giovedì 10 aprile 2008

FASCISMO SENZA ANTIFASCISMO di Moni Ovadia

Questa mattina a Dergano nell’hinterland milanese verrà piantato un albero in memoria di Giovanni Pesce il leggendario partigiano comandante dei GAP (gruppi di azione patriottica) e combattente delle Brigate Internazionali in Spagna. Io, insieme ad altri, ci sarò perché sono antifascista, perché sento il dovere irrinunciabile di onorare la memoria di un combattente per la libertà e perché a mio parere in Italia come in Europa non è possibile dichiararsi autenticamente democratici senza assumere l’eredità della Resistenza antifascista. Devo dare a questa mia adesione un tono perentorio e non equivoco perché la destra italiana con ogni strumento di comunicazione disponibile si ingegna per confinare ad un solo episodio le responsabilità del regime: “le leggi razziali”. Questa operazione non vede impegnati solo gli eredi del fascismo, ma, pur se in buona fede e senza gli intenti strumentali di costoro, rischiano di favorire un gioco perverso e sinistro anche importanti e meritevoli istituzioni che lavorano nel campo della memoria dello sterminio degli Ebrei. Lo segnalava ieri un articolo apparso su “La Stampa” di Torino dal titolo: “Il fascismo derubricato” a firma di Giovanni de Luna. L’articolo fa riferimento all’erogazione di novecentomila euro nel 2008 con la conversione in legge del “decreto mille proroghe” destinati al restauro del blocco 21 del campo di Auschwitz dove nel 1980 fu inaugurato il padiglione italiano del museo del Lager con il contributo di Primo Levi, Luigi Nono, Ludovico di Belgioioso e Mario Samonà e che allora fu voluto dall’Aned.
Nel progetto attuale di restauro l'Aned è stata totalmente esclusa dalla commissione creando una sorta di conflitto delle memorie. L'esclusione dell'Aned, l'associazione degli ex deportati politici, non può non assumere un significato grave al di là delle intenzioni. Le sofferenze patite dai deportati politici non possono essere sminuite, non possono essere svalutate come sofferenze di serie b, ma soprattutto il loro sacrificio ed il loro coraggio, il magistero della loro lotta non possono essere messi all'angolo, sarebbe un'infamia. Il crimine del fascismo non può essere ridotto solo alle leggi razziali. Le leggi razziali furono la conseguenza dell'efferatezza del fascismo, non furono solo un eccesso, una “svista”, una perdita di controllo. Il fascismo italiano fu una brutale dittatura liberticida e guerrafondaia, fu un regime colonialista violento che si macchiò di crimini di guerra contro popolazioni inermi.
Dimentichiamo troppo spesso che dietro la frusta e retorica cortina del topos “italiani brava gente”, i fascisti italiani si macchiarono di atrocità inenarrabili. Come possiamo dimenticare le stragi delle ex colonie d'Africa, il genocidio dei Libici – si calcola ne siano stati uccisi 1 su 8 – le pulizie etniche nei territori della ex Jugoslavia, i campi di concentramento – valga il campo di Arbe per tutti – dove venne deliberatamente causata la morte per stenti e torture di migliaia di prigionieri? Le documentazioni dei crimini commessi dal fascismo italiano sono innumerevoli, raccolte meticolosamente per dovere di giustizia e memoria, dagli Istituti per la Resistenza dei vari paesi che subirono le violenze, dagli storici, dalle Università, dai Tribunali. Nel novembre del 1989, l'emittente inglese BBC, mise in onda un film in due parti, “The Fascist Legacy”, L'Eredità fascista, nel quale vennero documentati i crimini di guerra commessi durante l'invasione italiana dell'etiopia e nel Regno di Jugoslavia con l'impiego dell'iprite, o gas mostarda, da parte del Generale Badoglio, i bombardamenti di ospedali della Croce Rossa e le rappresaglie scatenate dopo un attentato contro l'allora Governatore italiano dell'Etiopia. Il film racconta anche le vicende seguite alla capitolazione italiana nel 1943 e si sofferma sull'ipocrisia mostrata tanto dagli USA quanto soprattutto dai britannici in questa fase. Etiopia, Jugoslavia e Grecia richiesero l'estradizione di 1.200 criminali di guerra italiani – i più attivamente ricercati furono Pietro Badoglio, Mario Roatta e Rodolfo Graziani – che non furono mai consegnati alla Giustizia né pertanto processati. Se l'orrore delle leggi razziali, della Shoà vengono espunte dal contesto generale dei crimini fascisti, se l'universalità delle vittime e la solidarietà fra esse viene meno, l'immenso calvario ebraico si stempererà in una istituzionalizzazione senza fine che diverrà ricettacolo ideale delle false coscienze e di tutti i più ipocriti mea culpa. Il pericolo di una tale deriva è reale e si avvicina a grande velocità a misura che i testimoni diretti ci lasciano. Il compito delle seconde e terze generazioni è quello di tenere vivo lo spirito dell'antifascismo come strumento di lotta contro ogni discriminazione, violenza e sopraffazione di oggi e di domani.

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