mercoledì 26 febbraio 2014

AMMINISTRAZIONE CONTINUAMENTE INNOVATIVA


Ma i medolesi lo sanno?..... E i medolesi si ricordano?...

Ma i medolesi lo sanno che, nonostante il periodo difficile, l'Amministrazione continua ad operare per l'equità fiscale e a Medole si pagano mediamente meno tasse di altri Comuni? Almeno alcune centinaia di Euro/anno per ogni famiglia:
- a Medole non si paga l'addizionale Irpef comunale;
- a Medole spendiamo mediamente meno per la tassa rifiuti, anche perché, oltre ad avere la raccolta differenziata prossima all'80%, siamo tra i Comuni dove si producono meno rifiuti pro capite/anno. Per questo va dato merito ai cittadini, in quanto il risultato si è ottenuto grazie all'attenzione di tutti, anche se qualche “disordinato” c'è ancora;
- a Medole paghiamo mediamente un po' meno anche di I.M.U. perchè abbiamo le rendite più basse rispetto ad altri comuni
Ma i medolesi sanno che tutto questo non accade per caso?
Nel 2010 è stato realizzato il parco fotovoltaico in località Pirossina che produce, al netto della rata di ammortamento del finanziamento, €. 300.000 all'anno che si utilizzano per tenere alta la qualità dei servizi alle famiglie di Medole.
Nondimeno è importantissimo ricordare che nel sito del parco fotovoltaico è stata prima attuata una enorme opera di bonifica: opera grandemente esemplare per la tutela dell'ambiente. Inoltre, a fine operazione, sono stati piantati 600 alberi nelle aree intorno che diventeranno un bosco.
Ma i medolesi lo sanno che a Medole è installata una quantità di pannelli fotovoltaici che, sommando quelli del Comune e quelli dei privati, producono energia elettrica pulita in quantità pari al consumo medio di tutte le famiglie del paese?
Ma i medolesi lo sanno che nel nuovo Piano di Governo del Territorio (P.G.T.) è stato inserito il divieto di costruire impianti a combustione di biomasse e produzione biogas in quanto, pur essendo classificati fra le energie rinnovabili, in realtà sono distruttivi dell'ambiente? Lo stesso P.G.T. prevede il consumo zero del territorio, incentivando il recupero di tutti gli edifici esistenti con la gratuità degli oneri comunali.
Ma i medolesi, quindi, sono consapevoli di essere governati da un'Amministrazione continuamente innovativa che promuove servizi di progresso? asilo nido, oltre alle scuole statali di primo grado con qualificato Piano di diritto allo studio e comodato gratuito dei testi della scuola secondaria, nel rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana secondo la quale “l'istruzione obbligatoria deve essere libera e gratuita”; pedibus, gruppi di cammino, centro di aggregazione giovanile, scuola di musica convenzionata con il Conservatorio di Mantova, teatro comunale con stagione teatrale, biblioteca comunale con gruppi di lettura, Pro Loco e Civica Raccolta d'Arte per arte di qualità e il tutto per promuovere continuamente cultura.
Un'Amministrazione che ha effettuato in questi quattro anni di crisi profonda, investimenti per sette milioni di Euro, tra ristrutturazione di Palazzo Ceni e parco fotovoltaico che significano anche promozione del lavoro. Se in proporzione tutto ciò venisse attuato dal Governo nazionale, supereremmo bene la crisi.
Ma i medolesi lo sanno che la Giunta in carica, contrariamente a quanto avviene a livello nazionale, porta al Comune uno stipendio di circa 3.000 euro al mese, fra la rinuncia a metà del compenso previsto per legge ed il ricavo dalla convenzione con il Convento dell'Annunciata per la celebrazione dei matrimoni di rito civile tra persone che giungono da tutto il mondo?
Ma i medolesi sanno quante persone praticano il volontariato in totale indipendenza facendo bene innanzi tutto a se stessi e con questo spirito positivo fanno molto bene all'intera comunità? Poi, Medole gode dell'attivismo di tante Associazioni, da quelle sociali a quelle culturali, a quelle sportive, a quelle ludiche e di intrattenimento. Grazie a tutti!



E i medolesi si ricordano?......

E i medolesi si ricordano che la scorsa legislatura guidata dalla Giunta del Sindaco Bruno Pesci e Fausto Brigoni (vice sindaco a sua insaputa), hanno fatto costruire l'ampliamento della scuola secondaria senza calcolo antisismico nonostante l'obbligo della legge vigente e nonostante l'ex vice sindaco architetto?
E i medolesi si ricordano che quella Giunta Pesci-Brigoni, nonostante avesse entrate enormemente superiori rispetto ad oggi, ha sperperato centinaia di migliaia di Euro per realizzare il marciapiedi “pericolosissimo” in mezzo a Viale Zanella (Passeggio) poi rapidamente rimosso; lo spostamento del cippo commemorativo del generale francese Auger a Ca' Morino? E l'inaugurazione del Teatro Comunale non ancora agibile?
E i medolesi si ricordano che alla scuola materna c'erano bimbi in lista d'attesa, cioè non potevano andare all'asilo? Bastava aggiungere una sezione, cosa che ha fatto immediatamente l'attuale amministrazione finanziandola come Comune per il primo anno e poi riconosciuta e finanziata dal Ministero.
E i medolesi si ricordano che hanno svenduto un tratto del Vicolo Mulino (già in proprietà del Comune) che sarebbe stato indispensabile per ampliare i parcheggi in una zona dove scarseggiano (sarebbero stati utili anche per gli utenti dell'ambulatorio medico in loco).
E i medolesi si ricordano che avevano progettato di aprire un varco tra Piazza Castello e Via Fontana che avrebbe deturpato l'antico perimetro chiuso del Castello?
Nonostante l'insensatezza dell'opera, la giunta Pesci-Brigoni si è persino avventurata in un assurdo contenzioso legale che l'attuale Amministrazione, con impegno e difficoltà, ha ricomposto.
E i medolesi si ricordano che, verso la fine del loro insipiente mandato amministrativo, la giunta Pesci-Brigoni ha portato il Comune al fallimento conclusosi definitivamente col commissariamento?
In un mondo normale questi personaggi non dovrebbero avere il diritto di sedere ancora nel Consiglio Comunale, invece, ignorando il senso del pudore, sono ancora lì, imperterriti.
Politici vecchi, che continuano a praticare la vecchia politica del ruffianismo pur di cercare in tutti i modi di apparire e reinverginarsi.
Al contrario degli insulti gratuiti, questi sono “fatti”.
( g.b.r. )

“IL LAVORO NOBILITA L'UOMO”



L'affermazione che si è sempre prestata a facile ironia, pur nella sua sintetica espressione, evidenzia uno dei valori prioritari nella vita di ogni persona.
È però evidente che bisogna esplicare il concetto con i dovuti contenuti. Il lavoro procura impegno, sviluppa l'ingegno col fine di produrre il reddito utile per il sostentamento in un insieme di rapporti costitutivi la qualità della vita della persona.
Purtroppo, in questo periodo di spaventosa crisi, la nobiltà del lavoro è un'ambizione ormai perduta a causa di speculazioni finanziarie e malgoverno che sono sempre la tendenza egoistica di sottomettere più persone possibili verso la forma della schiavitù.
In questo periodo di debolezza dei lavoratori, emergono facilmente le spinte alla penalizzazione del lavoro. Subito si attenta ai diritti principali dei lavoratori, come lo svuotamento del significativo Articolo 18 dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori, fino alle varie proposte della sua abolizione.
E sull'onda si inventano innumerevoli forme di contratti che indeboliscono i diritti sino a ridurre le persone alla totale precarietà.
D'altra parte, come si possono definire contratti di lavoro della durata di una settimana, oppure a chiamata giornaliera o addirittura a singole ore?
Ancora, un altro termine apparentemente di moda, ma ferocemente punitivo della persona, “esodati”; maschera la tragedia di persone espulse dal lavoro con l'impossibilità di rientrarvi e nello stesso tempo non essere tutelate nemmeno dalla dovuta pensione.
E che dire di tutte le persone, giovani e non solo, che non hanno avuto e non hanno alcuna possibilità di accedere al lavoro.
Ora vengono proposte altre regole riguardanti il lavoro (oltre quelle già disastrose che alimentano solo lo sfruttamento dei lavoratori e ancora peggiorate dal ministero Fornero) con nuovo titolo americano (jobs-act). Come se fossero solo le regole a generare lavoro.
La qualità della contrattazione del lavoro, compresa la necessaria parte mercantile, diviene determinante per misurare il grado di libertà personale dell'uomo e nello stesso tempo il livello di civiltà della società alla quale appartiene.
Però oggi, nel concreto, ci troviamo travolti da situazioni gravissime di perdita del lavoro che ci toccano da vicino alle quali possiamo solo esprimere solidarietà in un immenso senso di impotenza.
I casi più eclatanti sono la crisi dei lavoratori Pompea, chiaramente provocata da molti fattori, ma prioritariamente dall'insostenibile concorrenza dovuta alla delocalizzazione, conseguente al nulla di politica industriale che consente facilmente questi trasferimenti utilizzando i capitali prodotti col sudore dei lavoratori italiani. E, peggio ancora, propizi per sfruttare enne volte anche i lavoratori delle zone di delocalizzazione.
Altra esperienza vicinissima è la difficoltà in cui è stata coinvolta la Cooperativa sociale “Nastro Verde” che nel settore raccolta rifiuti svolgeva l'attività da almeno due decenni ed una importantissima funzione sociale, avendo occupato nel tempo anche persone con diverse abilità.
Va quindi denunciata la gravità di questa situazione in quanto provocata da aziende municipalizzate per cui lavorava “Nastro Verde” le quali inspiegabilmente (se non con qualche sospetto) imponevano costi proibitivi per il noleggio di macchine operatrici, e nello stesso tempo ritardavano i pagamenti dovuti per il servizio prestato oltre i 6 mesi; insostenibile per una cooperativa che operava con margini risicatissimi pur occupando 30 lavoratori. Infine ha dovuto chiedere il concordato preventivo.
E allora?
Allora bisogna, oltre alle ricette di spesa proclamate genericamente a tutti i livelli politici, disporre a livello nazionale di un progetto strategico molto coraggioso che procuri una disponibilità di entrata in moneta di cento miliardi di euro all'anno, per abbassare le tasse del 10% e selezionare con altrettanta qualificazione gli investimenti produttivi per il lavoro.
Nella prossima puntata proveremo a sviluppare un'idea di progetto strategico complessivo.
(g.b.r.)

ROBIN HOOD E LA FORESTA DI SHERWOOD


(sottotitolo “ROBIN-GIAMB E IL PARCO FOTOVOLTAICO”)

C'era una volta in quel di Medole (un ridente borgo della Contea di Mantova) un'ampia area a nord del Borgo, occupata da un'impresa di lavori stradali condotta da un figuro che aveva un progetto spaventoso: scavare un enorme buco per costruire un impianto seminterrato per la triturazione degli scarti di edilizia. Questo progetto, in effetti, stazionava nella Casa Comunale di Medole da una decina d'anni senza che mai fosse approvato, per l'inaccettabile quantità di ghiaia che avrebbe dovuto essere scavata per la sua realizzazione.
Senonché, con il cambio di Amministrazione e l'arrivo del Principe Brunotto e del suo compare Sceriffo Faust nel Borgo di Medole, improvvisamente l'enorme e profondo buco si fece. La denuncia dello scempio fatta da Little John-Franco, un attento paladino dell'ambiente, provocò l'immediato intervento del Signore di Mantova (anch'esso contrario al progetto) che segnalò la maxi escavazione non autorizzata.
Allora, il Principe e lo Sceriffo di Medole si sovvennero e corsero ai ripari emettendo l'ordinanza di sospensione di ogni attività di estrazione, ma in ritardo perché, come si suol dire, “i buoi erano già scappati”. Troppo presi dalle loro gravose incombenze, non si erano purtroppo avveduti per tempo di quell'enorme buco che si stava scavando “a loro insaputa” pur essendo, per il vero, in una posizione che non si notava solo non volendolo notare.
Si rinvennero in quel sito grossi cumuli di preziosa ghiaia e di altro materiale “di natura alquanto dubbia”, ma giustizia fu fatta: il losco figuro fu condannato e il blocco dell'attività abusiva portò la sua impresa al fallimento.
Nel frattempo, le scaramucce tra il Principe Brunotto e lo Sceriffo Faust misero fine anzitempo al loro mandato e il governo del Borgo fu affidato (come era nel passato) a Robin-Giamb e alla sua allegra brigata.
Il Tribunale chiuse quella brutta pagina mettendo all'asta tutta l'area: un'occasione d'oro che Robin-Giamb e i suoi colsero al volo.

I NOSTRI EROI AVEVANO UN SOGNO.

Nel gran Consiglio del Borgo lo svelarono all'Assemblea: avrebbero partecipato all'asta per aggiudicare l'area al Borgo, l'avrebbero risanata dal degrado e trasformata in un bellissimo parco di pannelli che, catturando la luce del sole, l'avrebbero trasformata in elettricità!
Gli scritti ufficiali dell'epoca testimoniano che questo sogno non fu da tutti condiviso. L'ex Principe Brunotto e i suoi compari (noti esperti di economia), infatti, lo derisero e contrastarono affermando che avrebbe fatto buttare tempo e denaro. Qual lungimiranza! O forse a quei garbava quell'enorme buco? Già, perché nel corso della loro amministrazione ne avevano autorizzati altri di buchi, chiamati benevolmente “bonifiche”...
Robin-Giamb, però, forte dell'entusiastico appoggio dei suoi compagni, non si fece scoraggiare; partecipò all'asta e aggiudicò l'area al Borgo di Medole, circa 15 biolche di terreno per la somma di 160.000 Euro.
I denari furono recuperati utilizzando quelli che l'ex Principe Brunotto e l'ex Sceriffo Faust si erano fatti prestare dalla Banca della Contea per dare nuovo splendore al Passeggio, un viale del Borgo, ma che non usarono mai perchè si accapigliarono tra di loro; così si dovevano restituire con gli interessi senza averne nessun beneficio.
Quale occasione migliore per mettere fine allo spreco?
Si era nel mese di aprile dell'anno di grazia 2010. Dopo un lungo e faticoso percorso per ottenere tutte le autorizzazioni degli Enti, l'area fu completamente risanata portandovi, in enorme quantità, terreno di primissima qualità e 10 delle 15 biolche furono occupate dai pannelli, realizzando così il sogno: un grande parco solare.
Era trascorso esattamente un anno dall'inizio dei lavori e, nel mese di aprile 2011 il parco fu attivato, in tempo utile per far sì che il Borgo di Medole potesse beneficiare al massimo degli incentivi concessi a quel tempo dal Governo Italico.
L'intera straordinaria operazione, compreso il risanamento dell'area, fu finanziata con un contratto di leasing, che era ancora possibile fare in quei tempi, per un investimento di circa 4.000.000 di Euro da rimborsare in 19 anni. Il Borgo poté così iniziare a vendere l'energia prodotta dai pannelli e il ricavato insieme agli incentivi del Governo permisero di pagare le rate del leasing e di far entrare nelle casse del Borgo circa 300.000 Euro all'anno che Robin-Giamb e i suoi compagni poterono usare per aiutare le famiglie del Borgo a combattere la grave crisi economica che si era abbattuta in quegli anni sul mondo intero.
Fu possibile così mantenere servizi importantissimi per la popolazione, come l'asilo nido, il Centro di aggregazione giovanile, fu perfino ripristinato il servizio di comodato gratuito dei testi scolastici, tanti e tanti servizi sociali e culturali che altrimenti la grande crisi non avrebbe permesso di mantenere attivi.
Le altre 5 biolche furono trasformate in boschetti, con la piantumazione di tanti alberelli finanziati dal Signore di Mantova, utilizzando le gabelle che il Borgo versava come corrispettivo per il controllo sulle escavazioni nel proprio territorio.
E fu così che, come nelle favole più belle, la provvidenziale intuizione ed il coraggio dei nostri eroi trasformarono il sogno in realtà: quel pezzo di territorio a nord del Borgo fu salvato dallo sfruttamento dei malvagi e dal degrado e divenne un importante produttore di energia puliata a beneficio della popolazione del Borgo di Medole.

( f.c. )


TRA CRISI E MANOVRE … L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DA' I NUMERI

Com'è cambiato il bilancio comunale dal 2007 (prima della crisi) al 2013 (crisi profonda)

CRISI. E' iniziata nel 2008 e, sebbene spesso sottovalutata da previsioni ottimistiche ma incoscienti, si è abbattuta su tutti come una mazzata; è sempre più difficile accedere al credito perché le banche, nonostante le sovvenzioni, non hanno liquidità (!?). E intanto le imprese chiudono o delocalizzano e licenziano.
La logica e terribile conseguenza si esprime nelle sempre maggiori richieste di sostegno da parte delle famiglie in difficoltà ai servizi sociali di Comuni e Associazioni. Il Comune di Medole si sta prodigando seriamente per alleviare gli effetti della crisi, facendosi carico delle situazioni di disagio, anche a costo di ridurre gli impegni su altri fronti. Le somme stanziate per i servizi sociali, al netto delle entrate, sono aumentate di oltre il 40% negli ultimi anni, passando dai 327.000 euro del 2007 ai 465.000 euro attuali.
Questo nonostante il Comune stesso risenta della crisi e della conseguente contrazione delle entrate.
Con l'edilizia ferma, per esempio, vengono a mancare entrate importanti (1.000.000 di euro all'anno) come gli oneri di urbanizzazione (da 287.000 Euro nel 2007 ai 63.000 attuali) e gli introiti dalle cave: da un'entrata di oltre 800.000 Euro nel 2007 (Amministrazione Pesci- Brigoni, che in campagna elettorale proclamavano “mai più cave!”), siamo passati quest'anno a circa 20.000 Euro.
Ma questa almeno, sebbene negativa per le casse comunali, è una buona notizia per il nostro territorio, anche se è inevitabile constatare con rammarico come sono stati sprecati i forti incassi dalle escavazioni del quinquennio dell'Amministrazione Pesci-Brigoni. Visto che il nostro territorio è costretto a subire questa devastazione, sarebbe stato auspicabile, per esempio, utilizzare il ricavato dimostrando attenzione verso il territorio stesso: penso, per esempio, alle piste ciclabili e in particolare al collegamento con Crocevia che sarebbe molto utile per lavoratori e studenti.
A questo scopo l'attuale Amministrazione ha recentemente aderito ad un progetto sovracomunale finanziato dalla Fondazione Cariplo che delinea il tracciato di una rete di piste ciclabili che comprende, appunto, Via Crocevia. Bene, almeno il progetto ce l'abbiamo, ora si tratta di aspettare e sperare in un nuovo contributo da qualche fondazione bancaria perché in questa situazione, con le poche risorse disponibili e gli impegni già assunti, è impossibile che i Comuni possano affrontare investimenti del genere.
Considerando anche il fatto che il Governo centrale ha imposto il Patto di stabilità e il divieto di fare ulteriori mutui, impedendo, di fatto, la possibilità di fare spese di investimento, compreso l'asfaltatura delle strade.
Fortunatamente, ci è venuta in soccorso l'intuizione provvidenziale dell'installazione del parco fotovoltaico che, grazie al sole, produce energia pulita ed entrate rispettose dell'ambiente che vanno in parte a sostituire quelle della ghiaia e degli oneri (circa 300.000 euro annui al netto della rata di leasing).
Manovre. Come se non bastasse la crisi, i nostri governanti ne hanno approvato, una dopo l'altra, manovre che impongono ai Comuni sacrifici che penalizzano i servizi: scuola, imprese, ambiente, trasporti pubblici.
È questo il risparmio che si chiede alla politica? Si impone tutto il carico sugli Enti locali e a pagare, come sempre, sono i cittadini, mentre non si toccano minimamente i Ministeri e i loro privilegi.
Fortunatamente, un grande aiuto viene dagli stessi cittadini che si adoperano in prima persona per contribuire a “tamponare” le mancanze dello Stato centrale; Medole infatti può contare sull'operato prezioso di volontari ed Associazioni, che prestano gratuitamente la loro opera in tanti settori.
Amministrare in queste condizioni non è semplice, ma stimolante perché ti devi inventare nuovi modi per reperire le risorse necessarie. Per esempio, oltre al parco fotovoltaico di cui ho già parlato, il Comune di Medole ha messo in piedi un “matrimonificio”...vale a dire ha fatto una convenzione con i proprietari del Convento dell'Annunciata, un luogo molto suggestivo dove vengono anche da fuori Italia per sposarsi. Così il nostro Sindaco lavora sabato, domenica e anche durante la settimana per celebrare matrimoni con un cospicuo corrispettivo per il Comune. Ecco che, a differenza della maggior parte dei politici che costano, il nostro Sindaco, che già si è dimezzato lo stipendio, fa anche guadagnare dei bei soldini...
( f.c. )

DONNA OGGI!


Ormai da tempo i riflettori della nostra società sono puntati sulla “moderna” condizione della donna, sempre più vittima di stolkers, stupratori, compagni violenti ed “ex” persecutori.
Da donna e “addetta ai lavori” però sto notando con rammarico come queste donne siano considerate solo quando oggetto di cronaca e quindi fonte di audience per politici ormai senza lavoro che arrotondano facendo gli opinionisti nei salotti televisivi!
. Vincenza Zullo, Alfina Grande, Sabrina Blotti, Francesca Alleruzzo ….
E la vostra vicina di casa, la madre della compagna di scuola di vostra figlia o la signora che compra il pane nel vostro stesso negozio? A loro chi ci pensa? A loro che ogni giorno subiscono in silenzio e sono ancora vive. Possibile che tutti sapevano o peggio ancora “immaginavano” solo quando ormai qualcuno, queste donne le ha massacrate? La solidarietà? Il dovere civico nei confronti della comunità?
Da 7 anni lavoro come educatore in una Comunità di Recupero e qui ho conosciuto donne vittime di abusi e violenze mai denunciate, non per paura ma per vergogna.
Donne che hanno cercato di superare il senso di colpa con alcol, eroina e cocaina. Donne arrabbiate con se stesse per le violenze subite, come se “ se le fossero cercate”!
Queste donne mi hanno insegnato che la vergogna che loro provavano era insita nel tessuto socio-culturale dal quale provenivano e che non hanno denunciato i fatti subiti perché non hanno trovato un contesto che ha permesso loro di farlo.
Ho accettato di scrivere queste poche righe per dar voce proprio a queste donne e ricordare alla comunità che tutti hanno il dovere di denunciare reati anche se subiti da altri!
Indossare un abito troppo succinto o adottare atteggiamenti superficiali non è reato!
Il reato lo commette chi si sente legittimato a pretendere che una donna sia o faccia qualcosa contro la sua volontà!
Ecco perché vorrei inoltre che quest’articolo fosse d’aiuto anche a quelle mogli, compagne e figlie che ogni giorno subiscono in silenzio dimenticandosi che nessuno ha il diritto di soggiogarle e umiliarle!
Sperando di aver scosso qualche coscienza e sollevato nuove riflessioni rispetto all’essere “Donna Oggi”, Vi ringrazio per l’attenzione!
(J.V.)

SCIOPERIAMO. PER FERMARE LA CULTURA DELLA VIOLENZA


Alla presidente della Camera, Laura Boldrini
Alla segretaria della Confederazione Generale del Lavoro, Susanna Camusso
Alla vice-ministra del Lavoro e Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, Maria Cecilia Guerra
A tutte le donne delle istituzioni, delle arti e dei mestieri
A tutte noi
Roma, 14 giugno 2013 - Pensavamo che l'uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L'insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un'altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta.
Non basta più il lavoro dei centri antiviolenza, fondamentale e prezioso. E non bastano le promesse di leggi che neanche arrivano. La ratifica della convenzione di Istanbul? Un passo importante, ma bisogna aspettare e aspettare. E noi non vogliamo più limitarci a lanciare appelli che raccolgono migliaia di firme ma restano solo sulla carta; a proclamarci indignate per una violenza che non accenna a smettere; a fare tavole rotonde, dibattiti politici, incontri. Adesso chiediamo di più.
Chiediamo di poter vivere in una società che vuole realmente cambiare la Cultura che alimenta questa mentalità maschilista, patriarcale, trasversale, acclarata e spesso occulta, che noi riteniamo totalmente responsabile della mancanza di rispetto per le donne, e che non fa nulla per fermare questo inutile e doloroso femminicidio italiano.
Chiediamo che la parola femminicidio non venga più sottovalutata, svilita, criticata. Perché racconta di un fenomeno che ancora in troppi negano, o che sia qualcosa che non li riguarda. O addirittura che molte delle donne uccise o violate, in fondo in fondo, qualche sbaglio lo avevano fatto. Quanta disumanità nel non voler vedere il nostro immenso lavoro, quello pagato e quello non pagato, il lavoro di cura e riproduttivo, il genio, la creatività, il ruolo multiforme delle donne.
Chiediamo di fermarci. A tutte: madri, sorelle, figlie, nonne, zie, compagne, amanti, mogli, operaie, commesse, maestre, infermiere, badanti, dirigenti, fornaie, dottoresse, farmaciste, studentesse, professoresse, ministre, contadine, sindacaliste, impiegate, scrittrici, attrici, giornaliste, registe, precarie, artiste, atlete, disoccupate, politiche, funzionarie, fisioterapiste, babysitter, veline, parlamentari, prostitute, autiste, cameriere, avvocate, segretarie.
Fermiamoci per 24 ore da tutto quello che normalmente facciamo. Proclamiamo uno sciopero generale delle donne che blocchi questo maledetto paese. Perché sia chiaro che senza di noi, noi donne, non si va da nessuna parte. Senza il rispetto per la nostra autodeterminazione e il nostro corpo non c'è società che tenga. Perché la rabbia e il dolore, lo sconforto e l'indignazione, la denuncia e la consapevolezza, hanno bisogno di un gesto forte.
Scioperiamo per noi e per tutte le donne che ogni giorno rischiano la loro vita. Per le donne che verranno, per gli uomini che staranno loro accanto.
Unisciti a noi, firma e diffondi questo appello. Insieme, poi, decideremo una data.

MANDARE FIRMA con nome e città a scioperodonne2013@gmail.com

Barbara Romagnoli (giornalista freelance)
Adriana Terzo (giornalista freelance)
Tiziana Dal Pra (presidente del centro interculturale Trama di Terre)


Aderisco oltre che a nome mio personale anche a nome dell’Amministrazione che rappresento. Aderisco perché credo che consegnare un mondo più “uguale” ai nostri figli sia importante; e perché credo che troppe volte una donna per poter riuscire ad esprimere sé stessa debba combattere  una battaglia senza fine che parte dall’interno delle mura domestiche nelle quali è cresciuta o che, sulle proprie spalle, cerca di costruire. Aderisco perché la battaglia contro il femminicidio comincia dai piccoli gesti di ogni giorno, dal modo in cui cresciamo i nostri figli, dalle volte in cui ci ricordiamo, tra un impegno e l’altro, tra una corsa e un’altra,  di “alzarci in piedi” per difendere la dignità e i valori in cui crediamo. Perché rivendicare la dignità dell’uguaglianza non è mai superfluo né inutile per quanto lo possa sembrare. È un piantare un seme che qualcuno, magari proprio i nostri figli, contribuirà a far crescere.
(a.f.)

La Cultura che uccide le donne