martedì 20 dicembre 2005

VOLTAIRE

Il bello della guerra
è che ogni capo
degli assassini
fa benedire
le proprie bandiere
e invoca solennemente Dio
prima di dedicarsi
a sterminare il prossimo.

FUOCO

Voi siete vicino al fuoco
col vostro dolore
e bruciate
come una fiaccolata nel giorno di Natale
in cui sulle nostre tavole
ardono tanti strumenti
che suonano canzoni.
Eppure,
se non piangete più
almeno per un momento
Dio vi farà sentire nel cuore
in pieno deserto
un violino meraviglioso
che vuole dire
pace.

Alda Merini

LO STATO E/O LA CHIESA di Carlo Damiani

In questi giorni il dibattito è piuttosto acceso. Mi permetto di raccogliere alcuni spunti di riflessione, senza avere la pretesa di esprimere conclusioni.
1.sempre più spesso la società civile si trova ad affrontare temi importanti, a vivere drammaticamente scelte difficili ed eticamente complesse. Mi riferisco a questioni come la pace e la guerra, il rapporto tra uomini e culture diverse, con il nostro pianeta, gli sviluppi e le prospettive offerte dalla moderna ricerca scientifica. Lo scambio di opinioni è opportuno e, direi, necessario. La Chiesa è un importante componente della nostra società. Penso debba dare il proprio contributo al dibattito e suggerire le proprie risposte. Non è elegante salutare con favore l’intervento de Papa quando esprime posizioni pacifiste e considerare indebite ingerenze i pronunciamenti contro la fecondazione assistita. Credo che tutti debbano potersi esprimere, senza censure, ma nella consapevolezza della reciprocità e nel rispetto delle opinioni altrui.
2. il nostro, per fortuna, è uno stato laico! Le leggi hanno (dovrebbero avere) la capacità di garantire le esigenze di tutti, anche delle minoranze, anche di coloro che rappresentano posizioni atipiche, non convenzionali. Quando la chiesa “indica” (un eufemismo), per fare un solo esempio la strada da seguire a proposito di coppie di fatto, dimentica che in Italia non esistono solo i cattolici.
Senza togliere ai credenti la possibilità di vivere la famiglia nel modo tradizionale, altri debbono poter fare scelte diverse (per inciso, spesso non si tratta di scelte ma, più banalmente, di percorsi personali complicati e difficili, che anche molti cattolici si trovano, loro malgrado, ad affrontare).
3. molte altre sono le questioni “calde”: su contraccettivi/controllo delle nascite ed aborto, oppure su fecondazione assistita ed eutanasia sarebbe interessante ed utile discutere e confrontarsi.
Assolutamente inaccettabile e diseducativo è stato l’atteggiamento della chiesa durante la campagna referendaria dell’estate scorsa. I cittadini italiani, considerati incapaci di intendere e di volere, sono stati invitati a non votare…al solo scopo di sovvertire quello che era l’esito prevedibile! Gli italiani avrebbero saputo, come in altre occasioni, usare il buonsenso per coniugare le esigenze di una società che cambia e si evolve con il rispetto per le libertà dei singoli e dei valori condivisi.
4.in realtà più che di chiesa che invade in maniera scorretta spazi ed ambiti che dovrebbe maggiormente rispettare sarebbe opportuno parlare del mondo politico che “ruota” intorno ad essa. In vista delle elezioni è una gara (penosa) ad accreditarsi in Vaticano per ottenere un sostegno ed un appoggio direttamente traducibile in voti e preferenze. La Cei ha i suoi campioni che sono già scesi in campo a colpi di immissione in ruolo per gli insegnanti di religione (creando una corsia preferenziale che è incredibile quanto ingiusta) o inventandosi l’esonero dal pagamento dell’ICI anche per gli immobili adibiti ad uso commerciale di proprietà ecclesiale (già che le finanze della Amministrazioni locali sono floride, dopo la finanziaria…). Ma c’è anche chi è più realista del re: l’anno scorso, pensando di fare cosa gradita molto in alto, qualcuno aveva pensato di sposare tesi (teo-con) creazioniste cancellando (distrattamente) l’evoluzione dai programmi delle scuole medie. Probabilmente non era attento quando lo stesso Papa Giovanni Paolo II dopo avere riabilitato Galileo(!) aveva dichiarato che Darwin e le sue stesse tesi sono un fatto scientificamente accertato, compatibile con la fede!
E, a proposito di educazione, posso aggiungere che aver concesso il finanziamento pubblico alle scuole confessionali espone lo stato italiano al rischio di dover sostenere anche quelle meno “gradite”? alcune settimane fa parecchi genitori (immigrati di origine nord africana) hanno chiesto con forza di poter mandare i propri figli in una scuola da loro gestita di orientamento islamico. Se questa possibilità è concessa ai cattolici per quale motivo non dovrebbe essere concessa ai credenti di altre fedi? Non so se chiedessero di essere anche finanziati ma, di nuovo, per simmetria, perché no? E se poi arrivassero gli adepti del mago Otelma? Meglio sarebbe stato garantire l’efficienza e le risorse alla scuola pubblica che è la scuola di tutti, dove ognuno dà il proprio contributo alla crescita di questa società che sta cambiando, lo si voglia o no!
(c.d.)

L’AMACA di Michele Serra

Sempre a proposito di coppie di fatto, Pacs e morale: suggerisco ai colleghi dell’Osservatore Romano una bella inchiestona sui cattolici separati che convivono tranquillamente con i nuovi partners in attesa che la Sacra Rota dichiari “non consumato” il precedente matrimonio per poterlo annullare, inghippo ipocrita per salvare capra e cavoli. Veri e propri re-inverginamenti d’ufficio, papiri ottenuti con la stessa bassa contrattualità che ispira la compravendita delle patenti facili, o delle lauree sottobanco.
E un’altra bella inchiestona sugli omosessuali cattolici che vivono con indicibile pena ogni nuovo anatema sul sesso “contronatura”, oppure, allo stremo, decidono di infischiarsene e di riporre in ben altri tribunali etici la loro fiducia in se stessi. O sui sacerdoti e anche i porporati coinvolti in scandali di pedofilia vera e/o presunta, chissà se trascinati nei sottoscala dell’eros da tonnellate di senso di colpa o dai pochi etti di disinvoltura garantiti dall’abito che protegge il monaco. E insomma chiedersi se le montagne di ipocrisia possono davvero seppellire la vita vera delle persone, le loro scelte, i loro errori, la loro ricerca di senso, di identità, di amore, di piacere, di solidarietà. E soprattutto: guardarsi in casa prima di discettare sulle scelte dello Stato. La famosa faccenda della pagliuzza e della trave, no? Il famoso “da che pulpito viene la predica”…
Tratto da “La Repubblica”

SIAMO SOLO MEDOLESI? di Stefano Bottoglia

Quantità o qualità? Questo è il dilemma. Chiunque affronti il tema della cultura per una piccola comunità come Medole si chiede se puntare ad un pubblico più vasto, con manifestazioni popolari o ad un pubblico meno ampio ma con eventi dai contenuti più impegnativi. Fra poco cercheremo di definire queste due categorie e capirne meglio le finalità, ma prima proviamo ad immaginare una risposta alla domanda iniziale, quantità o qualità? In effetti la risposta sembra quasi scontata: maggiore è il numero delle persone richiamate dall’evento più diffusa è la soddisfazione e maggiore è il numero dei futuri elettori che ricorderanno l’attività dell’amministrazione comunale.
E’ un po’ la logica dell’audience televisivo, meglio una TV con contenuti vacui, perché gli ascolti salgono, piuttosto che trasmissioni intelligenti e stimolanti, perché sono scelte da un pubblico meno numeroso.
Come si vede sia le scelte del piccolo comune che quelle delle emittenti televisive possono apparire a senso unico se si piegano alla legge del profitto. Ma torniamo alle nostre categorie e chiariamo subito che non vi è nulla di male negli eventi popolari, anzi; si tratta di ottime occasioni di aggregazione. Il problema nasce quando questi diventano predominanti e sottraggono risorse a tutto il resto. Facciamo degli esempi. Gli eventi popolari sono ad esempio le sagre, gli spettacoli teatrali recitati da dilettanti, mostre di lavori realizzati dai ragazzi, concerti saggio, mercatini vari, ecc. in queste occasioni è quasi sempre presente un generoso rinfresco che diventa un’ottima attrattiva.
Ora pensiamo ai cosiddetti eventi più impegnativi, che per comodità definiremo “culturali”, parliamo di mostre artistiche relative ad artisti affermati per i quali non ci si limita ad esporre le opere ma si realizzano veri e propri percorsi di avvicinamento, analizzandone i linguaggi, ed esaminando le diverse visioni del mondo, il tutto custodito da preziosi cataloghi; parliamo anche di serate culturali che ci permettono di esplorare le nostre radici, il passato lontano e recente, gli scenari sociali, la storia dell’arte e tanto altro ancora con l’aiuto di esperti. Potremmo proseguire parlando di musica ed altro ancora ma il lettore ha già capito e non desideriamo annoiarlo. Ha già capito che ciò che cambia è l’effetto su chi partecipa. Dopo un evento popolare si torna a casa con lo stomaco pieno, con alcune risate e qualche chiacchiera, dopo un evento culturale si torna con delle domande, con delle emozioni, con la curiosità di saperne di più, sono situazioni che costringono a riflettere, ad andare in profondità. Se rinunceremo a tutto questo, perderemo forse una grande opportunità.
Ma non è tutto. Occorre anche allargare gli orizzonti. Qualcuno obbietta che a questi eventi culturali partecipano pochi medolesi e che non sia giusto “sprecare” risorse in questo modo. A chi la pensa così dico: ma siamo solo medolesi? Desidero essere più chiaro. Molti medolesi si muovono ogni giorno dal paese per i più disparati motivi;: per studiare, per lavorare, per curarsi e anche per il tempo libero. Credo che si possa affermare che essi abitano in una città estensiva che è assai più grande dei confini medolesi; che nel raggio di una quindicina di chilometri ci consente di vivere una sussidiarietà quasi completa con altri comuni (lavoro, scuole, servizi socio-sanitari, pubblica sicurezza, mezzi di trasporto compreso l’aeroporto) e non è pertanto sensato che anche gli eventi medolesi possano riguardare tutti gli abitanti di questa città estensiva?
Un’ultima provocazione: si sente costantemente parlare del valore delle differenze, del fatto che tanto meno si è omologati tanto più i nostri orizzonti si allargano. Allora vogliamo fare quello che fanno tutti gli altri o vogliamo distinguerci? Ovvero creare una differenza. Noi crediamo in quest’ultima via.
Finora Medole si è guadagnato una fama significativa, è stato capace di caratterizzarsi come un punto di riferimento culturale assai rilevante, questo è un patrimonio da non gettare ma da valorizzare e far crescere.
L’ultimo pensiero va ai protagonisti che hanno costruito questo patrimonio. Non faremo nomi perché rischieremmo di dimenticare qualcuno, ma certo non sbaglieremo dicendo che sono il cuore pulsante di tutto ciò. Grazie alla collaborazione con l’amministrazione comunale hanno prodotto una lunga serie di episodi culturali che hanno lasciato il segno.
Quindi il nostro auspicio è che possano continuare a lavorare bene, sostenuti da tutta l’attenzione che meritano, dedicandosi alla vera crescita culturale della nostra “grande” comunità.
(s.bo.)

CENTRO DI ASCOLTO di Giulia Redini e Irma Cremonini

Riprendiamo il concetto, mai abbastanza sottolineato, sulla valorizzazione della qualità della vita e dei servizi offerti alla società.
E’ un’esigenza questa che si avverte in modo particolare oggi, che molto sentito è il problema di conoscere e relazionarsi con le diverse realtà che ci circondano e che, inevitabilmente, causano tanti problemi di compatibilità, di ordine etico, sociale, religioso e culturale.
Le diversità possono e dovrebbero essere uno stimolo per la conoscenza e l’approfondimento di nuove culture e dovrebbero spingerci a modificare i nostri atteggiamenti al fine di riuscire a convivere con esse; così, allo stesso modo, le difficoltà e le sofferenze che inevitabilmente incontriamo, ci devono trovare nella condizione necessaria per affrontarle e per essere un concreto e valido aiuto per gli altri.
“Qualità della vita”, in sostanza, potrebbe significare vivere in armonia con se stessi e con gli altri, eliminare i divari, le incomprensioni e le ingiustizie in una concezione di vita fatta di valori umani la cui ricchezza non è economica ma è comunque preziosa.
Perché questi obiettivi siano attuabili, oltre all’impegno personale, è necessario che la Comunità trovi delle forme di sostegno sussidiario.
Uno strumento utilissimo può essere individuato nel “Centro d’ascolto”, un servizio rivolto a persone che si trovano in condizioni di disagio di vario tipo: problemi sociali, mentali, di emarginazione, di dipendenza da varie sostanze come alcool e droga…
Il servizio consiste nell’accogliere le persone in situazioni di bisogno, nell’ascoltarle attraverso colloqui personali offrendo la massima disponibilità in termini di tempo, professionalità, discrezione e comprensione allo scopo di rimuovere le cause del disagio e prevenire l’insorgere di comportamenti devianti, cercando di individuare le risposte più idonee ai diversi bisogni e indirizzando le stesse verso strutture in grado di offrire i servizi maggiormente rispondenti alle varie necessità.
Non è cosa da poco ascoltare: si trasmette un messaggio di attenzione che può infondere speranza, serenità, restituire fiducia e stima di sé; occorrono però molto impegno, concentrazione, intuizione, perciò non possiamo pensare di essere tutti in grado di farlo perché non basta la buona volontà, ma è indispensabile una preparazione adeguata soprattutto a livello psicologico.
La responsabilità è grande e si corre il rischio che, invece di essere d’aiuto, si aumenti la confusione e l’insicurezza dell’utente.

Dieci anni fa, esattamente nell’agosto 1995, si stilava il primo progetto sovracomunale per l’alto mantovano, sostenuto da un accordo di programma tra i Comuni di Medole, Solforino, Cavriana e Guidizzolo, inerente la prevenzione della tossicodipendenza.
Capofila il Comune di Medole che lo inoltrò alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Roma- (non esisteva ancora il Ministero della Famiglia); fu approvato, finanziato per 80 milioni di lire sui 120 richiesti, poi pubblicato sulla rivista nazionale degli assessorati sociali.
In pratica, si trattava della costituzione della “Scuola Genitori” che fu frequentata da diverse famiglie con corsi tenuti anche all’interno delle scuole da personale qualificato dell’ASL ed anche da professionisti esterni.
Col passare degli anni, all’interno della scuola Media di Medole, si formò una evoluzione, conseguente anche ad altri finanziamenti sempre per la stessa materia della prevenzione, che portò alla costituzione del punto di ascolto con la presenza settimanale della psicologa Dottoressa Mila Buraschi.
Il punto era ubicato in un’aula non utilizzata per l’attività didattica, mentre l’arredo era stato autoallestito dagli studenti. Quindi un ambiente a loro dimensione e giusto, dove avevano la possibilità di trovarsi a loro agio; premessa molto importante per affrontare le problematiche interiori, familiari ed esistenziali particolarmente significative nello sviluppo adolescenziale.
Rifinanziato col Bilancio 2004 (Legge Turco) ha svolto il servizio sul territorio fino a metà del corrente anno con significativa partecipazione di utenti.
Vista la decennale e positiva esperienza, è assolutamente necessario non far mancare alla comunità questo importante servizio di prevenzione al disagio.
(g.r.-i.c.)

L’ASILO NIDO SENZA SE E SENZA MA di Giovanni B. Ruzzenenti

Con un po’ d’attenzione, ci rendiamo conto in modo sempre più evidente che la spinta verso la continua crescita economica è incompatibile con il rapporto di sostenibilità fra le risorse della Terra ed il sostentamento “civile” dell’intera popolazione terrestre.
Di conseguenza, semplificando l’argomento in quanto ci interessa come premessa, non secondaria, alla successiva trattazione dell’oggetto, si aprono due possibilità:
- continuare a depredare le risorse ai Paesi più deboli per far crescere le nostre Economie, già più ricche, ad ogni costo e con ogni mezzo, comprese le guerre coloniali che sempre hanno questa priorità;
- oppure disporre una equa ridistribuzione di risorse e reddito.
Allora, anziché forzare un’impossibile crescita economica, bisogna valorizzare la qualità, in particolare la qualificazione della vita delle persone, della loro vita sociale e dei servizi collegati.

Tra i primi servizi per la persona che cresce nel meglio della qualità, si colloca l’asilo nido; a Medole sta funzionando per il terzo anno (dopo diversi tentativi degli anni precedenti non sfociati nel concreto).
Nato da una straordinaria combinazione fra diversi fattori: giovani professioniste laureate e abilitate per lo specifico settore dell’educazione della prima infanzia, già costituite nella Ditta “Latte e Miele”; disponibilità della “Fondazione Isabella Arrighi” nel mettere a disposizione i locali fra i più adatti per la contingenza; determinazione dell’Amministrazione Comunale del tempo di acquistare subito, a titolo sperimentale, il 60% dei posti disponibili (6 su 10), con l’intento successivo di giungere rapidamente al consolidamento del servizio con l’acquisto di tutti i posti allo scopo di predisporre una equità di trattamento (proporzionato alle fasce di reddito) fra tutti gli utenti del servizio.
La qualità del Nido viene subito apprezzata e le richieste di utilizzo aumentano sino a raggiungere la ventina.
E’ evidente che con 10 posti disponibili sorge urgente la necessità di ampliare gli spazi; all’uopo si presenta un’altra occasione straordinaria da prendere al volo. La “Fondazione Isabella Arrighi”, che prima era “Civico Ospedale Ricovero Vecchi”, da diversi anni aveva intenzione di destinare parte del volume, in ristrutturazione, della cascina “Porta Rossa” per attività sociali.
Constatata l’esigenza di ampliare l’asilo nido e ritenuto prioritario il consolidarsi di questo servizio qualificato per la comunità, la Fondazione, nell’ambito della riqualificazione e valorizzazione del proprio patrimonio, ha disposto il progetto esecutivo per nuovi locali adeguati alla bisogna dell’asilo nido per almeno venti bambini.
A questo punto è palesemente evidente che l’occasione è eccezionale: il Comune si troverebbe il servizio di alta qualità, coerente con quello sviluppo della qualità della vita ecosostenibile citata in premessa, senza anticipare un centesimo.
Investimento nella struttura previsto in quasi mezzo milione di Euro da parte della Fondazione Isabella Arrighi, la quale affitta i locali alla ditta “Latte e Miele” che a sua volta gestisce il servizio, liberando il Comune da ogni responsabilità gestionale.

“BELLISSIMO!”

Però il tutto regge se sostenuto dalla indispensabile condizione che il Comune si impegni formalmente ad acquistare i 20 posti necessari a soddisfare le domande delle famiglie per un periodo relativamente lungo: almeno una decina d’anni.
Perché questo?
In primo luogo il Comune deve essere il titolare del servizio pubblico, ne amministra l’equità sociale recuperando dalle famiglie utenti un contributo proporzionale alle fasce di reddito.
In secondo luogo l’acquisto dei posti da parte del Comune assicura il giusto sostegno economico alla Ditta che gestisce il Nido, consentendo di erogare un compenso dignitoso alle operatrici, almeno pari a un quarto di quanto ammonta l’indennità di carica del Sindaco.
Queste sono laureate ed abilitate per un’attività particolarmente delicata ed hanno diritto di essere elevate alla dignità di lavoratori con adeguata qualifica.
In terzo luogo, l’acquisto dei posti è necessario anche affinché la Ditta di gestione “Latte e Miele” possa pagare l’affitto dei locali resi disponibili dalla “Fondazione Isabella Arrighi”. Per la Fondazione è l’unica entrata che andrà ad ammortizzare, almeno in parte, il forte investimento finanziario anticipato, in sostituzione del Comune, per realizzare i nuovi locali.
E l’alternativa? Non esiste. Ovvero, c’è la possibilità di un surrogato e, conoscendo il significato di surrogato, è evidente che non può essere alternativa. Infatti, la legge prevede il “nido famiglia”, che può essere la risposta di ripiego solo quando non si incontrano le combinazioni positive che abbiamo a Medole. In sostanza, la legge prevede che il nido famiglia non sia soggetto ad alcuna delle regole imposte per l’asilo nido:
- niente specifica agibilità dei locali;
- niente specifiche norme igienico-sanitarie;
- niente abilitazione della Provincia al funzionamento;
- diverso rapporto quantitativo fra personale e bambini, per cui un custode qualsiasi può tenere da solo molti bambini;
- nessuna necessità di titoli specifici per il personale di custodia.
Quindi, seppur apprezzabile in mancanza di meglio, può essere in realtà definito una sorta di parcheggio.
Dunque, affinché tutto proceda nel giusto modo bisogna evitare espedienti del tipo: il Comune acquista pochi posti (otto o dieci) - apparentemente appoggia l’Asilo nido; però le esigenze delle famiglie non sono soddisfatte, così potrebbe giustificarsi la nascita di un nido famiglia. A questo punto, lo scenario sarebbe il seguente: la metà delle famiglie utenti dell’asilo nido, escluse dalla tutela del Comune, sarebbero costrette a pagare l’intera retta, per cui, vista la differenza di costo, potrebbero abbandonare il nido che non è materialmente in grado di reggere la concorrenza dei costi, rassegnarsi a tralasciare la qualità del servizio e parcheggiare i figli al nido famiglia.
Di conseguenza, l’asilo nido dimezzato sarebbe costretto a chiudere senza apparente responsabilità del Comune e Medole perderebbe il servizio di qualità.
Infine, la Fondazione Isabella Arrighi che si accinge ad investire una cifra notevole a favore della Comunità, ha tutti i diritti di avere garanzie sul futuro dell’operazione, in quanto non può sperperare tanto denaro che è comunque frutto di lasciti di Medolesi benefattori, chiaramente finalizzati.
Ecco perché il Comune deve crederci totalmente, senza “se” e senza “ma”.

(g.b.r.)

SALVIAMO LA COSTITUZIONE di Franca Caiola

Dopo le leggi ad personam, a pochi mesi dalle elezioni, un governo che sa di non avere più il consenso e la fiducia della maggioranza degli Italiani, con un altro estremo atto di arroganza ha messo in atto una vera e propria aggressione alla nostra Carta Costituzionale con la riforma federale, fortemente voluta e imposta dalla Lega Nord, ossia da un gruppo di parlamentari che rappresenta solo una piccola parte del Paese.
Questa riforma, già approvata definitivamente, affossa oltre 50 articoli sui 139 complessivi, eppure la si vuole far passare come una cosa di poco conto; con un’opera di occultamento purtroppo perseguita anche dai sistemi di informazione, si tende a nascondere dietro il termine “devolution” la più grave ferita inferta all’unità della Nazione, che calpesta i valori della solidarietà, della democrazia, della libertà, dell’uguaglianza trasmessi dalla Costituzione nata dalla Resistenza antifascista e dalla guerra di Liberazione e che sono diventati i nostri valori.
Questi sono in breve i cambiamenti principali:
PARLAMENTO. Esistono due Camere: la Camera dei Deputati ed il Senato Federale della Repubblica (composto da senatori eletti in ciascuna regione), ciascuna con il proprio ambito legislativo. Scompare dunque il bicameralismo perfetto che attualmente attribuisce a Camera e Senato identiche competenze e che fa sì che una legge per essere promulgata debba essere approvata da entrambi i rami del Parlamento. E’ inoltre prevista la riduzione del numero dei parlamentari, ma teniamo presente che questo punto, messo lì come specchietto per le allodole perché è l’unico di questa riforma che potrebbe essere condiviso da molti Italiani, in realtà avrà effetto solo a partire dal 2016…
PREMIER. Non ha più bisogno della fiducia della Camera per insediarsi, poiché la sua legittimazione avviene al momento dell’elezione (di fatto un’elezione diretta); i suoi poteri aumentano notevolmente: è un vero e proprio capo del Governo, determina e non più dirige la politica dell’esecutivo, ha il potere di nomina e revoca dei ministri e di sciogliere la Camera. Quindi non è il Governo che diventa forte, ma, come ha detto l’ex Presidente Oscar Luigi Scalfaro, “è il primo ministro che diventa onnipotente, ma onnipotenza e democrazia non possono coesistere”. Al contrario, vengono drasticamente diminuiti i poteri del Capo dello Stato, trasformato in semplice esecutore dei voleri del Premier (ad esempio può sciogliere la Camera solo su sua richiesta).
CORTE COSTITUZIONALE. Viene subordinata alla maggioranza che governa; i giudici sono sempre 15, ma quelli nominati dal Parlamento passano da 5 a 7, altri 4 sono nominati dal Presidente della Repubblica e solo 4 dalla Magistratura. (Attualmente le nomine sono pari: 5 dal Parlamento, 5 dal Presidente della Repubblica e 5 dai magistrati)
DEVOLUTION. Alle Regioni viene affidata la legislazione esclusiva in materia di Sanità, Scuola e Sicurezza. In sostanza, le Regioni più forti e ricche del Paese, avendo le risorse, potrebbero decidere di uscire dai sistemi nazionali sanitario e scolastico e autoregolamentarsi.
- SANITA’: verrebbero istituiti 20 sistemi sanitari diversi con imposizione fiscale sui cittadini diversificata in base al territorio dove vivono (non essendo più il finanziamento competenza dello Stato) con conseguente perdita di eguaglianza e universalità del diritto alla salute.
- SCUOLA: le Regioni potrebbero definire la parte dei programmi scolastici e formativi di specifico interesse a grave discapito dell'autonomia scolastica e della libertà d’insegnamento, di accesso all’istruzione e di apprendimento oggi garantite dagli artt. 33 e 34 della Costituzione, con la prospettiva di frantumare l’identità nazionale della scuola in tanti sistemi regionali. La nostra Regione, per esempio, potrebbe vedere l’istruzione affidata alla “cultura” della Casa della Libertà e dei suoi rappresentanti che qui hanno mantenuto la maggioranza: abbiamo esempi illuminanti in Calderoli, Borghezio e soci…
- SICUREZZA: verrebbe concesso alle Regioni il potere di istituire propri corpi di polizia (20 Regioni = 20 corpi di polizia) che andrebbero a sovrapporsi ai corpi già esistenti, aumentando le difficoltà di coordinamento tra le autorità e le forze di sicurezza, senza portare alcun beneficio per i cittadini.

Allo scopo di contrastare questo stravolgimento della Costituzione, si è costituito a livello nazionale un Comitato per la difesa della Costituzione, organizzato in diversi coordinamenti provinciali, uno dei quali presente anche a Mantova; noi del gruppo “Medoleggendo” vi abbiamo aderito e, nel nostro piccolo, stiamo seguendo le varie iniziative proposte. Per chi fosse interessato, il comitato si riunisce periodicamente allo scopo di organizzare l’informazione sul vero significato e sugli effetti di questa riforma, con momenti di approfondimento con esperti e con l’intervento di un costituzionalista. Partecipare a questi gruppi di lavoro è positivo e davvero stimolante, perché l’aiuto di esperti è prezioso per capire a fondo quanto la nostra Carta, per niente superata, anzi tuttora estremamente attuale, sappia tenere unito il Paese con un grande patrimonio di valori condivisi e quanto invece questa riforma significhi la vittoria di un movimento separatista e contrario al bisogno di unità degli Italiani.
Il Comitato si propone inoltre di portare l’informazione nelle scuole attraverso gli insegnanti ma anche attraverso gli studenti, nei luoghi di lavoro, ai cittadini anche in modo diverso e più “leggero” mediante il coinvolgimento di gruppi teatrali; infine si dedica alla preparazione del Referendum divenuto inevitabile dopo l’approvazione della riforma anche al Senato.
In base all'attuale Costituzione, le modifiche sono sottoposte a Referendum confermativo se ne fanno domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali e la legge non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi (non esiste quorum, a differenza dei normali referendum abrogativi). Questa rimane per noi l’ultima occasione per evitare che, con una decisione calata dall’alto con i soliti metodi dittatoriali del nostro Governo, ci venga imposta una riforma che non vogliamo.
Al nostro paese non serve una nuova Costituzione, ma un Parlamento forte e rappresentativo della volontà popolare, un Presidente della Repubblica e una Corte Costituzionale garanti delle istituzioni, una Magistratura indipendente dal potere politico.
In una recente intervista, il giornalista prof. Furio Colombo ha lamentato di avere nostalgia del rispetto e della dignità di cui godeva come Italiano all’Estero, prima dell’avvento di un governo che ci rappresenta con una barzelletta ambulante; credo che questo discorso valga per tutti gli Italiani: riappropriamoci della nostra dignità, non lasciamo che l’indifferenza prevalga sulla nostra volontà perché è questo il motivo per cui “poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva; e la massa ignora, perché non se ne preoccupa…” (Gramsci).
(f.c.)
Riportiamo un passaggio dell’intervento della senatrice Anna Donati (Verdi) durante l’approvazione finale della riforma al Senato.
“Ricordo che in questo progetto di riforma costituzionale si parla di federalismo, mentre - per paradosso - in realtà norme rilevantissime del Governo Berlusconi sono andate esattamente nella direzione opposta. Ne cito una per tutte: nella cosiddetta legge obiettivo è stato deciso che non cinque grandi opere, ma 250 interventi nel nostro Paese vengano decisi al CIPE con il voto di nove Ministri, senza che sia possibile ascoltare le istanze dei Comuni e delle Province; inoltre, gli unici soggetti titolati ad esprimere un parere sono le Regioni che lo hanno ottenuto, dopo un ricorso avanzato dinanzi alla Corte costituzionale. Come si può notare in questi giorni con la vicenda dell'Alta velocità in Val di Susa, tale procedura evidentemente non funziona; infatti, tagliare completamente fuori le istituzioni locali dai processi decisionali porta alla fine a questi miseri risultati.”

ORGOGLIOSI DI ESSERE ITALIANI di Carla Brigoni

Nel suo messaggio del 2 giugno il Presidente rivolgendosi agli italiani, ed in particolare alla classe dirigente, ha sottolineato la necessità di valorizzare le potenzialità delle nuove generazioni, di rinnovare i settori della vita civile con nuove energie, di dare fiducia ai giovani.
Ancora una volta Carlo Azeglio Ciampi non ha esitato a rendere omaggio alla nostra Costituzione, ha ricordato che essa non è un’arida somma di limiti e divieti, ma la massima sintesi dei principi su cui si fonda la nostra democrazia. Nel suo messaggio ai giovani, nell’invito a conoscerla e difenderla, sono riecheggiate le parole che Pietro Calamandrei pronunciò il 26 gennaio 1955:
“…Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendervi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo. Siamo in più, siamo parte di un tutto, di un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo…”
Con lo stesso spirito, nel giorno della celebrazione della Repubblica, alcuni Sindaci della nostra provincia hanno donato il testo della Costituzione Italiana ai diciottenni del loro Comune. Leggendola potranno scoprire che essa non è stata un compromesso tra i partiti, ma ha segnato il passaggio dalla cultura della rivoluzione alla cultura della liberazione, ha affermato e afferma valori e principi universali, ha riconosciuto e riconosce a tutti gli stessi diritti, diritti ancora negati in molte parti del mondo.
La Costituzione ci rende fieri di essere italiani, questo i giovani devono sentire perché i principi della democrazia, della libertà, della uguaglianza, della pace possano continuare a far vivere questo documento che, dopo 59 anni, è ancora intenso, attuale, è il simbolo del cammino progressivo verso la piena realizzazione della dignità della persona umana.
(c.b.)

2 giugno 1946: MONARCHIA O REPUBBLICA? di Carla Brigoni

1945 – 1946. L’Italia era un paese distrutto, sconfitto, appena attraversato da una terribile guerra, eppure per la prima volta nella storia tutto il suo popolo, dal più povero contadino all’imprenditore, era padrone del suo destino. Furono due anni, quelli, di discussioni appassionate, di lotte di massa, di speranze in un futuro migliore, in un futuro in cui i mali secolari del nostro paese sarebbero stati riparati per sempre. Furono speranze ingenue, illusioni a cui seguirono delusioni e sconfitte, ma milioni di donne e di uomini vi credettero e vissero con esse.
La polemica più grande di tutte fu quella sulla monarchia e sulla repubblica; vi convergevano i rancori verso il re complice della dittatura fascista, e della guerra inutile e sanguinosa con le più meditate convinzioni dei democratici che pensavano alla monarchia come alla secolare custode degli interessi di pochi, della conservazione sociale. Il paese si spezzò in due, civilmente. Da una parte furono i socialisti, i comunisti, gli uomini del partito d’azione, i repubblicani, molti cattolici (la Democrazia Cristiana lasciò libertà di voto, e il Veneto, tradizionalmente legato alle organizzazioni politiche cattoliche, dette una schiacciante maggioranza alla Repubblica), dall’altra i liberali, i conservatori, altri cattolici. Purtroppo, però, il paese si spezzò in due anche territorialmente; le regioni a nord di Roma erano tutte a maggioranza repubblicana, il sud monarchico. Ancora una volta le plebi poverissime, in gran parte non divenute popolo, furono preda dei propagandisti conservatori senza scrupoli, furono inconsapevole strumento della conservazione.
Ma il 2 giugno del 1946 gli elettori che andarono alle urne (votavano per la prima volta in una elezione politica tutti gli italiani, comprese le donne) dettero comunque alla repubblica la maggioranza dei suffragi. Il “re di maggio”, Umberto II, che aveva svolto una sua personale “campagna elettorale” in tutta l’Italia, e che si ostinò a resistere, a discutere i risultati del voto, dovette lasciare l’Italia. Poi, nessuno in realtà ha rimpianto la monarchia.
L’Italia è andata avanti, ha risolto alcuni problemi e si è trovata di fronte ad altre gravi questioni sociali e politiche, ma un punto è stato acquisito: la capacità del suo popolo di decidere del suo destino.
L’inizio di questo nuovo cammino è stata la scelta della repubblica, una scelta che gli italiani di allora ricordano con profonda emozione, ma è stata anche la stesura di una Costituzione lungimirante e saggia che riafferma ogni giorno i valori senza tempo della Democrazia.
(c.b.)

CARI RAGAZZI DI LOCRI di Kerry Kennedy

Gentilissimo Signor Presidente.
«In troppe comunità rilevanti per il nostro paese la criminalità organizzata è diventata un enorme business che prosciuga miliardi in termini di ricchezza nazionale colpendo le aziende legali, i sindacati dei lavoratori e perfino lo sport… Tollerare la criminalità organizzata favorisce la filosofia da quattro soldi secondo la quale tutto è racket; favorisce il cinismo tra gli adulti; contribuisce a confondere i nostri giovani e ad aumentare la delinquenza minorile. Il novanta per cento delle attività malavitose potrebbero andare fallite entro la fine di quest’anno se il cittadino comune, l’operatore economico, il funzionario sindacale e le autorità pubbliche si facessero sentire, si contassero e rifiutassero di farsi corrompere».
Queste sono le parole di Robert F. Kennedy, pronunciate il 1 maggio 1961, un uomo che ha dedicato la sua carriera a fermare la criminalità organizzata e a promuovere i diritti civili. In qualità di Procuratore Generale degli Stati Uniti la sua prima priorità per la legalità fu di perseguire la mafia. Conosceva fin troppo bene i pericoli di questa caccia, la sua vita era costantemente minacciata, riceveva telefonate anonime che lo avvertivano che sarebbe stato gettato dell’acido negli occhi dei suoi figli. Queste parole avrebbero potuto essere pronunciate da Francesco Fortugno, assassinato dopo aver sollecitato i giovani a respingere la mafia che si annida tra loro. Ma, tenendo conto delle stime secondo le quali la criminalità organizzata è riuscita a infiltrare fino al 30% delle aziende che operano nella regione, solo perseguendoli col pugno di ferro e con il pieno e infallibile sostegno della gente di quella terra si potrà mettere sotto controllo lo stato di illegalità. L’invito rivolto dalla Regione Calabria al RFK Memorial a includere i materiali educativi messi a punto per «Speak Truth to Power» nella vostra lotta alla corruzione non solo è una giusta parte di questo sforzo ma anche un enorme tributo a Robert Kennedy.
Sono profondamente onorata di accettare il Suo invito a visitare Locri, luogo dal quale avvieremo il programma di educazione ai diritti umani nelle scuole calabresi. Si tratta di un momento memorabile. Il 20 Novembre 2005 Robert F. Kennedy avrebbe compiuto 80 anni e, a nome della nostra famiglia, desidero ringraziare la gente della Calabria per avere reso omaggio alla sua vita e alla sua opera in maniera così concreta.
Questa lettera è la risposta di Kerry Kennedy, Presidente del “Robert F. Kennedy Memorial center for human rights” all’invito, da parte del Presidente della Calabria Agazio Loiero, di una sua partecipazione a un incontro con gli studenti antimafia di Locri.
Tratto da “l’Unità” del 15/11/2005