martedì 20 dicembre 2005

SALVIAMO LA COSTITUZIONE di Franca Caiola

Dopo le leggi ad personam, a pochi mesi dalle elezioni, un governo che sa di non avere più il consenso e la fiducia della maggioranza degli Italiani, con un altro estremo atto di arroganza ha messo in atto una vera e propria aggressione alla nostra Carta Costituzionale con la riforma federale, fortemente voluta e imposta dalla Lega Nord, ossia da un gruppo di parlamentari che rappresenta solo una piccola parte del Paese.
Questa riforma, già approvata definitivamente, affossa oltre 50 articoli sui 139 complessivi, eppure la si vuole far passare come una cosa di poco conto; con un’opera di occultamento purtroppo perseguita anche dai sistemi di informazione, si tende a nascondere dietro il termine “devolution” la più grave ferita inferta all’unità della Nazione, che calpesta i valori della solidarietà, della democrazia, della libertà, dell’uguaglianza trasmessi dalla Costituzione nata dalla Resistenza antifascista e dalla guerra di Liberazione e che sono diventati i nostri valori.
Questi sono in breve i cambiamenti principali:
PARLAMENTO. Esistono due Camere: la Camera dei Deputati ed il Senato Federale della Repubblica (composto da senatori eletti in ciascuna regione), ciascuna con il proprio ambito legislativo. Scompare dunque il bicameralismo perfetto che attualmente attribuisce a Camera e Senato identiche competenze e che fa sì che una legge per essere promulgata debba essere approvata da entrambi i rami del Parlamento. E’ inoltre prevista la riduzione del numero dei parlamentari, ma teniamo presente che questo punto, messo lì come specchietto per le allodole perché è l’unico di questa riforma che potrebbe essere condiviso da molti Italiani, in realtà avrà effetto solo a partire dal 2016…
PREMIER. Non ha più bisogno della fiducia della Camera per insediarsi, poiché la sua legittimazione avviene al momento dell’elezione (di fatto un’elezione diretta); i suoi poteri aumentano notevolmente: è un vero e proprio capo del Governo, determina e non più dirige la politica dell’esecutivo, ha il potere di nomina e revoca dei ministri e di sciogliere la Camera. Quindi non è il Governo che diventa forte, ma, come ha detto l’ex Presidente Oscar Luigi Scalfaro, “è il primo ministro che diventa onnipotente, ma onnipotenza e democrazia non possono coesistere”. Al contrario, vengono drasticamente diminuiti i poteri del Capo dello Stato, trasformato in semplice esecutore dei voleri del Premier (ad esempio può sciogliere la Camera solo su sua richiesta).
CORTE COSTITUZIONALE. Viene subordinata alla maggioranza che governa; i giudici sono sempre 15, ma quelli nominati dal Parlamento passano da 5 a 7, altri 4 sono nominati dal Presidente della Repubblica e solo 4 dalla Magistratura. (Attualmente le nomine sono pari: 5 dal Parlamento, 5 dal Presidente della Repubblica e 5 dai magistrati)
DEVOLUTION. Alle Regioni viene affidata la legislazione esclusiva in materia di Sanità, Scuola e Sicurezza. In sostanza, le Regioni più forti e ricche del Paese, avendo le risorse, potrebbero decidere di uscire dai sistemi nazionali sanitario e scolastico e autoregolamentarsi.
- SANITA’: verrebbero istituiti 20 sistemi sanitari diversi con imposizione fiscale sui cittadini diversificata in base al territorio dove vivono (non essendo più il finanziamento competenza dello Stato) con conseguente perdita di eguaglianza e universalità del diritto alla salute.
- SCUOLA: le Regioni potrebbero definire la parte dei programmi scolastici e formativi di specifico interesse a grave discapito dell'autonomia scolastica e della libertà d’insegnamento, di accesso all’istruzione e di apprendimento oggi garantite dagli artt. 33 e 34 della Costituzione, con la prospettiva di frantumare l’identità nazionale della scuola in tanti sistemi regionali. La nostra Regione, per esempio, potrebbe vedere l’istruzione affidata alla “cultura” della Casa della Libertà e dei suoi rappresentanti che qui hanno mantenuto la maggioranza: abbiamo esempi illuminanti in Calderoli, Borghezio e soci…
- SICUREZZA: verrebbe concesso alle Regioni il potere di istituire propri corpi di polizia (20 Regioni = 20 corpi di polizia) che andrebbero a sovrapporsi ai corpi già esistenti, aumentando le difficoltà di coordinamento tra le autorità e le forze di sicurezza, senza portare alcun beneficio per i cittadini.

Allo scopo di contrastare questo stravolgimento della Costituzione, si è costituito a livello nazionale un Comitato per la difesa della Costituzione, organizzato in diversi coordinamenti provinciali, uno dei quali presente anche a Mantova; noi del gruppo “Medoleggendo” vi abbiamo aderito e, nel nostro piccolo, stiamo seguendo le varie iniziative proposte. Per chi fosse interessato, il comitato si riunisce periodicamente allo scopo di organizzare l’informazione sul vero significato e sugli effetti di questa riforma, con momenti di approfondimento con esperti e con l’intervento di un costituzionalista. Partecipare a questi gruppi di lavoro è positivo e davvero stimolante, perché l’aiuto di esperti è prezioso per capire a fondo quanto la nostra Carta, per niente superata, anzi tuttora estremamente attuale, sappia tenere unito il Paese con un grande patrimonio di valori condivisi e quanto invece questa riforma significhi la vittoria di un movimento separatista e contrario al bisogno di unità degli Italiani.
Il Comitato si propone inoltre di portare l’informazione nelle scuole attraverso gli insegnanti ma anche attraverso gli studenti, nei luoghi di lavoro, ai cittadini anche in modo diverso e più “leggero” mediante il coinvolgimento di gruppi teatrali; infine si dedica alla preparazione del Referendum divenuto inevitabile dopo l’approvazione della riforma anche al Senato.
In base all'attuale Costituzione, le modifiche sono sottoposte a Referendum confermativo se ne fanno domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali e la legge non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi (non esiste quorum, a differenza dei normali referendum abrogativi). Questa rimane per noi l’ultima occasione per evitare che, con una decisione calata dall’alto con i soliti metodi dittatoriali del nostro Governo, ci venga imposta una riforma che non vogliamo.
Al nostro paese non serve una nuova Costituzione, ma un Parlamento forte e rappresentativo della volontà popolare, un Presidente della Repubblica e una Corte Costituzionale garanti delle istituzioni, una Magistratura indipendente dal potere politico.
In una recente intervista, il giornalista prof. Furio Colombo ha lamentato di avere nostalgia del rispetto e della dignità di cui godeva come Italiano all’Estero, prima dell’avvento di un governo che ci rappresenta con una barzelletta ambulante; credo che questo discorso valga per tutti gli Italiani: riappropriamoci della nostra dignità, non lasciamo che l’indifferenza prevalga sulla nostra volontà perché è questo il motivo per cui “poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva; e la massa ignora, perché non se ne preoccupa…” (Gramsci).
(f.c.)
Riportiamo un passaggio dell’intervento della senatrice Anna Donati (Verdi) durante l’approvazione finale della riforma al Senato.
“Ricordo che in questo progetto di riforma costituzionale si parla di federalismo, mentre - per paradosso - in realtà norme rilevantissime del Governo Berlusconi sono andate esattamente nella direzione opposta. Ne cito una per tutte: nella cosiddetta legge obiettivo è stato deciso che non cinque grandi opere, ma 250 interventi nel nostro Paese vengano decisi al CIPE con il voto di nove Ministri, senza che sia possibile ascoltare le istanze dei Comuni e delle Province; inoltre, gli unici soggetti titolati ad esprimere un parere sono le Regioni che lo hanno ottenuto, dopo un ricorso avanzato dinanzi alla Corte costituzionale. Come si può notare in questi giorni con la vicenda dell'Alta velocità in Val di Susa, tale procedura evidentemente non funziona; infatti, tagliare completamente fuori le istituzioni locali dai processi decisionali porta alla fine a questi miseri risultati.”

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