mercoledì 20 dicembre 2006

L’AMACA di Michele Serra

I quattro ragazzi di Torino colpevoli della cupa bravata contro il loro compagno disabile hanno avuto, in tempi brevissimi, una punizione esemplare. Raro esempio di tempestiva e illuminata severità in un paese che sembra avere perduto il nesso tra colpa e punizione. Ora, però, bisognerebbe che ai quattro, alla loro vittima e alle cinque famiglie coinvolte venisse riconosciuto il diritto di riflettere privatamente, e in santa pace. Concedendo a vittima e colpevoli lo stesso rispetto, e cioè evitando di invischiarli nell’orrido gioco dell’”approfondimento” tele-giornalistico che tenterà sicuramente di trasformare le cinque famiglie in un cast. Sarebbe una pena suppletiva per ragazzi minorenni che hanno bisogno soprattutto di guardarsi dentro in silenzio. Ma soprattutto sarebbe un sicuro metodo per intorbidare, tra un talk-show e l’altro, una delle rarissime storie italiane che hanno avuto uno svolgimento chiaro e una morale limpida, con i genitori dei colpevoli in sintonia con la severità della scuola, e nessun pasticciato e losco bla-bla giustificazionista. Spegnere le telecamere e chiudere i taccuini consentirebbe a tutti di conservare questa impressione, così rara, di un’Italia adulta che sa intervenire, sa punire e certamente saprà recuperare anche i ragazzi colpevoli, sempre che un inviato di quelli da sbarco non citofoni ogni quarto d’ora chiedendo “come vi sentite?”

MEDIA, DIGNITA’ VENDUTA E CESTINATA di Giovanni Magnani

“C’è qualcuno che pagherebbe per vendersi” asseriva un grande letterato di ieri. Oggi è possibile affermare che “C’è qualcuno che paga per vendersi”. C’è da vedere con quale moneta e di chi. Questo è un problema importante che merita attenzione. Non stiamo parlando, ovviamente, della pubblicità, bensì dell’informazione. Ma dov’è che si paga per vendersi? Ai media in generale, alla stampa per esempio: quella delle grandi testate e quella delle minori (fatte le debite eccezioni naturalmente) quella di basso profilo soprattutto. Quella che un tempo veniva ironicamente definita “bugiardina” che ancor oggi tira alla grande e che “mediante una cifra” pompa ripetitivamente, spaccia “bufale”, lucciole per lanterne; afferma e smentisce disinvoltamente, mastica e sputa ipocritamente secondo conveniente occorrenza. Stampa “bugiardina” che ad hoc, impunemente, secondo conveniente occorrenza, accredita, incolla, ma sovente censura; scredita, rimesta e confonde alterando la realtà e la verità. Stampa “bugiardina” purtroppo creduta, sostenuta, pagata per vendere mistificazioni. I media fortemente influenzano, condizionano, promettono la luna che non daranno mai, anzi. Ben pochi oggi i media e i loro operatori fuori da questa logica. Rari e scomodi gli assertori del giusto e del vero che, quando va bene, sono osteggiati, ridotti al silenzio. Sarebbe opportuno che si cominciasse a riflettere sull’evidenza. Che si riprendesse a considerare razionalmente e non solo per mera convenienza, qualunquisticamente; che si riprendesse a porsi il pensiero di una rivalutazione, attraverso l’agire quotidiano, della “dignità”. Un valore che, appunto, certi media e certa stampa hanno mortificato, sepolto, esaltando invece codici di tutt’altro indirizzo. Sarebbe ora che anche gli addetti ai lavori facessero introspezione e si specchiassero nei codici della realtà, della verità e anziché asservirsi a “chi paga per vendersi” producessero pulita, onesta e documentata informazione.
(g.m.)

EX LIBRIS di Robert Fisk

La guerra non è questione
di vittoria o sconfitta
la guerra è essenzialmente
una questione tra morire
o infliggere la morte.
Rappresenta
il fallimento assoluto
dell’essere umano.

Robert Fisk

L' ANGOLO DELLA POESIA di Rosa Oliani

Sventurati

Là, dove agitano guerre insensate
aride terre dall’odio insanguinate,
popoli in fuga in cerca di sopravvivenza
si mettono su imbarcazioni sgangherate,
tentano la fuga quando
c’è la notte più scura
lasciandosi dietro una scia di paura.
Madri, per timore di perdere i propri figli
se li stringono al cuore,
gridano, voci disperate dal terrore
salgono fino al cielo,
si confondono nel rumore del mare.
Poveri sventurati,
spesso invocano Dio, ma a loro pare
che anch’esso li abbia dimenticati.
In quella sorte, che possa
ospitarli c’è solo il mare e,
nei suoi fondali, lo spettro della morte.
In compenso avranno una preghiera
da colui che sa pregare,
dal generoso, un fiore in mare.
Per tre giorni si parlerà di loro
poi, in fretta nell’archivio,
per dimenticare.
Poveri sventurati,
oltre ad essersi imbattuti
in tale disavventura,
quando andranno nell’aldilà,
non avranno nemmeno
una degna sepoltura.

(r.o.)

L'ACQUA, ORO BLU DEL 21° SECOLO di Franca Caiola

La superficie terrestre è coperta per il 71% di acqua, di cui il 97,1% salata e il restante 2,9% dolce: questa, in massima parte è contenuta nei ghiacciai e nel sottosuolo e solo lo 0,08% dell’acqua totale del pianeta forma fiumi e laghi dai quali si può attingere; un quantitativo minimo distribuito in modo ineguale, con una buona disponibilità in alcune aree, scarsa o addirittura assente in altre.
Nel mondo, un miliardo e mezzo di persone già oggi non hanno accesso all’acqua e le stime di autorità, come l’Onu, prevedono che entro il 2025 oltre il 65% della popolazione mondiale non avrà acqua a sufficienza.
La disomogenea distribuzione naturale è solo una delle cause della scarsità dell’acqua; ad aggravare la situazione ha contribuito decisamente l’intervento dell’uomo con una discutibile gestione delle risorse disponibili:
- distribuzione dei consumi gravemente sbilanciata: la media europea di consumo annuo è stimata in 1.000 mc. a testa, quella americana in 1.300 (1.700 nel Nord-America), mentre si riduce a soli 250 mc. la media dei consumi in Africa, dove alcune comunità non possono disporre neppure della quantità ritenuta minima per la sopravvivenza di 40 lt. al giorno;
- inquinamento, causato principalmente dagli scarichi domestici e industriali e dall’utilizzo massiccio di fertilizzanti e pesticidi in agricoltura;
- surriscaldamento del pianeta (il cosiddetto effetto serra provocato dall’emissione di gas di scarico nell’atmosfera) che causa lo scioglimento dei ghiacciai e l’evaporazione dell’acqua.
Fattore determinante per la scarsità è poi l’aumento dei consumi che supera la capacità di rinnovamento delle fonti, imputabile all’incremento della popolazione e al forte utilizzo delle risorse idriche per l’industria e per l’agricoltura intensiva che, dovendo provvedere al nutrimento della popolazione del pianeta, deve diventare sempre più produttiva; l’aumento delle quantità viene però ottenuto con l’uso di prodotti chimici che, oltre ad essere nocivi per la salute dei consumatori, rendono la terra più assetata d’acqua, sottraendola, tra l’altro, alle piccole economie agricole locali.
È evidente l’urgenza di adottare misure concrete per affrontare il problema, ma una delle soluzioni prospettate durante il Forum Mondiale sull’acqua è stata quella di considerarla non più come diritto naturale di tutti, ma come “bene economico”, essendo una risorsa sempre più “preziosa”. Si è quindi legittimato di fatto il declassamento dell’acqua a merce (l’oro blu del 21° secolo) e dato il via libera al commercio e alla privatizzazione dei servizi di potabilizzazione e distribuzione dell’acqua da parte delle multinazionali.
Posizione alquanto discutibile, che demolisce il principio basilare secondo il quale essendo l’acqua un bene vitale che appartiene a tutti, non può essere concesso a nessuno di trasformarlo in proprietà privata.
Come afferma Riccardo Putrella (economista, autore del “Manifesto dell'acqua”) “La privatizzazione non è una soluzione efficace dal punto di vista politico, sociale, economico, ambientale,etico. Non è giustificabile considerare l’acqua come una fonte di profitto. In quanto fonte di vita, l’acqua è un bene patrimoniale che appartiene agli abitanti del pianeta”.
È indispensabile, quindi, considerare l’acqua come un diritto fondamentale che va difeso per la nostra stessa vita e per quella delle generazioni future e per la tutela dell’ambiente.
Occorre evitare gli sprechi, ridurre le perdite con interventi di manutenzione delle reti di distribuzione spesso fatiscenti, applicando tecniche di irrigazione più efficienti, favorendo scelte economiche meno esigenti d’acqua, riciclando e riutilizzando acque reflue nei cicli industriali e agricoli.
Un rapporto di Legambiente afferma che è possibile abbassare fino al 40% gli attuali prelievi e utilizzare le risorse risparmiate per garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni più povere.
Una pianificazione sostenibile delle risorse idriche è indispensabile per evitare il rischio che la crisi dell’acqua possa diventare fonte di instabilità economiche e politiche e che, dopo le guerre per il controllo di territori ricchi di petrolio, al quale in definitiva potremmo trovare alternative, ci possiamo trovare in futuro ad affrontare guerre ancora più terribili per il controllo dell'acqua, elemento vitale e insostituibile.
(f.c.)

EX LIBRIS di Pina Bausch

La bellezza arriva
da quello che si fa
e da come lo si fa.
Se hai una grande bellezza
Devi farci qualcosa,
se non ci riesci
Sei solo un grande niente.

Pina Bausch

L'ANGOLO DELLA CANZONE

Povera Patria

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore…
Ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
No cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
Vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà,
sì che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po’ da vivere…
La primavera intanto tarda ad arrivare.

Franco Battiato
(Come Un Cammello In Una Grondaia – 1991)

A SCUOLA DI INTEGRAZIONE: L’EDUCAZIONE SPORTIVA di Nicola Ruzzenenti

Non c’è dubbio che lo sport sia un insieme di attività, fisiche e mentali, compiute al fine di migliorare e mantenere in buona condizione l'intero apparato psico-fisico umano e di intrattenere chi le pratica o chi ne è spettatore.
Non c’è dubbio che la scuola sia un'istituzione che persegue finalità educative attraverso un programma di studi o di attività metodicamente ordinate.
Non c’è dubbio che il sostantivo integrazione indichi l'insieme di processi sociali e culturali che rendono l'individuo membro di una società.
Esistono affinità tra questi elementi eterogenei?
Tra i primi processi integrativi a cui l’essere umano è indirizzato vi è la socializzazione, ovvero la trasmissione al neonato e successivamente al bambino, da parte della famiglia, di quel catalogo di competenze sociali, valori e norme, attraverso il quale la società riproduce se stessa, venendo interiorizzata dall'individuo. Successivamente, questi andrà incontro ad altri tipi di socializzazione praticati da agenzie sociali differenti (la scuola, le cerchie amicali, il lavoro, lo sport), accumulando e specializzando le sue competenze di definizione del mondo e interazione con esso. A livello aggregato, l'integrazione sociale può considerarsi come il risultato della stratificazione dei processi di socializzazione individuale e collettiva.
Riprendendo, allora, le definizioni palesi d’inizio risulta conseguente che sia lo sport, sia la scuola possono essere assimilate ad “agenzie sociali”, che incorporano nei loro status epistemologici un aspetto fondante, quello dell’integrazione, motore trainante indirizzato a finalità comuni.
Ma non basta.
Nelle società con un alto grado di divisione del lavoro l'integrazione è ottenuta tramite l'adesione formale dei suoi membri ai principi sanciti da ambiti culturali quali la morale e l'etica, codificati in sistemi normativi di tipo legislativo.
L’aspetto normativo, inteso come rispetto delle regole, accomuna scuola e sport: il processo educativo-formativo della prima non può essere inteso nella sua complessità e interezza senza tenere conto sia delle coordinate etiche e morali, sia delle più generali modalità “regolative”, che garantiscono una crescita consapevole e critica dell’individuo (fanciullo o adolescente che sia) all’interno di una congregazione societaria, costituita da membri differenti in continua elaborazione dialettica; la doverosa necessità di rispetto delle regole nell’attività sportiva riconosce l’obbligo di adeguamento alle norme che definiscono la tipologia specifica dello sport: ogni categoria motoria, sia essa individuale o collettiva, impone dei precetti che l’atleta deve rispettare, pena la squalifica (nella gara d’atletica il rispetto dello start, nel calcio l’autorità insindacabile dell’arbitro).
Saggiando un ulteriore approfondimento, lo sport presenta almeno due casistiche peculiari, differenziate a seconda dell’individualità o della collettività della pratica, che aggiungono al rispetto delle direttive, quello per l’avversario: uno sport individuale limita l’essere umano a evitare azioni moralmente negligenti nei confronti degli altri gareggianti; uno sport di squadra associa al precedente una dinamica complessa, che prevede lo spirito di gruppo, fatto di forze d’attrito, sedate grazie alla stima reciproca dei componenti del team.
Se allarghiamo alla scuola questo meccanismo ultimo, non è difficile intuire che anche “l’organismo classe” deve essere regolamentato da aspetti normativi, mediati dai componenti del gruppo, aggiunti a quelli più assoluti, individuati dalla dirigenza.
Più in generale, ogni società garantisce l’integrazione dei suoi membri grazie al confronto e alla mediazione di aspetti comuni, normativi o semplicemente etici, che risultino vincolanti per i membri e vincolati alle espressioni proprie degli aderenti.
Lo sport, in particolare, evidenzia una valenza universale: questo ruolo d'integrazione sociale, che ha varie sfaccettature, può aiutare i giovani in difficoltà, spesso con problemi a scuola, a inserirsi meglio nella società. Esso può anche favorire l'integrazione armoniosa di popolazioni migranti e costituisce un mezzo privilegiato a disposizione delle persone disabili; riconoscibile come forma specifica di comunicazione e di integrazione motoria, mentale e sensoriale, lo sport permette l'integrazione psicosociale attraverso la partecipazione e la possibilità di scaricare tensioni come emotività o forme di blocco, rafforzando carattere e abilità, rendendo più autonoma la persona.
La dichiarazione del Consiglio europeo di Nizza del 2000 enuncia principi relativi ai vari aspetti dello sport, allo scopo di preservare la coesione e i legami di solidarietà che uniscono tutte le forme delle pratiche sportive, l'equità delle competizioni, gli interessi morali e materiali, nonché l'integrità fisica degli sportivi, in particolare dei giovani sportivi minorenni: lo sport, basandosi su valori sociali, educativi e culturali essenziali, è un fattore di inserimento, di partecipazione alla vita sociale, di tolleranza, di accettazione delle differenze e di rispetto delle regole; esso rappresenta un mezzo significativo di riabilitazione, di rieducazione, d'integrazione sociale e di sviluppo individuale.
In conclusione.
Ripercorrendo le enunciazioni del convegno “Lo sport come strumento di lotta al razzismo e alla xenofobia”, organizzato dal Comitato delle regioni a Braga il 19 maggio 2004, sembra naturale che attraverso la pratica sportiva, senza tralasciare gli aspetti educativi della scuola, sia compito delle rappresentanze amministrative promuovere la diversità culturale ed etnica, superare ed eliminare la discriminazione razziale, promuovere la tolleranza e la comprensione nel contesto di una maggiore inclusione sociale, accogliere partecipanti e spettatori di tutte le comunità e proteggerli da abusi e vessazioni razziali.
Eppure, tale auspicabile conquista non è sufficiente. Risulta, in prima analisi, determinante tener conto che la prima tappa verso l’integrazione nasce nell’organizzazione delle personalità, ovvero nella conciliazione di opposizioni latenti psichiche o di comportamento che l’individuo presenta al suo interno. Insomma, una completa e totale integrazione interpersonale, prevede in prima istanza la presa di coscienza delle molteplicità intrapersonali, che l’essere umano dimostra nel labirinto delle sue funzioni esistenziali.

(n.r.)

…MA CHI SONO? di Samuele Begni

Da qualche anno a questa parte si è assistito ad alcuni fenomeni di inciviltà ed intolleranza, di cui si sono resi protagonisti gruppi di giovanissimi.
Sono fatti sempre accaduti, che ora con la tecnologia vengono resi pubblici prima ancora che le comunità ne vengano a conoscenza ed eventualmente censurati, o realmente qualcosa è cambiato? Difficile spiegarsi.
Ci si interroga però su “chi” realmente siano questi soggetti, che necessitano certamente di un aiuto da parte della società di cui sono figli.
Pare che questo fenomeno non coinvolga solo ragazzi provenienti da famiglie apparentemente in difficoltà, da culture diverse o da realtà comunque particolari, ma anche ragazzi cosiddetti di buona famiglia.
Le cronache degli ultimi giorni, quindi, sembrano mettere alla luce quanto questo problema ci coinvolga, in modo più o meno diretto, comunque globalmente.
Eppure questa dovrebbe essere la società del benessere, della tutela dei minori, del rispetto degli anziani, della tolleranza del diverso! Tutto ciò non pare corrispondere a verità.
Le famiglie non hanno più modo di essere tali, la società del consumismo, che non è benessere, le sta appunto consumando e le persone che di volta in volta ne hanno bisogno, ne risentono. I giovani, quindi, crescono spesso in solitudine.
E così, un giorno, dopo anni di opulenza, ci svegliamo e ci rendiamo conto che i nostri figli avevano forse bisogno che i loro genitori facessero i genitori e che la società fosse più a misura di uomo che di consumatore.
Dunque, alla fine, l’identità globale di queste persone è frutto ancora della nostra società, del nostro modo di vivere, delle nostre irresponsabilità, della nostra indifferenza che ci ritorna addosso, insomma siamo noi.

(s.b.)

“DE CULPA IN EDUCANDO” di Carla Brigoni

Durante la passata legislatura il ministro della pubblica istruzione L. Moratti sosteneva che il “ fiore all’occhiello” della riforma scolastica da lei proposta per la scuola italiana era il conseguimento delle tre I: informatica, inglese, impresa.
Senza dubbio i protagonisti dell’episodio di violenza accaduto nell’istituto superiore di Torino hanno dimostrato di aver pienamente raggiunto uno degli obiettivi:sanno usare molto bene le nuove tecnologie, il computer, il video telefonino, internet…sanno persino mettere in rete e mostrare al mondo intero le loro prodezze. Purtroppo non sanno nulla del rispetto umano, sono analfabeti dei sentimenti, insensibili alla sofferenza altrui e le I che hanno fatto proprie sono quelle dell’intolleranza , dell’indifferenza e dell’ignoranza.
Picchiare, umiliare, ridere….tutto è sullo stesso piano, come sullo stesso piano sono i compagni che hanno assistito allo sbeffeggiamento e alle lacrime del ragazzo senza intervenire, in un clima di manifesta condivisione. Forse alcuni hanno celato il loro dissenso perché, se è vergognoso non condividere le regole del branco figurarsi cosa può essere dissentire ed opporsi.
Quando accadono questi episodi, purtroppo non rari, ( due settimane fa a Ferrara una ragazzina di 15 anni è finita all’ospedale dopo essere stata aggredita e percossa da un gruppo di compagne all’uscita dalla scuola )la principale indiziata è la scuola.
Da più parti si sottolinea che l’istituzione ha perso il controllo su quanto avviene al suo interno, che è in crisi e gli episodi di bullismo e di violenza la trovano impreparata ed incapace di risposte adeguate.
E’ vero, i docenti si sentono impotenti di fronte a queste dinamiche relazionali da branco, ma anche soli in una società che delega alla scuola il fondamentale processo di umanizzazione ( cioè quello che ci trasforma in esseri umani, in ciò che vogliamo essere ) e pensa che tutto ciò che accade a scuola sia colpa della scuola.
Non è così, e lo grida con convinzione chi nella scuola ci vive, e non solo lavora, da molti anni.
Lo psichiatra V. Andreoli, durante la recente conferenza che ha tenuto a Castiglione d.Stiviere, ha affermato che l’episodio in questione è il fallimento della scuola in senso lato, che la classe dovrebbe essere come un’orchestra di cui l’ insegnante è il direttore, un’unione da cui scaturiscono armonia e melodia….e allora io chiedo: la famiglia e il tessuto sociale che ruolo hanno? Sono forse semplici spettatori ?Gli alunni prima di essere tali sono figli.
E’ veramente ora che famiglia,scuola, società si riapproprino del loro ruolo, definiscano i loro ambiti di intervento, condividano un percorso e riflettano sul fatto che indagare e comprendere le cause di cattivi comportamenti non significa giustificarne e sminuirne le conseguenze.
La cattiva educazione esiste, la “ culpa in educando”è un reato che vede coimputate famiglia, scuola, società; interagendo e non delegando si può insegnare ai giovani a vivere bene non solo con se stessi e nel proprio gruppo, ma anche con gli altri. E’ fondamentale condividere le regole del vivere civile, essere determinati nel farle rispettare per riequilibrare il rapporto tra esigenze personali e esigenze collettive.
In attesa che le agenzie educative del territorio e gli enti preposti siano disposti al “ gioco di squadra”, mi piace ricordare cosa dice il filosofo F. Savater nel libro Etica per un figlio:
“…L’umanizzazione è un processo reciproco. Perché gli altri possano umanizzarmi, io devo umanizzare loro; se per me tutti sono come cose o bestie, neanche io sarò qualcosa di meglio di una cosa o di una bestia.
Per questo cercare di vivere bene non può essere molto diverso, in fondo, dal far vivere bene gli altri.” (c.b.)

PAROLE DI BOCCA (Giorgio)

No, non cedo: la Resistenza non è sconfitta
di Giorgio Bocca
Alcuni recensori del mio ultimo libro Le mie montagne hanno scritto che è “malinconico” perché è il libro di uno sconfitto dalla storia. Il mondo risorgimentale in cui sono nato e sono vissuto non c’è più, la classe operaia non è andata in paradiso ma nelle code delle autostrade e nelle pensioncine di Rimini e Riccione, gli italiani sono a maggioranza qualunquisti, al punto di sembrare nostalgici del peggior fascismo. L’Italia dei valori è un partitino di un giudice ambizioso, ai valori civili non pensa più nessuno, Giustizia e Libertà è un circolo culturale, la politica naviga in acque fetide, la lotta di classe è finita nel precariato dei call center, non si è salvata neppure la storia, non si sono salvati neppure i cippi e le lapidi della guerra partigiana.
Chi è più vinto di uno che ha creduto che la Resistenza fosse l’ultima guerra risorgimentale e ora deve debolmente difenderla dal revisionismo ignorante e falsario?
Chi è più sconfitto di chi sta in un Paese che ripudia la sua storia, e la riscrive in modi diffamatori?
Un Paese in cui, si direbbe, l’unico valore è il profitto à tout prix, neppure giustificato dal merito personale, della ricchezza premio divino. Un Paese che, anche nei suoi delitti, mostra un incanaglimento efferato, giudici che collaborano con le mafie, insegnanti che corrompono i loro allievi, madri che vendono i loro figli. E il compiacimento con cui i media raccolgono ed espongono tutte le sozzure senza che nessuno più tema il dio che incenerì Sodoma e Gomorra.
Eppure qualcosa ricorda agli sconfitti e ai superati che la partita non è persa, che la memoria è più vera del presente, che la guerra perenne, l’affarismo perenne, la corruzione universale non sono un modo di vivere accettabile. O, più semplicemente, fuori da ogni ideologia, che per molti c’è la impossibilità fisica di vivere nel pantano. In fondo, la possibilità di chiuderci in noi stessi, di evitare le complicità e i patteggiamenti esiste, ogni uomo se vuole è una fortezza inespugnabile. E può riscoprire la serietà, la drammaticità della vita, e rifiutare questa cultura del ridere sempre e comunque anche delle idiozie, anche delle volgarità.
Davvero malinconici? Davvero sconfitti? O decisi a salvare il meglio che c’è nella vita? Per noi e per i figli.

I Partigiani diffamati (e non difesi)
di Giorgio Bocca
Dice Pietro Ingrao di essere stupito e offeso per il silenzio delle “stanze alte” della Repubblica sul rigurgito filofascista sui libri e giornali, che fanno a gara nella diffamazione della Resistenza, con i Partigiani tutti assassini. In effetti pare che pochi dei dirigenti dei partiti antifascisti si ricordino che questa Repubblica è fondata sulla Resistenza e che, mai abrogato, c’è il reato di apologia di fascismo. Ora, se non è apologia di fascismo parlare della Resistenza come di una banda di sanguinari assassini, scatenati contro i disarmati e gli innocenti, cosa può esserlo? Sembra venuto il tempo di fermare le diffamazioni da parte del fascismo perenne e strisciante ricordando alcuni punti fermi di quel drammatico passaggio della storia.
C’è una premessa fondamentale, più volte ricordata da Norberto Bobbio: “E se avessero vinto loro, le brigate nere di Mussolini e di Pavolini, se avessero vinto le SS italiane, la X Mas, la Guardia repubblicana e le altre milizie di Salò? Sarebbe stata la fine dell’Italia risorgimentale, nazione libera e indipendente”. Le memorie sono corte, anche quelle dei diffamatori, ma c’è la storia, quella seria, documentata. Lì sta scritto che il nazismo morente si era annesso l’Adriatische Kusterland, le province venete da Trento a Udine, e ne aveva affidato il governo a dei Gauleiter. Che più volte Hitler e i suoi aiutanti avevano dichiarato che il destino dell’Italia era di diventare una terra di vacanze al servizio dei guerrieri tedeschi padroni del mondo. Che anche da noi sarebbero arrivate le camere a gas e i campi di concentramento, le selezioni razziali, l’eliminazione dei malati mentali. Il contributo dei Partigiani perché ciò non avvenisse sono i loro quarantamila morti. Il ritrovato rispetto dei Paesi democratici, il ritorno nelle Nazioni Unite prima e poi nell’Unione Europea, sono o non sono meriti incontestabili della Resistenza, e se lo sono perché i signori che governano non sentono il dovere di difenderla come un bene comune? Un Paese democratico deve rifiutare ogni censura, anche dei nemici della democrazia. Senza limiti? Anche quando i neofascisti dicono nelle nostre Tv che in Via Rasella non ci fu un attacco partigiano ai nazisti del battaglione Bozen, nazisti feroci, ma a un pacifico corteo di buoni ragazzi; o quando un sindaco vuole intitolare una strada a Pavolini, comandante delle brigate nere. Non è apologia di fascismo, questa?

Ernesto Che Guevara

EX LIBRIS

Sogna e sarai
libero nello spirito,
lotta e sarai
libero nella vita.

Ernesto Che Guevara

L’ISOLA CHE NON C’E’ di Stefano Bottoglia

Ci sono tanti modi di fare informazione: c’è chi si avventa sull’operato altrui, chi racconta i fatti con qualche imprecisione (guarda caso a favore del soggetto politico preferito), chi tenta di proporre i fatti in modo imparziale (ma esiste questa parola?). Forse ognuno di questi aspiranti divulgatori raggiunge l’obiettivo almeno parzialmente; fra tutti lo stile che preferisco è quello di raccontare i sogni, di descrivere ilo mondo in cui l’autore vorrebbe vivere.
Spero che anche chi legge simpatizzi per i sogni ad occhi aperti, perché ora lo condurrò in uno dei miei preferiti.
Mi piace immaginare che la democrazia possa essere più di una parola. Mi è stato riferito un episodio in cui un consigliere comunale (non sto parlando di Medole) abbia chiesto all’amministrazione comunale di visionare dei documenti pubblici. Nonostante la legge prevedesse tale facoltà, egli si vide negato tale diritto. Il Consigliere caparbio fece valere i suoi diritti fino ad ottenere (a sue spese) una sentenza del TAR a lui favorevole.
Ma allora ha vinto il bene? No! Perché nonostante la sentenza favorevole i documenti non li ha avuti; c’è chi si sente al di sopra della legge. Al consigliere restavano solo due alternative: proseguire nella sua lotta legale (sempre a sue spese) fino ad ottenere l’intervento delle forze dell’ordine, oppure rassegnarsi.
Ecco! Questo è un esempio di come non vorrei il mondo. Mi piacerebbe che l’illegalità non indossasse la maschera dell’inerzia.
In altri casi c’è che scrive e preferisce non firmarsi. Qualcuno ricorderà che su un foglio dal titolo “LIBERO PENSIERO MEDOLESE”, circolato qualche mese fa, gli autori specificavano la loro preferenza per l’anonimato. Nei miei sogni c’è un luogo dove ognuno si sente libero di dare libero sfogo alle proprie idee senza preoccuparsi di subire pressioni, accuse o giudizi severi. Mi piace immaginare un paese dove ad essere contestate sono le idee non le persone che le sostengono.
Se, per esempio, dico che vedrei meglio Palazzo Ceni come una sede culturale anziché come sede municipale, mi si dovrebbe contestare nel merito, non mi si dovrebbe liquidare dicendo che sono un incompetente. Cosa ci volete fare, ho in mente tutte le necessità di una moderna sede municipale operativa: come cablaggi di tutti i tipi, computers, stampanti, copiatrici, impianti di condizionamento d’aria, ascensori, bagni per disabili, ecc. e chi più ne ha più ne metta. Ho l’impressione che tutti questi interventi fatichino a conciliarsi con la tutela del nostro splendido Palazzo Ceni.
Ma la mia speranza di sognatore mi porta a pensare che chi decide possa cambiare idea, non è un disonore! Così come nessuno sarebbe infastidito se, rispetto all’idea di sopprimere la piazzola ecologica, si tornasse indietro e si decidesse di mantenerla o addirittura di rimpiazzarla con una nuova. Forse non sarebbero nemmeno numerose le obiezioni, se fosse ripensata la sistemazione di Viale Zanella (il Passeggio), molti infatti non condividono la soppressione dei parcheggi lungo lo stesso viale, vista la presenza di un bar, di una farmacia e di uno studio medico.
Fra i miei sogni più cari c’è il declino del “pensiero rigido” così come lo definiva, tanti anni fa, un simpatico pensatore di nome Giordano Bruno. Mah! A pensarci bene, tanto simpatico non doveva essere, visto che i suoi contemporanei gli riservarono un’accoglienza un po’ troppo calorosa!
Visto che siamo nel mondo dei sogni mi permetto un’altra citazione. Un generale cinese chiamato Sun Tzu vissuto tra il VI e il V secolo a.e.v. scrisse un trattato dal titolo “L’arte della guerra” in questo trattato si raccomanda a chi desidera vincere, di fare controinformazione; ovvero di divulgare versioni di fatti falsate o addirittura capovolte, il tutto per creare confusione nel nemico. Credo che avesse ragione e che effettivamente in guerra questo comportamento sia proficuo, ma a me piace pensare che gli uomini possono fare di meglio che seguire le logiche della guerra.
Per ora può bastare, e nel salutare il paziente lettore, desidero regalargli un brano di una canzone di un noto cantautore dedicata ai sogni che alcuni avranno già riconosciuto già dal titolo di questo articolo.

E ti prendono in giro
se continui a cercarla,
ma non darti per vinto perché
chi ci ha già rinunciato
e ti ride alle spalle
forse è ancora più pazzo di te!
(s.bo.)

SIORRE E SIORRI… GLI SBANDIERATORI! di Carlo Damiani

È tutto un proliferare di rievocazioni medioevali, principesse bionde, giostre e tornei a cavallo (ma “vanno forte” anche i più popolari asini o le oche, le capre). Le manifestazioni estive vengono sempre più spesso infarcite di richiami ad un passato remoto che sarebbe veramente interessante conoscere…in realtà ci si limita a fornire qualche immagine stereotipata: contradaioli che si sfidano “in singolar tenzone”, fabbri che battono sull’incudine, artigiani che intrecciano vimini e realizzano cesti sotto gli occhi ammirati di mamme e bambini, falconieri, saltimbanchi e mangiafuoco…da ultimo vengono “offerte” esclusive cene medioevali per intenditori o semplici curiosi disposti anche a mangiare piatti poco gustosi ma…tutti da raccontare. Questa specie di Gardaland è falsa, mai esistite quelle contrade, forse non sono mai esistite nemmeno le principesse bionde…è tutto (o quasi tutto) inventato, in molti casi reclutato già confezionato da quella che ormai è l’industria del divertimento popolare.
E tuttavia potrebbe far sorridere se non fosse che gli stessi che la propongono oppure che accorrono a seguire gli sbandieratori sono coloro che hanno in questi anni, con rigore e determinazione, cancellato ogni traccia del passato perché è brutto e sporco ed hanno fatto spazio a villette con collinetta abbattendo meravigliose cascine ottocentesche, hanno voluto il taglio di piante centenarie per piazzare un arredo urbano di dubbio gusto, hanno cementato e sterilizzato spazi verdi, eliminato archi, muraglie, portoni in legno…hanno cancellato i ricordi della nostra infanzia (che invidia per coloro che da adulti ritrovano le scalinate, i lavatoi, le strade di campagna lungo le quali hanno giocato loro e i loro genitori)…

La ricerca delle proprie radici va fatta col cuore, non con la pancia.
(c.d.)

martedì 20 giugno 2006

ULIVO di Rosa Oliani

L’appello volto ad ottenere altri contributi al lavoro che stiamo facendo, comincia ad essere accolto positivamente. Il nostro gruppo, infatti, si sta allargando e arricchendo di persone che dimostrano interesse e simpatia per i nostri sforzi.
Ci ha fatto particolarmente piacere ricevere alcune poesie scritte da una nostra compaesana con una semplicità e una passione che ci hanno conquistato; abbiamo perciò deciso di cominciare a pubblicarle per rendere partecipe anche chi ci legge di ciò che può nascere spontaneamente dal cuore delle persone.

ULIVO

Ulivo che da millenni
vivi su monti e colline,
ora ti faremo scendere anche a valle.

Ti pianteremo in mezzo al verde,
ti adorneremo
con tante margherite colorate.

Ben ti coltiveremo
così che tu possa darci abbondanti frutti
per condire la nostra alimentazione
che ormai scarseggia
su questo arido pianeta.

Ulivo, non mi deludere,
ho scelto di votare te
con fiducia e con ardore,
perché è in te che spero
per un futuro migliore.

(o.r.)

TRIONFO DEL KITSCH di Giovanni Magnani

Estetica e cultura, fattori non secondari

Che roba è il kitsch? Saranno in molti a chiederselo. Orbene, alla legittima domanda ecco la risposta. Kitsch, che si pronuncia kic è, in breve, un sostantivo maschile tedesco, da lungo tempo anche in uso nella lingua italiana, che in sei lettere esprime, riassume e identifica, bollandolo, ciò che è di “cattivo gusto” non nel senso mangereccio ovviamente, ma per quanto attiene, invece, l’estetica applicata a tutti quei settori che per propria natura la chiamano in causa: l’arte in genere, l’architettura, la moda, l’arredo degli interni e quello urbano, il design, l’oggettistica e via di seguito; anche il comportamento. Tutto il contrario, insomma, di quel “Bello” concreto, consolidato che quando è senza fronzoli lo è doppiamente (G. Casanova, 1725-1798, nelle Memorie scritte da lui medesimo affermava che: «una bella donna è mille volte più attraente quando esce dalle braccia di Morfeo che dopo un’accurata toilette»). Questo per dire che la nostra “bella Medole”(che in sé racchiude straordinarie realtà architettoniche, storiche, artistiche, estetiche, e non solo) da qualche tempo a questa parte si va adornando di appariscenti orpelli che suscitano, in chi è sensibile a certe problematiche, perplessità e allarme. Aleggia da qualche tempo una sorta di “horror vacui” che spinge a riempire impropriamente quanto inutilmente spazi con arredi urbani pseudo avveniristici e prepotenti soluzioni (pannelli a messaggio variabile tipo autostradale, fioriere con malinconici ciuffi, lampadari multicolori, buffi vasetti catarifrangenti, cascatelle mosce, pubblicitarie, vezzose aiole variegate, negazione del vero sentire botanico; archi a imposta bassa altoatesina; sassi, coloracci, pretenziose invetriate, mortificanti lanceolati e guerreschi alzabandiera; disseminati, verdi scatoloni = indecorose mini discariche male odoranti ed altro ancora) offensivi al cospetto e al contesto di luoghi che esigono rispetto. Una “Bengodi” del cattivo gusto da far rimpiangere le ancora presenti e comunque dignitosamente sommesse fioriere-biologiche di viale Zanella. Viale che da cima a fondo ha ancora da riservarci (quando cadranno i veli del Mulino e dopo le paventate riqualificazioni del viale stesso e annessi) “sorprendenti sorprese”. Un abbellire falso che immiserisce la vera essenza dei luoghi, della cultura e della tradizione medolesi. Cultura e tradizione locali che scientemente è possibilissimo far progredire nel rispetto e con l’ausilio del buon senso.
Affermazione del kitsch, si diceva, frutto di quella arcipropalata, ma studiatamente mascherata, sottocultura ovunque copiosamente dispensata da abili monopolizzatori, creatori di necessità non necessarie, offerta a hoc in molte cattedrali dell’effimero come, tra le tante, scendendo solo a luoghi comuni e quotidiani, la TV spazzatura, i divertimentifici per grandi e piccini, gli outlet, i super e iper mercati, le mega discoteche, i paradisi vacanzieri. Cattivo gusto dilagante, purtroppo grandemente assimilato, che crea smarrimento, confusione che colpisce, eccome, lo si vede palesemente, anche le nostre oasi (=paesi) trasformandole vieppiù, per effetto di una massificazione senza logica fisionomia, negazione assoluta del proprio essere, delle proprie radici, storia, identità, in anonimi, pretenziosi “centri”. In nome di chi? A vantaggio di chi? Ben si sa. Si comincia con poco, ma poi? Goffaggine, cinismo e l’”apparire” (senza essere) a tutti i costi sono, come noto, l’antitesi della misura, della discrezione, dell’eleganza e sobrietà: elementi questi ultimi passati inesorabilmente in second’ordine. Il tutto, così, tra brindisi, aperitivi, rinfreschi e cene trascorre nell’opportunistica indifferenza. A tutto svantaggio della qualità. E’ il trionfo del Kitsch. Cari amici lettori, responsabilizziamoci.
Al riguardo, mi piace proporVi, in chiusura, due affermazioni uscite dalla bocca di due personaggi “tosti” dell’antichità, cioè: Aristotele, filosofo greco, 384-322 a.C. e Pope, poeta inglese, 1688-1744. interrogato, il primo, su quale fosse la differenza tra uomini che cercano la bellezza e il sapere e quelli indifferenti a tutto ciò e che li negano, Aristotele rispose: «La differenza che c’è tra i vivi e i morti». Diceva, invece, il poeta inglese: «Un po’ di cultura è cosa pericolosa».
Questo, fortunatamente, sono ancora in parecchi a crederlo. Tra questi anche il sottoscritto.

(g.m.)

RIFIUTI: UNA QUESTIONE DI METODO di Stefano Bottoglia

Il nostro stile di vita produce una grande quantità di rifiuti ogni giorno. Produrre meno rifiuti si può! Lo dimostrano i miglioramenti degli ultimi anni. Per ottenere questo prezioso risultato occorre agire su due fronti: l'educazione e una buona gestione.
L'educazione è certamente uno strumento assai potente e non abbastanza considerato. Il cittadino infatti può essere aiutato a modificare alcune abitudini. Si può ad esempio abituarsi a suddividere i rifiuti prodotti fra quelli differenziabili e non, scegliere l'uso di alimenti con confezioni biodegradabili o riciclabili, usare contenitori pensati per un uso prolungato, come borse di tessuto o bottiglie di vetro anziché quelle di plastica, ecc.
La lista di questi comportamenti virtuosi è lunga e soltanto un'attenzione costante può indicare i più opportuni.
Credo pertanto che fra i compiti dell'amministrazione ci sia quello di informare con generosità i cittadini in questa materia e sorvegliare sull'andamento di questo settore.

Certo l'educazione può fare molto ma non tutto. Anche attuando tutti gli accorgimenti per ridurre la quantità dei rifiuti, ne resterà sempre una parte che deve essere gestita.
Ed è questo il compito più impegnativo dell'amministratore pubblico.
Un modo interessante per parlare di gestione è quello di descrivere un caso che rappresenta l'eccellenza; una realtà che ha saputo addirittura trasformare il rifiuto da problema a risorsa.
Il caso a cui ci riferiamo è un consorzio intercomunale sorto in provincia di Treviso, il suo nome è Priula.
Nato nell'87 per volontà di 5 comuni, ha esteso la sua attività negli anni successivi fino a 23 comuni, si occupa della raccolta sia del differenziato che dell'indifferenziato.
Le ragioni di questo successo (primi in Italia per la raccolta differenziata) possono essere riassunte in poche parole: i rifiuti sono gestiti secondo un progetto scientifico molto accurato che premia i più educati.
Riteniamo meritevoli di citazione alcuni aspetti di questo servizio.
- Ottimizzazione dei giri di raccolta: il sistema prevede la raccolta porta a porta contemporanea di indifferenziato e differenziato con l'utilizzo di alcuni contenitori (forniti dal consorzio) di vari colori a seconda del contenuto.
- Tariffe correlate ai rifiuti prodotti: grazie ad un sistema digitale è regolarmente rilevato il numero degli svuotamenti per utente sul quale si calcola una parte variabile della tariffa per l'utente stesso.
- Integrazione con centri di raccolta differenziata: progettato per la massima efficienza consente la raccolta oltre dei rifiuti normalmente prelevati con il porta a porta anche di quelli che per natura, dimensioni o frequenza non giustificano una raccolta settimanale.
- Buona qualità merceologica del materiale raccolto: il costante controllo da parte di operatori di quanto è conferito consente di mantenere rifiuti di buona qualità (non mescolati) e pertanto di ottenerne anche recuperi di tipo economico.
- Grande varietà di rifiuti: grazie alle modalità descritte il consorzio raccoglie tramite:
PORTA A PORTA: secco non riciclabile, organico biodegradabile, vetro, plastica, lattine, carta e cartone, verde e ramaglie.
CENTRI DI RACCOLTA: cartone, vetro, inerti, imballaggi in plastica, ferro e metalli, legno, sfalci e ramaglie, elettrodomestici e materiale elettronico, pneumatici, toner e cartucce per stampanti, oli e grassi commestibili, oli minerali, rifiuti ingombranti e pericolosi.
POSTAZIONI LOCALIZZATE: pile, batterie, farmaci e medicinali
- Molta informazione: una soluzione così accurata richiede una buona consapevolezza da parte degli utenti, che è garantita da frequenti campagne d'informazione e dalla presenza degli ecosportelli.
Ma chissà quanto costa? Anche in questo caso c'è una sorpresa: il costo di questi servizi per gli utenti del consorzio Priula non è maggiore di quello che pagano i Medolesi.

Da questo breve ritratto emergono nitide alcune considerazioni.
Si è scelta la raccolta porta a porta e in ogni comune è presente una piazzola di raccolta differenziata presidiata.
Questo perché gli operatori sono concordi nel ritenere che la presenza di cassonetti sul territorio, preposti a questo scopo, oltre ad essere esteticamente sgradevoli, sono piuttosto inefficaci. Questo a causa dell'ineliminabile presenza dei maleducati che finiscono per depositare i rifiuti in modo inadeguato, mescolando ai materiali riciclabili anche quelli che non lo sono rendendo vano lo sforzo di tutti gli altri.
Inoltre i cassonetti non presidiati diventano facilmente delle piccole discariche a cielo aperto. Anche in questo caso a causa della maleducazione di chi, trovandoli pieni trova comodo depositare ugualmente i propri rifiuti in prossimità del cassonetto stesso. Si potrà eccepire che un frequente svuotamento risolve il problema, ma temo che numerose e vicine esperienze (si veda Castel Goffredo) confermino questo degrado.
Inoltre è piuttosto evidente come il fattore "comodità" è determinante. Un centro di raccolta non posizionato nel comune ma ad esempio in un comune limitrofo che può essere distante alcuni chilometri, costituisce un deterrente all'uso; sia per chi non dispone di un mezzo di trasporto adeguato, sia per il tempo di trasferimento.
Ci auguriamo che nelle scelte future chi si occupa di questo delicato settore consideri con la dovuta attenzione queste esperienze così interessanti e proficue.
(s.bo.)

L’AMACA di Michele Serra

Certe cose non si aggiustano più. L’idea che esistano le persone perbene, per esempio, i padri integri e severi di una volta, e che il giudice Borrelli sia una di queste. Non si aggiusta più, questa idea che un tempo era intera, ma negli ultimi dieci anni è stata ridotta in cocci dalle mazzate di una propaganda maldicente, furba, bugiarda e profumatamente retribuita. E adesso, per molti italiani oramai intronati dalle bugie, il giudice Borrelli è “comunista”, “toga rossa”, uno che agisce per inimicizia personale e per pregiudizio ideologico, e certamente va ad occuparsi di calcio per puro zelo antiberlusconiano. E perfino sui quotidiani indipendenti si leggono tristi commenti che lo indicano come “di parte”: come se fosse un militante politico.
Non lo è adesso, non lo era prima. E’ un borghese all’antica che con il “comunismo” c’entra meno di zero. E’ un funzionario dello Stato e ha solo cercato di amministrare la legge, e tanto basta a farlo odiare da chi considera la legge un insopportabile intralcio al proprio potere. Scusate la semplificazione. Ma è un lusso, la semplificazione.

PROPOSTE E PRIORITA’ di Giovanni B. Ruzzenenti

L’idea di coerenza propositiva seguita da “Medoleggendo” vede già qualche risultato, mitigato, purtroppo, da un contorno di disastri.
Mi riferisco alla Madonnina del Passeggio per la quale erano state formulate proposte concrete nel primo numero di Medoleggendo: nonostante le variazioni dimensionali maggiorate, è stata infatti ricostruita con un disegno molto simile al preesistente e collocata nella posizione pressoché preventivata anche se risulta che l’Amministrazione comunale avesse propositi diversi. Tuttavia, sarebbe stato giusto ricostruirla prima di demolire quella esistente, perché era così previsto nel progetto originale e per non interrompere la continuità del culto delle persone interessate.
Certo, nessuno avrebbe immaginato il brutale abbattimento degli olmi trentennali, alberi pregiati del boschetto, nel quale la Cappella si sarebbe inserita alla perfezione; e, siccome al peggio non c’è fine, gli alberi sono stati sostituiti con una platea di cemento (alla faccia della tutela dell’ambiente) che, comunque possa essere ornata, snatura il significato di semplicità di queste caratteristiche edicole rurali.
Prima di proporre altre priorità, è utile riepilogare lo stato delle opere pubbliche in corso di realizzazione, progettate e finanziate dalla precedente Amministrazione:
- asfaltatura di strade;
- tratti di illuminazione pubblica: purtroppo, dopo due anni, realizzati solo parzialmente;
- riapertura del Teatro Comunale (però manca ancora l’agibilità?);
- rotatoria della Madonnina; e su questa due precisazioni:
1) ora l’attuale maggioranza si bea della sua realizzazione, mentre al tempo del progetto qualche anno fa, quando era opposizione, osteggiò ferocemente la rotatoria, sostenendo in alternativa gli antiquati impianti di semaforo;
2) nell’angolo est esterno della rotatoria è stata costruita un’aiuola che, oltre ad essere insignificante, brutta e non prevista nel progetto, ha eliminato la possibilità di parcheggiare in Via XXV Aprile, creando un disagio non indifferente ai cittadini.
- impianto fotovoltaico, installato sugli spogliatoi degli impianti sportivi: dopo qualche incertezza è andato in opera;
- condominio ex demanio dello Stato di Via Cavour angolo Via F.lli Cervi: sei appartamenti destinati agli immigrati; sciaguratamente, durante la ristrutturazione, sono state eliminate le rispettive autorimesse previste dal progetto. Brutto segno. Non è accettabile togliere il diritto all’autorimessa perché immigrati;
- piazzola per la raccolta differenziata dei rifiuti di Via Annunciata: mentre la precedente Amministrazione aveva predisposto il finanziamento di oltre 100.000 euro per ristrutturarla e potenziarla, l’attuale giunta vuole chiuderla. Ha annullato tutto e sostituito con i cassonetti stradali che i Comuni progrediti stanno invece eliminando; vanificato quindi l’impegno trentennale per evitarli. Ora si torna indietro con: insufficienza di servizio, bruttura estetica, diffusione di cattivi odori e antigienicità derivante dalla fermentazione del contenuto costituito dall’abbandono di rifiuti di ogni tipo. E, se come l’assessore Salvadori asserisce, dovremo appoggiarci alla piazzola di un altro Comune, diventeremo anche una comunità subalterna.

Ora vediamo le priorità impellenti:
1) La realizzazione dell’Asilo nido più capiente che la Fondazione Isabella Arrighi Onlus sta portando avanti con il progetto di recupero “Porta Rossa”, anche in assenza di un concreto sostegno da parte dell’Amministrazione comunale, la quale, nonostante il bla-bla, continua a rimandare il suo coinvolgimento in rapporto all’eventuale utilizzo di quando il servizio sarà in funzione, scaricando intanto alla Fondazione tutti i rischi conseguenti.
2) La ristrutturazione di Palazzo “Ceni”, una importante donazione alla comunità Medolese, che deve farlo diventare un ambiente fruibile di prestigio. Il tentativo di annullare il progetto già finanziato dalla precedente Giunta è rientrato dopo che avevamo pronunciato le dovute rimostranze attraverso la stampa e la radio.
Il progetto della nuova Giunta era di incaricare l’Università: apparentemente sembra una grande idea, particolarmente proficua per la propaganda; i cittadini non bene informati non sono però a conoscenza del fatto che, spesso, questi incarichi altisonanti nascondono un trucco maledetto. I progetti, di fatto, non possono essere materialmente seguiti dagli Istituti universitari, però, attraverso l’Università, trovano l’alibi per essere assegnati ad amici, od amici degli amici dei politici, aggirando così le regole degli incarichi professionali.
Almeno è stato ripreso il progetto riguardante il tetto e le facciate del palazzo; l’incarico era stato già pagato, come pure le conseguenti opere erano state già finanziate dalla precedente Amministrazione; il tutto annullato però dall’attuale Giunta, sino a quando, recentemente, è crollato un tratto di tetto. In conseguenza al crollo, si è finalmente rimesso in moto il progetto preesistente che bisogna seguire con determinazione.
3) Allo stesso modo è prioritaria la ristrutturazione delle aree pubbliche fra la rotatoria della Madonnina e quella di Ponte Cressini comprendenti Via Cavour, Viale Zanella, Vicolo Mulino e Via Mazzini. Purtroppo, anche questo intervento è già stato menomato dalla svendita agli speculatori immobiliari, (si potrebbe dire regalo, perché un’area pubblica di collegamento in quella posizione ha un valore inestimabile) dell’area pubblica di collegamento tra Vicolo Mulino ed il percorso perimetrale alle scuole, dove la proprietà che ha ristrutturato non era stata espropriata, come falsamente ha affermato il Sindaco, bensì obbligata per legge alla cessione di quell’area.
E’ evidente l’interesse privato in atti d’ufficio dove sono coinvolti consiglieri e assessori comunali. Si potrebbe ancora rimediare, basterebbe una onesta volontà cristiana.
Ad ogni modo questo intervento, che è di capitale importanza per la sua ampiezza e centralità nell’abitato di Medole, abbisogna di una sua articolazione.
Innanzi tutto occorre riaprire la trattativa con l’Amministrazione della Provincia di Mantova allo scopo di eliminare il divieto di transito da Via Mazzini verso la rotatoria e ripristinare il doppio senso di marcia. Con un raccordo ben fatto, nella rotatoria ci sta la quinta strada, senza arrecare pericolo alla circolazione. Pericolo che è, invece, elevatissimo all’uscita attualmente obbligatoria su Via Pesenti (ex vicinale Pedestorta) dove la visibilità è nulla sino a quando ci si sporge ad altissimo rischio sulla carreggiata di Via Pesenti.
L’articolazione dell’intervento dovrebbe proseguire con il progetto della riqualificazione urbana, che non può essere riduttivo e devastante come quello che propone di istituire un percorso in mezzo alle scuole dove lo spazio già non è esuberante ed è folle toglierne inutilmente.
Alla fine, se il percorso dovesse essere utilizzato, sarebbe disturbante delle attività scolastiche in modo inammissibile; se invece fosse poco utilizzato, vorrebbe dire che gli automobilisti continuerebbero a parcheggiare, ma abusivamente, in Viale Zanella. Quindi, come spesso accade, si stabiliscono restrizioni per poi, nella pratica, aggirarle.
L’anno scorso la Giunta comunale ha presentato in assemblea pubblica il progetto ricevendo dai cittadini energiche osservazioni.
Da allora non ha più fatto assemblee pubbliche sull’argomento e procede autoritariamente.
Ad alcuni operatori economici della zona, il Sindaco avrebbe addirittura risposto sostanzialmente di arrangiarsi.
L’arte di arrangiarsi? Significa che coloro che disporranno delle raccomandazioni giuste saranno tutelati, in caso contrario saranno costretti a chiudere l’attività ed andarsene.
Allora, il modo giusto per valorizzare questo intervento così importante, consiste nell’istituzione di un CONCORSO PUBBLICO DI IDEE (a livello provinciale o, meglio, regionale) che porterebbe alla comunità arricchimento ideale, nuova cultura e diversi valori architettonici che accrescerebbero grandemente la qualità del patrimonio pubblico. (Dove sarà finito il bando che la precedente Giunta aveva elaborato?)
Infine, nello scorrere le azioni amministrative di questa legislatura, ricorre più volte l’idea di limitare gli spazi a parcheggio dove servono e/o sono più comodi, con l’intento di relegarli, quasi si volesse nasconderli.
E’ solo ipocrisia: l’automobile, nella nostra attuale organizzazione sociale è, bene o male, uno strumento di mobilità e comunicazione indispensabile. In proposito, mi viene in mente l’articolo “Siamo solo Medolesi?” scritto da Stefano Bottoglia e pubblicato sul numero precedente di Medoleggendo, nel quale descrive la “città estensiva” in cui viviamo, con tutti gli aspetti positivi del caso.
E’ evidente, però, che dal punto di vista dei mezzi di trasporto pubblico la “città estensiva” difficilmente può essere dotata come una metropoli (anche se sono convinto che potrebbe essere fatto di più), per cui le distanze si coprono quasi esclusivamente in auto.
Apro una parentesi per rammentare che dieci anni or sono, alcune Amministrazioni comunali progressiste (capofila del caso l’allora Giunta Nardi di Castel Goffredo), istituirono, con un forte investimento e la collaborazione dell’APAM, un programma sperimentale di intensificazione del servizio di pubblico trasporto nelle fasce orarie più utili per utenti che potevano così evitare l’uso dell’auto.
Il successivo avvento delle Amministrazioni conservatrici, con la fissa del risparmio (praticato però a scapito dei servizi ai cittadini più deboli), definirono l’annullamento del tutto.
Pertanto, tornando alla nostra situazione, una zona centrale con tante attività terziarie e case di abitazione come Viale Zanella e Via Cavour, estesa per quasi un chilometro, non può rimanere sprovvista di parcheggi diretti.

Certo, per queste realizzazioni, servono soldi.
Ma non dimentichiamo che:
- il bilancio 2004 (l’ultimo della precedente Amministrazione) ha lasciato un consuntivo con avanzo attivo di €. 288.000 (oltre mezzo miliardo di lire);
- inoltre, da quest’anno e per i prossimi dieci, il Comune di Medole avrà a disposizione €. 500.000 (un miliardo di lire) ogni anno, di maggiori entrate per contributo sulla ghiaia scavata;
- se poi, anche questi amministratori rinunciassero al compenso come i precedenti, la comunità avrebbe a disposizione un’ulteriore cifra di poco inferiore a 400.000 euro in cinque anni.
Delle belle cifre, insomma, ma da spendere con cognizione.
(g.b.r.)

LA LIBERTA' DI ESPRESSIONE di Erica Vivaldini

Art. 21 della Costituzione Italiana

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Credete anche voi:

che l’Italia si meriti un’informazione e una comunicazione che rispondano alle esigenze democratiche del nostro Paese? Che abbiamo bisogno di una legge per un nuovo sistema di nomina del vertice Rai che sia sottratto al potere politico? Che il servizio pubblico debba essere affidato a figure e organismi super partes e che a fare la televisione debbano essere chiamati artisti, giornalisti, editori, autori, produttori, università e istituzioni culturali?
che gli italiani si meritino di vedere e ascoltare la vera “agenda del giorno” e non quella offerta dal solito circo di persone prone al potere?
che debba essere vietato a chi possiede quote anche minime di società di comunicazione (tv, radio, giornali, portali internet) di essere eletto e di ricoprire incarichi pubblici?
che la legge Gasparri debba essere abolita e che debbano essere introdotti autentici e severi limiti antitrust per impedire monopoli od oligopoli sia in tv, sia nella carta stampata, sia nel cruciale settore pubblicitario?
che le televisioni commerciali debbano essere soggette a criteri di rispetto dei cittadini e i bambini non più bombardati da immagini violente e da raffiche di pubblicità incontrollata?
che debba essere garantito il rispetto della diversità delle idee, delle opinioni e delle fedi e che si debba porre fine alle liste di proscrizione contro autori, scrittori, artisti, giornalisti che pensano, si esprimono e lavorano liberamente e con professionalità?

La televisione è il più importante strumento non solo di informazione ma anche e soprattutto di formazione dell’intera nazione e di conseguenza il suo carattere “pubblico” e “democratico”deve essere garantito affinché il clima morale e intellettuale del Paese non degeneri.

Un consiglio, gentili lettori: guardate il film-documentario “Viva Zapatero” di Sabina Guzzanti e capirete di chi (forse) ci siamo liberati.

( e.v. )

RESISTENZA E COSTITUZIONE: UN COLLEGAMENTO INSCINDIBILE di Giulia Redini e Franca Caiola

La ricorrenza del 25 Aprile è tornata finalmente quest’anno ad avere il giusto significato di ricordo del prezzo e del valore della Libertà, dopo 5 anni durante i quali il Presidente del Consiglio del centrodestra lo ha deliberatamente ignorato.
Ha fatto molto bene il Presidente Romano Prodi a ricordare in questa occasione la necessità di difendere la Costituzione perché Resistenza e Costituzione sono intimamente legate.
Questo collegamento è stato duramente criticato, sostenendo che si vuole far diventare il 25 Aprile una ricorrenza della sinistra; forse secondo la destra revisionista sarebbe più giusto festeggiare questo giorno senza ricordare che ci siamo liberati dai fascisti e dai nazisti e da ciò che hanno fatto: la guerra, le deportazioni, l’olocausto, adducendo come giustificazione che questo potrebbe dividere l’Italia: preferisce far credere ad una concordia di facciata.
Comunque il 25 aprile è una festa di tutti, anche di quelli che l’hanno ignorato finora e che adesso vi partecipano, magari per convenienza politica, e poi si risentono se vengono contestati.
Il presidente Prodi nel suo discorso ha lanciato un appello ricordando l’importanza della partecipazione popolare al Referendum contro la riforma della Costituzione che si terrà il prossimo 25 giugno e auspicando “che il NO alla sbagliata riforma della destra arrivi da ogni parte d’Italia”.

INCONTRO CON OSCAR LUIGI SCALFARO

Alcuni giorni fa, al Teatro Bibiena di Mantova, abbiamo incontrato, in qualità di aderenti ad uno dei numerosi comitati “Salviamo la Costituzione”, sorti in tutta Italia, il Presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro che durante tutta la sua vita politica è stato sempre molto attento e rispettoso della Costituzione (diventando per questo anche bersaglio di critiche feroci da parte del centrodestra) e che è venuto a Mantova nella sua veste di Presidente nazionale. È stato un incontro molto coinvolgente e carico di emozione e partecipazione.
Ci ha parlato, da testimone, della Resistenza e della lotta antifascista come movimento di popolo:
la guerra partigiana fu, infatti, decisiva per sconfiggere fascismo e nazismo; fu però anche intrecciata all’opera meno visibile di uomini e donne semplici che aiutarono partigiani, ebrei, soldati; di medici che curarono; di parroci che aprirono le porte delle Chiese per accogliere chi combatteva e rischiava la vita per la Libertà; in ogni gesto, certo, non vi era la stessa consapevolezza politica, ma un’idea comune di pace e di giustizia. Il sacrificio di chi versò il proprio sangue durante la Resistenza, portò all’affermazione dei valori di libertà e democrazia e della volontà di realizzare una società più giusta e più libera. Valori forti che ancora vogliamo confermare e difendere e per i quali ancora oggi dobbiamo resistere per impedire a quanti vogliono stravolgere la nostra Carta per garantire i privilegi di pochi.
Le organizzazioni antifasciste seppero costituire il nerbo della lotta, e furono quelle stesse forze che poi stilarono la Costituzione: fu una coniugazione felice delle tradizioni di pensiero presenti nella Costituente: cattolica, democratica, liberale, socialista e marxista (secondo Oscar Luigi Scalfaro, l'accordo e la maggioranza ottenuta rappresentarono quasi un miracolo).

La raccolta firme per il Referendum è passata attraverso il silenzio assoluto della TV e della stampa, ma, nonostante questo, l’impegno ha portato oltre 800.000 firme (in realtà è stato superato anche il milione); è segno che muovendosi si possono fare le battaglie e se si fanno le battaglie si è già vincitori, mentre si è sicuramente perdenti se non si fanno.
Il Presidente Scalfaro ci ha incitato a rendere testimonianza ad una Costituzione che è stata scritta con tanto sangue e che è stata un altissimo frutto di elaborazione attraverso il confronto continuo contro il fascismo.
La dittatura calpestò la persona umana, togliendole diritti e dignità; la forza della nostra Carta è che al centro c’è la persona con i suoi diritti, di cui è titolare per natura, e la sua dignità; le persone formano il popolo, del quale è la sovranità, e la esercita attraverso il Parlamento, ma il popolo non ha bisogno di un Parlamento senza voce.
Una sola persona con tutti i poteri non è conciliabile con il concetto di Democrazia.
Occorre quindi VOTARE NO a questa riforma che accentra il potere nelle mani del Primo ministro; riduce il Presidente della Repubblica a un nulla assoluto: può (e deve) sciogliere il Parlamento su richiesta del premier, firma senza essere coinvolto.
Il governo è totalmente svincolato dal Parlamento: ha in mano una potente arma di ricatto perché può sciogliere le camere se non approvano le sue proposte di legge.
Le modifiche, se servono, vanno fatte solo in senso accrescitivo delle garanzie e solo nell’interesse del popolo italiano: è stato fatto il contrario, garantendo al primo ministro onnipotente solo il suo interesse.

La devolution calpesta i valori della solidarietà, della democrazia, della libertà, dell’uguaglianza trasmessi dalla Costituzione e spacca l’unità del paese lasciando la competenza alle regioni in materia di sanità, scuola e sicurezza, con conseguente perdita dell’uguaglianza e universalità dei diritti: nella sanità, per le stesse cure, la possibilità delle regioni ricche è molto diversa da quella delle regioni povere; così come nella scuola, con l’organizzazione autonoma, c’è un’enorme diversità di trattamento tra regioni per chi ha buon cervello ma non ha possibilità economiche.
Il NO è un atto d’amore, di pacificazione, di solidarietà, di armonia, è un camminare insieme.
Solo una nuova Assemblea Costituente potrebbe modificare la Costituzione; non teniamoci una Costituzione firmata da un Calderoli che ha ampiamente dimostrato la sua ‘competenza’.

Mentre Scalfaro ci parla di Resistenza e Costituzione, arriva la sentenza della Cassazione che conferma la vittoria dell’Unione: sentiamo tutti una profonda commozione e segue un lungo applauso.
Poi Scalfaro fa il seguente commento alle contestazioni della destra: “C’è anche chi contesta la tavola pitagorica, ma è matematica… in Democrazia un voto in più è vittoria, uno in meno è sconfitta, non è una scoperta, è realtà. Insinuare con perfidia accuse alla controparte fa parte di una penosa campagna che inculca il falso nella testa delle persone, ma, anche dopo anni, il falso rimane falso. Quando le persone lanciano fango con tanta facilità è perché ne hanno una produzione potente in famiglia.”

Per la lettura
Un’intervista fatta da Guido Dell’Aquila, un giornalista del Tg3, ad Oscar Luigi Scalfaro ha prodotto il libro “La mia Costituzione” che non è un saggio o un trattato politico, ma la testimonianza di ricordi ed esperienze personali di un percorso politico vissuto nella Costituzione. Si legge benissimo perché è scritto con un linguaggio chiaro e semplice e con uno stile avvincente e accessibile a tutti; offre uno spunto di riflessione a chi considera con indifferenza e con una sorta di inevitabilità tutto ciò che avviene.
Invita a reagire alle ingiustizie, ai primi sintomi di attacco ai valori e ai principi della democrazia perché solo così si possono fermare le dittature, evitare le guerre e i morti che ne conseguono per la difesa e la riconquista della libertà e dei diritti persi strada facendo.
“Non dimentichiamo che i grandi valori non si conquistano una volta per sempre, devono essere riconquistati e pagati ogni giorno”.

(g.r. - f.c.)

COSTITUZIONE - Giuseppe Dossetti

" Alla fine, vorrei dire soprattutto ai giovani: non abbiate prevenzioni rispetto alla Costituzione del '48, solo perché opera di una generazione ormai trascorsa. La Costituzione americana è in vigore da duecento anni, e in questi due secoli nessuna generazione l'ha rifiutata o ha proposto di riscriverla integralmente: ha soltanto operato singoli emendamenti puntuali al testo originario dei Padri di Philadelphia, nonostante che nel frattempo la società americana sia passata da uno Stato di pionieri a uno Stato oggi leader del mondo. Non lasciatevi influenzare da seduttori fin troppo palesemente interessati, non a cambiare la Costituzione, ma a rifiutare ogni regola."(G. Dossetti: La Costituzione della Repubblica oggi; Aggiornamenti Sociali, 7/8-1995).