mercoledì 26 febbraio 2014

“IL LAVORO NOBILITA L'UOMO”



L'affermazione che si è sempre prestata a facile ironia, pur nella sua sintetica espressione, evidenzia uno dei valori prioritari nella vita di ogni persona.
È però evidente che bisogna esplicare il concetto con i dovuti contenuti. Il lavoro procura impegno, sviluppa l'ingegno col fine di produrre il reddito utile per il sostentamento in un insieme di rapporti costitutivi la qualità della vita della persona.
Purtroppo, in questo periodo di spaventosa crisi, la nobiltà del lavoro è un'ambizione ormai perduta a causa di speculazioni finanziarie e malgoverno che sono sempre la tendenza egoistica di sottomettere più persone possibili verso la forma della schiavitù.
In questo periodo di debolezza dei lavoratori, emergono facilmente le spinte alla penalizzazione del lavoro. Subito si attenta ai diritti principali dei lavoratori, come lo svuotamento del significativo Articolo 18 dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori, fino alle varie proposte della sua abolizione.
E sull'onda si inventano innumerevoli forme di contratti che indeboliscono i diritti sino a ridurre le persone alla totale precarietà.
D'altra parte, come si possono definire contratti di lavoro della durata di una settimana, oppure a chiamata giornaliera o addirittura a singole ore?
Ancora, un altro termine apparentemente di moda, ma ferocemente punitivo della persona, “esodati”; maschera la tragedia di persone espulse dal lavoro con l'impossibilità di rientrarvi e nello stesso tempo non essere tutelate nemmeno dalla dovuta pensione.
E che dire di tutte le persone, giovani e non solo, che non hanno avuto e non hanno alcuna possibilità di accedere al lavoro.
Ora vengono proposte altre regole riguardanti il lavoro (oltre quelle già disastrose che alimentano solo lo sfruttamento dei lavoratori e ancora peggiorate dal ministero Fornero) con nuovo titolo americano (jobs-act). Come se fossero solo le regole a generare lavoro.
La qualità della contrattazione del lavoro, compresa la necessaria parte mercantile, diviene determinante per misurare il grado di libertà personale dell'uomo e nello stesso tempo il livello di civiltà della società alla quale appartiene.
Però oggi, nel concreto, ci troviamo travolti da situazioni gravissime di perdita del lavoro che ci toccano da vicino alle quali possiamo solo esprimere solidarietà in un immenso senso di impotenza.
I casi più eclatanti sono la crisi dei lavoratori Pompea, chiaramente provocata da molti fattori, ma prioritariamente dall'insostenibile concorrenza dovuta alla delocalizzazione, conseguente al nulla di politica industriale che consente facilmente questi trasferimenti utilizzando i capitali prodotti col sudore dei lavoratori italiani. E, peggio ancora, propizi per sfruttare enne volte anche i lavoratori delle zone di delocalizzazione.
Altra esperienza vicinissima è la difficoltà in cui è stata coinvolta la Cooperativa sociale “Nastro Verde” che nel settore raccolta rifiuti svolgeva l'attività da almeno due decenni ed una importantissima funzione sociale, avendo occupato nel tempo anche persone con diverse abilità.
Va quindi denunciata la gravità di questa situazione in quanto provocata da aziende municipalizzate per cui lavorava “Nastro Verde” le quali inspiegabilmente (se non con qualche sospetto) imponevano costi proibitivi per il noleggio di macchine operatrici, e nello stesso tempo ritardavano i pagamenti dovuti per il servizio prestato oltre i 6 mesi; insostenibile per una cooperativa che operava con margini risicatissimi pur occupando 30 lavoratori. Infine ha dovuto chiedere il concordato preventivo.
E allora?
Allora bisogna, oltre alle ricette di spesa proclamate genericamente a tutti i livelli politici, disporre a livello nazionale di un progetto strategico molto coraggioso che procuri una disponibilità di entrata in moneta di cento miliardi di euro all'anno, per abbassare le tasse del 10% e selezionare con altrettanta qualificazione gli investimenti produttivi per il lavoro.
Nella prossima puntata proveremo a sviluppare un'idea di progetto strategico complessivo.
(g.b.r.)

1 commento:

Medoleggendo ha detto...

Gazzetta di Mantova
28 novembre 2013 —   pagina 18   sezione: Nazionale
ASOLA-MEDOLE I due sindaci hanno portato ieri la loro solidarietà ai dipendenti impegnati nei sit-in di protesta davanti ai cancelli della Pompea di Asola e di Medole. Nel primo centro, il progetto illustrato ai sindacati prevede la chiusura del reparto di tintoria, che oggi lavora in conto terzi per clienti esterni con settanta dipendenti, mentre il magazzino (60 occupati) sarebbe dato in gestione a cooperative esterne o fra gli stessi dipendenti. A Medole la scure si abbatterebbe su 40 dipendenti del reparto cucitura e trenta impiegati. Alla fine Asola uscirebbe dal gruppo Pompea e a Medole resterebbero 175 occupati (85 in tessitura e 90 impiegati) oltre a 65 occupati nei negozi di vendita esclusiva del marchio Pompea. Ad Asola il sindaco Giordano Busi, assieme al vice Luciano Carminati, ieri pomeriggio ha incontrato i dipendenti ascoltando il resoconto fatto dai delegati sindacali. «La situazione è pesante – ha detto il primo cittadino –. E per questo ho portato direttamente la solidarietà mia e dell’amministrazione.». L’amministrazione ha anche mobilitato la Croce rossa affinché portasse generi di conforto al presidio. Stessa attenzione è stata presa a Medole dal sindaco Giovan Battista Ruzzenenti che ha anche mosso la protezione civile e messo a disposizione una propria tenda, visitando più volte il presidio. «Purtroppo qui è mancata la chiarezza – ha detto – abbiamo assistito ad uno stillicidio di anni. Ora ci attendiamo dall’azienda una soluzione credibile che dia prospettive di lavoro. Personalmente, se la soluzione è una cooperativa di lavoro, ho molti dubbi. Il sistema cooperativo in passato ha migliorato le condizioni della classe operaia. Ma oggi spesso si rischia di avere cooperative lavoro che sfruttano la manodopera. Sono molto dubbioso».(fr.r.)