentato lo scorso anno da una Società, molto strana, con capitale irrisorio, priva di storia e sostenuta da eventuali finanziatori occulti. Davanti a questa ingiustificabile e colpevole trascuratezza del Sindaco di Castiglione, il Sindaco di Medole ha lasciato trascorrere tanto tempo in silenzio (anche se ha inoltrato le proprie osservazioni), evidenziando che l’attenzione per questo grave e incombente disastro ambientale non è fra le sue priorità.
Contemporaneamente ha svisto che alla “Pirossina Medolese” (cantiere Berteni) è stato fatto un buco di 30.000 metri cubi di ghiaia scavata (la posizione è visibile a tutti e sfugge solo non volendo vedere), si è sovvenuto solo dopo le pressioni di cittadini e della Provincia di Mantova, provvedendo con irresponsabile ritardo alla sospensione;
Inoltre, per quanto riguarda la discarica Pirossina in territorio di Castiglione, ad oggi risulta che non siano stati interessati i 25 Comuni che fanno capo al SISAM, quale forza istituzionale determinante verso gli organismi superiori (Regione Lombardia in particolare). Compito di coordinamento, questo, che avrebbe dovuto svolgere il Comune di Medole quale primo territorio interessato alle conseguenze dell’eventuale discarica, in supporto al Comune di Castiglione territorialmente competente.
A questo proposito venerdì 14 marzo si è tenuta una riunione del Comitato Antidiscarica a Castiglione, durante la quale si è deciso di sollecitare i Comuni di Medole e Castiglione ad organizzare rapidamente questo coordinamento dei 25 Comuni del SISAM; cosa che il presidente Tosi ha fatto con un intervento molto esplicito attraverso la stampa provinciale. Il Comitato antidiscarica ha infine concluso la riunione impegnandosi, qualora non provvedano i Comuni di Medole e Castiglione, a coinvolgere direttamente i Sindaci dei Comuni interessati dalle falde acquifere per gli acquedotti.
Noi medolesi, comunque, dobbiamo tenere alte l’attenzione e l’allerta per le cave di ghiaia aperte sul nostro territorio dal Piano provinciale cave; occorrono controlli e progetti ragionati di recupero ambientale.
( g.b.r.)
Contemporaneamente ha svisto che alla “Pirossina Medolese” (cantiere Berteni) è stato fatto un buco di 30.000 metri cubi di ghiaia scavata (la posizione è visibile a tutti e sfugge solo non volendo vedere), si è sovvenuto solo dopo le pressioni di cittadini e della Provincia di Mantova, provvedendo con irresponsabile ritardo alla sospensione;
Inoltre, per quanto riguarda la discarica Pirossina in territorio di Castiglione, ad oggi risulta che non siano stati interessati i 25 Comuni che fanno capo al SISAM, quale forza istituzionale determinante verso gli organismi superiori (Regione Lombardia in particolare). Compito di coordinamento, questo, che avrebbe dovuto svolgere il Comune di Medole quale primo territorio interessato alle conseguenze dell’eventuale discarica, in supporto al Comune di Castiglione territorialmente competente.
A questo proposito venerdì 14 marzo si è tenuta una riunione del Comitato Antidiscarica a Castiglione, durante la quale si è deciso di sollecitare i Comuni di Medole e Castiglione ad organizzare rapidamente questo coordinamento dei 25 Comuni del SISAM; cosa che il presidente Tosi ha fatto con un intervento molto esplicito attraverso la stampa provinciale. Il Comitato antidiscarica ha infine concluso la riunione impegnandosi, qualora non provvedano i Comuni di Medole e Castiglione, a coinvolgere direttamente i Sindaci dei Comuni interessati dalle falde acquifere per gli acquedotti.
Noi medolesi, comunque, dobbiamo tenere alte l’attenzione e l’allerta per le cave di ghiaia aperte sul nostro territorio dal Piano provinciale cave; occorrono controlli e progetti ragionati di recupero ambientale.
( g.b.r.)
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Medole,
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Pirossina
AREA VERDE di Manuela e Mauro Schirru
Qualche tempo fa si è svolto un incontro tra cittadini e Amministrazione Comunale nell’aula consiliare di Medole per decisioni circa l’Area Verde, compresa fra via G. B. Casnighi, via A. Ceni, via Guerreschi, via M.Q. Buzzacchi, nel nuovo quartiere Damigelli/Colla.
La scarsa pubblicità e informazione (nessun invito scritto ai residenti, solamente un passaparola e pochissimi volantini affissi ai pali della luce della zona), per una questione così grande e importante ha fatto sì che alla riunione abbia partecipato un esiguo numero di interessati residenti.
L’impressione di alcuni dei presenti all’incontro è stata quella che tutto fosse già deciso; analizzando i fatti si deduce che alcuni anni fa, quando è iniziata l’urbanizzazione della zona, chiunque avesse acquistato terreno e casa era stato attirato dalla prospettiva di risiedere vicino a una zona verde adibita a parco giochi di circa 5000 mq;
In sostanza il sindaco ha messo i residenti davanti a una scelta: accettare la proposta di vendere parte dell’area a terzi e utilizzare parte del ricavato per l’arredo urbano dell’area oppure tenersi il terreno in queste condizioni, togliendo spazi ricreativi a ragazzi e bambini che nel quartiere sono molto numerosi ed agli anziani che nella zona sono in aumento. Un vero e proprio ricatto morale.
Il quartiere negli ultimi anni è cresciuto molto e ci sembra una contraddizione togliere zone verdi a beneficio dei costruttori.
Nel corso dell’incontro è emerso che l’adesione alla proposta dell’amministrazione comunale non è stata unanime, parecchi i contrari e i commenti negativi fuori dall’aula; se ne deduce che il progetto-proposta avanzato dal sindaco meriterebbe un più attento esame ed ulteriori considerazioni che vadano a vantaggio dell’assetto del quartiere e dei suoi abitanti. Teniamo in considerazione il fatto che le aree verdi standard (superfici di area pubblica calcolate in ragione di mq. 26,5 per ogni abitante teorico, come da disposizione di legge) sono equiparabili ad un “servizio” che il comune deve garantire per legge, e che l’arredo di queste è già pagato con gli oneri di urbanizzazione versati al Comune da coloro che hanno costruito.
Ha molto stupito la fretta del sindaco di arrivare al contratto con i costruttori interessati all’area e quindi di concludere sollecitamente la pratica.
( m.s. – ma.s.)
La scarsa pubblicità e informazione (nessun invito scritto ai residenti, solamente un passaparola e pochissimi volantini affissi ai pali della luce della zona), per una questione così grande e importante ha fatto sì che alla riunione abbia partecipato un esiguo numero di interessati residenti.
L’impressione di alcuni dei presenti all’incontro è stata quella che tutto fosse già deciso; analizzando i fatti si deduce che alcuni anni fa, quando è iniziata l’urbanizzazione della zona, chiunque avesse acquistato terreno e casa era stato attirato dalla prospettiva di risiedere vicino a una zona verde adibita a parco giochi di circa 5000 mq;
In sostanza il sindaco ha messo i residenti davanti a una scelta: accettare la proposta di vendere parte dell’area a terzi e utilizzare parte del ricavato per l’arredo urbano dell’area oppure tenersi il terreno in queste condizioni, togliendo spazi ricreativi a ragazzi e bambini che nel quartiere sono molto numerosi ed agli anziani che nella zona sono in aumento. Un vero e proprio ricatto morale.
Il quartiere negli ultimi anni è cresciuto molto e ci sembra una contraddizione togliere zone verdi a beneficio dei costruttori.
Nel corso dell’incontro è emerso che l’adesione alla proposta dell’amministrazione comunale non è stata unanime, parecchi i contrari e i commenti negativi fuori dall’aula; se ne deduce che il progetto-proposta avanzato dal sindaco meriterebbe un più attento esame ed ulteriori considerazioni che vadano a vantaggio dell’assetto del quartiere e dei suoi abitanti. Teniamo in considerazione il fatto che le aree verdi standard (superfici di area pubblica calcolate in ragione di mq. 26,5 per ogni abitante teorico, come da disposizione di legge) sono equiparabili ad un “servizio” che il comune deve garantire per legge, e che l’arredo di queste è già pagato con gli oneri di urbanizzazione versati al Comune da coloro che hanno costruito.
Ha molto stupito la fretta del sindaco di arrivare al contratto con i costruttori interessati all’area e quindi di concludere sollecitamente la pratica.
( m.s. – ma.s.)
IL PASSEGGIO NON È IL PEGGIO di Giovanni B. Ruzzenenti
È bene sapere che le 42 vasche di cemento preesistenti lungo il Passeggio erano costate 10 Euro ognuna per un totale di 420 Euro. Erano state appoggiate con funzione di regolare il parcheggio degli autoveicoli in linea longitudinale a Viale Zanella, evitando che fosse invaso il vialetto ciclopedonale. La spesa esigua e la semplicità dei manufatti era giustificata dalla provvisorietà dell’intervento in attesa di tempo e, principalmente, di disponibilità economica, per istituire un concorso di idee tecnico pubblico volto ad ottenere il migliore progetto da realizzare per una riqualificazione urbana coerente delle due vie contigue, Viale Zanella e Via Cavour (per capirci dalla rotonda della Madonnina alla rotonda di Ponte Cressini).
Vale ricordare ancora che, in quegli anni, il Comune era impegnato a completare le infrastrutture principali: il restauro della Torre Civica, la ristrutturazione generale della Scuola Elementare, del Teatro comunale, il completamento della nuova Palestra, ecc.ecc.
Ed ancora, impegni più importanti nei servizi di prevenzione sociale per la futura qualità di vita delle persone: istituzione e consolidamento del centro di aggregazione giovanile “Piccolo Principe”; progetti di prevenzione del disagio giovanile (con Scuola Genitori) approdati al servizio psicologico comunale (purtroppo soppresso dalla nuova Giunta comunale); l’istituzione dell’Asilo nido che, ora, solo per merito delle coraggiose e determinate donne del C.d.A. della Fondazione Isabella Arrighi è stato adeguatamente completato.
Rinfrescata utilmente la memoria, veniamo al Passeggio che, dopo i servizi essenziali, anche l’Amministrazione precedente ne delineava la riqualificazione, ovviamente con modalità e forme diverse, totalmente diverse; sarebbe stato frutto esclusivamente di un concorso di idee dei diversi studi tecnici più qualificati a livello provinciale e/o regionale.
Invece, la presunzione del Sindaco e dell’Assessora ai lavori pubblici probabilmente più attenta e in altre faccende affaccendata, è risultata una costosa “porcata” (definizione coniata dai loro superiori politici). Sì, perché tra le manomissioni in Via Mazzini (fatte e rifatte) ed il Passeggio di Viale Zanella sono state sperperate diverse centinaia di migliaia di nostri Euro (in Lire potrebbero essere oltre mezzo miliardo), non paragonabili ai 420 Euro delle deposte vasche.
E NON È IL PEGGIO…
Il peggio riguarda l’intervento di ampliamento della scuola media che, purtroppo, non è facilmente riscontrabile agli occhi di tutti.
Occorre però una breve premessa sul carattere architettonico della scuola media: il progetto complessivo dell’edificio esprime la caratteristica architettonica razionalista, può piacere o meno, ma la semplicità, anche sotto l’aspetto economico, la qualifica con una fisionomia chiara e coerente.
Il progetto originale complessivo, prevedeva un futuro ampliamento a completamento del complesso edilizio; tanto è vero che la palestra è stata costruita a distanza, appunto con lo scopo di salvaguardare lo spazio per il completamento della scuola.
Invece, lo stesso Sindaco e l’Assessora ai lavori pubblici distratta, hanno pensato bene di tamponare l’ingresso ufficiale della scuola, mozzandolo (architettonicamente) senza sentimento; contemporaneamente pappagallare (non si può nemmeno definire copiare) senza senso un nuovo ingresso sul retro a mezza scuola, riuscendo persino a rendere i locali della mensa scolastica (per cui sono stati fatti questi lavori) raggiungibili con un percorso tortuoso, insomma di una scomodità inqualificabile.
Questo è sicuramente il più disastroso intervento possibile perché, in tutto questo sperpero di nostri Euro, è stata trucidata la fisionomia dell’edificio.
MANCA L’ASSESSORA…
Improvvisamente, recentemente, l’Assessora ai lavori pubblici ha rimesso la delega specifica, avocata a sé dal Sindaco, il tutto senza nemmeno spiccicare un minimo di giustificazione, neppure al Consiglio comunale.
Sarà conseguenza dello splendore delle opere pubbliche?
Oppure sarà il tentativo, dopo i disastri, di reinverginarsi politicamente?
Lo scopriremo vivendo… (li terremo d’occhio come si fa coi “furbetti del quartierino”).
Intanto, siamo sempre in attesa che il Sindaco e/o l’Assessora ai lavori pubblici (ora ex) ma facente parte dello studio che segue la più significativa ristrutturazione del Centro Storico (che sembra anche essere realizzata difformemente dal progetto) smentiscano con atti e fatti concreti il titolare dell’immobile che va affermando di voler chiudere con cancello (e se occorresse anche col peso dei suoi avvocati) il Vicolo Mulino, da sempre strada pubblica senza limitazioni di alcun tipo.
AAA… ASSESSORE CERCASI!
Di fronte ad una Giunta ormai ridotta ad un “comitato d’affari”, ai Lavori pubblici diventerebbe un lusso avere un Assessore/a onesto e di buon senso…
(g.b.r.)
Vale ricordare ancora che, in quegli anni, il Comune era impegnato a completare le infrastrutture principali: il restauro della Torre Civica, la ristrutturazione generale della Scuola Elementare, del Teatro comunale, il completamento della nuova Palestra, ecc.ecc.
Ed ancora, impegni più importanti nei servizi di prevenzione sociale per la futura qualità di vita delle persone: istituzione e consolidamento del centro di aggregazione giovanile “Piccolo Principe”; progetti di prevenzione del disagio giovanile (con Scuola Genitori) approdati al servizio psicologico comunale (purtroppo soppresso dalla nuova Giunta comunale); l’istituzione dell’Asilo nido che, ora, solo per merito delle coraggiose e determinate donne del C.d.A. della Fondazione Isabella Arrighi è stato adeguatamente completato.
Rinfrescata utilmente la memoria, veniamo al Passeggio che, dopo i servizi essenziali, anche l’Amministrazione precedente ne delineava la riqualificazione, ovviamente con modalità e forme diverse, totalmente diverse; sarebbe stato frutto esclusivamente di un concorso di idee dei diversi studi tecnici più qualificati a livello provinciale e/o regionale.
Invece, la presunzione del Sindaco e dell’Assessora ai lavori pubblici probabilmente più attenta e in altre faccende affaccendata, è risultata una costosa “porcata” (definizione coniata dai loro superiori politici). Sì, perché tra le manomissioni in Via Mazzini (fatte e rifatte) ed il Passeggio di Viale Zanella sono state sperperate diverse centinaia di migliaia di nostri Euro (in Lire potrebbero essere oltre mezzo miliardo), non paragonabili ai 420 Euro delle deposte vasche.
E NON È IL PEGGIO…
Il peggio riguarda l’intervento di ampliamento della scuola media che, purtroppo, non è facilmente riscontrabile agli occhi di tutti.
Occorre però una breve premessa sul carattere architettonico della scuola media: il progetto complessivo dell’edificio esprime la caratteristica architettonica razionalista, può piacere o meno, ma la semplicità, anche sotto l’aspetto economico, la qualifica con una fisionomia chiara e coerente.
Il progetto originale complessivo, prevedeva un futuro ampliamento a completamento del complesso edilizio; tanto è vero che la palestra è stata costruita a distanza, appunto con lo scopo di salvaguardare lo spazio per il completamento della scuola.
Invece, lo stesso Sindaco e l’Assessora ai lavori pubblici distratta, hanno pensato bene di tamponare l’ingresso ufficiale della scuola, mozzandolo (architettonicamente) senza sentimento; contemporaneamente pappagallare (non si può nemmeno definire copiare) senza senso un nuovo ingresso sul retro a mezza scuola, riuscendo persino a rendere i locali della mensa scolastica (per cui sono stati fatti questi lavori) raggiungibili con un percorso tortuoso, insomma di una scomodità inqualificabile.
Questo è sicuramente il più disastroso intervento possibile perché, in tutto questo sperpero di nostri Euro, è stata trucidata la fisionomia dell’edificio.
MANCA L’ASSESSORA…
Improvvisamente, recentemente, l’Assessora ai lavori pubblici ha rimesso la delega specifica, avocata a sé dal Sindaco, il tutto senza nemmeno spiccicare un minimo di giustificazione, neppure al Consiglio comunale.
Sarà conseguenza dello splendore delle opere pubbliche?
Oppure sarà il tentativo, dopo i disastri, di reinverginarsi politicamente?
Lo scopriremo vivendo… (li terremo d’occhio come si fa coi “furbetti del quartierino”).
Intanto, siamo sempre in attesa che il Sindaco e/o l’Assessora ai lavori pubblici (ora ex) ma facente parte dello studio che segue la più significativa ristrutturazione del Centro Storico (che sembra anche essere realizzata difformemente dal progetto) smentiscano con atti e fatti concreti il titolare dell’immobile che va affermando di voler chiudere con cancello (e se occorresse anche col peso dei suoi avvocati) il Vicolo Mulino, da sempre strada pubblica senza limitazioni di alcun tipo.
AAA… ASSESSORE CERCASI!
Di fronte ad una Giunta ormai ridotta ad un “comitato d’affari”, ai Lavori pubblici diventerebbe un lusso avere un Assessore/a onesto e di buon senso…
(g.b.r.)
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A.A.A. NEURONI CERCASI di Franca Caiola
Ad una cosa il Sindaco non può proprio rinunciare,
ed è un dovere di cui pare assai contento,
si lascia, infatti, volentieri intervistare,
purtroppo solo da giornali e radio per il momento.
Ma non mettiamo limiti alla provvidenza,
chissà, forse domani avremo l’occasione
e la fortuna di godere della sua presenza
addirittura in un intervento in televisione.
E non pensiamo maliziosamente
che il suo sia un vezzo, alquanto trasparente,
nooo… è solo dovere d’un amministratore acuto
informare la plebe del suo operare arguto.
Con voce calda e favellar suadente
racconta e spiega in tono convincente
quanto, negli anni del suo solar mandato,
in meglio il nostro paesello sia cambiato.
Grazie ad una serie di provvidi interventi
giusti, mirati, ed oltremodo intelligenti
è tutta un'altra cosa, tutto è ridente e bello
ed il Passeggio, senza dubbio, è il fiore all'occhiello.
Sotto le piante, la passeggiata dell'amore,
ha dato luce finalmente al buio viale,
un altro aspetto, un giusto e maggior valore,
rendendolo più bello e, soprattutto, funzionale.
Il muro di cinta proprio ci voleva
come abbiam potuto farne a meno fino ad ora?
Sì, va bene, stringere la carreggiata si doveva
ma dopotutto, uno alla volta, si può transitare ancora.
Si è dovuto sacrificare qualche parcheggio,
ma suvvia, non facciamola lunga, c'è di peggio
l'ha fatto per noi, non ci dobbiamo lamentare,
camminare non costa nulla ed è pure salutare.
Se percorrendo il viale in bici dobbiamo stare ben attenti,
se sfasciamo l'auto e capitano accidenti, nessun timore:
noi dobbiamo essere contenti
poiché, con pochi soldi, al paese è stato dato un nuovo splendore.
Un sacco d’euro sono serviti, ma mai così ben spesi
ed ora noi ci facciam vanto e l’invidia attiriamo d’altri paesi!
Ed alla radio, di recente, il Sindaco ha dichiarato,
durante un suo intervento più che mai illuminato,
che se qualcuno si lamenta e sprezza il bello,
“potrebbe capire, se solo avesse qualche neurone in giro per il cervello”.
( f.c. )
ed è un dovere di cui pare assai contento,
si lascia, infatti, volentieri intervistare,
purtroppo solo da giornali e radio per il momento.
Ma non mettiamo limiti alla provvidenza,
chissà, forse domani avremo l’occasione
e la fortuna di godere della sua presenza
addirittura in un intervento in televisione.
E non pensiamo maliziosamente
che il suo sia un vezzo, alquanto trasparente,
nooo… è solo dovere d’un amministratore acuto
informare la plebe del suo operare arguto.
Con voce calda e favellar suadente
racconta e spiega in tono convincente
quanto, negli anni del suo solar mandato,
in meglio il nostro paesello sia cambiato.
Grazie ad una serie di provvidi interventi
giusti, mirati, ed oltremodo intelligenti
è tutta un'altra cosa, tutto è ridente e bello
ed il Passeggio, senza dubbio, è il fiore all'occhiello.
Sotto le piante, la passeggiata dell'amore,
ha dato luce finalmente al buio viale,
un altro aspetto, un giusto e maggior valore,
rendendolo più bello e, soprattutto, funzionale.
Il muro di cinta proprio ci voleva
come abbiam potuto farne a meno fino ad ora?
Sì, va bene, stringere la carreggiata si doveva
ma dopotutto, uno alla volta, si può transitare ancora.
Si è dovuto sacrificare qualche parcheggio,
ma suvvia, non facciamola lunga, c'è di peggio
l'ha fatto per noi, non ci dobbiamo lamentare,
camminare non costa nulla ed è pure salutare.
Se percorrendo il viale in bici dobbiamo stare ben attenti,
se sfasciamo l'auto e capitano accidenti, nessun timore:
noi dobbiamo essere contenti
poiché, con pochi soldi, al paese è stato dato un nuovo splendore.
Un sacco d’euro sono serviti, ma mai così ben spesi
ed ora noi ci facciam vanto e l’invidia attiriamo d’altri paesi!
Ed alla radio, di recente, il Sindaco ha dichiarato,
durante un suo intervento più che mai illuminato,
che se qualcuno si lamenta e sprezza il bello,
“potrebbe capire, se solo avesse qualche neurone in giro per il cervello”.
( f.c. )
IL NUCLEARE E’ LA SOLUZIONE? di Franca Caiola
Nel 1987, con un referendum, la grande maggioranza degli Italiani bocciò l’utilizzo del nucleare come forma di approvvigionamento energetico e le centrali esistenti in Italia furono chiuse.
Oggi, però, il costo del petrolio alle stelle, la carenza di energia elettrica, l’esaurimento dei combustibili fossili e le loro emissioni di gas serra riaprono la discussione sull’opportunità di un nuovo ricorso all’energia nucleare che viene presentata come soluzione per i problemi dell’economia nazionale.
Il funzionamento delle centrali è piuttosto complesso e non mi cimento in spiegazioni scientifiche che non sono alla mia portata; brevemente, esistono due tipi di centrali:
- le attuali sono a fissione nucleare: l’energia scaturisce dal bombardamento dell’uranio con neutroni che fanno dividere i nuclei dando luogo alla “reazione a catena nucleare”; durante questo processo viene emessa radioattività ad alta intensità;
- sono poi allo studio centrali a fusione nucleare dove si ha invece l’unione di due atomi leggeri ottenendo un nucleo più grande ed un’enorme quantità di energia termica. Le scorie prodotte da questo processo presentano radioattività in misura molto inferiore; è però un processo difficile e dispendioso e gli studiosi ci stanno lavorando da oltre 50 anni senza aver ancora avuto risultati apprezzabili non essendo ancora riusciti a far avvenire la fusione in modo controllato e affidabile, mentre esiste quello incontrollato: la bomba termonucleare. Gli addetti ai lavori prevedono che la realizzazione di un reattore a fusione operativo richiederà ancora numerosi decenni.
Il nucleare presenta aspetti positivi e negativi da valutare attentamente:
Vantaggi
- La produzione di energia dal nucleare ci permetterebbe di dipendere meno da importazioni di petrolio e carbone da paesi ad alta instabilità politica, dove sono concentrate le principali riserve petrolifere;
- Potrebbe far scendere il prezzo dell’elettricità;
- Le centrali nucleari non producono CO2, cioè quei gas che sono la principale causa del buco nell'ozono e dell'effetto serra.
Svantaggi
- In primo luogo la gravità delle conseguenze in caso di incidente, come abbiamo già avuto modo di vedere con Chernobyl. La popolazione viene esposta a radiazioni che causano enormi rischi di morte per leucemia e tumore. In teoria le centrali di ultima generazione garantiscono un livello di sicurezza elevato, ma, in pratica, dopo Chernobyl si sono verificati numerosi altri incidenti, fino a quello, gravissimo, avvenuto solo l'anno scorso, quando 1.200 litri di acqua radioattiva si sono riversati nel Mar del Giappone. Il rischio c'è sempre per ogni attività, ma il danno da incidente nucleare può diventare un'enorme catastrofe non solo al momento del suo verificarsi ma anche per un lunghissimo tempo
- Le scorie nucleari non possono essere distrutte, devono essere stoccate in depositi per migliaia di anni; ciò richiede grandi investimenti e anni di studio per la ricerca di un luogo sicuro (oltre che accettato dalle comunità locali) e, se consideriamo che l'Italia è zona sismica, quale luogo potrebbe essere considerato sicuro? Da parte di molti esperti è stata messa fortemente in dubbio l’opportunità di seppellire le scorie nucleari in maniera definitiva ed irreversibile essendo la tecnologia odierna scarsamente evoluta in materia e pertanto largamente soggetta ad errori.Vorrei chiedere ai sostenitori del nucleare se accetterebbero di interrare un fusto di scorie readioattive vicino alle loro abitazioni... Lo smaltimento delle scorie è un grande problema e rende del tutto ininfluente anche il ragionamento che i Paesi intorno a noi usano il nucleare.
- C'è il rischio, oggi tutt'altro che improbabile, che le centrali o i mezzi di trasporto del materiale nucleare diventino obiettivi per atti di terrorismo.
- La realizzazione di un nuovo impianto nucleare richiede tempi lunghi, almeno 15 anni, senza contare il tempo che serve per trovare un luogo adatto e non contestato dagli abitanti; non risolverebbe quindi i problemi attuali. Inoltre anche l'uranio, come il petrolio è una risorsa limitata e si rischierebbe, una volta fatti gli impianti, di trovarsi con le scorte della materia prima necessaria per il loro funzionamento già in esaurimento. Per quanto riguarda la dipendenza energetica, poi, l’Italia non ha significativi giacimenti di minerali di uranio, dunque dovrebbe comunque approvvigionarsi all’estero dipendendo dai paesi produttori (la quasi totalità dell'uranio è concentrata in soli 10 Paesi) e dalle loro potenti holding.
- La costruzione degli impianti comporta costi molto elevati, ai quali vanno aggiunti i costi militari per garantirne la sicurezza dagli attentati e i costi per smantellare le centrali e bonificare i terreni al termine della loro attività. Questi costi devono essere sostenuti dallo Stato, aumentando le tasse ai contribuenti, che andrebbero così a compensare, azzerandolo, il risparmio sulle bollette dell'energia.
- Per quanto riguarda le emissioni di CO2, è vero che il funzionamento della centrale in sé non produce emissioni, ma le varie fasi di estrazione, macinazione, fabbricazione del combustibile nucleare necessario per far funzionare la centrale, e la gestione delle scorie necessitano di parecchio combustibile fossile e quindi emettono CO2.
Le imprese per ricerca e sviluppo nel nucleare hanno ricevuto enormi sussidi che sono andati a scapito delle fonti rinnovabili, come il solare e l'eolico. Ambedue queste fonti presentano svantaggi: il sole è una fonte non continua, gli impianti costano ancora molto e per produrre buoni quantitativi di elettricità è necessario coprire grandi aree con pannelli solari; l'energia eolica può essere sfruttata solo in alcune località, i costi sono alti e gli impianti necessitano di grandi superfici, spesso sui crinali dei monti, con un impatto ambientale negativo.
Sole e vento però sono inesauribili, il loro impatto sull'ambiente è prevedibile, innocuo e sicuramente meno costoso del nucleare: investendo nella ricerca e migliorando le tecnologie si può aumentare la resa e diminuire l'impatto ambientale.
Si pone allora la domanda: perchè optare per una scelta estremamente pericolosa e che non rappresenta una soluzione, quando esistono altre possibilità più sicure ed economiche? Siamo riusciti a far tornare in Italia uno scienziato premio Nobel come Rubbia che, allontanato dal governo Berlusconi, è stato accolto in Spagna dove ha realizzato, su scala nazionale, centrali solari ad alta temperatura che hanno notevoli lati positivi: non ci sono emissioni inquinanti o di gas serra, non è necessario il trasporto di combustibili, non si producono scorie, non c'è pericolo per gli abitanti nei dintorni della centrale, non si prestano ad attentati terroristici. Perchè non impiegare le risorse per sviluppare e rendere conveniente questo tipo di tecnologia anziché puntare sul nucleare che produrrebbe ricchezza per pochi e danni per tutti?
(f. c.)
Oggi, però, il costo del petrolio alle stelle, la carenza di energia elettrica, l’esaurimento dei combustibili fossili e le loro emissioni di gas serra riaprono la discussione sull’opportunità di un nuovo ricorso all’energia nucleare che viene presentata come soluzione per i problemi dell’economia nazionale.
Il funzionamento delle centrali è piuttosto complesso e non mi cimento in spiegazioni scientifiche che non sono alla mia portata; brevemente, esistono due tipi di centrali:
- le attuali sono a fissione nucleare: l’energia scaturisce dal bombardamento dell’uranio con neutroni che fanno dividere i nuclei dando luogo alla “reazione a catena nucleare”; durante questo processo viene emessa radioattività ad alta intensità;
- sono poi allo studio centrali a fusione nucleare dove si ha invece l’unione di due atomi leggeri ottenendo un nucleo più grande ed un’enorme quantità di energia termica. Le scorie prodotte da questo processo presentano radioattività in misura molto inferiore; è però un processo difficile e dispendioso e gli studiosi ci stanno lavorando da oltre 50 anni senza aver ancora avuto risultati apprezzabili non essendo ancora riusciti a far avvenire la fusione in modo controllato e affidabile, mentre esiste quello incontrollato: la bomba termonucleare. Gli addetti ai lavori prevedono che la realizzazione di un reattore a fusione operativo richiederà ancora numerosi decenni.
Il nucleare presenta aspetti positivi e negativi da valutare attentamente:
Vantaggi
- La produzione di energia dal nucleare ci permetterebbe di dipendere meno da importazioni di petrolio e carbone da paesi ad alta instabilità politica, dove sono concentrate le principali riserve petrolifere;
- Potrebbe far scendere il prezzo dell’elettricità;
- Le centrali nucleari non producono CO2, cioè quei gas che sono la principale causa del buco nell'ozono e dell'effetto serra.
Svantaggi
- In primo luogo la gravità delle conseguenze in caso di incidente, come abbiamo già avuto modo di vedere con Chernobyl. La popolazione viene esposta a radiazioni che causano enormi rischi di morte per leucemia e tumore. In teoria le centrali di ultima generazione garantiscono un livello di sicurezza elevato, ma, in pratica, dopo Chernobyl si sono verificati numerosi altri incidenti, fino a quello, gravissimo, avvenuto solo l'anno scorso, quando 1.200 litri di acqua radioattiva si sono riversati nel Mar del Giappone. Il rischio c'è sempre per ogni attività, ma il danno da incidente nucleare può diventare un'enorme catastrofe non solo al momento del suo verificarsi ma anche per un lunghissimo tempo
- Le scorie nucleari non possono essere distrutte, devono essere stoccate in depositi per migliaia di anni; ciò richiede grandi investimenti e anni di studio per la ricerca di un luogo sicuro (oltre che accettato dalle comunità locali) e, se consideriamo che l'Italia è zona sismica, quale luogo potrebbe essere considerato sicuro? Da parte di molti esperti è stata messa fortemente in dubbio l’opportunità di seppellire le scorie nucleari in maniera definitiva ed irreversibile essendo la tecnologia odierna scarsamente evoluta in materia e pertanto largamente soggetta ad errori.Vorrei chiedere ai sostenitori del nucleare se accetterebbero di interrare un fusto di scorie readioattive vicino alle loro abitazioni... Lo smaltimento delle scorie è un grande problema e rende del tutto ininfluente anche il ragionamento che i Paesi intorno a noi usano il nucleare.
- C'è il rischio, oggi tutt'altro che improbabile, che le centrali o i mezzi di trasporto del materiale nucleare diventino obiettivi per atti di terrorismo.
- La realizzazione di un nuovo impianto nucleare richiede tempi lunghi, almeno 15 anni, senza contare il tempo che serve per trovare un luogo adatto e non contestato dagli abitanti; non risolverebbe quindi i problemi attuali. Inoltre anche l'uranio, come il petrolio è una risorsa limitata e si rischierebbe, una volta fatti gli impianti, di trovarsi con le scorte della materia prima necessaria per il loro funzionamento già in esaurimento. Per quanto riguarda la dipendenza energetica, poi, l’Italia non ha significativi giacimenti di minerali di uranio, dunque dovrebbe comunque approvvigionarsi all’estero dipendendo dai paesi produttori (la quasi totalità dell'uranio è concentrata in soli 10 Paesi) e dalle loro potenti holding.
- La costruzione degli impianti comporta costi molto elevati, ai quali vanno aggiunti i costi militari per garantirne la sicurezza dagli attentati e i costi per smantellare le centrali e bonificare i terreni al termine della loro attività. Questi costi devono essere sostenuti dallo Stato, aumentando le tasse ai contribuenti, che andrebbero così a compensare, azzerandolo, il risparmio sulle bollette dell'energia.
- Per quanto riguarda le emissioni di CO2, è vero che il funzionamento della centrale in sé non produce emissioni, ma le varie fasi di estrazione, macinazione, fabbricazione del combustibile nucleare necessario per far funzionare la centrale, e la gestione delle scorie necessitano di parecchio combustibile fossile e quindi emettono CO2.
Le imprese per ricerca e sviluppo nel nucleare hanno ricevuto enormi sussidi che sono andati a scapito delle fonti rinnovabili, come il solare e l'eolico. Ambedue queste fonti presentano svantaggi: il sole è una fonte non continua, gli impianti costano ancora molto e per produrre buoni quantitativi di elettricità è necessario coprire grandi aree con pannelli solari; l'energia eolica può essere sfruttata solo in alcune località, i costi sono alti e gli impianti necessitano di grandi superfici, spesso sui crinali dei monti, con un impatto ambientale negativo.
Sole e vento però sono inesauribili, il loro impatto sull'ambiente è prevedibile, innocuo e sicuramente meno costoso del nucleare: investendo nella ricerca e migliorando le tecnologie si può aumentare la resa e diminuire l'impatto ambientale.
Si pone allora la domanda: perchè optare per una scelta estremamente pericolosa e che non rappresenta una soluzione, quando esistono altre possibilità più sicure ed economiche? Siamo riusciti a far tornare in Italia uno scienziato premio Nobel come Rubbia che, allontanato dal governo Berlusconi, è stato accolto in Spagna dove ha realizzato, su scala nazionale, centrali solari ad alta temperatura che hanno notevoli lati positivi: non ci sono emissioni inquinanti o di gas serra, non è necessario il trasporto di combustibili, non si producono scorie, non c'è pericolo per gli abitanti nei dintorni della centrale, non si prestano ad attentati terroristici. Perchè non impiegare le risorse per sviluppare e rendere conveniente questo tipo di tecnologia anziché puntare sul nucleare che produrrebbe ricchezza per pochi e danni per tutti?
(f. c.)
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RIDATECI L’8 MARZO!!!!!! di Giancarlo Morbini
Vorrei iniziare sottolineando che chi sta scrivendo è un uomo che, come tanti, è al fianco del mondo femminile e ammira la forza e la determinazione delle donne che ci circondano tutti i giorni, nelle nostre case con le capacità di un economista, nel mondo del lavoro con la voglia di dimostrare e l'umiltà di raccogliere quei lavori che l'uomo per comodità ha abbandonato, nei momenti di impegno sociale, sfoderando quella sensibilità che solo le donne posseggono, e anche nei momenti più frivoli non dimenticando la loro femminilità.
Ma proprio l'8 marzo si è festeggiato un secolo di lotte al femminile e, guardandomi attorno, vorrei averle sentite gridare “RIDATECI L'8 MARZO” perché concordo con il discorso di una rappresentante sindacale Italiana che, al Palazzo di Vetro dell'ONU a New York, sintetizzando ha detto “L'8 Marzo deve essere ripreso in mano dalle donne del mondo del lavoro e sottratto alla commercializzazione della festa. Deve tornare ad essere una festa laica del lavoro, della dignità, della libertà e della responsabilità delle donne”. E per far capire quanto è importante questo secolo di lotta non trovo migliori parole che riassumere LA STORIA.
L'8 Marzo ha radici lontane. Nasce dal movimento internazionale socialista delle donne. Era il 1907, Clara Zetkin (che nella prima guerra mondiale fondò la Lega di Spartaco) dirigente del movimento operaio tedesco, organizza con Rosa Luxemburg (teorica della rivoluzione marxista che fondò il Partito Socialista Polacco e il Partito Comunista Tedesco) la prima conferenza internazionale della donna. Ma la data simbolo è legata all'incendio divampato in un cotonificio (Cottons) di Chicago nel 1908, occupato nel corso di uno sciopero da 129 operaie tessili che morirono bruciate vive. Nel 1910 a Copenaghen in occasione di un nuovo incontro internazionale della donna si propone l'istituzione di una GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, anche in ricordo dei fatti di Chicago. Successivamente la giornata comincia ad essere celebrata in varie parti del mondo e anche in Italia durante e dopo la prima guerra mondiale.
La tradizione nel nostro paese viene interrotta, nel 1943, dal fascismo.
La celebrazione riprende durante la lotta di liberazione nazionale come giornata di mobilitazione delle donna contro la guerra e l'occupazione tedesca e per le rivendicazioni femminili. Nascono i gruppi di difesa della donna collegati al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) che daranno origine all' UDI (Unione Donne Italiane). Nel 1946 l' UDI prepara il primo 8 Marzo nell'Italia libera, proponendo di farne una giornata per il riconoscimento dei diritti sociali e politici della donna. Sceglie la mimosa come simbolo della giornata. La vera “esplosione” in termini di popolarità e di partecipazione, l'8 marzo l'avrà negli anni '70. anni che segnano la collaborazione dei movimenti femminili e femministi che, tra l'altro, operano attivamente per la legge di parità, per il diritto al divorzio e all'aborto. La prima manifestazione femminista, risale infatti al 1972 e si svolse a Roma. Ma il top, la celebrazione dell' 8 Marzo lo raggiunge nel 1980, con una grande manifestazione unitaria in cui confluiscono per la prima volta tutti i movimenti femminili e femministi. In conclusione, possiamo dire che il percorso dell' 8 Marzo si snoda in un secolo di storia che ha visto nascere movimenti politici, guerre, ideologie, ricostruzioni. Un cammino lungo e complesso per le donne di tanti paesi, con tanti sistemi di governo, più volte interrotto grande tenacia hanno sempre ripreso con l'obiettivo dell'emancipazione e della liberazione della donna. Concludo con gli auguri e la speranza che tutte le donna di questa nostra piccola comunità, con un occhio di riguardo alla presenza femminile di questo giornale e, perché no, alle donne che in questo momento siedono nella nostra amministrazione non abbiano mai paura di sostenere le loro idee di fronte a questi fantomatici uomini di potere.
( g.mo.)
Ma proprio l'8 marzo si è festeggiato un secolo di lotte al femminile e, guardandomi attorno, vorrei averle sentite gridare “RIDATECI L'8 MARZO” perché concordo con il discorso di una rappresentante sindacale Italiana che, al Palazzo di Vetro dell'ONU a New York, sintetizzando ha detto “L'8 Marzo deve essere ripreso in mano dalle donne del mondo del lavoro e sottratto alla commercializzazione della festa. Deve tornare ad essere una festa laica del lavoro, della dignità, della libertà e della responsabilità delle donne”. E per far capire quanto è importante questo secolo di lotta non trovo migliori parole che riassumere LA STORIA.
L'8 Marzo ha radici lontane. Nasce dal movimento internazionale socialista delle donne. Era il 1907, Clara Zetkin (che nella prima guerra mondiale fondò la Lega di Spartaco) dirigente del movimento operaio tedesco, organizza con Rosa Luxemburg (teorica della rivoluzione marxista che fondò il Partito Socialista Polacco e il Partito Comunista Tedesco) la prima conferenza internazionale della donna. Ma la data simbolo è legata all'incendio divampato in un cotonificio (Cottons) di Chicago nel 1908, occupato nel corso di uno sciopero da 129 operaie tessili che morirono bruciate vive. Nel 1910 a Copenaghen in occasione di un nuovo incontro internazionale della donna si propone l'istituzione di una GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, anche in ricordo dei fatti di Chicago. Successivamente la giornata comincia ad essere celebrata in varie parti del mondo e anche in Italia durante e dopo la prima guerra mondiale.
La tradizione nel nostro paese viene interrotta, nel 1943, dal fascismo.
La celebrazione riprende durante la lotta di liberazione nazionale come giornata di mobilitazione delle donna contro la guerra e l'occupazione tedesca e per le rivendicazioni femminili. Nascono i gruppi di difesa della donna collegati al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) che daranno origine all' UDI (Unione Donne Italiane). Nel 1946 l' UDI prepara il primo 8 Marzo nell'Italia libera, proponendo di farne una giornata per il riconoscimento dei diritti sociali e politici della donna. Sceglie la mimosa come simbolo della giornata. La vera “esplosione” in termini di popolarità e di partecipazione, l'8 marzo l'avrà negli anni '70. anni che segnano la collaborazione dei movimenti femminili e femministi che, tra l'altro, operano attivamente per la legge di parità, per il diritto al divorzio e all'aborto. La prima manifestazione femminista, risale infatti al 1972 e si svolse a Roma. Ma il top, la celebrazione dell' 8 Marzo lo raggiunge nel 1980, con una grande manifestazione unitaria in cui confluiscono per la prima volta tutti i movimenti femminili e femministi. In conclusione, possiamo dire che il percorso dell' 8 Marzo si snoda in un secolo di storia che ha visto nascere movimenti politici, guerre, ideologie, ricostruzioni. Un cammino lungo e complesso per le donne di tanti paesi, con tanti sistemi di governo, più volte interrotto grande tenacia hanno sempre ripreso con l'obiettivo dell'emancipazione e della liberazione della donna. Concludo con gli auguri e la speranza che tutte le donna di questa nostra piccola comunità, con un occhio di riguardo alla presenza femminile di questo giornale e, perché no, alle donne che in questo momento siedono nella nostra amministrazione non abbiano mai paura di sostenere le loro idee di fronte a questi fantomatici uomini di potere.
( g.mo.)
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FONDAZIONE ISABELLA ARRIGHI di Annalisa Franchi, Patrizia Bertoni, Aurelia Maggi
La Fondazione Isabella Arrighi – Onlus è stata istituita nel 2004 quando, in base ad una legge regionale, vi sono stati conferiti i beni posseduti dal “Civico ospedale ricovero vecchi”.
Il patrimonio della Fondazione è interamente frutto di lasciti testamentari di privati a partire da quello iniziale della nobildonna Isabella Arrighi. Il patrimonio, secondo lo statuto, deve essere utilizzato per venire incontro ai bisogni della comunità medolese e la gestione deve rispondere a criteri di salvaguardia senza alcuno scopo di lucro. Anche per questo motivo, oltre che per convinzioni personali, i componenti dl Consiglio di Amministrazione si sono impegnati a titolo completamente gratuito.
Non è certamente facile scegliere quali siano gli obiettivi prioritari nell'utilizzo delle risorse dell'Ente. Sicuramente la Fondazione deve cercare di farsi portavoce delle esigenze della collettività, in particolare dei più deboli, piuttosto che rispondere a opinioni e preferenze personali.
Il Consiglio uscente, non per meriti propri, si è trovato nella invidiabile quanto delicata e complessa posizione di completare i progetti già avviati dal precedente Consiglio, definendone meglio le connotazioni. Si è arrivati così, esclusivamente con i fondi propri della Fondazione, a completare la ristrutturazione della Cascina Porta Rossa e a realizzarvi la nuova sede per l'asilo nido che è stato trasferito, come nei programmi, dal mese di febbraio.
I nuovi ambienti permettono l'accesso a circa 20-24 bambini. Con questo progetto la Fondazione ha voluto mettere a disposizione della comunità una struttura di qualità che possa rispondere ai bisogni delle famiglie dando la precedenza a quelle più in difficoltà. A tale scopo è stata stipulata una Convenzione con la ditta privata che gestisce l'asilo: la Convenzione riserva la precedenza assoluta nell'acquisto dei posti al Comune di Medole quale rappresentante della cittadinanza e obbliga il gestore a praticare al Comune rette più basse rispetto a quelle proposte ai privati; la Convenzione inoltre chiede il rispetto di precisi standard di qualità del servizio (che riguardano la competenza del personale impiegato, il contratto loro proposto, ecc.).
Nella Cascina Porta Rossa ha trovato posto anche la sede del Centro ricreativo “Il Girasole – onlus” che svolge attività di aggregazione e socializzazione.
A questi interventi bisogna aggiungere il mantenimento e la gestione del patrimonio di appartamenti E.R.P. A canone di affitto vincolato. Questa attività è il motivo principale della costituzione dell'Ente stesso. Tutti gli appartamenti sono stati oggetto di un'importante ristrutturazione tra il 2006 e il 2007.
Allo stato attuale una parte del Consiglio uscente si è trovata a dover cedere il “testimone”; è naturale, noi a nostra volta siamo subentrati ad altri; facciamo i più sinceri auguri a tutti e confidiamo comunque che ognuno agisca sempre al meglio delle proprie forze non dimenticando quello che anche noi abbiamo sempre tenuto presente: niente nasce dal nulla ma si comincia sempre da dove gli altri ci hanno portato.
(p.b.b.) ( a.c.m.) (a.f..b.)
Il patrimonio della Fondazione è interamente frutto di lasciti testamentari di privati a partire da quello iniziale della nobildonna Isabella Arrighi. Il patrimonio, secondo lo statuto, deve essere utilizzato per venire incontro ai bisogni della comunità medolese e la gestione deve rispondere a criteri di salvaguardia senza alcuno scopo di lucro. Anche per questo motivo, oltre che per convinzioni personali, i componenti dl Consiglio di Amministrazione si sono impegnati a titolo completamente gratuito.
Non è certamente facile scegliere quali siano gli obiettivi prioritari nell'utilizzo delle risorse dell'Ente. Sicuramente la Fondazione deve cercare di farsi portavoce delle esigenze della collettività, in particolare dei più deboli, piuttosto che rispondere a opinioni e preferenze personali.
Il Consiglio uscente, non per meriti propri, si è trovato nella invidiabile quanto delicata e complessa posizione di completare i progetti già avviati dal precedente Consiglio, definendone meglio le connotazioni. Si è arrivati così, esclusivamente con i fondi propri della Fondazione, a completare la ristrutturazione della Cascina Porta Rossa e a realizzarvi la nuova sede per l'asilo nido che è stato trasferito, come nei programmi, dal mese di febbraio.
I nuovi ambienti permettono l'accesso a circa 20-24 bambini. Con questo progetto la Fondazione ha voluto mettere a disposizione della comunità una struttura di qualità che possa rispondere ai bisogni delle famiglie dando la precedenza a quelle più in difficoltà. A tale scopo è stata stipulata una Convenzione con la ditta privata che gestisce l'asilo: la Convenzione riserva la precedenza assoluta nell'acquisto dei posti al Comune di Medole quale rappresentante della cittadinanza e obbliga il gestore a praticare al Comune rette più basse rispetto a quelle proposte ai privati; la Convenzione inoltre chiede il rispetto di precisi standard di qualità del servizio (che riguardano la competenza del personale impiegato, il contratto loro proposto, ecc.).
Nella Cascina Porta Rossa ha trovato posto anche la sede del Centro ricreativo “Il Girasole – onlus” che svolge attività di aggregazione e socializzazione.
A questi interventi bisogna aggiungere il mantenimento e la gestione del patrimonio di appartamenti E.R.P. A canone di affitto vincolato. Questa attività è il motivo principale della costituzione dell'Ente stesso. Tutti gli appartamenti sono stati oggetto di un'importante ristrutturazione tra il 2006 e il 2007.
Allo stato attuale una parte del Consiglio uscente si è trovata a dover cedere il “testimone”; è naturale, noi a nostra volta siamo subentrati ad altri; facciamo i più sinceri auguri a tutti e confidiamo comunque che ognuno agisca sempre al meglio delle proprie forze non dimenticando quello che anche noi abbiamo sempre tenuto presente: niente nasce dal nulla ma si comincia sempre da dove gli altri ci hanno portato.
(p.b.b.) ( a.c.m.) (a.f..b.)
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QUELLI CHE IL CALCIO……..LO GIOCANO! di Samuele Begni
Oggi parliamo un po’ di calcio…che novità!!
No.. non ne parliamo, come consueto, considerando le grandi società,
ma guardando la nostra realtà locale ed in particolare del settore giovanile: i ragazzini della Scuola Calcio, i quali, come in molte altre discipline sportive, non godono di molta visibilità.
La Scuola Calcio di Medole istruisce all’incirca una cinquantina di ragazzi e ragazzini, di età compresa tra i sei e gli undici anni, suddivisi per età, fra le squadre dei Piccoli Amici, dei Mini Pulcini e dei Pulcini.
Vi è poi una squadra, oltre alla Scuola Calcio, composta da ragazzi di età compresa tra i dodici ed
i quattordici anni circa.
Si differenzia in particolare la Scuola Calcio che accorpa le prime tre categorie dai Giovanissimi, per l’assenza, appositamente voluta dalla Federazione, di un reale Torneo competitivo per favorire in ragazzini di così giovane età la coltivazione di un sano spirito sportivo che rischierebbe di venir meno a favore, purtroppo, di un’ esasperata competitività, icona della nostra società, che inquinerebbe la loro crescita.
Non esiste quindi per loro una classifica tra squadre, ma solo un calendario di confronti fra i pari età delle squadre dei paesi limitrofi.
La competizione inizia invece nelle categorie superiori fra cui i Giovanissimi di Medole che disputano attualmente il torneo ad undici giocatori in zona alto mantovano.
Ascoltando alcuni responsabili dell’US Medole emerge che tutto ciò è reso possibile anche grazie ad una collaborazione sorta alcuni anni fa, tra le società di Medole, Ceresara e Guidizzolo, per far fronte anche alla scarsità di piccoli atleti che intraprendono questa disciplina.
Può sembrare strano effettivamente in Italia, però dobbiamo comunque tenere conto che Medole ha un bacino limitato di abitanti, per alimentare una squadra di calcio da undici giocatori, la quale necessita di una rosa di almeno sedici atleti. Vi sono poi anche, giustamente, attività interessanti alternative che assorbono una parte della gioventù locale e poi pare comunque che non vi sia un grande interesse da parte dei ragazzi ad attività sportive, molti sembrano preferire il computer o la play station.
I responsabili dell’ US Medole constatano, loro malgrado, lo scarso interesse da parte dei genitori fatta eccezione per quei pochi che si rendono disponibili ed ai quali sono grati. Nel contempo si rendono conto di essere spesso in difficoltà proprio per la mancanza di persone che si rendano disponibili ad aiutare a far sopravvivere queste attività giovanili.
E’ degno di nota che tutte le persone coinvolte in questo intento si prestano in forma assolutamente volontaria e gratuita.
Un utile invito ai genitori potrebbe essere quello di incitare e spronare i figli a praticare seriamente un qualunque sport che da sempre viene ritenuto un efficace strumento educativo e, già che ci siamo, anche a seguirli un po’ in questo percorso.
Computer e Play station pare non abbiano mai educato nessuno.
Se poi non emergeranno dei grandi campioni sul campo, lo stesso renderà i nostri ragazzi dei cittadini migliori….e di questi tempi scusate se è poco!
Concludendo : congratulazioni alla compagine dei Giovanissimi che ha concluso il torneo 2006-2007 piazzandosi al secondo posto e aggiudicandosi il torneo “LESO” Città di Goito 2006 vincendo in finale con la squadra pari età di N.A.C. MANTOVA
Altra lieta nota è la presenza di una rappresentante del gentil sesso nella Scuola Calcio a cui va tutto il nostro incoraggiamento.
( s.b. )
No.. non ne parliamo, come consueto, considerando le grandi società,
ma guardando la nostra realtà locale ed in particolare del settore giovanile: i ragazzini della Scuola Calcio, i quali, come in molte altre discipline sportive, non godono di molta visibilità.
La Scuola Calcio di Medole istruisce all’incirca una cinquantina di ragazzi e ragazzini, di età compresa tra i sei e gli undici anni, suddivisi per età, fra le squadre dei Piccoli Amici, dei Mini Pulcini e dei Pulcini.
Vi è poi una squadra, oltre alla Scuola Calcio, composta da ragazzi di età compresa tra i dodici ed
i quattordici anni circa.
Si differenzia in particolare la Scuola Calcio che accorpa le prime tre categorie dai Giovanissimi, per l’assenza, appositamente voluta dalla Federazione, di un reale Torneo competitivo per favorire in ragazzini di così giovane età la coltivazione di un sano spirito sportivo che rischierebbe di venir meno a favore, purtroppo, di un’ esasperata competitività, icona della nostra società, che inquinerebbe la loro crescita.
Non esiste quindi per loro una classifica tra squadre, ma solo un calendario di confronti fra i pari età delle squadre dei paesi limitrofi.
La competizione inizia invece nelle categorie superiori fra cui i Giovanissimi di Medole che disputano attualmente il torneo ad undici giocatori in zona alto mantovano.
Ascoltando alcuni responsabili dell’US Medole emerge che tutto ciò è reso possibile anche grazie ad una collaborazione sorta alcuni anni fa, tra le società di Medole, Ceresara e Guidizzolo, per far fronte anche alla scarsità di piccoli atleti che intraprendono questa disciplina.
Può sembrare strano effettivamente in Italia, però dobbiamo comunque tenere conto che Medole ha un bacino limitato di abitanti, per alimentare una squadra di calcio da undici giocatori, la quale necessita di una rosa di almeno sedici atleti. Vi sono poi anche, giustamente, attività interessanti alternative che assorbono una parte della gioventù locale e poi pare comunque che non vi sia un grande interesse da parte dei ragazzi ad attività sportive, molti sembrano preferire il computer o la play station.
I responsabili dell’ US Medole constatano, loro malgrado, lo scarso interesse da parte dei genitori fatta eccezione per quei pochi che si rendono disponibili ed ai quali sono grati. Nel contempo si rendono conto di essere spesso in difficoltà proprio per la mancanza di persone che si rendano disponibili ad aiutare a far sopravvivere queste attività giovanili.
E’ degno di nota che tutte le persone coinvolte in questo intento si prestano in forma assolutamente volontaria e gratuita.
Un utile invito ai genitori potrebbe essere quello di incitare e spronare i figli a praticare seriamente un qualunque sport che da sempre viene ritenuto un efficace strumento educativo e, già che ci siamo, anche a seguirli un po’ in questo percorso.
Computer e Play station pare non abbiano mai educato nessuno.
Se poi non emergeranno dei grandi campioni sul campo, lo stesso renderà i nostri ragazzi dei cittadini migliori….e di questi tempi scusate se è poco!
Concludendo : congratulazioni alla compagine dei Giovanissimi che ha concluso il torneo 2006-2007 piazzandosi al secondo posto e aggiudicandosi il torneo “LESO” Città di Goito 2006 vincendo in finale con la squadra pari età di N.A.C. MANTOVA
Altra lieta nota è la presenza di una rappresentante del gentil sesso nella Scuola Calcio a cui va tutto il nostro incoraggiamento.
( s.b. )
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