Sport, è il sostantivo che indica, detto in breve, l’attività che impegna sul piano dell’agonismo oppure dell’esercizio individuale o collettivo, le capacità fisiche e psichiche dell’individuo con intenti ricreativi o a fini di lucro. Oggi, purtroppo, le finalità nobili dello sport sono prevaricate da quelle venali o, comunque, da interessi subdoli, che nulla hanno a che vedere con gli appena citati nobili intenti. Ma, come ogni medaglia, anche quella dello sport ha un diritto e un rovescio, un negativo e un positivo; positivo che fiorisce soprattutto in certe discipline, in certi atleti, in certi ambiti. Medole finora in questo senso, salvo qualche sporadico, macroscopico episodio, è fuor d’ogni dubbio da considerare un’isola felice. Qui lo sport si pratica da sempre, espresso in disparate discipline tra le quali la più significativa è e resta il tamburello per le note ragioni e per l’antico radicamento in loco. Ma, nei nostri tempi moderni, esp’ressione della globalizzazione, molte discipline sportive nate altrove nel mondo hanno trvato albergo anche nella nostra penisola, nelle nostre città, nei nostri paesi. È il caso del Karate che dal profondo antico dell’Oriente ha incontrato ovunque nel tempo un incredibile consenso e nella metà del secolo scorso, le buone ragioni ci sono, è stato regolamentato sportivamente.
A Medole, nel suo piccolo, lo sport ha sempre avuto adepti che si sono estrinsecati al meglio nella promozione e nella pratica del medesimo. Molti medolesi, infatti, sono saliti, com’è luogo comune dire, sui gradini più alti di ambiti podi, hanno indossato prestigiose maglie, si sono cinti di allori di primaria importanza nazionale, esprimendosi in gruppo o individualmente: campioni eccellenti nella palla tamburello, nelle bocce, nel tiro al piattello e in tempi odierni anche nel Karate, a livello mondiale. Proprio in questi giorni abbiamo incontrato un campione fresco di nomina di quest’ultima disciplina. È appunto questa la ragione per la quale ne scriviamo ed anche perché il Karate, incredibile ma vero, è praticato in paese da più di quindici anni almeno grazie alla scuola promossa e guidata dal maestro Ciro Varone (C.n. 6° Dan) di chiara fama, membro della Commissione Tecnica Nazionale. Una scuola, quella medolese di Varone, che nel tempo è diventata, si può dire, un’istituzione grazie al rapporto che questo straordinario sportivo ha saputo instaurare con gli allievi e le loro famiglie; una scuola che ha sempre navigato a gonfie vele ma che ora incontra esecrabilmente qualche maretta a causa del condizionamento degli spazi operativi, ma che resiste nella sua missione grazie alla caparbietà dei promotori e alla comprensione dei sostenitori.
La scuola, un vero benefico servizio, sempre molto frequentata, vede raccolti ai giorni nostri una ventina di giovanissimi che vanno dai 5-6 ai 13-14 anni con prospettiva di continuazione in età più matura nelle palestre varoniane di Montichiari e di Castel Goffredo, tutte sotto l’egida della Ten-no Karate Do nazionale. A Medole, nell’ambito della Ten.No Karate Do, agisce un giovane istruttore locale di lusso, il ventinovenne Angelo Scutari dotato di una grande passione per le arti marziali e di un notevole spirito di iniziativa. Di lusso, si diceva, perché Angelo quest’anno, grazie al suo impegno e alla collaborazione del maestro Varone, ha conquistato in Spagna, a Valencia, nientemeno che il titolo di vice campione mondiale nella specialità Kumitè (Cat. Pesi massimi + 75 Kg.), Kumitè sta a “combattimento libero”. Un titolo straordinario per il “Nostro” istruttore (C.N. 3° Dan) anima della scuola locale. Abbiamo chiesto ad Angelo quali sono state le motivazioni che, dopo la passione giovanilissima per il calcio, lo hanno spinto alla scelta della severa disciplina del Karate, non violenta, anzi, severa e assai rigorosa. Il campione ci ha fornito molte motivazioni, in primis quella del desiderio di misurarsi con se stesso, di potersi misurare con altri in confronti a mani e piedi nudi, senza attrezzi, in un faccia a faccia ricco di regole precise e inderogabili che sono sì scuola di vita e di comportamento ma anche di nobili principi morali e di rispetto altrui. Uno sport “Pulito e Puro” sotto tutti gli aspetti, che non ammette equivoci, richiede fermezza, soprattutto passione e grande pazienza nella ricerca di quella irraggiungibile perfezione comunque da inseguire con perseveranza e modestia.
Angelo, al riguardo, confessa d’aver vinto la sua prima gara dopo un’esperienza coltivata per 9 anni. L’atleta medolese parla anche del fraterno rapporto che attraverso la pratica si consolida con colleghi di palestra e con gli avversari che, fuori dal tappeto di combattimento, sono sinceri amici, sinceri compagni di edificanti conversazioni sportive, sodali di spogliatoio: luogo dove si esprime l’essenza verace dell’amicizia. Uno sport tosto il Karate, che tempra, povero, quindi tutt’altro che mediatico. Ragion per cui – lamenta Scutari – la pratica di questa disciplina, come altre ingiustamente considerata minore, meriterebbe invece di più, una maggior attenzione verso i suoi valori.
Ma nonostante ciò, Angelo è un entusiasta: lo si capisce da come parla della realtà medolese della sua scuola, dei suoi allievi e delle sue responsabilità di educatore. Un entusiasmo quello del Nostro che è “benzina” preziosa per la continuità dell’attività di Medole. Attività che, come detto, è ormai un’istituzione e un servizio per la comunità. “Benzina Super” per il superamento delle molte difficoltà di percorso combusta nella speranza che a breve si concretizzi la necessità di disporre in loco di pubblici locali veramente consoni e accessibili alla pratica del Karate.
( g. m. )
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