Un amico contadino, qualche tempo prima della “Festa del Ringraziamento”, saputo che mi ero reso disponibile anche quest' anno per dare una mano, mi ferma per strada e mi ringrazia, sinceramente contento e felice. Ero stupito, e non capivo il perché.
Ora che la festa si è tenuta, dopo che per svariate situazioni era stata messa pesantemente in forse, l’ho capito : quella non è la festa di un partito, né di un sindacato, e non è soprattutto la “Maialata” – nomignolo con il quale è stata chiamata da molti. È la “Festa del Ringraziamento” e basta.
“Maialata” … l’ho usata anch’io questa parola e ora mi accorgo di aver detto quasi una bestemmia. Avevo smarrito il senso di questa festa e del perché qualcuno (in particolare una delle nostre madri Canossiane) aveva fatto tanto per ripristinarla.
Cambiarne il nome vuol dire stravolgere il significato, anzi, tentare di “impossessarsene”.
Da festa religiosa, o di semplice amore e rispetto per i frutti della terra e per il sacrificio di chi la lavora, a brutale mangiata, anzi, a solenne “abbuffata”.
In questo giorno i contadini fanno festa, e noi con loro. Le tradizioni possono essere tenute in piedi come semplice “forma esteriore” oppure mantenendone vivo il significato originario.
Oggi, che il lavoro nei campi non è più duro come un tempo (almeno per i “nati bianchi”) e con tanti modi per difendersi dalle bizze della natura, è ancora importante ricordarsi che da quelle scure zolle di terra traiamo per tutti il pane quotidiano. Non si è mai certi del risultato, gli imprevisti sono sempre tanti, ma quando i frutti ci sono, allora Alleluia, si è contenti e si fa festa.
E le Feste comportano quasi sempre un eccesso, uno spreco. Ma questo è un bisogno dell’uomo, anche per i più poveri. È, forse, il piacere di godere, almeno ogni tanto, dell’ABBONDANZA.
E cos’hanno scelto i nostri avi per celebrare questa festa ? Il maiale, un animale di cui, da un punto di vista materiale, NON SI BUTTA VIA NIENTE, neanche il sangue.
Ma da un punto di vista più spirituale il maiale è ben altro : questo animale CI DONA TUTTO DI SÉ, come un vero amico … e come la Terra, che ci dona insieme frutti ed insegnamenti : la pazienza, il fluire del tempo e delle stagioni, l’accettazione delle avversità e dei disastri, l’incertezza del risultato, il sudore e, talvolta, l’abbondanza !
Dare Tutto di sé e accettare tutto quello che arriva : non solo il bene o quel che ci fa comodo. È questo il “sapere contadino”, il “sapere della terra”. È così anche nelle relazioni fra le persone : lottare, ma anche accettare, è il segreto per apprezzare la vita.
Chi ha partecipato (o non è venuto) alla Festa per opportunismo, obbligo o coerenza … ha perso un’occasione di piacere e condivisione.
Chi invece ha partecipato per il bene del paese, per un obiettivo comune, per i nostri figli, ha un “credo” profondo dentro di sé. Sa che l’essenza di ogni festa è una sola : stare bene insieme. In fondo, di cos’altro abbiamo bisogno nella vita ?
Se quest’esperienza continuerà, vorrei proprio che tornasse a essere vissuta per quello che è. Per dare il giusto valore alle cose bisogna sempre ricordarsi perché si fanno : la “Festa del Ringraziamento” è un’occasione per tutti di ricordare il rispetto che dobbiamo alla Terra, al Lavoro dell’uomo e, per chi crede, a Dio.
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