domenica 16 maggio 2010

A SUD DEL POLO di Carlo Damiani

Poco prima di partire per l’Etiopia io e Anto ci siamo fatti sorprendere da mille paure, così abbiamo cominciato a pensare a parassiti, pulci e pidocchi, malattie terribili…
Arrivati a Shashamane, 270 km a sud di Addis Abeba (Nuovo Fiore?!…), è bastato poco per capire che non sarebbe stato possibile vivere un mese senza poter abbracciare le persone che incontravamo, i ragazzi, i bambini… perché questa è stata la prima cosa che abbiamo sperimentato: l’Etiopia ci aveva accolto… ed è stato un grande, lunghissimo abbraccio!
Eravamo ospiti della missione cattolica. Anto avrebbe fatto l’insegnante di inglese nella scuola ed io (non so bene con quali titoli) il “factotum”…
Bisognava restaurare la “casa-famiglia” dove vivono alcune decine di ragazzi e bambini in un ambiente a metà tra il collegio e la comune: i grandi aiutano i piccoli con grazia e semplicità, come se fosse una cosa ovvia e normale, ed esprimono tutto l’amore di chi non ha nient’altro da offrire.
Di lavoro ce n’era parecchio ma avevo a disposizione tutta la manodopera che volevo… e vi assicuro, non è per niente facile organizzare la giornata per una squadra di ragazzi con una gran voglia di lavorare ma che, come tutti i ragazzi del mondo, pensano che tutto sia un gioco. Quante arrabbiature, quanti lavori fatti e rifatti: alla fine della giornata eravamo tutti conciati da buttar via (loro per la verità non sembravano particolarmente provati)… e la mattina dopo erano già lì, davanti alla missione, ad aspettare di ricominciare a pitturare, sistemare porte e finestre… cantare, scherzare e ridere con quei loro sorrisi e quegli occhi… Alla fine ce l’abbiamo fatta !
Si, quello era lo scopo del viaggio, ma, devo confessare, era altro che mi aveva spinto a partire: troppe cose ancora non capisco di questo mondo, troppe certezze si sono sgretolate negli anni e, soprattutto, la speranza in un mondo migliore sempre più spesso aveva lasciato posto alla rassegnazione! Speravo che una nuova prospettiva mi offrisse elementi utili a ritrovare la strada… che pretesa, e naturalmente sono tornato con tutti i miei dubbi, con qualche domanda in più, una certa frustrazione ed una sola vera scoperta: non c’è nulla di semplice e bisogna diffidare di coloro che hanno in tasca una spiegazione e la soluzione per qualsiasi problema. È necessario provare a osservare il mondo con gli occhi degli altri per non scivolare nella illusione di una realtà parziale e limitata.
Vi racconto un po’ di Etiopia. È un paese meraviglioso: la Natura è proprio bella e se ne percepisce ovunque la forza. Ci sono piante enormi che si affacciano su laghi incredibilmente vasti, uccelli di tutti i colori e le dimensioni, una terra dalle mille tonalità (potenzialmente) fertilissima. Quasi il 90% della popolazione vive di agricoltura, un’agricoltura arretrata, molto arretrata sicché la fatica è enorme. Ciò nonostante mi è sembrato che la gente fosse felice. Ci sono bambini dappertutto e ovunque si sentono le grida, le risate e l’energia. In realtà spesso i bambini lavorano quando e come possono: a noi può sembrare scandaloso, là non lo è! Per le strade si incrociano, di giorno e di notte, un sacco di persone che si spostano a piedi (pochi hanno la bicicletta, quasi nessuno la macchina) e viene quasi spontaneo chiedersi “dove vanno e alla fine della giornata, saranno riusciti a concludere qualcosa?”. Le strade sono tragicamente insicure, piene di buche, animali e/o persone che attraversano in assoluta tranquillità (con le conseguenze che potete immaginare). Se si escludono le Toyota delle Ong, degli operatori turistici e pochi altri, i mezzi di trasporto sono fantastici (nel senso che serve davvero molta fantasia per pensare di utilizzarli): se non altro non c’è spreco, nulla va perso, tutto si riutilizza e questo, devo dire, mi piace.
I villaggi, nonostante la precarietà e la semplicità, sono generalmente accoglienti e relativamente dignitosi. Entrando in una qualsiasi città, invece, è inevitabile provare un certo disagio per la polvere, il disordine e una sorta di anarchia che, per la verità, non è poi tanto diversa da quella di tante città del sud e che finisce poi per intrigare… e a tutto ciò ci si abitua piuttosto velocemente. Molto più difficile è convivere con la miseria e la povertà! Non è possibile raccontarle, non è possibile fingere di non vedere senza essere sopraffatti dal senso di colpa… e tuttavia si sopravvive e si scopre che in quel mondo la bellezza e l’orrore, la gioia e il dolore, la vita e la morte sono vicini come non mai e, forse per questo, più autentici!
… la complessità del mondo, le cose belle e le cose brutte… non basta una vita, e non bastano gli occhi… L’estate prossima si torna!

Ps io e Anto abbiamo pensato di adottare Sintaiu, un bambino dolcissimo di “casa-famiglia”. Bastano 300€ all’anno per poterlo immaginare felice e sentire che una goccia nel mare, in fondo, è meglio di nulla!

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