È passato come un comune
fattaccio di cronaca nera (una “vendetta personale”) il raid
personale dell'ex vigile della provincia di Varese che ha sparato al
Sindaco del PD e al vicesindaco ed è entrato in armi nella sede dell
Cgil. Odiava “comunisti e musulmani”, ha lasciato appunti carichi
d'odio e minacce contro le “toghe rosse” e Ilda Boccassini. Era,
insomma, un paranoico di estrema destra, aveva in casa un arsenale di
armi da fuoco e da taglio, abitava e ha agito in una zona d'Italia
particolarmente prodiga di tracce fasciste e naziste (è vicino a
Varese che si festeggia il compleanno di Hitler, e negli stadi e nei
palasport di quelle parti i cori razzsiti e antisemiti sono, da
tempo, piuttosto frequenti e vivaci).
Non ho idea di come si
combattano le malattie dell'anima quando prendono la forma del
fanatismo politico. Ma non chiamarle con il loro nome è sbagliato.
Uno che spara a un Sindaco di sinistra e vuole eliminare “musulmani,
comunisti e giudici comunisti” non è semplicemente un criminale. È
un criminale che agisce con un movente politico. Un piccolo Breivik
di insuccesso. Perchè giriamo la faccia dall'altra parte?
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