domenica 3 giugno 2007

LODE AL DUBBIO di Stefano Bottoglia

Prima di cominciare sgombriamo il campo dagli equivoci: non ho intenzione di avventurarmi in una dissertazione sul dubbio né di commentare la poesia di Bertolt Brecht della quale ho preso il titolo di questo articolo; desidero soltanto aggiungere qualche dubbio al lettore.
Già perché credo così di far cosa utile e nel contempo di tranquillizzare quei lettori che hanno percepito i miei sogni di un mondo migliore (si veda lo scorso numero di Medoleggendo) come fossero la convinzione assoluta d'essere nel giusto???
So bene che questo mio intento è un po' fuori moda. Questi sono i tempi in cui i decisionisti vanno per la maggiore, quasi che il dubbio fosse un'espressione di debolezza; sarà, ma io continuo a vedere nel dubbio un ottimo carburante del buon senso.
Ma passiamo ai fatti se no rischio di disobbedire alla premessa.
Il primo dubbio che desidero seminare è: delegare o non delegare? Più precisamente: è preferibile un amministratore pubblico che delega molto o uno che delega poco?
Iniziamo parlando dell'esercizio del potere. Tutti concorderanno se affermo che l’apparato amministrativo risulta tanto più efficace quanto minore è il numero dei soggetti coinvolti nel processo decisionale. Un po' come sui velieri dei passato, il capitano decideva per tutti e l'ammutinamento era punito con la morte. Però il sistema funzionava.
Anziché cercare un punto debole in questo ragionamento mi sembra più interessante chiedermi se è davvero l'efficienza l'obiettivo di un'amministrazione?
Torneremo su questa domanda più tardi, ora facciamo un esempio.
Parliamo delle commissioni. Anche nei piccoli comuni esistono le cosiddette commissioni consultive; ovvero gruppi di persone che, avendo una particolare esperienza o sensibilità, forniscono, su determinati temi, delle indicazioni di comportamento agli amministratori.
Ricordo che tali indicazioni non sono vincolanti per gli amministratori che possono ignorarle senza alcuna conseguenza.
Le commissioni si occupano principalmente di aree importanti della società: l’edilizia, i servizi sociali, la biblioteca, ecc.
Un aspetto importante delle commissioni è la loro composizione. I membri sono sia soggetti segnalati dalla maggioranza che dalla minoranza.
Ora veniamo alla nostra domanda iniziale: le commissioni aiutano l'efficienza? Forse no. Se l'amministratore vuole prenderle sul serio deve sottoporre ad esse le questioni più significative, deve attendere che si riuniscano e che prendano una decisione, ed infine deve valutare tale decisione. Se poi lo stesso amministratore non concorda con la commissione, deve persino giustificare il suo dissenso, magari con delle motivazioni valide.
Per non parlare poi dell’autonomia di queste commissioni; se prendono iniziative non gradite all’amministratore, è come avere una serpe in seno.
Che seccatura! Molto meglio abolirle. O se proprio non si ritiene elegante farlo si può sempre farle diventare un fatto più formale che sostanziale.
Sì direi che questa seconda strategia è meno impopolare: tanto chi se ne soffre? La democrazia? Sì, forse così facendo ci sarà un po’ meno democrazia, ma quanti cittadini se ne accorgeranno? Sono sempre così indaffarati.
Se vogliamo davvero ottenere l'attenzione (e non solo quella) di questi cittadini un po' disattenti meglio puntare sulle opere pubbliche. Non importa se sono anche necessarie. L'importante è che siano visibili, molto visibili, meglio se posizionate in un punto dove passano tutti.
Ma torniamo ai nostri dubbi. E chiediamoci se almeno nella gestione dei servizi la delega risulta vincente. Anche in questo caso la risposta appare limpida. Un ente privato farà meglio di quello pubblico, quindi via! A ruota libera. Deleghiamo più che si può.
Sarebbe troppo facile dire che ente privato non è una garanzia, che è la sua efficacia dipende da come l'ente è gestito, da quali persone e con quali regole; ma non è questa la mia obiezione.
Sono più preoccupato per la perdita di controllo.
E' così comodo e rilassante affidare integralmente un servizio ad un terzo che poi scappa la voglia di verificare che agisca sempre nell'interesse del cittadino. E ancora: quando lo scenario muta ed il servizio è in mano al privato, sarà lui a riorganizzare, con la sua logica economica, che può non essere socialmente ideale.
E' un po' come comprare a scatola chiusa. Se faccio un accordo pluriennale, ad esempio per la gestione dei rifiuti, e poi mi accorgo di aver sbagliato qualcosa, non è semplice fare retromarcia.
Se invece lo gestisco con contratti annuali, avrò più seccature e forse qualche condizione meno favorevole, ma potrò cambiare rotta più facilmente.
A volte le cose scappano di mano. Se non si pone molta attenzione può capitare che un ente esterno che si occupa della nostra acqua, applichi all'inizio tariffe più abbordabili e poi appena può alza i prezzi in modo robusto.
Un altro caso potrebbe essere il teatro e approfittiamo per fare un bel complimento a chi ha fatto rivivere il nostro bel teatrino medolese.
Ma anche qui emerge un rischio. Se ci si affida ad un solo soggetto esterno per l'organizzazione degli spettacoli teatrali, questo proporrà il suo modo di vedere il teatro. Per quanto costui sia preparato ed animato da buone intenzioni è naturale che venda ciò che ha da vendere. Concordo che affrontare il mare aperto può fare paura, ma è l'unico modo per imparare a navigare.
Ma ora finiamo in bellezza con un augurio. Che il dubbio possa visitare spesso gli uomini di buona volontà e che permetta loro di non farsi intrappolare dalla tirannia dei risultati immediati. Che possano avere cieli limpidi per guardare ad un futuro più lontano senza dimenticare il passato che a volte può essere rappresentato anche da ex combattenti e reduci di poche pretese.
(s.bo.)

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