martedì 20 dicembre 2005

CENTRO DI ASCOLTO di Giulia Redini e Irma Cremonini

Riprendiamo il concetto, mai abbastanza sottolineato, sulla valorizzazione della qualità della vita e dei servizi offerti alla società.
E’ un’esigenza questa che si avverte in modo particolare oggi, che molto sentito è il problema di conoscere e relazionarsi con le diverse realtà che ci circondano e che, inevitabilmente, causano tanti problemi di compatibilità, di ordine etico, sociale, religioso e culturale.
Le diversità possono e dovrebbero essere uno stimolo per la conoscenza e l’approfondimento di nuove culture e dovrebbero spingerci a modificare i nostri atteggiamenti al fine di riuscire a convivere con esse; così, allo stesso modo, le difficoltà e le sofferenze che inevitabilmente incontriamo, ci devono trovare nella condizione necessaria per affrontarle e per essere un concreto e valido aiuto per gli altri.
“Qualità della vita”, in sostanza, potrebbe significare vivere in armonia con se stessi e con gli altri, eliminare i divari, le incomprensioni e le ingiustizie in una concezione di vita fatta di valori umani la cui ricchezza non è economica ma è comunque preziosa.
Perché questi obiettivi siano attuabili, oltre all’impegno personale, è necessario che la Comunità trovi delle forme di sostegno sussidiario.
Uno strumento utilissimo può essere individuato nel “Centro d’ascolto”, un servizio rivolto a persone che si trovano in condizioni di disagio di vario tipo: problemi sociali, mentali, di emarginazione, di dipendenza da varie sostanze come alcool e droga…
Il servizio consiste nell’accogliere le persone in situazioni di bisogno, nell’ascoltarle attraverso colloqui personali offrendo la massima disponibilità in termini di tempo, professionalità, discrezione e comprensione allo scopo di rimuovere le cause del disagio e prevenire l’insorgere di comportamenti devianti, cercando di individuare le risposte più idonee ai diversi bisogni e indirizzando le stesse verso strutture in grado di offrire i servizi maggiormente rispondenti alle varie necessità.
Non è cosa da poco ascoltare: si trasmette un messaggio di attenzione che può infondere speranza, serenità, restituire fiducia e stima di sé; occorrono però molto impegno, concentrazione, intuizione, perciò non possiamo pensare di essere tutti in grado di farlo perché non basta la buona volontà, ma è indispensabile una preparazione adeguata soprattutto a livello psicologico.
La responsabilità è grande e si corre il rischio che, invece di essere d’aiuto, si aumenti la confusione e l’insicurezza dell’utente.

Dieci anni fa, esattamente nell’agosto 1995, si stilava il primo progetto sovracomunale per l’alto mantovano, sostenuto da un accordo di programma tra i Comuni di Medole, Solforino, Cavriana e Guidizzolo, inerente la prevenzione della tossicodipendenza.
Capofila il Comune di Medole che lo inoltrò alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Roma- (non esisteva ancora il Ministero della Famiglia); fu approvato, finanziato per 80 milioni di lire sui 120 richiesti, poi pubblicato sulla rivista nazionale degli assessorati sociali.
In pratica, si trattava della costituzione della “Scuola Genitori” che fu frequentata da diverse famiglie con corsi tenuti anche all’interno delle scuole da personale qualificato dell’ASL ed anche da professionisti esterni.
Col passare degli anni, all’interno della scuola Media di Medole, si formò una evoluzione, conseguente anche ad altri finanziamenti sempre per la stessa materia della prevenzione, che portò alla costituzione del punto di ascolto con la presenza settimanale della psicologa Dottoressa Mila Buraschi.
Il punto era ubicato in un’aula non utilizzata per l’attività didattica, mentre l’arredo era stato autoallestito dagli studenti. Quindi un ambiente a loro dimensione e giusto, dove avevano la possibilità di trovarsi a loro agio; premessa molto importante per affrontare le problematiche interiori, familiari ed esistenziali particolarmente significative nello sviluppo adolescenziale.
Rifinanziato col Bilancio 2004 (Legge Turco) ha svolto il servizio sul territorio fino a metà del corrente anno con significativa partecipazione di utenti.
Vista la decennale e positiva esperienza, è assolutamente necessario non far mancare alla comunità questo importante servizio di prevenzione al disagio.
(g.r.-i.c.)

Nessun commento: