La crisi profonda ed irreversibile delle economie
occidentali (instabilità dei mercati, inflazione, provvedimenti di
banche ed istituti di controllo che non riescono ad arginare la marea
crescente di problemi) ormai non fa più notizia.
E pensare che qualche anno fa, alla caduta del Muro di Berlino
e dell'impero sovietico, in molti avevano festeggiato la definitiva
vittoria del liberismo economico e del Mercato su quella schifezza
della economia di piano...in molti avevano giurato che si
sarebbe costruito un mondo meraviglioso e prospero, il benessere
economico (e non solo) avrebbe dato il sorriso a tutti gli
uomini...non è andata esattamente così!
La globalizzazione ha impoverito milioni di persone in Occidente e,
certo, non ha reso felici molti altri milioni di uomini e donne che
hanno barattato l’illusione della modernità con una vita terribile
e, talvolta, una morte tragica. In Italia il numero dei
poveri cresce, i giovani sempre più precari non riescono a
progettare il loro futuro, i servizi pubblici vengono drammaticamente
tagliati finendo per penalizzare soprattutto le fasce deboli della
popolazione.Il fatto è che non siamo nemmeno preparati ad affrontare periodi bui (non per fare la Cassandra ma temo che questo sia solo l'inizio). Io sono un figlio del boom economico, abituato a dare tutto per scontato: mai visto una guerra (meno male), mai rinunciato a niente, sempre pronto a rivendicare diritti...ai giovani d'oggi va decisamente peggio: abituati come sono ad avere tutto ancora prima di desiderarlo, non hanno capito che la vita è diventata e sarà sempre più dura, che bisognerà sudare per raggiungere il successo e che a loro toccherà comptere con coetanei ben più temprati dalle sofferenze e dalla fatica.
Speriamo!
Vacche magre, dunque.
Ciò che più addolora è scoprire che mentre una parte della popolazione arranca ed i più sfortunati non possono che sopravvivere tra rinunce ed umiliazioni, alcuni se la godono e, dall'alto di macchinoni sempre più grandi, sempre più neri, sempre più lucidi e con i vetri oscurati rigidamente chiusi per permettere all'aria condizionata di mantenere temperature interne improbabili ma gratificanti sul piano dell'immagine, sempre più costosi e sfacciatamente antiecologici (altro che Kioto e riduzione dei consumi), disinvoltamente ostentano un ottimismo invidiabile ma di certo irresponsabile e di corto respiro. Per costoro è stata inventata la Fiera del Lusso (esiste davvero!)...
"Sei solo un invidioso!..."
Nnno, non è questa la ragione: non ho mai pensato che merito, talento e "coraggio" non debbano essere riconosciuti e ricompensati. Non possiamo, tuttavia, dimenticare che l'Italia è il paese europeo con la maggior differenza fra i redditi e dove la forbice tra la fascia più ricca della popolazione e quella più povera è sempre più simile a quella di paesi del terzo mondo.
E, comunque, credo non sia nemmeno questo il problema. È la sensazione sgradevole di vivere in un mondo che premia i furbi. I furbi (uso questo termine con accezione negativa) sono sempre esistiti ma oggi credo che la furbizia sia diventata un sistema, occupi il potere e le istituzioni ed abbia dei modelli di riferimento fin troppo evidenti ed espliciti...
No, non si tratta di invidia, è solo il vizio di pensare ad un mondo più giusto, più pulitio, più solidale e responsabile, più elegante e più bello.
Così
scrivevo nel lontano 2010. Le cose non sono
cambiate in meglio (se escludiamo le macchine dei ricchi che non sono
più nere ma bianche…). La classe politica in questi anni è
riuscita a replicare all’infinito l’indecoroso spettacolo che
tutti conosciamo. La società stessa (secondo alcuni correttamente
rappresentata in parlamento) si è “avvitata” in una spirale
depressiva che non coinvolge solo l’economia ma anche cultura e
valori: la sfiducia nelle istituzioni raggiunge livelli
insospettabili che bene vengono espressi dalla percentuale di coloro
che dichiarano di non volere proprio andare a votare.
E
potremmo continuare a farci del male, ma ho deciso di raccogliere
l’invito che qualche sera fa mi è stato fatto da alcuni amici di
Medole: è necessario un colpo di reni per ricominciare a “vivere”
con la voglia di cambiare questo stato di cose. Proprio qui a Medole
viviamo e da qui dobbiamo ripartire!
(
c.d.)
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