Fra gli argomenti illustrati dalla cronaca degli ultimi mesi, uno dei più discussi e controversi è sicuramente stato il disegno di legge che avrebbe dovuto regolamentare diritti e doveri di coppie di cittadini che hanno scelto l’unica alternativa attualmente possibile al contratto matrimoniale: la convivenza.
Questa condizione, inizialmente definita PACS (abbreviativo di Patto Civile di Solidarietà), successivamente convertita in DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente Conviventi), coinvolge una ormai ampia parte della popolazione, Italiana ma non solo.
In prima analisi, ai vertici delle nostre istituzioni, emergono le diverse posizioni dei gruppi e dei partiti:
- vi è chi dichiara la necessità di generare un regolamento per coloro che lo richiedono;
- c’è chi sostiene il contrario;
- qualcuno si mantiene sul vago, quasi ad ambire al consenso degli uni, dribblando il dissenso degli altri;
- poi, in forma extra costituzionale, ma non per questo meno influente, vi è l’esortazione della Chiesa, la cui posizione è sicuramente la più chiara ed intransigente.
Osservando un po’ più approfonditamente le opinioni espresse dai vari gruppi e le relative posizioni assunte, emergono le motivazioni più disparate.
Tra i favorevoli al riconoscimento delle “Coppie di fatto”, si rivendica il loro diritto ad avere un regolamento, perché anche una “coppia di fatto” può dare luogo ad una “famiglia di fatto”, perché i figli che ne derivano non sono meno amati degli altri e perché contribuiscono, come tutti, alla vita sociale del Paese.
Tra i contrari, si ritiene che questo nuovo regolamento darebbe luogo a famiglie di serie B, alcuni lo ritengono una minaccia per la famiglia tradizionale, altri pericoloso per i minori inseriti in questa condizione, altri ancora, invece, vi intravedono un omaggio al disimpegno.
A fronte di tanto e tale fermento sorge naturalmente qualche considerazione.
Il fatto che il numero delle coppie che contraggono il matrimonio sia in costante diminuzione a favore, per ora, di coloro che scelgono di convivere, mette alla luce che, per una serie di motivi più o meno edificanti, l’istituzione matrimonio pare non rispondere più così efficacemente alle necessità espresse dalle persone che intendono condividere la loro vita.
Probabilmente è forse il caso di tenere conto che il contratto matrimoniale che ha regolato per secoli la vita familiare è stato concepito in società molto diversa da quella odierna.
È pur vero che si è più volte modificato nel tentativo di meglio adattarsi alle lente evoluzioni delle società dei periodi scorsi.
Detto ciò, stuzzichiamo un po’ la nostra razionalità tentando di stimare i reali effetti di un’alternativa a questa Istituzione …
Innanzi tutto, non viene ipotizzata alcuna modifica all’Istituzione Matrimonio, chi intende contrarlo ne ha comunque sempre la possibilità, pertanto penso che la famiglia non ne esca precarizzata, o meglio, non sicuramente per questo motivo.
Prendendo a cuore poi la gestione dei minori, va ricordato che un rigido regolamento dedicato alla loro tutela è già in vigore e verrebbe esteso poi a qualunque alternativa al matrimonio; sotto questo aspetto, quindi, per i minori non sembrano emergere minacce ulteriori a quelle legate alla quotidianità.
Di conseguenza, tutto fa supporre che tanto baccano sia dettato da altre reali motivazioni.
Un aspetto di questa vicenda è che l’eventuale approvazione di questa legge non sancirebbe l’esistenza o meno di queste unioni alternative, peraltro mai state in discussione, ma le riconoscerebbe prendendone coscienza anche in forma giuridica, più semplicemente regolerebbe quanto già in essere!
Anche sotto questo aspetto, dunque, non deriverebbero sostanziali modifiche alla nostra cara società.
Valutato il tutto, invece, sotto un altro punto di vista, diciamo anche in modo più intransigente, potremmo ipotizzare di creare sbarramenti ed ostruzionismi a questi movimenti, ma, in questo caso, a che cosa dovremmo prepararci? Senza alcun dubbio, irrigidimento e varie forme di esasperazione delle forze in campo sono, quanto meno, probabili. E poi…?
…e poi, se con un po’ di obiettività fossimo in grado di ricordare e leggere il passato, esso ci rammenterebbe che le varie forme di proibizione e di messa al bando hanno, per lo più, dato luogo a clandestinità o a condizioni accomunabili ad essa.
Penso, in buona sostanza, che in queste condizioni la richiesta di un’alternativa, in qualche modo, debba essere accolta, se non altro perché l’onere di questa scelta graverebbe comunque su chi la contrae.
Potrebbe poi non essere la soluzione ottimale, ma ogni miglioramento ha sempre avuto per madre l’esperienza, anche la più spiacevole e difficoltosa.
Tutto ciò nell’intento di dare modo a queste realtà di destinare le proprie risorse non più alla lotta per essere riconosciute dalla società, ma all’impegno per esserne meglio partecipi.
Pur essendo perfettamente legale, ritengo moralmente discutibile da parte di chiunque non direttamente coinvolto da tale proposta, l’utilizzo del proprio potere mediatico e dell’influenza della propria opinione sulle coscienze, volto ad indirizzare l’azione di forze libere e politiche nel tentativo di ostacolare l’affermarsi di …….LIBERTA’.
(s. b.)
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento