mercoledì 20 dicembre 2006

“DE CULPA IN EDUCANDO” di Carla Brigoni

Durante la passata legislatura il ministro della pubblica istruzione L. Moratti sosteneva che il “ fiore all’occhiello” della riforma scolastica da lei proposta per la scuola italiana era il conseguimento delle tre I: informatica, inglese, impresa.
Senza dubbio i protagonisti dell’episodio di violenza accaduto nell’istituto superiore di Torino hanno dimostrato di aver pienamente raggiunto uno degli obiettivi:sanno usare molto bene le nuove tecnologie, il computer, il video telefonino, internet…sanno persino mettere in rete e mostrare al mondo intero le loro prodezze. Purtroppo non sanno nulla del rispetto umano, sono analfabeti dei sentimenti, insensibili alla sofferenza altrui e le I che hanno fatto proprie sono quelle dell’intolleranza , dell’indifferenza e dell’ignoranza.
Picchiare, umiliare, ridere….tutto è sullo stesso piano, come sullo stesso piano sono i compagni che hanno assistito allo sbeffeggiamento e alle lacrime del ragazzo senza intervenire, in un clima di manifesta condivisione. Forse alcuni hanno celato il loro dissenso perché, se è vergognoso non condividere le regole del branco figurarsi cosa può essere dissentire ed opporsi.
Quando accadono questi episodi, purtroppo non rari, ( due settimane fa a Ferrara una ragazzina di 15 anni è finita all’ospedale dopo essere stata aggredita e percossa da un gruppo di compagne all’uscita dalla scuola )la principale indiziata è la scuola.
Da più parti si sottolinea che l’istituzione ha perso il controllo su quanto avviene al suo interno, che è in crisi e gli episodi di bullismo e di violenza la trovano impreparata ed incapace di risposte adeguate.
E’ vero, i docenti si sentono impotenti di fronte a queste dinamiche relazionali da branco, ma anche soli in una società che delega alla scuola il fondamentale processo di umanizzazione ( cioè quello che ci trasforma in esseri umani, in ciò che vogliamo essere ) e pensa che tutto ciò che accade a scuola sia colpa della scuola.
Non è così, e lo grida con convinzione chi nella scuola ci vive, e non solo lavora, da molti anni.
Lo psichiatra V. Andreoli, durante la recente conferenza che ha tenuto a Castiglione d.Stiviere, ha affermato che l’episodio in questione è il fallimento della scuola in senso lato, che la classe dovrebbe essere come un’orchestra di cui l’ insegnante è il direttore, un’unione da cui scaturiscono armonia e melodia….e allora io chiedo: la famiglia e il tessuto sociale che ruolo hanno? Sono forse semplici spettatori ?Gli alunni prima di essere tali sono figli.
E’ veramente ora che famiglia,scuola, società si riapproprino del loro ruolo, definiscano i loro ambiti di intervento, condividano un percorso e riflettano sul fatto che indagare e comprendere le cause di cattivi comportamenti non significa giustificarne e sminuirne le conseguenze.
La cattiva educazione esiste, la “ culpa in educando”è un reato che vede coimputate famiglia, scuola, società; interagendo e non delegando si può insegnare ai giovani a vivere bene non solo con se stessi e nel proprio gruppo, ma anche con gli altri. E’ fondamentale condividere le regole del vivere civile, essere determinati nel farle rispettare per riequilibrare il rapporto tra esigenze personali e esigenze collettive.
In attesa che le agenzie educative del territorio e gli enti preposti siano disposti al “ gioco di squadra”, mi piace ricordare cosa dice il filosofo F. Savater nel libro Etica per un figlio:
“…L’umanizzazione è un processo reciproco. Perché gli altri possano umanizzarmi, io devo umanizzare loro; se per me tutti sono come cose o bestie, neanche io sarò qualcosa di meglio di una cosa o di una bestia.
Per questo cercare di vivere bene non può essere molto diverso, in fondo, dal far vivere bene gli altri.” (c.b.)

Nessun commento: