Con un po’ d’attenzione, ci rendiamo conto in modo sempre più evidente che la spinta verso la continua crescita economica è incompatibile con il rapporto di sostenibilità fra le risorse della Terra ed il sostentamento “civile” dell’intera popolazione terrestre.
Di conseguenza, semplificando l’argomento in quanto ci interessa come premessa, non secondaria, alla successiva trattazione dell’oggetto, si aprono due possibilità:
- continuare a depredare le risorse ai Paesi più deboli per far crescere le nostre Economie, già più ricche, ad ogni costo e con ogni mezzo, comprese le guerre coloniali che sempre hanno questa priorità;
- oppure disporre una equa ridistribuzione di risorse e reddito.
Allora, anziché forzare un’impossibile crescita economica, bisogna valorizzare la qualità, in particolare la qualificazione della vita delle persone, della loro vita sociale e dei servizi collegati.
Tra i primi servizi per la persona che cresce nel meglio della qualità, si colloca l’asilo nido; a Medole sta funzionando per il terzo anno (dopo diversi tentativi degli anni precedenti non sfociati nel concreto).
Nato da una straordinaria combinazione fra diversi fattori: giovani professioniste laureate e abilitate per lo specifico settore dell’educazione della prima infanzia, già costituite nella Ditta “Latte e Miele”; disponibilità della “Fondazione Isabella Arrighi” nel mettere a disposizione i locali fra i più adatti per la contingenza; determinazione dell’Amministrazione Comunale del tempo di acquistare subito, a titolo sperimentale, il 60% dei posti disponibili (6 su 10), con l’intento successivo di giungere rapidamente al consolidamento del servizio con l’acquisto di tutti i posti allo scopo di predisporre una equità di trattamento (proporzionato alle fasce di reddito) fra tutti gli utenti del servizio.
La qualità del Nido viene subito apprezzata e le richieste di utilizzo aumentano sino a raggiungere la ventina.
E’ evidente che con 10 posti disponibili sorge urgente la necessità di ampliare gli spazi; all’uopo si presenta un’altra occasione straordinaria da prendere al volo. La “Fondazione Isabella Arrighi”, che prima era “Civico Ospedale Ricovero Vecchi”, da diversi anni aveva intenzione di destinare parte del volume, in ristrutturazione, della cascina “Porta Rossa” per attività sociali.
Constatata l’esigenza di ampliare l’asilo nido e ritenuto prioritario il consolidarsi di questo servizio qualificato per la comunità, la Fondazione, nell’ambito della riqualificazione e valorizzazione del proprio patrimonio, ha disposto il progetto esecutivo per nuovi locali adeguati alla bisogna dell’asilo nido per almeno venti bambini.
A questo punto è palesemente evidente che l’occasione è eccezionale: il Comune si troverebbe il servizio di alta qualità, coerente con quello sviluppo della qualità della vita ecosostenibile citata in premessa, senza anticipare un centesimo.
Investimento nella struttura previsto in quasi mezzo milione di Euro da parte della Fondazione Isabella Arrighi, la quale affitta i locali alla ditta “Latte e Miele” che a sua volta gestisce il servizio, liberando il Comune da ogni responsabilità gestionale.
“BELLISSIMO!”
Però il tutto regge se sostenuto dalla indispensabile condizione che il Comune si impegni formalmente ad acquistare i 20 posti necessari a soddisfare le domande delle famiglie per un periodo relativamente lungo: almeno una decina d’anni.
Perché questo?
In primo luogo il Comune deve essere il titolare del servizio pubblico, ne amministra l’equità sociale recuperando dalle famiglie utenti un contributo proporzionale alle fasce di reddito.
In secondo luogo l’acquisto dei posti da parte del Comune assicura il giusto sostegno economico alla Ditta che gestisce il Nido, consentendo di erogare un compenso dignitoso alle operatrici, almeno pari a un quarto di quanto ammonta l’indennità di carica del Sindaco.
Queste sono laureate ed abilitate per un’attività particolarmente delicata ed hanno diritto di essere elevate alla dignità di lavoratori con adeguata qualifica.
In terzo luogo, l’acquisto dei posti è necessario anche affinché la Ditta di gestione “Latte e Miele” possa pagare l’affitto dei locali resi disponibili dalla “Fondazione Isabella Arrighi”. Per la Fondazione è l’unica entrata che andrà ad ammortizzare, almeno in parte, il forte investimento finanziario anticipato, in sostituzione del Comune, per realizzare i nuovi locali.
E l’alternativa? Non esiste. Ovvero, c’è la possibilità di un surrogato e, conoscendo il significato di surrogato, è evidente che non può essere alternativa. Infatti, la legge prevede il “nido famiglia”, che può essere la risposta di ripiego solo quando non si incontrano le combinazioni positive che abbiamo a Medole. In sostanza, la legge prevede che il nido famiglia non sia soggetto ad alcuna delle regole imposte per l’asilo nido:
- niente specifica agibilità dei locali;
- niente specifiche norme igienico-sanitarie;
- niente abilitazione della Provincia al funzionamento;
- diverso rapporto quantitativo fra personale e bambini, per cui un custode qualsiasi può tenere da solo molti bambini;
- nessuna necessità di titoli specifici per il personale di custodia.
Quindi, seppur apprezzabile in mancanza di meglio, può essere in realtà definito una sorta di parcheggio.
Dunque, affinché tutto proceda nel giusto modo bisogna evitare espedienti del tipo: il Comune acquista pochi posti (otto o dieci) - apparentemente appoggia l’Asilo nido; però le esigenze delle famiglie non sono soddisfatte, così potrebbe giustificarsi la nascita di un nido famiglia. A questo punto, lo scenario sarebbe il seguente: la metà delle famiglie utenti dell’asilo nido, escluse dalla tutela del Comune, sarebbero costrette a pagare l’intera retta, per cui, vista la differenza di costo, potrebbero abbandonare il nido che non è materialmente in grado di reggere la concorrenza dei costi, rassegnarsi a tralasciare la qualità del servizio e parcheggiare i figli al nido famiglia.
Di conseguenza, l’asilo nido dimezzato sarebbe costretto a chiudere senza apparente responsabilità del Comune e Medole perderebbe il servizio di qualità.
Infine, la Fondazione Isabella Arrighi che si accinge ad investire una cifra notevole a favore della Comunità, ha tutti i diritti di avere garanzie sul futuro dell’operazione, in quanto non può sperperare tanto denaro che è comunque frutto di lasciti di Medolesi benefattori, chiaramente finalizzati.
Ecco perché il Comune deve crederci totalmente, senza “se” e senza “ma”.
(g.b.r.)
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