mercoledì 20 dicembre 2006

L'ACQUA, ORO BLU DEL 21° SECOLO di Franca Caiola

La superficie terrestre è coperta per il 71% di acqua, di cui il 97,1% salata e il restante 2,9% dolce: questa, in massima parte è contenuta nei ghiacciai e nel sottosuolo e solo lo 0,08% dell’acqua totale del pianeta forma fiumi e laghi dai quali si può attingere; un quantitativo minimo distribuito in modo ineguale, con una buona disponibilità in alcune aree, scarsa o addirittura assente in altre.
Nel mondo, un miliardo e mezzo di persone già oggi non hanno accesso all’acqua e le stime di autorità, come l’Onu, prevedono che entro il 2025 oltre il 65% della popolazione mondiale non avrà acqua a sufficienza.
La disomogenea distribuzione naturale è solo una delle cause della scarsità dell’acqua; ad aggravare la situazione ha contribuito decisamente l’intervento dell’uomo con una discutibile gestione delle risorse disponibili:
- distribuzione dei consumi gravemente sbilanciata: la media europea di consumo annuo è stimata in 1.000 mc. a testa, quella americana in 1.300 (1.700 nel Nord-America), mentre si riduce a soli 250 mc. la media dei consumi in Africa, dove alcune comunità non possono disporre neppure della quantità ritenuta minima per la sopravvivenza di 40 lt. al giorno;
- inquinamento, causato principalmente dagli scarichi domestici e industriali e dall’utilizzo massiccio di fertilizzanti e pesticidi in agricoltura;
- surriscaldamento del pianeta (il cosiddetto effetto serra provocato dall’emissione di gas di scarico nell’atmosfera) che causa lo scioglimento dei ghiacciai e l’evaporazione dell’acqua.
Fattore determinante per la scarsità è poi l’aumento dei consumi che supera la capacità di rinnovamento delle fonti, imputabile all’incremento della popolazione e al forte utilizzo delle risorse idriche per l’industria e per l’agricoltura intensiva che, dovendo provvedere al nutrimento della popolazione del pianeta, deve diventare sempre più produttiva; l’aumento delle quantità viene però ottenuto con l’uso di prodotti chimici che, oltre ad essere nocivi per la salute dei consumatori, rendono la terra più assetata d’acqua, sottraendola, tra l’altro, alle piccole economie agricole locali.
È evidente l’urgenza di adottare misure concrete per affrontare il problema, ma una delle soluzioni prospettate durante il Forum Mondiale sull’acqua è stata quella di considerarla non più come diritto naturale di tutti, ma come “bene economico”, essendo una risorsa sempre più “preziosa”. Si è quindi legittimato di fatto il declassamento dell’acqua a merce (l’oro blu del 21° secolo) e dato il via libera al commercio e alla privatizzazione dei servizi di potabilizzazione e distribuzione dell’acqua da parte delle multinazionali.
Posizione alquanto discutibile, che demolisce il principio basilare secondo il quale essendo l’acqua un bene vitale che appartiene a tutti, non può essere concesso a nessuno di trasformarlo in proprietà privata.
Come afferma Riccardo Putrella (economista, autore del “Manifesto dell'acqua”) “La privatizzazione non è una soluzione efficace dal punto di vista politico, sociale, economico, ambientale,etico. Non è giustificabile considerare l’acqua come una fonte di profitto. In quanto fonte di vita, l’acqua è un bene patrimoniale che appartiene agli abitanti del pianeta”.
È indispensabile, quindi, considerare l’acqua come un diritto fondamentale che va difeso per la nostra stessa vita e per quella delle generazioni future e per la tutela dell’ambiente.
Occorre evitare gli sprechi, ridurre le perdite con interventi di manutenzione delle reti di distribuzione spesso fatiscenti, applicando tecniche di irrigazione più efficienti, favorendo scelte economiche meno esigenti d’acqua, riciclando e riutilizzando acque reflue nei cicli industriali e agricoli.
Un rapporto di Legambiente afferma che è possibile abbassare fino al 40% gli attuali prelievi e utilizzare le risorse risparmiate per garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni più povere.
Una pianificazione sostenibile delle risorse idriche è indispensabile per evitare il rischio che la crisi dell’acqua possa diventare fonte di instabilità economiche e politiche e che, dopo le guerre per il controllo di territori ricchi di petrolio, al quale in definitiva potremmo trovare alternative, ci possiamo trovare in futuro ad affrontare guerre ancora più terribili per il controllo dell'acqua, elemento vitale e insostituibile.
(f.c.)

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