martedì 20 giugno 2006

ULIVO di Rosa Oliani

L’appello volto ad ottenere altri contributi al lavoro che stiamo facendo, comincia ad essere accolto positivamente. Il nostro gruppo, infatti, si sta allargando e arricchendo di persone che dimostrano interesse e simpatia per i nostri sforzi.
Ci ha fatto particolarmente piacere ricevere alcune poesie scritte da una nostra compaesana con una semplicità e una passione che ci hanno conquistato; abbiamo perciò deciso di cominciare a pubblicarle per rendere partecipe anche chi ci legge di ciò che può nascere spontaneamente dal cuore delle persone.

ULIVO

Ulivo che da millenni
vivi su monti e colline,
ora ti faremo scendere anche a valle.

Ti pianteremo in mezzo al verde,
ti adorneremo
con tante margherite colorate.

Ben ti coltiveremo
così che tu possa darci abbondanti frutti
per condire la nostra alimentazione
che ormai scarseggia
su questo arido pianeta.

Ulivo, non mi deludere,
ho scelto di votare te
con fiducia e con ardore,
perché è in te che spero
per un futuro migliore.

(o.r.)

TRIONFO DEL KITSCH di Giovanni Magnani

Estetica e cultura, fattori non secondari

Che roba è il kitsch? Saranno in molti a chiederselo. Orbene, alla legittima domanda ecco la risposta. Kitsch, che si pronuncia kic è, in breve, un sostantivo maschile tedesco, da lungo tempo anche in uso nella lingua italiana, che in sei lettere esprime, riassume e identifica, bollandolo, ciò che è di “cattivo gusto” non nel senso mangereccio ovviamente, ma per quanto attiene, invece, l’estetica applicata a tutti quei settori che per propria natura la chiamano in causa: l’arte in genere, l’architettura, la moda, l’arredo degli interni e quello urbano, il design, l’oggettistica e via di seguito; anche il comportamento. Tutto il contrario, insomma, di quel “Bello” concreto, consolidato che quando è senza fronzoli lo è doppiamente (G. Casanova, 1725-1798, nelle Memorie scritte da lui medesimo affermava che: «una bella donna è mille volte più attraente quando esce dalle braccia di Morfeo che dopo un’accurata toilette»). Questo per dire che la nostra “bella Medole”(che in sé racchiude straordinarie realtà architettoniche, storiche, artistiche, estetiche, e non solo) da qualche tempo a questa parte si va adornando di appariscenti orpelli che suscitano, in chi è sensibile a certe problematiche, perplessità e allarme. Aleggia da qualche tempo una sorta di “horror vacui” che spinge a riempire impropriamente quanto inutilmente spazi con arredi urbani pseudo avveniristici e prepotenti soluzioni (pannelli a messaggio variabile tipo autostradale, fioriere con malinconici ciuffi, lampadari multicolori, buffi vasetti catarifrangenti, cascatelle mosce, pubblicitarie, vezzose aiole variegate, negazione del vero sentire botanico; archi a imposta bassa altoatesina; sassi, coloracci, pretenziose invetriate, mortificanti lanceolati e guerreschi alzabandiera; disseminati, verdi scatoloni = indecorose mini discariche male odoranti ed altro ancora) offensivi al cospetto e al contesto di luoghi che esigono rispetto. Una “Bengodi” del cattivo gusto da far rimpiangere le ancora presenti e comunque dignitosamente sommesse fioriere-biologiche di viale Zanella. Viale che da cima a fondo ha ancora da riservarci (quando cadranno i veli del Mulino e dopo le paventate riqualificazioni del viale stesso e annessi) “sorprendenti sorprese”. Un abbellire falso che immiserisce la vera essenza dei luoghi, della cultura e della tradizione medolesi. Cultura e tradizione locali che scientemente è possibilissimo far progredire nel rispetto e con l’ausilio del buon senso.
Affermazione del kitsch, si diceva, frutto di quella arcipropalata, ma studiatamente mascherata, sottocultura ovunque copiosamente dispensata da abili monopolizzatori, creatori di necessità non necessarie, offerta a hoc in molte cattedrali dell’effimero come, tra le tante, scendendo solo a luoghi comuni e quotidiani, la TV spazzatura, i divertimentifici per grandi e piccini, gli outlet, i super e iper mercati, le mega discoteche, i paradisi vacanzieri. Cattivo gusto dilagante, purtroppo grandemente assimilato, che crea smarrimento, confusione che colpisce, eccome, lo si vede palesemente, anche le nostre oasi (=paesi) trasformandole vieppiù, per effetto di una massificazione senza logica fisionomia, negazione assoluta del proprio essere, delle proprie radici, storia, identità, in anonimi, pretenziosi “centri”. In nome di chi? A vantaggio di chi? Ben si sa. Si comincia con poco, ma poi? Goffaggine, cinismo e l’”apparire” (senza essere) a tutti i costi sono, come noto, l’antitesi della misura, della discrezione, dell’eleganza e sobrietà: elementi questi ultimi passati inesorabilmente in second’ordine. Il tutto, così, tra brindisi, aperitivi, rinfreschi e cene trascorre nell’opportunistica indifferenza. A tutto svantaggio della qualità. E’ il trionfo del Kitsch. Cari amici lettori, responsabilizziamoci.
Al riguardo, mi piace proporVi, in chiusura, due affermazioni uscite dalla bocca di due personaggi “tosti” dell’antichità, cioè: Aristotele, filosofo greco, 384-322 a.C. e Pope, poeta inglese, 1688-1744. interrogato, il primo, su quale fosse la differenza tra uomini che cercano la bellezza e il sapere e quelli indifferenti a tutto ciò e che li negano, Aristotele rispose: «La differenza che c’è tra i vivi e i morti». Diceva, invece, il poeta inglese: «Un po’ di cultura è cosa pericolosa».
Questo, fortunatamente, sono ancora in parecchi a crederlo. Tra questi anche il sottoscritto.

(g.m.)

RIFIUTI: UNA QUESTIONE DI METODO di Stefano Bottoglia

Il nostro stile di vita produce una grande quantità di rifiuti ogni giorno. Produrre meno rifiuti si può! Lo dimostrano i miglioramenti degli ultimi anni. Per ottenere questo prezioso risultato occorre agire su due fronti: l'educazione e una buona gestione.
L'educazione è certamente uno strumento assai potente e non abbastanza considerato. Il cittadino infatti può essere aiutato a modificare alcune abitudini. Si può ad esempio abituarsi a suddividere i rifiuti prodotti fra quelli differenziabili e non, scegliere l'uso di alimenti con confezioni biodegradabili o riciclabili, usare contenitori pensati per un uso prolungato, come borse di tessuto o bottiglie di vetro anziché quelle di plastica, ecc.
La lista di questi comportamenti virtuosi è lunga e soltanto un'attenzione costante può indicare i più opportuni.
Credo pertanto che fra i compiti dell'amministrazione ci sia quello di informare con generosità i cittadini in questa materia e sorvegliare sull'andamento di questo settore.

Certo l'educazione può fare molto ma non tutto. Anche attuando tutti gli accorgimenti per ridurre la quantità dei rifiuti, ne resterà sempre una parte che deve essere gestita.
Ed è questo il compito più impegnativo dell'amministratore pubblico.
Un modo interessante per parlare di gestione è quello di descrivere un caso che rappresenta l'eccellenza; una realtà che ha saputo addirittura trasformare il rifiuto da problema a risorsa.
Il caso a cui ci riferiamo è un consorzio intercomunale sorto in provincia di Treviso, il suo nome è Priula.
Nato nell'87 per volontà di 5 comuni, ha esteso la sua attività negli anni successivi fino a 23 comuni, si occupa della raccolta sia del differenziato che dell'indifferenziato.
Le ragioni di questo successo (primi in Italia per la raccolta differenziata) possono essere riassunte in poche parole: i rifiuti sono gestiti secondo un progetto scientifico molto accurato che premia i più educati.
Riteniamo meritevoli di citazione alcuni aspetti di questo servizio.
- Ottimizzazione dei giri di raccolta: il sistema prevede la raccolta porta a porta contemporanea di indifferenziato e differenziato con l'utilizzo di alcuni contenitori (forniti dal consorzio) di vari colori a seconda del contenuto.
- Tariffe correlate ai rifiuti prodotti: grazie ad un sistema digitale è regolarmente rilevato il numero degli svuotamenti per utente sul quale si calcola una parte variabile della tariffa per l'utente stesso.
- Integrazione con centri di raccolta differenziata: progettato per la massima efficienza consente la raccolta oltre dei rifiuti normalmente prelevati con il porta a porta anche di quelli che per natura, dimensioni o frequenza non giustificano una raccolta settimanale.
- Buona qualità merceologica del materiale raccolto: il costante controllo da parte di operatori di quanto è conferito consente di mantenere rifiuti di buona qualità (non mescolati) e pertanto di ottenerne anche recuperi di tipo economico.
- Grande varietà di rifiuti: grazie alle modalità descritte il consorzio raccoglie tramite:
PORTA A PORTA: secco non riciclabile, organico biodegradabile, vetro, plastica, lattine, carta e cartone, verde e ramaglie.
CENTRI DI RACCOLTA: cartone, vetro, inerti, imballaggi in plastica, ferro e metalli, legno, sfalci e ramaglie, elettrodomestici e materiale elettronico, pneumatici, toner e cartucce per stampanti, oli e grassi commestibili, oli minerali, rifiuti ingombranti e pericolosi.
POSTAZIONI LOCALIZZATE: pile, batterie, farmaci e medicinali
- Molta informazione: una soluzione così accurata richiede una buona consapevolezza da parte degli utenti, che è garantita da frequenti campagne d'informazione e dalla presenza degli ecosportelli.
Ma chissà quanto costa? Anche in questo caso c'è una sorpresa: il costo di questi servizi per gli utenti del consorzio Priula non è maggiore di quello che pagano i Medolesi.

Da questo breve ritratto emergono nitide alcune considerazioni.
Si è scelta la raccolta porta a porta e in ogni comune è presente una piazzola di raccolta differenziata presidiata.
Questo perché gli operatori sono concordi nel ritenere che la presenza di cassonetti sul territorio, preposti a questo scopo, oltre ad essere esteticamente sgradevoli, sono piuttosto inefficaci. Questo a causa dell'ineliminabile presenza dei maleducati che finiscono per depositare i rifiuti in modo inadeguato, mescolando ai materiali riciclabili anche quelli che non lo sono rendendo vano lo sforzo di tutti gli altri.
Inoltre i cassonetti non presidiati diventano facilmente delle piccole discariche a cielo aperto. Anche in questo caso a causa della maleducazione di chi, trovandoli pieni trova comodo depositare ugualmente i propri rifiuti in prossimità del cassonetto stesso. Si potrà eccepire che un frequente svuotamento risolve il problema, ma temo che numerose e vicine esperienze (si veda Castel Goffredo) confermino questo degrado.
Inoltre è piuttosto evidente come il fattore "comodità" è determinante. Un centro di raccolta non posizionato nel comune ma ad esempio in un comune limitrofo che può essere distante alcuni chilometri, costituisce un deterrente all'uso; sia per chi non dispone di un mezzo di trasporto adeguato, sia per il tempo di trasferimento.
Ci auguriamo che nelle scelte future chi si occupa di questo delicato settore consideri con la dovuta attenzione queste esperienze così interessanti e proficue.
(s.bo.)

L’AMACA di Michele Serra

Certe cose non si aggiustano più. L’idea che esistano le persone perbene, per esempio, i padri integri e severi di una volta, e che il giudice Borrelli sia una di queste. Non si aggiusta più, questa idea che un tempo era intera, ma negli ultimi dieci anni è stata ridotta in cocci dalle mazzate di una propaganda maldicente, furba, bugiarda e profumatamente retribuita. E adesso, per molti italiani oramai intronati dalle bugie, il giudice Borrelli è “comunista”, “toga rossa”, uno che agisce per inimicizia personale e per pregiudizio ideologico, e certamente va ad occuparsi di calcio per puro zelo antiberlusconiano. E perfino sui quotidiani indipendenti si leggono tristi commenti che lo indicano come “di parte”: come se fosse un militante politico.
Non lo è adesso, non lo era prima. E’ un borghese all’antica che con il “comunismo” c’entra meno di zero. E’ un funzionario dello Stato e ha solo cercato di amministrare la legge, e tanto basta a farlo odiare da chi considera la legge un insopportabile intralcio al proprio potere. Scusate la semplificazione. Ma è un lusso, la semplificazione.

PROPOSTE E PRIORITA’ di Giovanni B. Ruzzenenti

L’idea di coerenza propositiva seguita da “Medoleggendo” vede già qualche risultato, mitigato, purtroppo, da un contorno di disastri.
Mi riferisco alla Madonnina del Passeggio per la quale erano state formulate proposte concrete nel primo numero di Medoleggendo: nonostante le variazioni dimensionali maggiorate, è stata infatti ricostruita con un disegno molto simile al preesistente e collocata nella posizione pressoché preventivata anche se risulta che l’Amministrazione comunale avesse propositi diversi. Tuttavia, sarebbe stato giusto ricostruirla prima di demolire quella esistente, perché era così previsto nel progetto originale e per non interrompere la continuità del culto delle persone interessate.
Certo, nessuno avrebbe immaginato il brutale abbattimento degli olmi trentennali, alberi pregiati del boschetto, nel quale la Cappella si sarebbe inserita alla perfezione; e, siccome al peggio non c’è fine, gli alberi sono stati sostituiti con una platea di cemento (alla faccia della tutela dell’ambiente) che, comunque possa essere ornata, snatura il significato di semplicità di queste caratteristiche edicole rurali.
Prima di proporre altre priorità, è utile riepilogare lo stato delle opere pubbliche in corso di realizzazione, progettate e finanziate dalla precedente Amministrazione:
- asfaltatura di strade;
- tratti di illuminazione pubblica: purtroppo, dopo due anni, realizzati solo parzialmente;
- riapertura del Teatro Comunale (però manca ancora l’agibilità?);
- rotatoria della Madonnina; e su questa due precisazioni:
1) ora l’attuale maggioranza si bea della sua realizzazione, mentre al tempo del progetto qualche anno fa, quando era opposizione, osteggiò ferocemente la rotatoria, sostenendo in alternativa gli antiquati impianti di semaforo;
2) nell’angolo est esterno della rotatoria è stata costruita un’aiuola che, oltre ad essere insignificante, brutta e non prevista nel progetto, ha eliminato la possibilità di parcheggiare in Via XXV Aprile, creando un disagio non indifferente ai cittadini.
- impianto fotovoltaico, installato sugli spogliatoi degli impianti sportivi: dopo qualche incertezza è andato in opera;
- condominio ex demanio dello Stato di Via Cavour angolo Via F.lli Cervi: sei appartamenti destinati agli immigrati; sciaguratamente, durante la ristrutturazione, sono state eliminate le rispettive autorimesse previste dal progetto. Brutto segno. Non è accettabile togliere il diritto all’autorimessa perché immigrati;
- piazzola per la raccolta differenziata dei rifiuti di Via Annunciata: mentre la precedente Amministrazione aveva predisposto il finanziamento di oltre 100.000 euro per ristrutturarla e potenziarla, l’attuale giunta vuole chiuderla. Ha annullato tutto e sostituito con i cassonetti stradali che i Comuni progrediti stanno invece eliminando; vanificato quindi l’impegno trentennale per evitarli. Ora si torna indietro con: insufficienza di servizio, bruttura estetica, diffusione di cattivi odori e antigienicità derivante dalla fermentazione del contenuto costituito dall’abbandono di rifiuti di ogni tipo. E, se come l’assessore Salvadori asserisce, dovremo appoggiarci alla piazzola di un altro Comune, diventeremo anche una comunità subalterna.

Ora vediamo le priorità impellenti:
1) La realizzazione dell’Asilo nido più capiente che la Fondazione Isabella Arrighi Onlus sta portando avanti con il progetto di recupero “Porta Rossa”, anche in assenza di un concreto sostegno da parte dell’Amministrazione comunale, la quale, nonostante il bla-bla, continua a rimandare il suo coinvolgimento in rapporto all’eventuale utilizzo di quando il servizio sarà in funzione, scaricando intanto alla Fondazione tutti i rischi conseguenti.
2) La ristrutturazione di Palazzo “Ceni”, una importante donazione alla comunità Medolese, che deve farlo diventare un ambiente fruibile di prestigio. Il tentativo di annullare il progetto già finanziato dalla precedente Giunta è rientrato dopo che avevamo pronunciato le dovute rimostranze attraverso la stampa e la radio.
Il progetto della nuova Giunta era di incaricare l’Università: apparentemente sembra una grande idea, particolarmente proficua per la propaganda; i cittadini non bene informati non sono però a conoscenza del fatto che, spesso, questi incarichi altisonanti nascondono un trucco maledetto. I progetti, di fatto, non possono essere materialmente seguiti dagli Istituti universitari, però, attraverso l’Università, trovano l’alibi per essere assegnati ad amici, od amici degli amici dei politici, aggirando così le regole degli incarichi professionali.
Almeno è stato ripreso il progetto riguardante il tetto e le facciate del palazzo; l’incarico era stato già pagato, come pure le conseguenti opere erano state già finanziate dalla precedente Amministrazione; il tutto annullato però dall’attuale Giunta, sino a quando, recentemente, è crollato un tratto di tetto. In conseguenza al crollo, si è finalmente rimesso in moto il progetto preesistente che bisogna seguire con determinazione.
3) Allo stesso modo è prioritaria la ristrutturazione delle aree pubbliche fra la rotatoria della Madonnina e quella di Ponte Cressini comprendenti Via Cavour, Viale Zanella, Vicolo Mulino e Via Mazzini. Purtroppo, anche questo intervento è già stato menomato dalla svendita agli speculatori immobiliari, (si potrebbe dire regalo, perché un’area pubblica di collegamento in quella posizione ha un valore inestimabile) dell’area pubblica di collegamento tra Vicolo Mulino ed il percorso perimetrale alle scuole, dove la proprietà che ha ristrutturato non era stata espropriata, come falsamente ha affermato il Sindaco, bensì obbligata per legge alla cessione di quell’area.
E’ evidente l’interesse privato in atti d’ufficio dove sono coinvolti consiglieri e assessori comunali. Si potrebbe ancora rimediare, basterebbe una onesta volontà cristiana.
Ad ogni modo questo intervento, che è di capitale importanza per la sua ampiezza e centralità nell’abitato di Medole, abbisogna di una sua articolazione.
Innanzi tutto occorre riaprire la trattativa con l’Amministrazione della Provincia di Mantova allo scopo di eliminare il divieto di transito da Via Mazzini verso la rotatoria e ripristinare il doppio senso di marcia. Con un raccordo ben fatto, nella rotatoria ci sta la quinta strada, senza arrecare pericolo alla circolazione. Pericolo che è, invece, elevatissimo all’uscita attualmente obbligatoria su Via Pesenti (ex vicinale Pedestorta) dove la visibilità è nulla sino a quando ci si sporge ad altissimo rischio sulla carreggiata di Via Pesenti.
L’articolazione dell’intervento dovrebbe proseguire con il progetto della riqualificazione urbana, che non può essere riduttivo e devastante come quello che propone di istituire un percorso in mezzo alle scuole dove lo spazio già non è esuberante ed è folle toglierne inutilmente.
Alla fine, se il percorso dovesse essere utilizzato, sarebbe disturbante delle attività scolastiche in modo inammissibile; se invece fosse poco utilizzato, vorrebbe dire che gli automobilisti continuerebbero a parcheggiare, ma abusivamente, in Viale Zanella. Quindi, come spesso accade, si stabiliscono restrizioni per poi, nella pratica, aggirarle.
L’anno scorso la Giunta comunale ha presentato in assemblea pubblica il progetto ricevendo dai cittadini energiche osservazioni.
Da allora non ha più fatto assemblee pubbliche sull’argomento e procede autoritariamente.
Ad alcuni operatori economici della zona, il Sindaco avrebbe addirittura risposto sostanzialmente di arrangiarsi.
L’arte di arrangiarsi? Significa che coloro che disporranno delle raccomandazioni giuste saranno tutelati, in caso contrario saranno costretti a chiudere l’attività ed andarsene.
Allora, il modo giusto per valorizzare questo intervento così importante, consiste nell’istituzione di un CONCORSO PUBBLICO DI IDEE (a livello provinciale o, meglio, regionale) che porterebbe alla comunità arricchimento ideale, nuova cultura e diversi valori architettonici che accrescerebbero grandemente la qualità del patrimonio pubblico. (Dove sarà finito il bando che la precedente Giunta aveva elaborato?)
Infine, nello scorrere le azioni amministrative di questa legislatura, ricorre più volte l’idea di limitare gli spazi a parcheggio dove servono e/o sono più comodi, con l’intento di relegarli, quasi si volesse nasconderli.
E’ solo ipocrisia: l’automobile, nella nostra attuale organizzazione sociale è, bene o male, uno strumento di mobilità e comunicazione indispensabile. In proposito, mi viene in mente l’articolo “Siamo solo Medolesi?” scritto da Stefano Bottoglia e pubblicato sul numero precedente di Medoleggendo, nel quale descrive la “città estensiva” in cui viviamo, con tutti gli aspetti positivi del caso.
E’ evidente, però, che dal punto di vista dei mezzi di trasporto pubblico la “città estensiva” difficilmente può essere dotata come una metropoli (anche se sono convinto che potrebbe essere fatto di più), per cui le distanze si coprono quasi esclusivamente in auto.
Apro una parentesi per rammentare che dieci anni or sono, alcune Amministrazioni comunali progressiste (capofila del caso l’allora Giunta Nardi di Castel Goffredo), istituirono, con un forte investimento e la collaborazione dell’APAM, un programma sperimentale di intensificazione del servizio di pubblico trasporto nelle fasce orarie più utili per utenti che potevano così evitare l’uso dell’auto.
Il successivo avvento delle Amministrazioni conservatrici, con la fissa del risparmio (praticato però a scapito dei servizi ai cittadini più deboli), definirono l’annullamento del tutto.
Pertanto, tornando alla nostra situazione, una zona centrale con tante attività terziarie e case di abitazione come Viale Zanella e Via Cavour, estesa per quasi un chilometro, non può rimanere sprovvista di parcheggi diretti.

Certo, per queste realizzazioni, servono soldi.
Ma non dimentichiamo che:
- il bilancio 2004 (l’ultimo della precedente Amministrazione) ha lasciato un consuntivo con avanzo attivo di €. 288.000 (oltre mezzo miliardo di lire);
- inoltre, da quest’anno e per i prossimi dieci, il Comune di Medole avrà a disposizione €. 500.000 (un miliardo di lire) ogni anno, di maggiori entrate per contributo sulla ghiaia scavata;
- se poi, anche questi amministratori rinunciassero al compenso come i precedenti, la comunità avrebbe a disposizione un’ulteriore cifra di poco inferiore a 400.000 euro in cinque anni.
Delle belle cifre, insomma, ma da spendere con cognizione.
(g.b.r.)

LA LIBERTA' DI ESPRESSIONE di Erica Vivaldini

Art. 21 della Costituzione Italiana

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Credete anche voi:

che l’Italia si meriti un’informazione e una comunicazione che rispondano alle esigenze democratiche del nostro Paese? Che abbiamo bisogno di una legge per un nuovo sistema di nomina del vertice Rai che sia sottratto al potere politico? Che il servizio pubblico debba essere affidato a figure e organismi super partes e che a fare la televisione debbano essere chiamati artisti, giornalisti, editori, autori, produttori, università e istituzioni culturali?
che gli italiani si meritino di vedere e ascoltare la vera “agenda del giorno” e non quella offerta dal solito circo di persone prone al potere?
che debba essere vietato a chi possiede quote anche minime di società di comunicazione (tv, radio, giornali, portali internet) di essere eletto e di ricoprire incarichi pubblici?
che la legge Gasparri debba essere abolita e che debbano essere introdotti autentici e severi limiti antitrust per impedire monopoli od oligopoli sia in tv, sia nella carta stampata, sia nel cruciale settore pubblicitario?
che le televisioni commerciali debbano essere soggette a criteri di rispetto dei cittadini e i bambini non più bombardati da immagini violente e da raffiche di pubblicità incontrollata?
che debba essere garantito il rispetto della diversità delle idee, delle opinioni e delle fedi e che si debba porre fine alle liste di proscrizione contro autori, scrittori, artisti, giornalisti che pensano, si esprimono e lavorano liberamente e con professionalità?

La televisione è il più importante strumento non solo di informazione ma anche e soprattutto di formazione dell’intera nazione e di conseguenza il suo carattere “pubblico” e “democratico”deve essere garantito affinché il clima morale e intellettuale del Paese non degeneri.

Un consiglio, gentili lettori: guardate il film-documentario “Viva Zapatero” di Sabina Guzzanti e capirete di chi (forse) ci siamo liberati.

( e.v. )

RESISTENZA E COSTITUZIONE: UN COLLEGAMENTO INSCINDIBILE di Giulia Redini e Franca Caiola

La ricorrenza del 25 Aprile è tornata finalmente quest’anno ad avere il giusto significato di ricordo del prezzo e del valore della Libertà, dopo 5 anni durante i quali il Presidente del Consiglio del centrodestra lo ha deliberatamente ignorato.
Ha fatto molto bene il Presidente Romano Prodi a ricordare in questa occasione la necessità di difendere la Costituzione perché Resistenza e Costituzione sono intimamente legate.
Questo collegamento è stato duramente criticato, sostenendo che si vuole far diventare il 25 Aprile una ricorrenza della sinistra; forse secondo la destra revisionista sarebbe più giusto festeggiare questo giorno senza ricordare che ci siamo liberati dai fascisti e dai nazisti e da ciò che hanno fatto: la guerra, le deportazioni, l’olocausto, adducendo come giustificazione che questo potrebbe dividere l’Italia: preferisce far credere ad una concordia di facciata.
Comunque il 25 aprile è una festa di tutti, anche di quelli che l’hanno ignorato finora e che adesso vi partecipano, magari per convenienza politica, e poi si risentono se vengono contestati.
Il presidente Prodi nel suo discorso ha lanciato un appello ricordando l’importanza della partecipazione popolare al Referendum contro la riforma della Costituzione che si terrà il prossimo 25 giugno e auspicando “che il NO alla sbagliata riforma della destra arrivi da ogni parte d’Italia”.

INCONTRO CON OSCAR LUIGI SCALFARO

Alcuni giorni fa, al Teatro Bibiena di Mantova, abbiamo incontrato, in qualità di aderenti ad uno dei numerosi comitati “Salviamo la Costituzione”, sorti in tutta Italia, il Presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro che durante tutta la sua vita politica è stato sempre molto attento e rispettoso della Costituzione (diventando per questo anche bersaglio di critiche feroci da parte del centrodestra) e che è venuto a Mantova nella sua veste di Presidente nazionale. È stato un incontro molto coinvolgente e carico di emozione e partecipazione.
Ci ha parlato, da testimone, della Resistenza e della lotta antifascista come movimento di popolo:
la guerra partigiana fu, infatti, decisiva per sconfiggere fascismo e nazismo; fu però anche intrecciata all’opera meno visibile di uomini e donne semplici che aiutarono partigiani, ebrei, soldati; di medici che curarono; di parroci che aprirono le porte delle Chiese per accogliere chi combatteva e rischiava la vita per la Libertà; in ogni gesto, certo, non vi era la stessa consapevolezza politica, ma un’idea comune di pace e di giustizia. Il sacrificio di chi versò il proprio sangue durante la Resistenza, portò all’affermazione dei valori di libertà e democrazia e della volontà di realizzare una società più giusta e più libera. Valori forti che ancora vogliamo confermare e difendere e per i quali ancora oggi dobbiamo resistere per impedire a quanti vogliono stravolgere la nostra Carta per garantire i privilegi di pochi.
Le organizzazioni antifasciste seppero costituire il nerbo della lotta, e furono quelle stesse forze che poi stilarono la Costituzione: fu una coniugazione felice delle tradizioni di pensiero presenti nella Costituente: cattolica, democratica, liberale, socialista e marxista (secondo Oscar Luigi Scalfaro, l'accordo e la maggioranza ottenuta rappresentarono quasi un miracolo).

La raccolta firme per il Referendum è passata attraverso il silenzio assoluto della TV e della stampa, ma, nonostante questo, l’impegno ha portato oltre 800.000 firme (in realtà è stato superato anche il milione); è segno che muovendosi si possono fare le battaglie e se si fanno le battaglie si è già vincitori, mentre si è sicuramente perdenti se non si fanno.
Il Presidente Scalfaro ci ha incitato a rendere testimonianza ad una Costituzione che è stata scritta con tanto sangue e che è stata un altissimo frutto di elaborazione attraverso il confronto continuo contro il fascismo.
La dittatura calpestò la persona umana, togliendole diritti e dignità; la forza della nostra Carta è che al centro c’è la persona con i suoi diritti, di cui è titolare per natura, e la sua dignità; le persone formano il popolo, del quale è la sovranità, e la esercita attraverso il Parlamento, ma il popolo non ha bisogno di un Parlamento senza voce.
Una sola persona con tutti i poteri non è conciliabile con il concetto di Democrazia.
Occorre quindi VOTARE NO a questa riforma che accentra il potere nelle mani del Primo ministro; riduce il Presidente della Repubblica a un nulla assoluto: può (e deve) sciogliere il Parlamento su richiesta del premier, firma senza essere coinvolto.
Il governo è totalmente svincolato dal Parlamento: ha in mano una potente arma di ricatto perché può sciogliere le camere se non approvano le sue proposte di legge.
Le modifiche, se servono, vanno fatte solo in senso accrescitivo delle garanzie e solo nell’interesse del popolo italiano: è stato fatto il contrario, garantendo al primo ministro onnipotente solo il suo interesse.

La devolution calpesta i valori della solidarietà, della democrazia, della libertà, dell’uguaglianza trasmessi dalla Costituzione e spacca l’unità del paese lasciando la competenza alle regioni in materia di sanità, scuola e sicurezza, con conseguente perdita dell’uguaglianza e universalità dei diritti: nella sanità, per le stesse cure, la possibilità delle regioni ricche è molto diversa da quella delle regioni povere; così come nella scuola, con l’organizzazione autonoma, c’è un’enorme diversità di trattamento tra regioni per chi ha buon cervello ma non ha possibilità economiche.
Il NO è un atto d’amore, di pacificazione, di solidarietà, di armonia, è un camminare insieme.
Solo una nuova Assemblea Costituente potrebbe modificare la Costituzione; non teniamoci una Costituzione firmata da un Calderoli che ha ampiamente dimostrato la sua ‘competenza’.

Mentre Scalfaro ci parla di Resistenza e Costituzione, arriva la sentenza della Cassazione che conferma la vittoria dell’Unione: sentiamo tutti una profonda commozione e segue un lungo applauso.
Poi Scalfaro fa il seguente commento alle contestazioni della destra: “C’è anche chi contesta la tavola pitagorica, ma è matematica… in Democrazia un voto in più è vittoria, uno in meno è sconfitta, non è una scoperta, è realtà. Insinuare con perfidia accuse alla controparte fa parte di una penosa campagna che inculca il falso nella testa delle persone, ma, anche dopo anni, il falso rimane falso. Quando le persone lanciano fango con tanta facilità è perché ne hanno una produzione potente in famiglia.”

Per la lettura
Un’intervista fatta da Guido Dell’Aquila, un giornalista del Tg3, ad Oscar Luigi Scalfaro ha prodotto il libro “La mia Costituzione” che non è un saggio o un trattato politico, ma la testimonianza di ricordi ed esperienze personali di un percorso politico vissuto nella Costituzione. Si legge benissimo perché è scritto con un linguaggio chiaro e semplice e con uno stile avvincente e accessibile a tutti; offre uno spunto di riflessione a chi considera con indifferenza e con una sorta di inevitabilità tutto ciò che avviene.
Invita a reagire alle ingiustizie, ai primi sintomi di attacco ai valori e ai principi della democrazia perché solo così si possono fermare le dittature, evitare le guerre e i morti che ne conseguono per la difesa e la riconquista della libertà e dei diritti persi strada facendo.
“Non dimentichiamo che i grandi valori non si conquistano una volta per sempre, devono essere riconquistati e pagati ogni giorno”.

(g.r. - f.c.)

COSTITUZIONE - Giuseppe Dossetti

" Alla fine, vorrei dire soprattutto ai giovani: non abbiate prevenzioni rispetto alla Costituzione del '48, solo perché opera di una generazione ormai trascorsa. La Costituzione americana è in vigore da duecento anni, e in questi due secoli nessuna generazione l'ha rifiutata o ha proposto di riscriverla integralmente: ha soltanto operato singoli emendamenti puntuali al testo originario dei Padri di Philadelphia, nonostante che nel frattempo la società americana sia passata da uno Stato di pionieri a uno Stato oggi leader del mondo. Non lasciatevi influenzare da seduttori fin troppo palesemente interessati, non a cambiare la Costituzione, ma a rifiutare ogni regola."(G. Dossetti: La Costituzione della Repubblica oggi; Aggiornamenti Sociali, 7/8-1995).