giovedì 10 aprile 2008

PROFIT O NON PROFIT, QUESTO E’ IL DILEMMA di Stefano Bottoglia

Farà sorridere il mio idealismo, a volte fa sorridere anche me, ma scoprirsi ingenui da adulti può essere salutare. Nella lotta fra apparenza e sostanza mi sono rassegnato a vedere la seconda sempre perdente. Perdente e sempre oscurata dai bagliori della prima. Sempre? No, non sempre, qualche eccezione ogni tanto si verifica ed è un piacere inatteso.
L'apparenza di cui parliamo è quella del cosiddetto “terzo settore”, tema sul quale mi permetterò qualche osservazione per finire in bellezza con una breve cronaca locale controcorrente.
Il terzo settore, per chi non lo sa, è l'insieme delle organizzazioni non profit, una realtà molto significativa in Italia. Un pianeta sul quale convivono organizzazioni non governative la cui dimensione è vicina a quella di una multinazionale fino alle bocciofile e alle spesso improvvisate associazioni di volontari. Si tratta di un mondo affascinante popolato da persone “speciali” che dedicano gran parte della loro esistenza agli altri. Proprio questa atmosfera di positività crea un terreno fertile per qualche opportunista.
Lo so, non ho scoperto l'America. Né desidero mescolarmi ai molti cinici che usano questo argomento come alibi per non fare beneficenza, credo solo che anche in questo ambito sia giusto premiare chi fa sul serio.
Un interessante elemento di valutazione di queste organizzazioni è il valore effettivamente trasferito ai bisognosi rispetto al valore delle donazioni. In altre parole: versando cento Euro a favore di un ente benefico, quanto arriverà a chi ha bisogno? Venire a conoscenza di questi dati mi ha effettivamente sorpreso. Gli accertamenti hanno rivelato percentuali di trasferimento persino inferiori al 2%, ovvero su cento Euro ne arrivano soltanto due. E tutto il resto? Una numerosa schiera di finti volontari percepisce compensi molto generosi in un silenzio diffuso. Non ho intenzione di pubblicare una lista di “buoni” e “cattivi” ma di incoraggiare i lettori generosi verso il vero volontariato che comincia, perché no, da una maggiore trasparenza, dalla pubblicazione, ad esempio, del valore trasferito nell'ultimo anno. Quindi informiamoci prima di fare beneficenza, non lasciamoci sedurre dagli occhioni tristi di una fotografia o da un filmato straziante, andiamo più a fondo.
Ecco, più a fondo. Più vicino. Più vicino a noi per parlare di una Fondazione che tutti a Medole conoscono o dovrebbero conoscere: la Fondazione Isabella Arrighi. Questa Fondazione gestisce un patrimonio immobiliare dii notevole rilievo, frutto di un lascito di una donna d'altri tempi che decise di lasciare le sue proprietà a favore delle fasce deboli della popolazione. Due esempi di questo patrimonio: il palazzo che ospita la biblioteca, recentemente rinnovato e la Cascina Porta Rossa integralmente ristrutturata che da poche settimane ospita l'asilo nido.
I medolesi avranno salutato con soddisfazione queste realizzazioni e molti avranno assegnato il merito di questi lavori ad un soggetto non ben identificato o addirittura all'amministrazione comunale. Sicuramente l'attuale amministrazione avrà altri meriti, io certo non sono la persona più adatta per elencarli, ma di certo non c'entra nulla con queste opere, con quanto è stato fatto dalla Fondazione.
Il merito è dei membri del direttivo ed in particolare delle tre donne del direttivo. Parlo di Annalisa Franchi (Presidente), di Patrizia Bertoni e di Aurelia Maggi (entrambe consigliere). Parlo di loro all'interno del direttivo perchè hanno avuto un ruolo particolarmente attivo e tenace nel perseguire, insieme a tante altre cose, i due importanti interventi immobiliari prima citati, interventi che sono sotto gli occhi di tutti. Queste tre ragazze che forse mi perdoneranno il termine confidenziale “ragazza” che non è riferito all'età quanto allo slancio e all'energia che hanno dimostrato; hanno perseverato e vinto fra mille ostacoli burocratici, pur essendo un po' isolate, fra pressioni di vario genere e difficoltà tecniche, con tanta, tanta pazienza.
Chissà quante volte saranno state tentate di mollare ma hanno resistito. Senza nemmeno scegliere la via più comoda.
Ad esempio, nel lungo cammino che ha portato all'Asilo Nido, qualcuno ha tentato di dissuaderle proponendo come alternativa il Nido Famiglia. Molti lettori sapranno che il Nido Famiglia è molto più facile da realizzare (prescrizioni per i locali meno rigide, personale meno qualificato, ecc.) ma le tre ragazze non si sono fatte distrarre; avevano la possibilità di realizzare qualcosa che sotto il profilo educativo e della sicurezza era nettamente superiore e l'hanno perseguito fino in fondo.
E in tutto questo tragitto che ricompensa hanno avuto? Nessuna. Si tratta di “vere” volontarie che non hanno mai percepito alcun compenso e questo aggiunge splendore al loro lavoro. Se poi ci volessimo far distrarre dalle chiacchiere potremmo asserire che come ricompensa hanno certamente avuto molte critiche e pochissimi complimenti. Ma non credo che questo le disturbi ora che le tre ragazze hanno terminato il loro mandato. Ecco, era questa la mia piccola consolazione, la sostanza (i lavori della Fondazione Isabella Arrighi) che si contrappone all'apparenza (gran parte del mondo del non profit). Nel salutare le tre ragazze chiedo loro perdono per averle citate senza permesso ma una volta tanto è stato per dire la verità.
Concludo con l'augurio di un buon lavoro al nuovo direttivo della Fondazione sperando che ci offra delle gradite sorprese.
( s. bo. )

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