Da qualche anno a questa parte si è assistito ad alcuni fenomeni di inciviltà ed intolleranza, di cui si sono resi protagonisti gruppi di giovanissimi.
Sono fatti sempre accaduti, che ora con la tecnologia vengono resi pubblici prima ancora che le comunità ne vengano a conoscenza ed eventualmente censurati, o realmente qualcosa è cambiato? Difficile spiegarsi.
Ci si interroga però su “chi” realmente siano questi soggetti, che necessitano certamente di un aiuto da parte della società di cui sono figli.
Pare che questo fenomeno non coinvolga solo ragazzi provenienti da famiglie apparentemente in difficoltà, da culture diverse o da realtà comunque particolari, ma anche ragazzi cosiddetti di buona famiglia.
Le cronache degli ultimi giorni, quindi, sembrano mettere alla luce quanto questo problema ci coinvolga, in modo più o meno diretto, comunque globalmente.
Eppure questa dovrebbe essere la società del benessere, della tutela dei minori, del rispetto degli anziani, della tolleranza del diverso! Tutto ciò non pare corrispondere a verità.
Le famiglie non hanno più modo di essere tali, la società del consumismo, che non è benessere, le sta appunto consumando e le persone che di volta in volta ne hanno bisogno, ne risentono. I giovani, quindi, crescono spesso in solitudine.
E così, un giorno, dopo anni di opulenza, ci svegliamo e ci rendiamo conto che i nostri figli avevano forse bisogno che i loro genitori facessero i genitori e che la società fosse più a misura di uomo che di consumatore.
Dunque, alla fine, l’identità globale di queste persone è frutto ancora della nostra società, del nostro modo di vivere, delle nostre irresponsabilità, della nostra indifferenza che ci ritorna addosso, insomma siamo noi.
(s.b.)
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