Non c’è dubbio che lo sport sia un insieme di attività, fisiche e mentali, compiute al fine di migliorare e mantenere in buona condizione l'intero apparato psico-fisico umano e di intrattenere chi le pratica o chi ne è spettatore.
Non c’è dubbio che la scuola sia un'istituzione che persegue finalità educative attraverso un programma di studi o di attività metodicamente ordinate.
Non c’è dubbio che il sostantivo integrazione indichi l'insieme di processi sociali e culturali che rendono l'individuo membro di una società.
Esistono affinità tra questi elementi eterogenei?
Tra i primi processi integrativi a cui l’essere umano è indirizzato vi è la socializzazione, ovvero la trasmissione al neonato e successivamente al bambino, da parte della famiglia, di quel catalogo di competenze sociali, valori e norme, attraverso il quale la società riproduce se stessa, venendo interiorizzata dall'individuo. Successivamente, questi andrà incontro ad altri tipi di socializzazione praticati da agenzie sociali differenti (la scuola, le cerchie amicali, il lavoro, lo sport), accumulando e specializzando le sue competenze di definizione del mondo e interazione con esso. A livello aggregato, l'integrazione sociale può considerarsi come il risultato della stratificazione dei processi di socializzazione individuale e collettiva.
Riprendendo, allora, le definizioni palesi d’inizio risulta conseguente che sia lo sport, sia la scuola possono essere assimilate ad “agenzie sociali”, che incorporano nei loro status epistemologici un aspetto fondante, quello dell’integrazione, motore trainante indirizzato a finalità comuni.
Ma non basta.
Nelle società con un alto grado di divisione del lavoro l'integrazione è ottenuta tramite l'adesione formale dei suoi membri ai principi sanciti da ambiti culturali quali la morale e l'etica, codificati in sistemi normativi di tipo legislativo.
L’aspetto normativo, inteso come rispetto delle regole, accomuna scuola e sport: il processo educativo-formativo della prima non può essere inteso nella sua complessità e interezza senza tenere conto sia delle coordinate etiche e morali, sia delle più generali modalità “regolative”, che garantiscono una crescita consapevole e critica dell’individuo (fanciullo o adolescente che sia) all’interno di una congregazione societaria, costituita da membri differenti in continua elaborazione dialettica; la doverosa necessità di rispetto delle regole nell’attività sportiva riconosce l’obbligo di adeguamento alle norme che definiscono la tipologia specifica dello sport: ogni categoria motoria, sia essa individuale o collettiva, impone dei precetti che l’atleta deve rispettare, pena la squalifica (nella gara d’atletica il rispetto dello start, nel calcio l’autorità insindacabile dell’arbitro).
Saggiando un ulteriore approfondimento, lo sport presenta almeno due casistiche peculiari, differenziate a seconda dell’individualità o della collettività della pratica, che aggiungono al rispetto delle direttive, quello per l’avversario: uno sport individuale limita l’essere umano a evitare azioni moralmente negligenti nei confronti degli altri gareggianti; uno sport di squadra associa al precedente una dinamica complessa, che prevede lo spirito di gruppo, fatto di forze d’attrito, sedate grazie alla stima reciproca dei componenti del team.
Se allarghiamo alla scuola questo meccanismo ultimo, non è difficile intuire che anche “l’organismo classe” deve essere regolamentato da aspetti normativi, mediati dai componenti del gruppo, aggiunti a quelli più assoluti, individuati dalla dirigenza.
Più in generale, ogni società garantisce l’integrazione dei suoi membri grazie al confronto e alla mediazione di aspetti comuni, normativi o semplicemente etici, che risultino vincolanti per i membri e vincolati alle espressioni proprie degli aderenti.
Lo sport, in particolare, evidenzia una valenza universale: questo ruolo d'integrazione sociale, che ha varie sfaccettature, può aiutare i giovani in difficoltà, spesso con problemi a scuola, a inserirsi meglio nella società. Esso può anche favorire l'integrazione armoniosa di popolazioni migranti e costituisce un mezzo privilegiato a disposizione delle persone disabili; riconoscibile come forma specifica di comunicazione e di integrazione motoria, mentale e sensoriale, lo sport permette l'integrazione psicosociale attraverso la partecipazione e la possibilità di scaricare tensioni come emotività o forme di blocco, rafforzando carattere e abilità, rendendo più autonoma la persona.
La dichiarazione del Consiglio europeo di Nizza del 2000 enuncia principi relativi ai vari aspetti dello sport, allo scopo di preservare la coesione e i legami di solidarietà che uniscono tutte le forme delle pratiche sportive, l'equità delle competizioni, gli interessi morali e materiali, nonché l'integrità fisica degli sportivi, in particolare dei giovani sportivi minorenni: lo sport, basandosi su valori sociali, educativi e culturali essenziali, è un fattore di inserimento, di partecipazione alla vita sociale, di tolleranza, di accettazione delle differenze e di rispetto delle regole; esso rappresenta un mezzo significativo di riabilitazione, di rieducazione, d'integrazione sociale e di sviluppo individuale.
In conclusione.
Ripercorrendo le enunciazioni del convegno “Lo sport come strumento di lotta al razzismo e alla xenofobia”, organizzato dal Comitato delle regioni a Braga il 19 maggio 2004, sembra naturale che attraverso la pratica sportiva, senza tralasciare gli aspetti educativi della scuola, sia compito delle rappresentanze amministrative promuovere la diversità culturale ed etnica, superare ed eliminare la discriminazione razziale, promuovere la tolleranza e la comprensione nel contesto di una maggiore inclusione sociale, accogliere partecipanti e spettatori di tutte le comunità e proteggerli da abusi e vessazioni razziali.
Eppure, tale auspicabile conquista non è sufficiente. Risulta, in prima analisi, determinante tener conto che la prima tappa verso l’integrazione nasce nell’organizzazione delle personalità, ovvero nella conciliazione di opposizioni latenti psichiche o di comportamento che l’individuo presenta al suo interno. Insomma, una completa e totale integrazione interpersonale, prevede in prima istanza la presa di coscienza delle molteplicità intrapersonali, che l’essere umano dimostra nel labirinto delle sue funzioni esistenziali.
(n.r.)
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