Quantità o qualità? Questo è il dilemma. Chiunque affronti il tema della cultura per una piccola comunità come Medole si chiede se puntare ad un pubblico più vasto, con manifestazioni popolari o ad un pubblico meno ampio ma con eventi dai contenuti più impegnativi. Fra poco cercheremo di definire queste due categorie e capirne meglio le finalità, ma prima proviamo ad immaginare una risposta alla domanda iniziale, quantità o qualità? In effetti la risposta sembra quasi scontata: maggiore è il numero delle persone richiamate dall’evento più diffusa è la soddisfazione e maggiore è il numero dei futuri elettori che ricorderanno l’attività dell’amministrazione comunale.
E’ un po’ la logica dell’audience televisivo, meglio una TV con contenuti vacui, perché gli ascolti salgono, piuttosto che trasmissioni intelligenti e stimolanti, perché sono scelte da un pubblico meno numeroso.
Come si vede sia le scelte del piccolo comune che quelle delle emittenti televisive possono apparire a senso unico se si piegano alla legge del profitto. Ma torniamo alle nostre categorie e chiariamo subito che non vi è nulla di male negli eventi popolari, anzi; si tratta di ottime occasioni di aggregazione. Il problema nasce quando questi diventano predominanti e sottraggono risorse a tutto il resto. Facciamo degli esempi. Gli eventi popolari sono ad esempio le sagre, gli spettacoli teatrali recitati da dilettanti, mostre di lavori realizzati dai ragazzi, concerti saggio, mercatini vari, ecc. in queste occasioni è quasi sempre presente un generoso rinfresco che diventa un’ottima attrattiva.
Ora pensiamo ai cosiddetti eventi più impegnativi, che per comodità definiremo “culturali”, parliamo di mostre artistiche relative ad artisti affermati per i quali non ci si limita ad esporre le opere ma si realizzano veri e propri percorsi di avvicinamento, analizzandone i linguaggi, ed esaminando le diverse visioni del mondo, il tutto custodito da preziosi cataloghi; parliamo anche di serate culturali che ci permettono di esplorare le nostre radici, il passato lontano e recente, gli scenari sociali, la storia dell’arte e tanto altro ancora con l’aiuto di esperti. Potremmo proseguire parlando di musica ed altro ancora ma il lettore ha già capito e non desideriamo annoiarlo. Ha già capito che ciò che cambia è l’effetto su chi partecipa. Dopo un evento popolare si torna a casa con lo stomaco pieno, con alcune risate e qualche chiacchiera, dopo un evento culturale si torna con delle domande, con delle emozioni, con la curiosità di saperne di più, sono situazioni che costringono a riflettere, ad andare in profondità. Se rinunceremo a tutto questo, perderemo forse una grande opportunità.
Ma non è tutto. Occorre anche allargare gli orizzonti. Qualcuno obbietta che a questi eventi culturali partecipano pochi medolesi e che non sia giusto “sprecare” risorse in questo modo. A chi la pensa così dico: ma siamo solo medolesi? Desidero essere più chiaro. Molti medolesi si muovono ogni giorno dal paese per i più disparati motivi;: per studiare, per lavorare, per curarsi e anche per il tempo libero. Credo che si possa affermare che essi abitano in una città estensiva che è assai più grande dei confini medolesi; che nel raggio di una quindicina di chilometri ci consente di vivere una sussidiarietà quasi completa con altri comuni (lavoro, scuole, servizi socio-sanitari, pubblica sicurezza, mezzi di trasporto compreso l’aeroporto) e non è pertanto sensato che anche gli eventi medolesi possano riguardare tutti gli abitanti di questa città estensiva?
Un’ultima provocazione: si sente costantemente parlare del valore delle differenze, del fatto che tanto meno si è omologati tanto più i nostri orizzonti si allargano. Allora vogliamo fare quello che fanno tutti gli altri o vogliamo distinguerci? Ovvero creare una differenza. Noi crediamo in quest’ultima via.
Finora Medole si è guadagnato una fama significativa, è stato capace di caratterizzarsi come un punto di riferimento culturale assai rilevante, questo è un patrimonio da non gettare ma da valorizzare e far crescere.
L’ultimo pensiero va ai protagonisti che hanno costruito questo patrimonio. Non faremo nomi perché rischieremmo di dimenticare qualcuno, ma certo non sbaglieremo dicendo che sono il cuore pulsante di tutto ciò. Grazie alla collaborazione con l’amministrazione comunale hanno prodotto una lunga serie di episodi culturali che hanno lasciato il segno.
Quindi il nostro auspicio è che possano continuare a lavorare bene, sostenuti da tutta l’attenzione che meritano, dedicandosi alla vera crescita culturale della nostra “grande” comunità.
(s.bo.)
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