Sventurati
Là, dove agitano guerre insensate
aride terre dall’odio insanguinate,
popoli in fuga in cerca di sopravvivenza
si mettono su imbarcazioni sgangherate,
tentano la fuga quando
c’è la notte più scura
lasciandosi dietro una scia di paura.
Madri, per timore di perdere i propri figli
se li stringono al cuore,
gridano, voci disperate dal terrore
salgono fino al cielo,
si confondono nel rumore del mare.
Poveri sventurati,
spesso invocano Dio, ma a loro pare
che anch’esso li abbia dimenticati.
In quella sorte, che possa
ospitarli c’è solo il mare e,
nei suoi fondali, lo spettro della morte.
In compenso avranno una preghiera
da colui che sa pregare,
dal generoso, un fiore in mare.
Per tre giorni si parlerà di loro
poi, in fretta nell’archivio,
per dimenticare.
Poveri sventurati,
oltre ad essersi imbattuti
in tale disavventura,
quando andranno nell’aldilà,
non avranno nemmeno
una degna sepoltura.
(r.o.)
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