domenica 2 marzo 2014
mercoledì 26 febbraio 2014
AMMINISTRAZIONE CONTINUAMENTE INNOVATIVA
Ma
i medolesi lo sanno?..... E i medolesi si ricordano?...
Ma i medolesi lo sanno
che, nonostante il periodo difficile, l'Amministrazione continua ad
operare per l'equità fiscale e a Medole si pagano mediamente meno
tasse di altri Comuni? Almeno alcune centinaia di Euro/anno per ogni
famiglia:
- a Medole non si paga
l'addizionale Irpef comunale;
- a Medole spendiamo
mediamente meno per la tassa rifiuti, anche perché, oltre ad avere
la raccolta differenziata prossima all'80%, siamo tra i Comuni dove
si producono meno rifiuti pro capite/anno. Per questo va dato merito
ai cittadini, in quanto il risultato si è ottenuto grazie
all'attenzione di tutti, anche
se qualche “disordinato” c'è ancora;
- a Medole paghiamo
mediamente un po' meno anche di I.M.U. perchè abbiamo le rendite più
basse rispetto ad altri comuni
Ma i medolesi sanno
che tutto questo non accade per caso?
Nel 2010 è stato
realizzato il parco fotovoltaico in località Pirossina che produce,
al netto della rata di ammortamento del finanziamento, €. 300.000
all'anno che si utilizzano per tenere alta la qualità dei servizi
alle famiglie di Medole.
Nondimeno è
importantissimo ricordare che nel sito del parco fotovoltaico è
stata prima attuata una enorme opera di bonifica: opera grandemente
esemplare per la tutela dell'ambiente. Inoltre, a fine operazione,
sono stati piantati 600 alberi nelle aree intorno che diventeranno un
bosco.
Ma i medolesi lo sanno
che a Medole è installata una quantità di pannelli fotovoltaici
che, sommando quelli del Comune e quelli dei privati, producono
energia elettrica pulita in quantità pari al consumo medio di tutte
le famiglie del paese?
Ma i medolesi lo sanno
che nel nuovo Piano di Governo del Territorio (P.G.T.) è stato
inserito il divieto di costruire impianti a combustione di biomasse e
produzione biogas in quanto, pur essendo classificati fra le energie
rinnovabili, in realtà sono distruttivi dell'ambiente? Lo stesso
P.G.T. prevede il consumo zero del territorio, incentivando il
recupero di tutti gli edifici esistenti con la gratuità degli oneri
comunali.
Ma i medolesi,
quindi, sono consapevoli di essere governati da un'Amministrazione
continuamente innovativa che promuove servizi di progresso? asilo
nido, oltre alle scuole statali di primo grado con qualificato Piano
di diritto allo studio e comodato gratuito dei testi della scuola
secondaria, nel rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana
secondo la quale “l'istruzione obbligatoria deve essere libera e
gratuita”; pedibus, gruppi di cammino, centro di aggregazione
giovanile, scuola di musica convenzionata con il Conservatorio di
Mantova, teatro comunale con stagione teatrale, biblioteca comunale
con gruppi di lettura, Pro Loco e Civica Raccolta d'Arte per arte di
qualità e il tutto per promuovere continuamente cultura.
Un'Amministrazione che ha
effettuato in questi quattro anni di crisi profonda, investimenti per
sette milioni di Euro, tra ristrutturazione di Palazzo Ceni e parco
fotovoltaico che significano anche promozione del lavoro. Se in
proporzione tutto ciò venisse attuato dal Governo nazionale,
supereremmo bene la crisi.
Ma i medolesi lo sanno
che la Giunta in carica,
contrariamente a quanto avviene a livello nazionale, porta
al Comune uno stipendio di
circa 3.000 euro al mese, fra la rinuncia a metà del compenso
previsto per legge ed il ricavo dalla convenzione con il Convento
dell'Annunciata per la celebrazione dei matrimoni di rito civile tra
persone che giungono da tutto il mondo?
Ma i medolesi sanno
quante persone praticano il
volontariato in totale indipendenza facendo bene innanzi tutto a se
stessi e con questo spirito positivo fanno molto bene all'intera
comunità? Poi, Medole gode dell'attivismo di tante Associazioni, da
quelle sociali a quelle culturali, a quelle sportive, a quelle
ludiche e di intrattenimento. Grazie a tutti!
E
i medolesi si ricordano?......
E i
medolesi si ricordano che
la scorsa legislatura guidata dalla Giunta del Sindaco Bruno Pesci e
Fausto Brigoni (vice sindaco a sua insaputa), hanno fatto costruire
l'ampliamento della scuola secondaria senza calcolo antisismico
nonostante l'obbligo della legge vigente e nonostante l'ex vice
sindaco architetto?
E i
medolesi si ricordano che
quella Giunta Pesci-Brigoni, nonostante avesse entrate enormemente
superiori rispetto ad oggi, ha sperperato centinaia di migliaia di
Euro per realizzare il marciapiedi “pericolosissimo” in mezzo a
Viale Zanella (Passeggio) poi rapidamente rimosso; lo spostamento del
cippo commemorativo del generale francese Auger a Ca' Morino? E
l'inaugurazione del Teatro Comunale non ancora agibile?
E i
medolesi si ricordano che
alla scuola materna c'erano bimbi in lista d'attesa, cioè non
potevano andare all'asilo? Bastava aggiungere una sezione, cosa che
ha fatto immediatamente l'attuale amministrazione finanziandola come
Comune per il primo anno e poi riconosciuta e finanziata dal
Ministero.
E i
medolesi si ricordano che
hanno svenduto un tratto del Vicolo Mulino (già in proprietà del
Comune) che sarebbe stato indispensabile per ampliare i parcheggi in
una zona dove scarseggiano (sarebbero stati utili anche per gli
utenti dell'ambulatorio medico in loco).
E i
medolesi si ricordano che
avevano progettato di aprire un varco tra Piazza Castello e Via
Fontana che avrebbe deturpato l'antico perimetro chiuso del Castello?
Nonostante
l'insensatezza dell'opera, la giunta Pesci-Brigoni si è persino
avventurata in un assurdo contenzioso legale che l'attuale
Amministrazione, con impegno e difficoltà, ha ricomposto.
E i
medolesi si ricordano che,
verso la fine del loro insipiente mandato amministrativo, la giunta
Pesci-Brigoni ha portato il Comune al fallimento conclusosi
definitivamente col commissariamento?
In
un mondo normale questi personaggi non dovrebbero avere il diritto di
sedere ancora nel Consiglio Comunale, invece, ignorando il senso del
pudore, sono ancora lì, imperterriti.
Politici
vecchi, che continuano a praticare la vecchia politica del
ruffianismo pur di cercare in tutti i modi di apparire e
reinverginarsi.
Al
contrario degli insulti gratuiti, questi sono “fatti”.
(
g.b.r. )
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“IL LAVORO NOBILITA L'UOMO”
L'affermazione
che si è sempre prestata a facile ironia, pur nella sua sintetica
espressione, evidenzia uno dei valori prioritari nella vita di ogni
persona.
È
però evidente che bisogna esplicare il concetto con i dovuti
contenuti. Il lavoro procura impegno, sviluppa l'ingegno col fine di
produrre il reddito utile per il sostentamento in un insieme di
rapporti costitutivi la qualità della vita della persona.
Purtroppo,
in questo periodo di spaventosa crisi, la nobiltà del lavoro è
un'ambizione ormai perduta a causa di speculazioni finanziarie e
malgoverno che sono sempre la tendenza egoistica di sottomettere più
persone possibili verso la forma della schiavitù.
In
questo periodo di debolezza dei lavoratori, emergono facilmente le
spinte alla penalizzazione del lavoro. Subito si attenta ai diritti
principali dei lavoratori, come lo svuotamento del significativo
Articolo 18 dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori, fino alle varie
proposte della sua abolizione.
E
sull'onda si inventano innumerevoli forme di contratti che
indeboliscono i diritti sino a ridurre le persone alla totale
precarietà.
D'altra
parte, come si possono definire contratti di lavoro della durata di
una settimana, oppure a chiamata giornaliera o addirittura a singole
ore?
Ancora,
un altro termine apparentemente di moda, ma ferocemente punitivo
della persona, “esodati”; maschera la tragedia di persone espulse
dal lavoro con l'impossibilità di rientrarvi e nello stesso tempo
non essere tutelate nemmeno dalla dovuta pensione.
E
che dire di tutte le persone, giovani e non solo, che non hanno avuto
e non hanno alcuna possibilità di accedere al lavoro.
Ora
vengono proposte altre regole riguardanti il lavoro (oltre quelle già
disastrose che alimentano solo lo sfruttamento dei lavoratori e
ancora peggiorate dal ministero Fornero) con nuovo titolo americano
(jobs-act). Come se fossero solo le regole a generare lavoro.
La
qualità della contrattazione del lavoro, compresa la necessaria
parte mercantile, diviene determinante per misurare il grado di
libertà personale dell'uomo e nello stesso tempo il livello di
civiltà della società alla quale appartiene.
Però
oggi, nel concreto, ci troviamo travolti da situazioni gravissime di
perdita del lavoro che ci toccano da vicino alle quali possiamo solo
esprimere solidarietà in un immenso senso di impotenza.
I
casi più eclatanti sono la crisi dei lavoratori Pompea, chiaramente
provocata da molti fattori, ma prioritariamente dall'insostenibile
concorrenza dovuta alla delocalizzazione, conseguente al nulla di
politica industriale che consente facilmente questi trasferimenti
utilizzando i capitali prodotti col sudore dei lavoratori italiani.
E, peggio ancora, propizi per sfruttare
enne volte anche i
lavoratori delle zone di delocalizzazione.
Altra
esperienza vicinissima è la difficoltà in cui è stata coinvolta la
Cooperativa sociale “Nastro Verde” che nel settore raccolta
rifiuti svolgeva l'attività da almeno due decenni ed una
importantissima funzione sociale, avendo occupato nel tempo anche
persone con diverse abilità.
Va
quindi denunciata la gravità di questa situazione in quanto
provocata da aziende municipalizzate per cui lavorava “Nastro
Verde” le quali inspiegabilmente (se non con qualche
sospetto) imponevano costi proibitivi per il noleggio di macchine
operatrici, e nello stesso tempo ritardavano i pagamenti dovuti per
il servizio prestato oltre i 6 mesi; insostenibile per una
cooperativa che
operava con margini risicatissimi pur occupando 30 lavoratori. Infine
ha dovuto chiedere il concordato preventivo.
E
allora?
Allora
bisogna,
oltre alle ricette di
spesa proclamate genericamente a tutti i livelli politici, disporre a
livello nazionale di un progetto strategico molto coraggioso che
procuri una disponibilità di entrata in moneta di cento miliardi di
euro all'anno, per abbassare le tasse del 10% e selezionare con
altrettanta qualificazione gli investimenti produttivi per il lavoro.
Nella
prossima puntata proveremo a sviluppare un'idea di progetto
strategico complessivo.
(g.b.r.)
ROBIN HOOD E LA FORESTA DI SHERWOOD
(sottotitolo
“ROBIN-GIAMB E IL PARCO FOTOVOLTAICO”)
C'era una
volta in quel di Medole (un ridente borgo della Contea di Mantova)
un'ampia area a nord del Borgo, occupata da un'impresa di lavori
stradali condotta da un figuro che aveva un progetto spaventoso:
scavare un enorme buco per costruire un impianto seminterrato per la
triturazione degli scarti di edilizia. Questo progetto, in effetti,
stazionava nella Casa Comunale di Medole da una decina d'anni senza
che mai fosse approvato, per l'inaccettabile quantità di ghiaia che
avrebbe dovuto essere scavata per la sua realizzazione.
Senonché,
con il cambio di Amministrazione e l'arrivo del Principe Brunotto e
del suo compare Sceriffo Faust nel Borgo di Medole, improvvisamente
l'enorme e profondo buco si fece. La denuncia dello scempio fatta da
Little John-Franco, un attento paladino dell'ambiente, provocò
l'immediato intervento del Signore di Mantova (anch'esso contrario al
progetto) che segnalò la maxi escavazione non autorizzata.
Allora, il
Principe e lo Sceriffo di Medole si sovvennero e corsero ai ripari
emettendo l'ordinanza di sospensione di ogni attività di estrazione,
ma in ritardo perché, come si suol dire, “i buoi erano già
scappati”. Troppo presi dalle loro gravose incombenze, non si erano
purtroppo avveduti per tempo di quell'enorme buco che si stava
scavando “a loro insaputa” pur essendo, per il vero, in una
posizione che non si notava solo non volendolo notare.
Si
rinvennero in quel sito grossi cumuli di preziosa ghiaia e di altro
materiale “di natura alquanto dubbia”, ma giustizia fu fatta: il
losco figuro fu condannato e il blocco dell'attività abusiva portò
la sua impresa al fallimento.
Nel
frattempo, le scaramucce tra il Principe Brunotto e lo Sceriffo Faust
misero fine anzitempo al loro mandato e il governo del Borgo fu
affidato (come era nel passato) a Robin-Giamb e alla sua allegra
brigata.
Il Tribunale
chiuse quella brutta pagina mettendo all'asta tutta l'area:
un'occasione d'oro che Robin-Giamb e i suoi colsero al volo.
I NOSTRI
EROI AVEVANO UN SOGNO.
Nel gran
Consiglio del Borgo lo svelarono all'Assemblea: avrebbero partecipato
all'asta per aggiudicare l'area al Borgo, l'avrebbero risanata dal
degrado e trasformata in un bellissimo parco di pannelli che,
catturando la luce del sole, l'avrebbero trasformata in elettricità!
Gli scritti
ufficiali dell'epoca testimoniano che questo sogno non fu da tutti
condiviso. L'ex Principe Brunotto e i suoi compari (noti esperti di
economia), infatti, lo derisero e contrastarono affermando che
avrebbe fatto buttare tempo e denaro. Qual lungimiranza! O forse a
quei garbava quell'enorme buco? Già, perché nel corso della loro
amministrazione ne avevano autorizzati altri di buchi, chiamati
benevolmente “bonifiche”...
Robin-Giamb,
però, forte dell'entusiastico appoggio dei suoi compagni, non si
fece scoraggiare; partecipò all'asta e aggiudicò l'area al Borgo di
Medole, circa 15 biolche di terreno per la somma di 160.000 Euro.
I denari
furono recuperati utilizzando quelli che l'ex Principe Brunotto e
l'ex Sceriffo Faust si erano fatti prestare dalla Banca della Contea
per dare nuovo splendore al Passeggio, un viale del Borgo, ma che non
usarono mai perchè si accapigliarono tra di loro; così si dovevano
restituire con gli interessi senza averne nessun beneficio.
Quale
occasione migliore per mettere fine allo spreco?
Si era nel
mese di aprile dell'anno di grazia 2010. Dopo un lungo e faticoso
percorso per ottenere tutte le autorizzazioni degli Enti, l'area fu
completamente risanata portandovi, in enorme quantità, terreno di
primissima qualità e 10 delle 15 biolche furono occupate dai
pannelli, realizzando così il sogno: un grande parco solare.
Era
trascorso esattamente un anno dall'inizio dei lavori e, nel mese di
aprile 2011 il parco fu attivato, in tempo utile per far sì che il
Borgo di Medole potesse beneficiare al massimo degli incentivi
concessi a quel tempo dal Governo Italico.
L'intera
straordinaria operazione, compreso il risanamento dell'area, fu
finanziata con un contratto di leasing, che era ancora possibile fare
in quei tempi, per un investimento di circa 4.000.000 di Euro da
rimborsare in 19 anni. Il Borgo poté così iniziare a vendere
l'energia prodotta dai pannelli e il ricavato insieme agli incentivi
del Governo permisero di pagare le rate del leasing e di far entrare
nelle casse del Borgo circa 300.000 Euro all'anno che Robin-Giamb e i
suoi compagni poterono usare per aiutare le famiglie del Borgo a
combattere la grave crisi economica che si era abbattuta in quegli
anni sul mondo intero.
Fu possibile
così mantenere servizi importantissimi per la popolazione, come
l'asilo nido, il Centro di aggregazione giovanile, fu perfino
ripristinato il servizio di comodato gratuito dei testi scolastici,
tanti e tanti servizi sociali e culturali che altrimenti la grande
crisi non avrebbe permesso di mantenere attivi.
Le altre 5
biolche furono trasformate in boschetti, con la piantumazione di
tanti alberelli finanziati dal Signore di Mantova, utilizzando le
gabelle che il Borgo versava come corrispettivo per il controllo
sulle escavazioni nel proprio territorio.
E fu così
che, come nelle favole più belle, la provvidenziale intuizione ed il
coraggio dei nostri eroi trasformarono il sogno in realtà: quel
pezzo di territorio a nord del Borgo fu salvato dallo sfruttamento
dei malvagi e dal degrado e divenne un importante produttore di
energia puliata a beneficio della popolazione del Borgo di Medole.
( f.c. )
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TRA CRISI E MANOVRE … L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DA' I NUMERI
Com'è
cambiato il bilancio comunale dal 2007 (prima della crisi) al 2013
(crisi profonda)
CRISI.
E'
iniziata nel 2008 e, sebbene spesso sottovalutata da previsioni
ottimistiche ma incoscienti, si è abbattuta su tutti come una
mazzata; è sempre più difficile accedere al credito perché le
banche,
nonostante le sovvenzioni, non
hanno liquidità (!?).
E intanto le
imprese
chiudono o delocalizzano e licenziano.
La
logica e terribile conseguenza si esprime nelle sempre
maggiori richieste di sostegno da parte delle famiglie in difficoltà
ai
servizi sociali di Comuni e Associazioni. Il
Comune di Medole si sta prodigando seriamente per alleviare gli
effetti della crisi, facendosi carico delle situazioni di disagio,
anche a costo di ridurre gli impegni su altri fronti. Le somme
stanziate per i servizi sociali,
al netto delle entrate, sono aumentate di oltre il 40% negli ultimi
anni, passando dai
327.000 euro
del
2007
ai
465.000 euro
attuali.
Questo
nonostante il Comune stesso risenta della crisi e della conseguente
contrazione delle entrate.
Con
l'edilizia ferma, per esempio, vengono
a mancare
entrate importanti (1.000.000
di euro all'anno)
come gli oneri
di urbanizzazione (da
287.000
Euro
nel
2007
ai 63.000
attuali)
e gli introiti
dalle cave:
da un'entrata
di
oltre 800.000 Euro
nel
2007
(Amministrazione
Pesci- Brigoni, che in campagna elettorale proclamavano “mai più
cave!”),
siamo passati quest'anno
a
circa
20.000 Euro.
Ma
questa almeno, sebbene negativa per le casse comunali, è una buona
notizia per il nostro territorio, anche se è inevitabile constatare
con rammarico come sono stati sprecati i forti incassi dalle
escavazioni del quinquennio dell'Amministrazione Pesci-Brigoni. Visto
che il nostro territorio è costretto a subire questa devastazione,
sarebbe stato auspicabile, per esempio, utilizzare il ricavato
dimostrando attenzione verso il territorio stesso: penso, per
esempio, alle piste ciclabili e in particolare al collegamento con
Crocevia che sarebbe molto utile per lavoratori e studenti.
A
questo scopo l'attuale Amministrazione ha recentemente aderito ad un
progetto sovracomunale finanziato dalla Fondazione Cariplo che
delinea il tracciato di una rete di piste ciclabili che comprende,
appunto, Via Crocevia. Bene, almeno il progetto ce l'abbiamo, ora si
tratta di aspettare e sperare in un nuovo contributo da qualche
fondazione bancaria perché in questa situazione, con le poche
risorse disponibili e gli impegni già assunti, è impossibile che i
Comuni possano affrontare investimenti del genere.
Considerando
anche il fatto che il Governo centrale ha imposto il Patto di
stabilità e il divieto di fare ulteriori mutui, impedendo, di fatto,
la possibilità di fare spese di investimento, compreso l'asfaltatura
delle strade.
Fortunatamente,
ci è venuta in soccorso l'intuizione provvidenziale
dell'installazione del parco
fotovoltaico che,
grazie al sole, produce energia pulita ed entrate rispettose
dell'ambiente che vanno in parte a sostituire quelle della ghiaia e
degli oneri (circa 300.000
euro annui al netto della rata di leasing).
Manovre.
Come
se non bastasse la crisi, i nostri governanti ne hanno approvato, una
dopo l'altra, manovre che impongono ai Comuni sacrifici che
penalizzano i servizi: scuola, imprese, ambiente, trasporti pubblici.
È
questo il risparmio che si chiede alla politica? Si impone tutto il
carico sugli Enti locali e a pagare, come sempre, sono i cittadini,
mentre non si toccano minimamente i Ministeri e i loro privilegi.
Fortunatamente,
un grande aiuto viene dagli stessi cittadini che si adoperano in
prima persona per contribuire a “tamponare” le mancanze dello
Stato centrale; Medole infatti può contare sull'operato prezioso di
volontari ed Associazioni, che prestano gratuitamente la loro opera
in tanti settori.
Amministrare
in queste condizioni non è semplice, ma stimolante perché ti devi
inventare nuovi modi per reperire le risorse necessarie. Per esempio,
oltre al parco fotovoltaico di cui ho già parlato, il Comune di
Medole ha messo in piedi un “matrimonificio”...vale a dire ha
fatto una convenzione con i proprietari del Convento dell'Annunciata,
un luogo molto suggestivo dove vengono anche da fuori Italia per
sposarsi. Così il nostro Sindaco lavora sabato, domenica e anche
durante la settimana per celebrare matrimoni con un cospicuo
corrispettivo per il Comune. Ecco che,
a
differenza della maggior parte dei politici che costano,
il nostro Sindaco, che già si è dimezzato lo stipendio, fa
anche guadagnare dei bei soldini...
(
f.c. )
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DONNA OGGI!
Ormai
da tempo i riflettori della nostra società sono puntati sulla
“moderna” condizione della donna, sempre più vittima di
stolkers, stupratori, compagni violenti ed “ex” persecutori.
Da
donna e “addetta ai lavori” però sto notando con rammarico come
queste donne siano considerate solo quando oggetto di cronaca e
quindi fonte di audience per politici ormai senza lavoro che
arrotondano facendo gli opinionisti nei salotti televisivi!
….
Vincenza Zullo, Alfina Grande, Sabrina Blotti, Francesca Alleruzzo ….
… E
la vostra vicina di casa, la madre della compagna di scuola di vostra
figlia o la signora che compra il pane nel vostro stesso negozio? A
loro chi ci pensa? A loro che ogni giorno subiscono in silenzio e
sono ancora vive. Possibile che tutti sapevano o peggio ancora
“immaginavano” solo quando ormai qualcuno, queste donne le ha
massacrate? La solidarietà? Il dovere civico nei confronti della
comunità?
Da 7
anni lavoro come educatore in una Comunità di Recupero e qui ho
conosciuto donne vittime di abusi e violenze mai denunciate, non per
paura ma per vergogna.
Donne
che hanno cercato di superare il senso di colpa con alcol, eroina e
cocaina. Donne arrabbiate con se stesse per le violenze subite, come
se “ se le fossero cercate”!
Queste
donne mi hanno insegnato che la vergogna che loro provavano era
insita nel tessuto socio-culturale dal quale provenivano e che non
hanno denunciato i fatti subiti perché non hanno trovato un
contesto che ha permesso loro di farlo.
Ho
accettato di scrivere queste poche righe per dar voce proprio a
queste donne e ricordare alla comunità che tutti hanno il dovere di
denunciare reati anche se subiti da altri!
Indossare
un abito troppo succinto o adottare atteggiamenti superficiali non è
reato!
Il
reato lo commette chi si sente legittimato a pretendere che una donna
sia o faccia qualcosa contro la sua volontà!
Ecco
perché vorrei inoltre che quest’articolo fosse d’aiuto anche a
quelle mogli, compagne e figlie che ogni giorno subiscono in silenzio
dimenticandosi che nessuno ha il diritto di soggiogarle e umiliarle!
Sperando
di aver scosso qualche coscienza e sollevato nuove riflessioni
rispetto all’essere “Donna Oggi”, Vi ringrazio per
l’attenzione!
(J.V.)
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SCIOPERIAMO. PER FERMARE LA CULTURA DELLA VIOLENZA
Alla
presidente della Camera, Laura Boldrini
Alla
segretaria della Confederazione Generale del Lavoro, Susanna
Camusso
Alla vice-ministra del Lavoro e Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, Maria Cecilia Guerra
A tutte le donne delle istituzioni, delle arti e dei mestieri
A tutte noi
Alla vice-ministra del Lavoro e Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, Maria Cecilia Guerra
A tutte le donne delle istituzioni, delle arti e dei mestieri
A tutte noi
Roma,
14 giugno 2013 - Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva
dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece
no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge –
da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo
ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono
scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state
silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze
fisiche e quelle verbali. Ma non basta.
Non
basta più il lavoro dei centri antiviolenza, fondamentale e
prezioso. E non bastano le promesse di leggi che neanche arrivano. La
ratifica della convenzione di Istanbul? Un passo importante, ma
bisogna aspettare e aspettare. E noi non vogliamo più limitarci a
lanciare appelli che raccolgono migliaia di firme ma restano solo
sulla carta; a proclamarci indignate per una violenza che non accenna
a smettere; a fare tavole rotonde, dibattiti politici, incontri.
Adesso chiediamo di più.
Chiediamo
di poter vivere in una società che vuole realmente cambiare la
Cultura che alimenta questa mentalità maschilista, patriarcale,
trasversale, acclarata e spesso occulta, che noi riteniamo totalmente
responsabile della mancanza di rispetto per le donne, e che non fa
nulla per fermare questo inutile e doloroso femminicidio italiano.
Chiediamo
che la parola femminicidio non venga più sottovalutata, svilita,
criticata. Perché racconta di un fenomeno che ancora in troppi
negano, o che sia qualcosa che non li riguarda. O addirittura che
molte delle donne uccise o violate, in fondo in fondo, qualche
sbaglio lo avevano fatto. Quanta disumanità nel non voler vedere il
nostro immenso lavoro, quello pagato e quello non pagato, il lavoro
di cura e riproduttivo, il genio, la creatività, il ruolo multiforme
delle donne.
Chiediamo
di fermarci. A tutte: madri, sorelle, figlie, nonne, zie, compagne,
amanti, mogli, operaie, commesse, maestre, infermiere, badanti,
dirigenti, fornaie, dottoresse, farmaciste, studentesse,
professoresse, ministre, contadine, sindacaliste, impiegate,
scrittrici, attrici, giornaliste, registe, precarie, artiste, atlete,
disoccupate, politiche, funzionarie, fisioterapiste, babysitter,
veline, parlamentari, prostitute, autiste, cameriere, avvocate,
segretarie.
Fermiamoci
per 24 ore da tutto quello che normalmente facciamo. Proclamiamo uno
sciopero generale delle donne che blocchi questo maledetto paese.
Perché sia chiaro che senza di noi, noi donne, non si va da nessuna
parte. Senza il rispetto per la nostra autodeterminazione e il nostro
corpo non c'è società che tenga. Perché la rabbia e il dolore, lo
sconforto e l'indignazione, la denuncia e la consapevolezza, hanno
bisogno di un gesto forte.
Scioperiamo
per noi e per tutte le donne che ogni giorno rischiano la loro vita.
Per le donne che verranno, per gli uomini che staranno loro accanto.
Unisciti
a noi, firma e diffondi questo appello. Insieme, poi, decideremo una
data.
Barbara
Romagnoli (giornalista freelance)
Adriana Terzo (giornalista freelance)
Tiziana Dal Pra (presidente del centro interculturale Trama di Terre)
Adriana Terzo (giornalista freelance)
Tiziana Dal Pra (presidente del centro interculturale Trama di Terre)
Aderisco
oltre che a nome mio personale anche a nome dell’Amministrazione
che rappresento. Aderisco perché credo che consegnare un mondo più
“uguale” ai nostri figli sia importante; e perché credo che
troppe volte una donna per poter riuscire ad esprimere sé stessa
debba combattere una battaglia senza fine che parte
dall’interno delle mura domestiche nelle quali è cresciuta o che,
sulle proprie spalle, cerca di costruire. Aderisco perché la
battaglia contro il femminicidio comincia dai piccoli gesti di ogni
giorno, dal modo in cui cresciamo i nostri figli, dalle volte in cui
ci ricordiamo, tra un impegno e l’altro, tra una corsa e un’altra,
di “alzarci in piedi” per difendere la dignità e i valori
in cui crediamo. Perché rivendicare la dignità dell’uguaglianza
non è mai superfluo né inutile per quanto lo possa sembrare. È un
piantare un seme che qualcuno, magari proprio i nostri figli,
contribuirà a far crescere.
(a.f.)
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