Chi ha detto che le utopie non si avverano? Tutti in generale sono propensi a credere che le utopie sono tali proprio perché non si concretizzano. Ma non è accertato che sia proprio così e quindi si può essere utopisti, credere in ideali difficilmente realizzabili e porre ipotesi di contrasto quali efficace critica alle istituzioni vigenti. Come già ho avuto modo di scrivere tempo fa su questo foglio, una delle mie utopie è proprio quella di vedere palazzo Ceni – il più prestigioso tra i più prestigiosi di Medole, certamente il più conosciuto e maggiormente carico di storia – tornare agli antichi splendori con una destinazione d’uso che gli sarebbe assai appropriata, quella cioè di “Centro medolese della Cultura” e non certo quella di municipio che ne sminuirebbe la valenza privando ai più la possibilità di godere delle sue salienti caratteristiche e bellezze. A proposito di utopie concretizzatesi cito ad esempio il caso “Teatro” del quale ora, nonostante i discutibili numeri e programmazioni, ci si riempie la bocca. È stata la spinta di un’utopia a far rinnovare il pregiato edificio e riportarlo alla sua originale funzione: un’utopia concretizzatasi che ha contrastato quelle infami proposizioni che volevano lo stabile trasformato in abitazioni. Difficile, tornando a Palazzo Ceni, se non a costi elevatissimi e interventi di grande facoltà progettuale ed esecutiva, il connubio tra le caratteristiche dell’edificio con le esigenze tecnologiche (sovente esteticamente discutibili) di cui abbisogna per la sua funzionalità un edificio di servizio quale è il municipio. Abbiamo sottomano nel circondario esempi lampanti dove quanto appena asserito è riscontrabile; edifici dove si sono stravolte, quando non cancellate o addirittura distrutte testimonianze storiche-artistiche-culturali preziose. Non nego certo che il palazzo municipale debba avere carattere di rispettabilità, di decoro, di buona immagine per il paese, ma ciò non toglie che il municipio possa restare nel palazzo dove è: che più bello ancora potrebbe essere con adeguati interventi coinvolgenti le immediate adiacenze (Firenze è conosciuta assai più per gli Uffizi che per il suo bel palazzo municipale, e così Ferrara per il Diamanti e lo Schifanoia e Mantova per il Te e il Ducale: esempi eclatanti sicuramente, ma significativi). Perché non pensare anche a un municipio nuovo di zecca, moderno, tecnologico, super razionale, sempre sito nel cuore del paese in ambiti non incidenti col centro storico ma nelle sue immediate adiacenze, facilmente accessibile a tutti i mezzi e con relativi parcheggi: a ben guardare soluzioni in tal senso ce ne sarebbero più d’una. A ben guardare la riqualificazione dell’attuale municipio o l’edificazione di uno nuovo non sarebbero proprio utopie visto che in virtù delle miniere d’oro, ovverosia delle cave poste a nord del paese, le casse comunali non dovrebbero assolutamente difettare. Ma ritorniamo a Palazzo Ceni che sta languendo miseramente nel suo stato di cronico, squallido degrado. Nella auspicabile, sollecita riqualificazione, il palazzo potrebbe – qui sta la mia utopia . nuovamente risplendere nella veste del già citato “Centro medolese della Cultura” e cioè quale sede della Civica Raccolta d’Arte, della Biblioteca, dell’Archivio storico. Tre espressioni culturali sinergicamente gestibili (con vantaggi economici e di frequentazione) e reciprocamente valorizzatisi, come a dire: più piccioni con una fava. La funzione di Palazzo Ceni, così concepita sarebbe, non bisogna dimenticarlo, in perfetta sintonia con le volontà testamentarie della donatrice e del suo avo che l’ha ispirata. Con una funzionale previsione progettuale il palazzo potrebbe assolvere pure alla necessità di “rappresentanza”, nonché a quella di “spazio didattico” sia nell’interno che all’esterno dell’edificio tenuto conto del bel giardino con ingresso da via Mazzini. Esempi in tal senso sono riscontrabili anche in centri a noi vicini ed in particolare a Carpendolo in Palazzo Deodato Laffranchi. Una sede multiculturale siffatta permetterebbe un incremento di iniziative collegate di più alto profilo, di maggior consistenza e di maggior caratterizzazione. Come noto gli insediamenti culturali “Fissi” sono assai più produttivi rispetto alle sedi occasionali o sparse ed aiutano notevolmente l’incentivazione e la caratterizzazione dell’azione culturale.
È altrettanto noto il grande bisogno di cultura così com’è assodato che questa produce grandi e a tutti gli effetti innegabili benefici. Palazzo Ceni, visto nell’ottica fin qui in sintesi estrema prospettata diverrebbe un anello primario della magnifica concatenazione di quello che è tutto l’impareggiabile centro storico medolese con le sue “copiose” emergenze. Una realtà questa nostra medolese difficilmente riscontrabile altrove in provincia di Mantova. Una realtà che potrebbe favorire la non mai sopita aspirazione turistica del paese non sempre espressa e valorizzata alla bisogna. Aspirazione ad un turismo culturale indubitabile fonte di vantaggio economico e di miglior qualità di vita. Un’utopia quella qui sommariamente espressa che, a mia convinzione, potrebbe diventare realtà. Ma perché ciò avvenga c’è necessità di comprendonio, di vedute in prospettiva e soprattutto di coraggiosa volontà politica. Il grande Cosimo de’ Medici detto il Vecchio, illuminato politico e pater patriae, già nella Firenze del Quattrocento, affermava che è la “cultura praticata” a proiettare e portare in avanti. Una affermazione che la dice lunga al proposito e che spero fortemente possa far riflettere.
( g. m. )
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