mercoledì 26 febbraio 2014

L'AMACA di Michele Serra.


È passato come un comune fattaccio di cronaca nera (una “vendetta personale”) il raid personale dell'ex vigile della provincia di Varese che ha sparato al Sindaco del PD e al vicesindaco ed è entrato in armi nella sede dell Cgil. Odiava “comunisti e musulmani”, ha lasciato appunti carichi d'odio e minacce contro le “toghe rosse” e Ilda Boccassini. Era, insomma, un paranoico di estrema destra, aveva in casa un arsenale di armi da fuoco e da taglio, abitava e ha agito in una zona d'Italia particolarmente prodiga di tracce fasciste e naziste (è vicino a Varese che si festeggia il compleanno di Hitler, e negli stadi e nei palasport di quelle parti i cori razzsiti e antisemiti sono, da tempo, piuttosto frequenti e vivaci).
Non ho idea di come si combattano le malattie dell'anima quando prendono la forma del fanatismo politico. Ma non chiamarle con il loro nome è sbagliato. Uno che spara a un Sindaco di sinistra e vuole eliminare “musulmani, comunisti e giudici comunisti” non è semplicemente un criminale. È un criminale che agisce con un movente politico. Un piccolo Breivik di insuccesso. Perchè giriamo la faccia dall'altra parte?

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