In politica il buonismo è di moda, ma c'è chi lo trova francamente insopportabile.
Per caso è proibito parlar male o parlare chiaro degli avversari? Ma che scontro politico sarà mai scambiare cortesie e ipocrisie con chi sta facendo a pezzi il Paese? Per i buonisti il nostro non è il Paese di cui narrano le cronache; di voltagabbana, di diffamatori a pagamento, oggi progressisti e domani reazionari, ma di gentiluomini. Dice il buonista: «io non parlo male di nessuno». Neanche del senatore che sputa in faccia a un amico? Neanche di quello che ingurgita mortadella e beve spumante in odio a Prodi? Neanche dei vecchi e nuovi fascisti, sdoganati dalla destra? Veniamo evidentemente da altre scuole, da altre esperienze.
Il buonismo straripa, tutti sono meglio di quanto appaiono, meglio delle loro azioni e delle loro omissioni. Secondo il buonismo l'Italia di oggi non è un paese socialmente sfasciato, dove la mafia è tornata al potere nelle regioni socialmente arretrate, e magari anche in qualche provincia progredita, non è il paese in cui ogni santo giorno i carabinieri associano alle carceri intere équipe sanitarie, intere clientele immobiliari o bancarie, dove attorno al nostro circo massimo ci sono, come diceva Giancarlo Fusco, più legnoni che leoni.
Siamo in cerca di voti? Ma di tutti a qualsiasi prezzo? Dobbiamo convivere con i violatori delle leggi senza protestare, senza inveire? E questa unità nel tollerare la corruzione, questa concordia nel rassegnarsi al malgoverno, questa mescolanza di mele buone e di mele marce, ci aiuta a venir fuori dallo sfascio? «Io non parlo male di nessuno», dice il buonista. Ma che significa? Non si parla male in teoria, si parla male sui fatti, sulle azioni, e non per un precetto moralistico. Non parlar male degli altri che fanno politica, significa non parlare di politica, star fuori dalla vita, sedersi in cima a una colonna nel deserto. Si può non parlar male degli altri in uno scontro politico come il nostro, in cui una parte ricorre sistematicamente alla diffamazione degli avversari, dove ogni giorno televisione e giornali gettano fango sugli avversari?
Bisogna tacere sui vizi e sulle malefatte degli avversari? Proprio ciò che desiderano: che non se ne parli.
Oltretutto c'è anche il rischio del ridicolo. Che facciamo? Ci mettiamo tutti, di sinistra e di destra, quieti e sereni gli uni di fronte agli altri, educati e cortesi?
Ma andiamo, siamo seri, seri e sinceri.
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