mercoledì 20 dicembre 2006
L’AMACA di Michele Serra
I quattro ragazzi di Torino colpevoli della cupa bravata contro il loro compagno disabile hanno avuto, in tempi brevissimi, una punizione esemplare. Raro esempio di tempestiva e illuminata severità in un paese che sembra avere perduto il nesso tra colpa e punizione. Ora, però, bisognerebbe che ai quattro, alla loro vittima e alle cinque famiglie coinvolte venisse riconosciuto il diritto di riflettere privatamente, e in santa pace. Concedendo a vittima e colpevoli lo stesso rispetto, e cioè evitando di invischiarli nell’orrido gioco dell’”approfondimento” tele-giornalistico che tenterà sicuramente di trasformare le cinque famiglie in un cast. Sarebbe una pena suppletiva per ragazzi minorenni che hanno bisogno soprattutto di guardarsi dentro in silenzio. Ma soprattutto sarebbe un sicuro metodo per intorbidare, tra un talk-show e l’altro, una delle rarissime storie italiane che hanno avuto uno svolgimento chiaro e una morale limpida, con i genitori dei colpevoli in sintonia con la severità della scuola, e nessun pasticciato e losco bla-bla giustificazionista. Spegnere le telecamere e chiudere i taccuini consentirebbe a tutti di conservare questa impressione, così rara, di un’Italia adulta che sa intervenire, sa punire e certamente saprà recuperare anche i ragazzi colpevoli, sempre che un inviato di quelli da sbarco non citofoni ogni quarto d’ora chiedendo “come vi sentite?”
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