mercoledì 26 febbraio 2014

Ambientalisti e indignados


C'è un fiume torbido che scorre sotto terra e unisce ambientalisti e indignados.
In entrambi i casi c'è un conto in sospeso.
Gli Indignados non sono disposti a pagare i debiti contratti dai loro antenati.
Gli ambientalisti non sono disposti a pagare per i danni causati dai loro antenati.
Prima di commentare l'oggetto delle proteste lasciatemi commentare la modalità utilizzata da alcuni di loro.
Ricorrere alla violenza non solo non è risolutivo ma danneggia la causa e delegittima i sostenitori ad attaccabrighe violenti.
Non sono il primo a dirlo? Preferisco correre il rischio di non essere originale.
L'aggressività e la violenza sono così inutilmente ma inesorabilmente parte di noi che a volte mi pare che in millenni non siano stati fatti passi avanti. Non voglio perdere l'occasione di deridere questa nostra incapacità di progredire.
Ma torniamo alle proteste.
Il mio primo suggerimento è il pragmatismo. Se ci incateniamo alla "giustizia" della causa e non accettiamo compromessi faremo compagnia all'esercito dei Don Chisciotte.
Se iniziamo la caccia alle streghe, rischiamo di perderci in una ricerca lenta e infruttuosa, che potrebbe persino riservarci delle sorprese.
Se invece trasformiamo il grido da "Non vogliamo pagare" a "Non vogliamo pagare solo noi" passiamo dall'immobilismo ad uno straordinario motore di iniziative.
Perché questa trasformazione implica partecipazione, autocritica, un severo cambio di atteggiamento e una lotta al diritto acquisito.
Perché l'unico diritto che può considerarsi legittimamente acquisito è quello che può continuare ad essere acquisito anche da chi arriva dopo.
Queste posizioni di difesa verso scelte insostenibili siano esse i megacompensi dei parlamentari o la spinta verso energie inquinanti, devono essere condannate e punite vigorosamente con iniziative di sensibilizzazione e alle elezioni.
L'opposizione a tassazione di tipo patrimoniale che potrebbe alleggerire il carico sui redditi di lavoro è nuovamente una difesa di un diritto acquisito.
Non introdurre controlli selettivi sui metodi di produzione pesantemente inquinanti ma più economici significa difendere diritti acquisiti.
L'elenco potrebbe allungarsi molto ma il concetto dovrebbe essere già chiaro.
Quindi le ultime parole le voglio dedicare ai tristi protagonisti.
Sono i furbi.
Parliamo di una categoria mai abbastanza criticata. Sono soggetti che cercano di insinuarsi tra le pieghe dell'economia per trarre profitti senza corrispondere impegno e lavoro. L'economia virtuale per intenderci. Questa gente, particolarmente presente nel mondo politico e finanziario opera ben sapendo che a quei profitti ottenuti tanto facilmente corrispondono dei danni economici o ambientali presenti o futuri. E prima o poi arriva il conto. La situazione italiana di queste ultime settimane ne è una larga conferma.
Ma i furbi sono anche più vicini. Si annidano in ogni luogo dove la maglia dei controllo è troppo larga. Negli enti locali, nelle aziende pubbliche ma anche in quelle private, tutte le volte che un lavoratore percepisce un compenso (a volte cospicuo) senza preoccuparsi di prestare un'attività adeguata alle esigenze dell'organizzazione, fa il furbo e danneggia il suo paese.
Purtroppo questi uomini piccoli, anziché essere biasimati finiscono per essere ammirati in virtù delle loro ricchezze accumulate sulla pelle degli altri. E questo accade specie in Italia, dove si rischia di confondere la creatività e l'ingegno con la capacità d'imbrogliare.
E ora di chiamare questi furbi con il loro vero nome: ladri.
( s. bo. )

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