Quando sentiamo questa parola la nostra mente associa situazioni un po’ distanti: la mafia, la camorra, il profondo sud. Lì probabilmente nasce questa parola come trasformazione della parola “umiltà”. Ad indicare il frequente atteggiamento di coloro che, in modo semplicistico, erano definiti umili.
Sì perché l’omertà è certamente figlia della debolezza. Ma non trascuriamo il clima in cui si sviluppa. Un clima di terrore, di prevaricazione, un clima di paura. Io non parlo, non denuncio, nemmeno esprimo il mio dissenso verso certi comportamenti o certe persone, perché temo che questi miei atteggiamenti possano danneggiarmi. Mi giustifico pensando che ho scelto il male minore. Mi consolo pensando che non ho la vocazione per fare il Don Chisciotte e che tutti, o almeno tanti, fanno come me.
Così, cresce l’illegalità, si sviluppano e consolidano comportamenti antisociali. Il tempo completa l’opera. Dopo anni di proliferazione queste entità sono di una tale consistenza e penetrazione da risultare quasi invincibili.
Fin qui nulla di nuovo. Sono cose a tutti noi familiari. Noi che viviamo nel nord. Familiari ma distanti.
Ma sono davvero distanti?
Non mi risulta che nella provincia mantovana, i commercianti paghino il pizzo o che la violenza e la criminalità organizzata siano presenti. E allora? Perché su un foglio locale ne sto parlando?
Premettendo che sensibilizzare su un tema così serio è sempre importante, non è del sud che vorrei parlare. Vorrei parlare della nostra omertà. Quella che produce effetti meno vistosi ma non meno intossicanti.
Per fare un esempio mi aiuterà un po’ di autocritica giovanile. Da ragazzino mi sono trovato anch’io nel periodo scolastico ad assistere e qualche volta a partecipare alle bravate. Alcune di queste mi parevano innocue altre un po’ meno. Ma mi sono ben guardato dal fare la spia. “Chi fa la spia non è figlio di Maria” dicevano. A quell’età è così importante essere accettati dai coetanei che ben pochi si azzardano a fare i delatori. Ma qualcuno dirà: “sono ragazzi!”. Sì ma non tutti quei ragazzi, crescendo, superano l’ansia da accettazione. Molti di noi lo chiamano opportunismo e riescono con il tempo a darne un’idea positiva. La considerano una forma di saper stare in mezzo alla gente. Ne apprezzano i ritorni economici. Giustificano con questi anche i rospi che devono deglutire.
Funziona così. Si inizia con un po’ di fatica ma poi l’abitudine a chiudere un occhio (a volte due) ci rende le cose più facili.
Questo accade anche nella politica di casa nostra. Quanti di noi non condividono certe scelte ma preferiscono tenerlo per sé. Addirittura non desiderano nemmeno approfondire. Meno so meglio è.
Questi sono esattamente i comportamenti preferiti di chi usa il potere per tutelare i propri interessi o quelli dei propri amici. Questi sono i comportamenti che distruggono la democrazia. Informarsi, valutare, giudicare non è facile. Chi critica può essere altrettanto interessato a tutelare altri interessi. Quindi perché complicarsi la vita?
Perché fra i meandri delle opposte visioni si cela la ricompensa. La nostra opinione. La nostra libera opinione. Ne vale la pena!
Ma la tentazione è molto seducente. Un amico mi faceva notare che offrendo la Sua collaborazione per eventi organizzati da uno schieramento politico vicino, guarda caso, agli imprenditori e alla chiesa, si ottenevano non una ma ben tre ricompense. Quella sociale, quella economica e quella trascendente.
Quella sociale consisteva nell’apprezzamento di tutti i partecipanti alla manifestazione (spesso numerosi). Quella economica è legata agli imprenditori. Questi sceglieranno più facilmente di operare in ambito economico con chi è più vicino a loro. Infine dulcis in fundo la ricompensa trascendente. Ovvero un gradino più in alto verso il regno dei cieli.
Confesso che per un attimo mi sono fatto prendere dallo sconforto. Come si può competere con una tale profusione di gratificazioni? Non si può.
Poi mi sono ricordato dei sognatori. In ognuno di noi c’è un piccolo sogno. C’è il desiderio di libertà, un desiderio di far prevalere le cause che sembrano perse, solo perché ci sembrano più giuste. Una sfida molto ardua ma non impossibile.
Allora mi sono rincuorato. E voglio rincuorare anche il lettore che potrebbe sentirsi sotto accusa. Ce la possiamo fare. Se non altro non dobbiamo smettere di crederci e di tentare.
( s. bo. )
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