La puntata di “Annozero” di Michele Santoro dello scorso 5 Aprile ha trattato temi di notevole interesse per l’opinione pubblica poiché, anche da questo, dipende la qualità della nostra vita e l’avvenire delle generazioni future: smaltimento dei rifiuti, inceneritori, raccolta differenziata. Tra le persone intervistate, abbiamo potuto ascoltare l’esplosivo Beppe Grillo con le sue invettive contro gli inceneritori, o come si preferisce chiamarli “TERMOVALORIZZATORI”, ma anche le considerazioni basate su studi approfonditi del Prof. Marino Ruzzenenti, autore del libro "L'Italia sotto i rifiuti", nel quale affronta il problema partendo da Brescia, dove funziona da anni il più grande e moderno inceneritore d’Europa, proposto da molti come soluzione ideale perché, si dice, elimina le discariche e, bruciando l’immondizia, la trasforma in energia “pulita e rinnovabile”. Il libro smentisce questa tesi con ampie e documentate argomentazioni volte a dimostrare i livelli di tossicità degli agenti inquinanti, fra cui diossine e metalli pesanti, prodotti dall'incenerimento. Le intenzioni all’inizio erano lodevoli: l’inceneritore era nato, in teoria, per adempiere a una direttiva comunitaria che richiede la riduzione della quantità di rifiuti da smaltire in discarica; l’obiettivo era il “sistema integrato” costituito dalla raccolta differenziata di tutto il riciclabile e dall’incenerimento (privo di emissioni inquinanti) del residuo, utilizzando i rifiuti come combustibile per alimentare una centrale termoelettrica capace di produrre energia e riscaldare le abitazioni.
E in effetti quest’ultimo obiettivo è stato raggiunto, ed è sicuramente vantaggioso per l’ASM (società costruttrice e gestore) e per il Comune che ci guadagnano vendendo energia e acqua calda e potendo contare su incentivi statali e sul contributo dei cittadini che, oltre a pagare per la raccolta pagano anche per l’incenerimento dei rifiuti; il costo, però, si è scoperto e si sta finalmente ammettendo che è in realtà spaventoso dal punto di vista ambientale e della salute delle persone.
“In sostanza – sostiene un ricercatore sulle nanopatologie – con gli inceneritori ci ‘liberiamo’ sì di una tonnellata di rifiuti estremamente grossolani, ma non facciamo altro che trasformarli in una tonnellata di fumi, contenenti una notevolissima quantità di sostanze tossiche, che ritroviamo nell’aria che dobbiamo respirare. Senza considerare gli altri scarti che devono essere smaltiti in discariche speciali”.
L'inceneritore inoltre, contrariamente alle intenzioni iniziali, per risultare economicamente conveniente, deve essere alimentato da una quantità ingente di rifiuti, per cui bisogna aumentarne la produzione (in netta contraddizione con la direttiva comunitaria), importarne da altre zone (compresi i rifiuti speciali) e anche scoraggiare di fatto la raccolta differenziata: carta, cartone, plastica e altri materiali invece di essere riutilizzati vengono bruciati per non sottrarre potere calorico all’inceneritore.
Un’altra importante considerazione riguarda il discorso energetico: il teleriscaldamento ottenuto con l’acqua calda recuperata dalla centrale termoelettrica connessa all’inceneritore sta facendo sostituire l’uso del gas con quello dell’energia elettrica con conseguente continuo aumento del consumo della stessa quando, invece, è ormai universalmente riconosciuta l’assoluta urgenza del suo contenimento visto l’alto costo di produzione.
L'Unione europea ha attivato una procedura di infrazione contro l’inceneritore di Brescia, che sta funzionando senza che sia mai stata fatta una valutazione di impatto ambientale. Ora, sembra che la Finanziaria 2007 abbia escluso i rifiuti non biodegradabili (plastiche ecc.) e il Cdr (combustibile da rifiuto) dal beneficiare degli incentivi destinati alle fonti energetiche rinnovabili, riportando la normativa italiana entro le corrette indicazioni UE.
I sostenitori degli inceneritori, naturalmente, sono in allarme per questo e sostengono, a loro beneficio, che se si bloccano gli inceneritori si vogliono le discariche, mentre non dicono che sono necessarie moltissime discariche per collocarvi i rifiuti prodotti dalla combustione divenuti, tra l’altro, anche pericolosi.
“Se la quantità dei rifiuti prodotti è l’indice del grado di “sviluppo” o, meglio, del livello “consumistico” raggiunto da certa società, il modo come questi vengono trattati ne è invece l’indicatore del grado di civiltà e cultura”.
Il libro mette a confronto due esperienze opposte nella gestione dei rifiuti:
- il caso virtuoso del consorzio veneto Priula (del quale abbiamo già parlato precedentemente), che considera la gestione dal punto di vista ambientale ponendosi come obiettivo una forte riduzione dei rifiuti e un cospicuo riciclaggio, nella prospettiva del "rifiuto zero";
- il caso dell'inceneritore ASM di Brescia il cui fine è chiaramente e unicamente il risultato economico alla faccia del “patto ambientalista” propagandato all’inizio, quando occorreva conquistare l’opinione pubblica.
Molti amministratori hanno imparato bene la lezione e sono abilissimi nel costruire giustificazioni e aspetti positivi quando vogliono far digerire all’opinione pubblica qualche azione non propriamente vantaggiosa per i cittadini ma molto per loro stessi. Restringendo il campo e facendo un collegamento con il nostro Comune, per esempio, alcune decisioni prese recentemente vengono presentate in un modo, mentre la sostanza è tutt’altra. Un esempio? La chiusura della piazzola ecologica è stata preceduta e accompagnata da una campagna rivolta ad esaltare i provvedimenti assunti a favore della raccolta differenziata, che peraltro nel nostro comune funzionava già da anni; è stata incrementata con la raccolta dell’umido e questa è senz’altro una buona cosa, mentre molto discutibile è la sostituzione della piazzola con antigienici ed antiestetici cassonetti per il verde disseminati per il paese, dove in realtà confluisce di tutto, con conseguente malumore dei cittadini che se li trovano vicini a casa, e con la raccolta porta a porta degli ingombranti previa prenotazione, trasformando in richiesta quello che è un sacrosanto diritto ad un servizio.
(f. c.)
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