martedì 20 giugno 2006

TRIONFO DEL KITSCH di Giovanni Magnani

Estetica e cultura, fattori non secondari

Che roba è il kitsch? Saranno in molti a chiederselo. Orbene, alla legittima domanda ecco la risposta. Kitsch, che si pronuncia kic è, in breve, un sostantivo maschile tedesco, da lungo tempo anche in uso nella lingua italiana, che in sei lettere esprime, riassume e identifica, bollandolo, ciò che è di “cattivo gusto” non nel senso mangereccio ovviamente, ma per quanto attiene, invece, l’estetica applicata a tutti quei settori che per propria natura la chiamano in causa: l’arte in genere, l’architettura, la moda, l’arredo degli interni e quello urbano, il design, l’oggettistica e via di seguito; anche il comportamento. Tutto il contrario, insomma, di quel “Bello” concreto, consolidato che quando è senza fronzoli lo è doppiamente (G. Casanova, 1725-1798, nelle Memorie scritte da lui medesimo affermava che: «una bella donna è mille volte più attraente quando esce dalle braccia di Morfeo che dopo un’accurata toilette»). Questo per dire che la nostra “bella Medole”(che in sé racchiude straordinarie realtà architettoniche, storiche, artistiche, estetiche, e non solo) da qualche tempo a questa parte si va adornando di appariscenti orpelli che suscitano, in chi è sensibile a certe problematiche, perplessità e allarme. Aleggia da qualche tempo una sorta di “horror vacui” che spinge a riempire impropriamente quanto inutilmente spazi con arredi urbani pseudo avveniristici e prepotenti soluzioni (pannelli a messaggio variabile tipo autostradale, fioriere con malinconici ciuffi, lampadari multicolori, buffi vasetti catarifrangenti, cascatelle mosce, pubblicitarie, vezzose aiole variegate, negazione del vero sentire botanico; archi a imposta bassa altoatesina; sassi, coloracci, pretenziose invetriate, mortificanti lanceolati e guerreschi alzabandiera; disseminati, verdi scatoloni = indecorose mini discariche male odoranti ed altro ancora) offensivi al cospetto e al contesto di luoghi che esigono rispetto. Una “Bengodi” del cattivo gusto da far rimpiangere le ancora presenti e comunque dignitosamente sommesse fioriere-biologiche di viale Zanella. Viale che da cima a fondo ha ancora da riservarci (quando cadranno i veli del Mulino e dopo le paventate riqualificazioni del viale stesso e annessi) “sorprendenti sorprese”. Un abbellire falso che immiserisce la vera essenza dei luoghi, della cultura e della tradizione medolesi. Cultura e tradizione locali che scientemente è possibilissimo far progredire nel rispetto e con l’ausilio del buon senso.
Affermazione del kitsch, si diceva, frutto di quella arcipropalata, ma studiatamente mascherata, sottocultura ovunque copiosamente dispensata da abili monopolizzatori, creatori di necessità non necessarie, offerta a hoc in molte cattedrali dell’effimero come, tra le tante, scendendo solo a luoghi comuni e quotidiani, la TV spazzatura, i divertimentifici per grandi e piccini, gli outlet, i super e iper mercati, le mega discoteche, i paradisi vacanzieri. Cattivo gusto dilagante, purtroppo grandemente assimilato, che crea smarrimento, confusione che colpisce, eccome, lo si vede palesemente, anche le nostre oasi (=paesi) trasformandole vieppiù, per effetto di una massificazione senza logica fisionomia, negazione assoluta del proprio essere, delle proprie radici, storia, identità, in anonimi, pretenziosi “centri”. In nome di chi? A vantaggio di chi? Ben si sa. Si comincia con poco, ma poi? Goffaggine, cinismo e l’”apparire” (senza essere) a tutti i costi sono, come noto, l’antitesi della misura, della discrezione, dell’eleganza e sobrietà: elementi questi ultimi passati inesorabilmente in second’ordine. Il tutto, così, tra brindisi, aperitivi, rinfreschi e cene trascorre nell’opportunistica indifferenza. A tutto svantaggio della qualità. E’ il trionfo del Kitsch. Cari amici lettori, responsabilizziamoci.
Al riguardo, mi piace proporVi, in chiusura, due affermazioni uscite dalla bocca di due personaggi “tosti” dell’antichità, cioè: Aristotele, filosofo greco, 384-322 a.C. e Pope, poeta inglese, 1688-1744. interrogato, il primo, su quale fosse la differenza tra uomini che cercano la bellezza e il sapere e quelli indifferenti a tutto ciò e che li negano, Aristotele rispose: «La differenza che c’è tra i vivi e i morti». Diceva, invece, il poeta inglese: «Un po’ di cultura è cosa pericolosa».
Questo, fortunatamente, sono ancora in parecchi a crederlo. Tra questi anche il sottoscritto.

(g.m.)

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