domenica 16 maggio 2010

Il 25 Aprile di mia mamma di Franca Caiola

Mia mamma ha 84 anni; di solito non parla molto, ma quando le chiedo di raccontarmi della sua vita durante la guerra, i ricordi di episodi di ogni tipo riaffiorano vivi e si trasformano in parole.
Abitavo nella località Pagliette di Solferino. Quando scoppiò la guerra avevo 14 anni.
A Solferino, tra il parco dell'Ossario e la Rocca c'erano tantissimi tedeschi molto attrezzati per la guerra con mezzi e armi, che reagivano con violenza e crudeltà contro i partigiani che li combattevano; i partigiani avevano a malapena i fucili, ma nonostante l'esiguità dei mezzi combattevano e davano la vita per la difesa della libertà delle popolazioni; i partigiani che venivano scovati venivano caricati sui treni diretti ai campi di concentramento e, se tentavano di scappare, venivano fucilati. Non so se dopo la liberazione venisse riservato lo stesso trattamento ai tedeschi, ma se così fosse, è comprensibile lo spirito e la volontà di cacciare gli invasori.
Non potevamo neppure andare con un carro trainato da un mulo, perchè venivamo mitragliati, pensando che nascondessimo armi o partigiani nel fieno. Ricordo che una volta alcuni contadini hanno commesso l'imprudenza di viaggiare in 3 carri in fila: i tedeschi hanno mitragliato uccidendo i muli, incendiato il fieno e le persone si sono salvate per miracolo.
La sera non potevamo tenere luci accese perchè quando passava l'aereo ricognitore chiamato da tutti "Pippo" i luoghi dove si vedevano le luci venivano mitragliati. Dovevamo sigillare tutte le finestre. Ricordo che una sera c'era la luna piena che rifletteva contro le lame dell'aratro, sembrava una luce e ci fu una scarica di mitraglia.
Un giorno ero dal fornaio quando un aereo, che essendo stato colpito doveva alleggerirsi, scaricò una bomba; presi la mia bicicletta e andai verso casa, per strada sentii alcune persone dire che la bomba era caduta alle Pagliette; corsi a casa col cuore in gola e quando arrivai vidi che le case non avevano più le finestre, i vetri si erano rotti tutti col fragore della bomba; mia sorella stava facendo la polenta e ha dovuto buttare via tutto perchè l'urto aveva fatto cadere dentro la fuliggine.
A Goito avevano bombardato perfino il cimitero, quei poveri corpi sepolti morirono due volte.
Noi lavoravamo in un'azienda agricola di proprietà di un farmacista, al quale come ricompensa portavamo uova, polli e altri prodotti dei campi. Una volta che stavo portando le uova al padrone mi trovai con una mia amica che andava a trovare suo fratello che era militare a Desenzano; passò Pippo e noi lasciammo le biciclette e saltammo in un fosso per nasconderci; avevo paura di aver rotto le uova che avevo nella sporta, ma per fortuna erano incartate bene e si salvarono. Finalmente riuscimmo ad arrivare a destinazione e, dopo aver fatto le nostre commissioni, ci ritrovammo davanti alla Chiesa per tornare insieme; di nuovo passarono i bombardieri, ci rifugiammo in Chiesa in attesa che passassero, poi tornammo a casa. Questa era la nostra vita, cercare di sopravvivere. Successe che il fratello di questa mia amica fuggì e si nascose perchè non voleva più combattere; lo cercarono a casa sua convinti che si fosse nascosto lì e non trovandolo, presero in ostaggio la mia amica e la portarono via. La sua famiglia era disperata al pensiero della loro figlia in una caserma militare, ma fortunatamente oltre al sequestro non le fu usata altra violenza e fu rilasciata non appena il fratello si consegnò per salvarla.
I miei tre fratelli erano tutti soldati; più che dei tedeschi, avevamo paura dei fascisti italiani perchè conoscevano le persone e facevano imprigionare i nostri uomini se non combattevano nelle loro file; facevano la spia e denunciavano coloro che con naturalezza e generosità, a rischio della propria vita, nascondevano e nutrivano le persone che stavano ancora peggio di loro: gli sfollati, i soldati che cercavano di sottrarsi alla guerra o anche gli ebrei.
Furono 5 anni tremendi. Prima della guerra vivevamo in miseria, ma dopo tutto fu molto peggio; per mangiare si trovava solo il pane della tessera, ma le razioni erano misere e si moriva di fame. In campagna si riusciva ancora a vivere perchè allevavamo i polli, coltivavamo frumento e granoturco e lo nascondevamo; avevamo fatto un quadro con le botole di paglia in mezzo al quale nascondevamo le botti con dentro frumento e granoturco. In città invece si moriva di fame; un nostro parente veniva da Milano tutte le settimane per fare rifornimento, veniva in bicicletta di nascosto perchè in treno lo avrebbero imprigionato; spesso però doveva accontentarsi di far mangiare i figli mentre lui e la moglie stavano a guardare.
Vivevamo nel terrore dei bombardamenti e in grandi difficoltà per le privazioni che dovevamo sopportare a cominciare da quella del cibo. Gli uomini erano a combattere e le donne dovevano portare il peso di grossi sacrifici e responsabilltà non per vivere, ma per sopravvivere e sognavamo la pace e la libertà. Circolava un giornale clandestino, mi ricordo una vignetta che raffigurava Hitler e il duce seduti alle estremità di una panchina che rappresentava l'asse Roma-Berlino, e seduto in mezzo c'era Churchill che segava l'asse.
Mi ricordo bene il 25 aprile; mi ricordo una fila di soldati tedeschi armati che andava verso Desenzano. Avanzavano molto lentamente mentre spuntavano i partigiani nascosti tra le colline di Solferino e Cavriana. A Solferino bombardavano tanto soprattutto sulla Rocca perchè vi erano accampati molti tedeschi; questi avevano fatto diversi prigionieri che, quando seppero che stavano arrivando i partigiani a liberarli, misero fuori uso tutti i mezzi, perciò i tedeschi dovettero fuggire a piedi. Quando sono arrivati gli americani, si sono trovati la strada già spianata dai partigiani.
Il 25 aprile le campane suonarono a festa tutto il giorno.

Spero che questi ricordi possano almeno far riflettere sull'assurdità delle guerre e che servano da monito alle nuove generazioni affinchè portino avanti la volontà di pace con impegno e convinzione. Per me che l'ho vissuta è impossibile pensare che le persone pensino di risolvere i problemi con la guerra, ma purtroppo i potenti trovano sempre motivi di odio o di interesse che le giustificano e, convincendo o obbligando, coinvolgono le popolazioni e le guerre non finiscono mai.

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