LA MEMORIA DEVE ESSERE DISTURBATA
Ricordare il disastro umano e sociale della dittatura.
Cancellata la democrazia ne consegue l’eliminazione della dialettica, ovvero sono autorizzati a parlare solo coloro che sono proni al regime, mentre i dissenzienti sono ridotti al silenzio togliendo loro oltre la parola anche la dignità, persino la eliminazione fisica.
Esempio eclatante l’omicidio dell’Onorevole socialista Giacomo Matteotti avvenuto già nel 1924 per mano di sicari del regime fascista appena insediato. La Sua colpa furono le arringhe parlamentari che pronunciò a denuncia delle scorribande delle “ronde fasciste” le quali, notte tempo aggredivano, devastavano, picchiavano e uccidevano le persone vendicandosi anche con i loro familiari che volevano autodeterminarsi con libertà democratica.
Nel 1929 Mussolini conclude le trattative per stipulare il concordato fra lo Stato e la Chiesa Cattolica. Per l’immagine, vantare di avere ripristinato i rapporti con la Chiesa dopo la rottura conseguente alla “breccia di Porta Pia”. In realtà diventa, per il regime fascista, lo strumento per imbonire le gerarchie vaticane, vero potere forte, almeno intanto che il regime si consolida. In seguito, durante le “purghe fasciste” contro i non fascisti, saranno perseguitati anche diversi sacerdoti con la colpa di non essere accomodanti con il regime. Le reazioni delle gerarchie ecclesiastiche rimarranno contraddittorie.
La dittatura poi coltiva il suo consolidamento anche con il controllo dell’informazione trasformandola con ogni mezzo in strumento di propaganda del regime per auto accreditarsi. Manca ancora nella storiografia sul regime fascista una raccolta completa (o almeno un’ampia antologia) degli ordini alla stampa che il governo Mussolini emanò. Già nel 1934, con l’istituzione del Sottosegretariato, venne creata una Direzione generale della stampa italiana che si sarebbe occupata, fino alla caduta della dittatura, delle direttive da impartire quotidianamente (e spesso più volte nella stessa giornata) ai giornali e all’agenzia di stampa ufficiale. Convocazioni dei direttori, veline e “suggerimenti”. Ecco come il fascismo raccontò la guerra e nascose la crisi del regime.
Nel 1938 sull’onda dell’antisemitismo organizzato scientificamente dal regime nazista di Hitler, anche i fascisti italiani emulano i camerati tedeschi e promulgano la “dottrina fascista” che in termini concreti sono le “leggi razziali”. In sostanza queste “regole” escludono le persone di religione ebraica dalla vita sociale degli “italiani ariani”. Agli ebrei è vietato accedere alle scuole frequentate dagli stessi italiani non ebrei, è vietato di contrarre matrimonio misto con persone non ebree, ecc. Insomma una totale vessazione della dignità umana. Poi si procederà con rastrellamenti, deportazioni e sterminio, raggiungendo il culmine dell’orrore.
Sei milioni di persone: uomini, donne, bambini, vecchi e ammalati di religione ebraica sono stati uccisi nei campi di sterminio nazisti provenienti dai rastrellamenti in 17 stati dell’Europa. Anche in Italia i rastrellamenti sono avvenuti per opera dei fascisti che hanno organizzato campi di concentramento (San Sabba, Fossoli).
Il 16 ottobre 1943 segna una delle date più tragiche per l’Italia: furono deportati 1022 ebrei del ghetto di Roma, prelevati dai soldati dell’esercito nazista, caricati sui camion e trasferiti alla stazione ferroviaria dove sono stati stipati su 18 vagoni piombati, come bestie e deportati ad Auschwitz. Solo 15 ritornarono vivi.
Le rappresaglie
Fascisti e nazisti in collaborazione uccidevano 10 civili per ogni soldato colpito. In pratica era solo un alibi in quanto ne venivano giustiziati sommariamente molti di più. Per citarne solo alcuni dei tanti che sono documentalmente rimasti nascosti 50 anni nell’ormai famoso, anche se poco noto “Armadio della vergogna” scoperto presso il Ministero della Difesa e mai aperto nell’intento di dare oblio alla memoria:
- Sant’Anna di Stazzena (12 agosto 1944, trucidati 560 civili)
- Marzabotto (settembre 1944, furono fucilate 1836 persone inermi)
- Civitella Val di Chiana (giugno 1944, 200 vittime)
- Farneta (primi di settembre 1944 eccidio di 60 anziani finiti nella fossa comune in Lucchesia)
E tantissimi altri in un elenco non ancora completo. Anche l’esercito italiano, nel 1943, fu abbandonato insieme al declino del regime sempre più arrogante ma sempre più debole. Ricordare i drammatici fatti di Cefalonia, comunque una vicenda ben nota.
Ma chi ricorda Rodi? Le cinque giornate di Rodi (7-11 settembre 1943)? Quanti sanno della battaglia, o non battaglia di Rodi, la perla del Dodecanneso? Della resa di 40.000 militari italiani di fronte a soli 7.000 tedeschi? Di una maggioranza di soldati pronti a combattere, e in più punti dell’isola già impegnati in scontri vittoriosi, costretti a cedere le armi dal governatore Inigo Campioni, abbandonato da Roma, incapace di decidere, freddamente raggirato dal generale tedesco Kleemann? Fu un eccidio: 11.000 soldati annegati in mare, 10.000 internati, 200 fucilati, 150 morti di fame.
La liberazione finalmente…
Certamente è stato importante il contributo militare degli eserciti “alleati” nonostante le loro contraddizioni molto utili a contrastare l’arroganza del regime.
Straordinario e determinante il movimento popolare di resistenza organizzato nelle formazioni partigiane che, sostanzialmente si estese a tutta l’Italia. Nel triennio 1943/1945, con la guida di personalità di alto livello culturale, ebbero la capacità via via di liberare zone territoriali e città. Rilevantissimo il protagonismo delle donne nella resistenza, impegnate in attività paritarie con gli uomini. Quindi una concreta emancipazione, considerati i tempi e l’ambiente culturale di subalternità che aveva imposto la dittatura fascista.
Infine l’aspetto decisivo è dovuto alla ulteriore capacità del fronte di liberazione di avere costruito le premesse della convivenza democratica, culminata con la promulgazione della Costituzione repubblicana che ha costituito la guida democratica per la crescita dell’Italia durante questi 60 anni e che è tuttora attuale.
Non è solo il 60° anniversario della liberazione dalla dittatura fascista che rende particolarmente significativo questo 25 aprile. L’occasione della ricorrenza non deve limitarsi a far ricordare i fatti nazifascisti della tragedia vissuta e subita dalle persone che hanno avuto la sfortuna di popolare l’Italia durante quell’interminabile ventennio. Deve provocare, meglio ancora disturbare la nostra memoria, affinché rimanga sveglia e attenta agli accadimenti attuali che ripropongono in diversi casi una nuova fascistizzazione, anche se viviamo in Repubblica democratica. La democrazia non è conquistata una volta per sempre, bensì deve essere alimentata e rinvigorita in continuazione, altrimenti si auto estingue come è accaduto per tutte le grandi civiltà della storia.Sempre profetica l’affermazione di Bertold Brecht che si legge sulla lapide esposta sopra la porta del nostro Municipio, secondo la quale il grembo da cui nacque l’orrore dittatoriale è sempre fecondo, preceduto dall’importante esortazione alle nuove generazioni di non disperdere lo sguardo nelle cose vacue, ma prestare molta attenzione agli eventi della vita sociale. La democrazia non vive sull’apparenza della luccicante superficialità che ci inebria. E’ indispensabile andare oltre la facciata, approfondire e discernere con coraggio, onestà intellettuale e senso di responsabilità da creduloneria e senso comune.
Cosa significa attualizzare la memoria:
1) guardare gli avvenimenti odierni alla luce degli Atti che compiono i dirigenti della comunità a tutti i livelli
2) non accontentarsi della retorica rievocazione del passato, ma avere la forza di denunciare le tendenze di nuova fascistizzazione presenti oggi.
Abolire il 25 aprile?
Nei primi anni cinquanta la destra D.C. tende una mano agli ex fascisti, potenziali alleati, per abolire la ricorrenza del 25 aprile.
Nel 1955 lo ripropone Almirante in occasione del 10° anniversario e oggi lo ripresenta il “Domenicale” giornale di Marcello Dell’Utri (Forza Italia)
E’ Bettino Craxi negli anni Ottanta a portare un nuovo attacco alla tradizione antifascista. Oggi col tentativo di riscrivere persino i libri di testo scolastici, sponsorizzato dal Ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, si sta falsificando la storia.
Il Presidente del Consiglio del Governo in carica ha sempre rifiutato di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile, anzi ha affermato che Mussolini tutto sommato era un bonaccione, preferendo festeggiare Edgardo Sogno, sospetto golpista.
Il 27 gennaio scorso (giorno della memoria) si sono tenute le celebrazioni del 60° anniversario ad AUSCHWITZ ed essendo presenti tutti i Governi d’Europa, il nostro non ha potuto sottrarsi, distinguendosi comunque attraverso il Ministro di Grazia e Giustizia Castelli (Lega-Nord) il quale è stato l’unico di tutta l’Europa a rifiutarsi di sottoscrivere la “decisione quadro per la lotta contro il razzismo e la xenofobia”.
Altrettanto significativo il caso della proposta di legge di Alleanza Nazionale che intende dare dignità di militari a tutti i reduci della Repubblica sociale di Salò.
I repubblichini di Salò, non avendo un vero Governo, erano agli ordini delle SS naziste, per cui provvedevano ai rastrellamenti degli antifascisti ed alla loro deportazione nei campi di concentramento.
Lo scorso mese di marzo è stata approvata da parte del Senato l’incredibile proposta di sostanziale modifica della Costituzione.
Il Presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, nei giorni scorsi, in riferimento alla suddetta approvazione da parte della maggioranza governativa di destra ha dichiarato: “Celebriamo i sessant’anni della liberazione da una dittatura e nello stesso tempo ci presentiamo con questa concentrazione di poteri nelle mani di un uomo solo? E’ follia… possibile che non abbiamo imparato nulla? Questa così chiamata riforma, “mortifica il Parlamento, il Capo dello Stato e partorisce un primo ministro onnipotente”. Ma onnipotenza e democrazia non possono coesistere.
(g.b.r.)