mercoledì 17 dicembre 2008

SEPARARE LE CORRIERE di Marco Travaglio

Dopo tre giorni di dibattito, prende finalmente corpo la soluzione all’inesistente “scontro fra Procure”: una bella “riforma della giustizia” da approvare con maggioranza “bipartisan” (e quale, se no?) e alla svelta, magari per decreto. Angelino Jolie invita il Pd a unirsi alla compagnia e il solito D’Alema abbocca all’istante. La riforma si annuncia avvincente. Si dice che impedirà il ripetersi di casi come questo. Siccome questo nasce da una procura che scopre reati commessi da un’altra, la riforma dovrà anzitutto vietare a una procura di indagare su un’altra. E chi deve indagare sui magistrati che commettono reati? L’Arcicaccia? La Forestale? Slow Food? L’unica soluzione è stabilire che le toghe non sono più soggette alla legge. Dopodichè i soliti cretini diranno che “il magistrato che sbaglia non paga”: in verità lo dicono già oggi, salvo gridare alla “guerra tra procure” quando un pm indaga su qualche collega fuorilegge. Insigni commentatori spiegano poi che i pm di Salerno non dovevano sequestrare gli atti di Why Not, ma chiederli (in realtà li chiedevano da febbraio, ma Catanzaro rifiutava di consegnarli). Non dovevano presentarsi con le volanti della polizia a Catanzaro (la prossima volta prendano la corriera). E soprattutto non dovevano scrivere un decreto di perquisizione di 1700 pagine. Ergo la riforma dovrà stabilire pure l’esatto numero di pagine. Suggerirei non più di una pagina e mezza, scritta in corpo 32, così gli imputati potranno sostenere che la perquisizione non è ben motivata, dunque è nulla. E ora sotto con la riforma. Vieni avanti, decretino.
(L'Unità - 7 Dicembre 2008)

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